I dieci comandamenti delle donne

1. La mia libertà non finisce quando mi unisco a qualcun altro

2. Come madre non educo nè maschi machisti, nè figlie sottomesse

3. Niente mi terrà zitta se qualcosa non mi piace

4. Non accetterò nessun tipo di violenza contro di me

5. Non mi tradirò mai smettendo di essere chi sono davvero

6. Nessuno, nemmeno il mio partner toccherà il mio corpo se io non voglio

7. Lavorerò per non dipendere economicamente da qualcuno

8. Le zitelle non esistono, io decido se sposarmi o no

9. Non farò io sola le faccende domestiche e questo non mi rende una cattiva donna

10. Non mi accontenterò di un uomo qualsiasi solo perchè i miei figli abbiano un padre

“I dieci comandamenti della donna” sono un’iniziativa peruviana lanciata da un movimento di donne alla ricerca di nuove regole con le quali comportarsi e reagire al sistema.
Tramite una piattaforma online è stato chiesto alle donne peruviane di questionarsi circa se stesse e le proprie regole di vita di genere, esaminarle, valutarle ed eventualmente chiederne di nuove.
“Sei tu che decidi cosa fare della tua vita e sotto quali regole vivere tutti i giorni”.
Iniziativa nata da Vicky Form, una azienda di intimo femminile non molto diversa da Victoria’s Secret, ben presto è diventato un caso nazionale, un contest al femminile a cui hanno partecipato tantissime donne e che, seppura patrocinato per un ente tutt’altro che sociologico, ha dato dei risultati positivi circa i messaggi che le donne del Perù vogliono mandare e mandarsi.
Tanto che è stata poi supportata anche da collettivi femministi sudamericani.

10 mandamientos3

numero 6

Non accetterò di guadagnare meno di lui per le stesse responsabilità

Dopo aver ricevuto numerosissimi suggerimenti di comandamenti al femminile, i 30  finalisti sono stati scelti da una giuria di professioniste, studentesse, casalinghe e esperte di comunicazione. Tra questi il web ha scelto i 10 favoriti, pubblicati poi nella campagna “Los 10 mandamientos de la mujer” in occasione del 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
L’azienda sostiene che questi “comandamenti”, come tutti quelli selezionati come finalisti rappresentano collettivamente il tipo di donna a cui si rivolgono, una donna coraggiosa che chiede di essere rispettata sempre, seppur con fatica.

 Alcuni dei comandamenti proposti che non sono rientrati nei 10 ufficiali

numero tre

Nessuno potrà convincermi nell’eccitazione di non usare il preservativo

numero 22

Nessuno potrà giudicarmi perchè sono una madre single

numero 30

Uscirò dalla relazione prima di arrivare alle botte

numero1

Non avrò nè paura nè vergogna perchè mi piacciono le donne

Una campagna originale che, pur con compostezza, è riuscita a dissacrare un tratto della cultura cattolica imperante nel Paese.
A differenza del “non desiderare la donna d’altri”, nell’elenco dei comandamenti delle donne nessuna propone “non rubare il fidanzato all’amica”. Le richieste sono chiare: rispetto, diritti, amore, libertà, lavoro, indipendenza, autodeterminazione.
Non c’è spazio per i decaloghi da rivista femminile della brava moglie/fidanzata/amica ( mai donna e basta ) in cui sembra che tutte si esista solo in funzione di altro: dei figli, del marito, della relazione, di quello che pensano di noi.

Campagna di genere promossa da un’azienda di intimo dunque. La mente va a Yamamay e alla strategia di marketing che imperversa evidentemente in tutto il mondo: il pinkwashing, il potenziale delle aziende “etiche” sotto le grinfie degli esperti di comunicazione.

C’è una sostanziale differenza però tra l’iniziativa di VF e l’occhio nero di Yamamay: prima di tutto l’azienda italiana ha cercato di sostituirsi alla comunicazione istituzionale coniando dalle pubblicità progresso tradizionali il suo manifesto.
Un manifesto incompleto e fuorviante per tutte le motivazioni di cui abbiamo già parlato qui.

Quello che invece fa VF è proporre una comunicazione nuova, interattiva, che non ha le pretese di lucrare sulla violenza sulle donne come le dame di carità sui ricevimenti di beneficienza, ma che chiede alle donne di esprimersi, di dire qualcosa di sè, dei propri desideri, delle regole che si vogliono dare come collettività.
Non c’è paternalismo, è un collage di tante tessere di mosaico, un ritratto collettivo di parte della popolazione peruviana.
Ci sono dei volti orgogliosi e seri, tutti diversi, tutti reali, che ci dicono cosa vogliono.

E non ci sono gli slogan fatti per vendere le mutande. Prima della raccolta dei comandamenti, sono state diffuse una serie di domande, spingendo le lettrici a interrogarsi intorno ai temi proposti.  C’è, almeno nelle aspettative, il ragionamento intorno ai temi di genere proposti in chiave semplice, partendo dal personale per arrivare al politico.
Ma questo passaggio poi non sarebbe più certo compito di un’azienda di lingerie.

domanda1

Chi ha deciso che il sesso si fa solo per amore?
Chi ha deciso che se indosso vestiti aderenti mi sto offrendo sessualmente?
Chi ha deciso che devo essere una cuoca eccellente?
Chi ha deciso che i lavori di casa li faccio solo io?
Chi ha deciso che le pubblicità dei detersivi parlino solo a me?
Chi ha deciso che il mio aspetto determina il mio successo sul lavoro?
Chi ha deciso che le donne non capiscono niente di sport?
Chi ha deciso che le donne non capiscono niente di politica?
Chi ha deciso che mi paghino meno per lo stesso lavoro?
Chi ha deciso che i vestiti per le donne grasse debbano essere diversi?

Allora, chi?

10 commenti

  • cose di buonsenso;cose da vere donne per avere accanto veri uomini:::

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  • Dopo centinaia di anni di violenze psicologiche e fisiche, maltrattamenti di ogni genere finalmente si inizia a vedere uno spiraglio di luce nel futuro di noi donne, la strada, tra pregiudizi dati da pura ignoranza e la paura, da parte dei nostri cari uomini di perdere il potere ottenuto con mera cattiveria, saranno sempre grossi ostacoli da sconfiggere ma almeno le iniziative per la nostra sicurezza e paritá si stanno moltiplicando, e sempre piú denuncie emergono sempre piú donne si rendono conto che valgono piú del contesto socio/culturale in cui sono intrappolate mentalmente nella vita, e cio non puó fare altro che crescere ed espandersi. Spero questa iniziativa porti davvero a dei risultati palpabili, e che poi l’esempio ed il messaggio continui a farsi strada in questo triste mondo, che peró sará sempre meno per gli uomini e piú pari per tutti. Grazie a tutti coloro che partecipando a questa iniziativa mi hanno strappato un sorriso di speranza per tutte noi.

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  • L’ha ribloggato su Elena.

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    • Finalmente qualcosa si muove, ma soprattutto si prende coscienza della situazione e della precisa volontà di noi donne, anche se questa stessa volontà dovrebbe essere condivisa e difesa da tutti quegli uomini degni di tale nome. Nessuna prevaricazione da parte di nessuno, soltanto consapevolezza, collaborazione, stima, rispetto, affetto, fiducia e amore.

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  • “6. Nessuno, nemmeno il mio partner toccherà il mio corpo se io non voglio”
    Giusto. Una domanda, però: Secondo voi un uomo dovrebbe avere il diritto (morale, non legale) di avere sesso dalla moglie/fidanzata con una regolarità accettabile, oppure questo diritto non lo dovrebbe avere?

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    • Avrebbe diritto di “avere sesso dalla mogli/fidanzata con una regolarità accettabile”?
      Oltre ad avere usato una espressione ambigua e in risposta poi a un “comandamento” che significa non farti mettere le mani addosso mai, da nessuno, contro la tua volontà credo ci sia un equivoco di fondo.
      Nessuno, nessuna, ha diritto di “avere sesso”.
      Abbiamo diritto di esprimere la nostra sessualità nel rispetto dei desideri altrui. Te lo traduco: no, non hai diritto di scopare una donna che in quel momento non ti desidera e dovresti anche chiederti perchè non lo fa.

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