#25novembre: Se il giocattolo si rompe: campagne sessiste contro la violenza di genere

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Un’iniziativa dell ‘Assessorato alle Politiche Sociali e Pari Opportunità della Regione Liguria, organizzata a Savona per la manifestazione del 25 novembre (QUI l’evento) utilizza questa donna di schiena con la scritta in nero “Fragile” come quella dei cartoni che contengono oggetti che si rompono.

L’altra faccia della donna-oggetto. Anche qui la donna viene rappresentata come un oggetto. Non sessuale ma comunque un oggetto, come può esserlo un bicchiere, un mobile, un oggetto decorativo di arredamento, come disse Beppe Grillo per offendere la Presidente della Camera Boldrini. Una bambola, un giocattolo che non deve rompersi.

Se la donna è un oggetto, una cosa, un giocattolo, allora lo si può anche rompere o trattare male. Un linguaggio che certo non educa ad eliminare la violenza sulle donne poiché non ci rappresenta come persone ma come esseri passivi. Senza né volto né voce.

La nudità femminile come dittatura che imprigiona i nostri corpi, presente in ogni contesto entro il quale viene rappresentata l’immagine femminile. Nudità che qui non richiama quel solito erotismo passivo delle pubblicità commerciali ma viene utilizzata per accentuare la vulnerabilità del soggetto rappresentato, quindi del genere femminile rispetto a quello maschile. Due differenti forme di vulnerabilità: la prima è vulnerabilità sessuale, la seconda è vulnerabilità data dalla minore fisica ( ma anche psicologica) delle donne: corpi (fragili) senza un’anima.

La vittimizzazione e la rappresentazione della donna come più debole, derivano dalle stesse percezioni che il maschilista e il violento hanno della donna :“La donna è inferiore a me perché è debole quindi se sono un gentiluomo (o se lei e’ una donna per bene) la proteggo, altrimenti la picchio”. Certamente chi ha prodotto questa campagna fa parte di chi la donna la vede come un individuo da proteggere ma rientra nel linguaggio maschilista che fa parte della stessa cultura di chi uccide le donne.

E’ profondamente sbagliato parlare agli uomini indicandogli che le donne sono deboli e dunque anche subordinate. E’ un linguaggio sessista che chiede l’intervento di una ‘mano maschile’ per proteggere le donne maltrattate come se non fossimo in grado di autodeterminarci. Come degli oggetti. Fragili.

Realizzare campagne contro la violenza usando stereotipi di genere è un controsenso ed e’ molto dannoso poiché va contro i principi della parità tra uomo e donna, scoraggiando il superamento delle discriminazioni e dei pregiudizi di genere. Perché se vogliamo dire basta alla violenza contro le donne dobbiamo puntare a inculcare l’idea che le donne sono persone e sono pari agli uomini. Se no non si supera né la violenza sulle donne né le discriminazioni che tengono noi donne escluse dal ‘potere’ e dal mercato del lavoro.

Se una donna viene percepita debole e dunque rappresentata in quegli aspetti considerati femminili come ad esempio minore forza fisica e minore razionalità, difficilmente sarà accettato il fatto che possiamo comandare un’azienda, una nazione, una classe politica con autorevolezza e credibilità, lavorare con gli stessi ritmi degli uomini, fare i loro stessi mestieri o uscire da sole liberamente come loro. E qui siamo ‘indietro’ proprio perché questi stereotipi sono molto radicati in Italia.

Anche per questo #25novembre il nostro Paese si e’ fatto cogliere impreparato, senza gli strumenti culturali giusti per dire basta alla violenza di genere, dimostrando ancora una volta di essere il solito Paese sessista che usa stereotipi di genere proprio dappertutto, anche nelle campagne che dovrebbero invece sensibilizzare all’abbandono di essi, fatte da istituzioni che di facciata si dicono per le Pari Opportunità ma che di fatto non lo sono.

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