Maschilista non vuole che la ex lavori e tenta di ucciderla

La picchiava da tempo perché non accettava l’indipendenza economica della sua compagna. La considerava una schiava, dunque doveva lasciare il suo lavoro da parrucchiera per dedicarsi alla famiglia. Un 38enne così ha per lungo periodo picchiato e minacciato di morte la sua compagna 25enne.

La donna che ha trovato a forza di lasciarlo malgrado la paura costante della sua reazione, non ha trovato pace perché il suo ex compagno ha cominciato a perseguitarla anche dopo la fine della relazione. Un giorno d’ottobre l’ha aggredita nella sua auto con percosse e morsi trattenendola nella vettura e tentando di strangolarla, per poi rubarle tablet e borsetta. Quando la ragazza era finalmente riuscita a scendere dall’auto, il 37enne e’ scappato. La ragazza e’ stata medicata per trauma facciale, ecchimosi al collo, lesioni da morso al braccio destro e trauma addominale da calcio e il suo aguzzino è stato arrestato dai Carabinieri di Napoli per tentato omicidio, sequestro di persona, atti persecutori, rapina e lesioni personali. 

Una storia come tante che racconta la triste condizione delle donne nel nostro Paese, negate della propria indipendenza da  uomini maschilisti, dall’inerzia dello Stato e da una cultura ancora troppo sessista. In Italia, il tasso di occupazione femminile ammonta al 46% (in Campania addirittura il 27%), causa la difficoltà delle donne di accedere al mercato di lavoro ma non ultima la decisione dei mariti/compagni di non far lavorare le donne. Eppure la dipendenza economica dai compagni/mariti è uno dei fattori che impedisce le donne di ribellarsi dalle violenze in mancanza di altri strumenti che possano garantire la tutela delle vittime e che purtroppo soccombono ‘grazie’ ai tagli dello Stato. E questo i violenti lo sanno benissimo, sanno benissimo di vivere in un contesto che facilita le proprie azioni violente.

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