#Troiofobia#2, piccoli femminicida crescono e giornali sessisti!

L’ennesimo caso di #troiofobia che ha costretto una ragazzina 14enne a rinunciare al suo futuro per prostrazione. Un ragazzino diffonde il suo video girato per lui come “prova d’amore” sul web e la ragazzina umiliata è stata costretta ad abbandonare la scuola. La subordinazione e la violenza sulla donna avviene anche tra giovanissimi. Il Giornale racconta la storia di questa ragazzina umiliata e addirittura perseguitata con ingiurie sul telefonino e sulle pareti della casa in cui viveva. Una storia che mette in risalto il gravissimo problema di troiofobia in Italia dove prima ti spingono a fare un video per non essere “figa di legno” ma poi ti danno della puttana. Sembra che non sia passato nulla dagli anni in cui i ragazzi ti chiedevano “la prova d’amore” e poi in giro ti svergognavano.

Un caso simile è accaduto qualche settimana fa. Rappresenta il rapporto sempre più difficile tra uomo e donna in Italia, l’ennesima discriminazione sessuale delle donne. Uomini che da ragazzini usano i tuoi video per vantarsi con gli amici o si vendicano diffondendo i tuoi video per un tradimento o se la “propria” donna mostra segni di autonomia, decidendo di interrompere la relazione e che da adulti uccidono le proprie compagne, come l’ennesimo femminicidio accaduto due giorni fa.

Un’Italia sessualizzata, che mostra il corpo femminile dappertutto nei media è la stessa che ti punta il dito contro se tu decidi di avere una vita sessuale utilizzando gli stessi strumenti che ti ha fornito la società per esprimere la propria femminilità.

Video sexy che girano le ragazze e che vengono condannati anche se sono gli stessi che vediamo nelle pubblicità e che quando noi donne li critichiamo di sessismo, perchè non si può vendere l’immagine della donna, veniamo considerate moraliste.

Ma allora che liberazione c’è stata se la mercificazione è accettata mentre un video sexy girato da una ragazzina per il proprio fidanzato no? Spogliarsi per il proprio ragazzo è da troie nel 2013?

Perchè come dicevo in un altro post, da una parte il corpo femminile è esibito mentre dall’altra le donne sono ancora costrette a sviluppare un senso del pudore altissimo.

Diversi giornali hanno riportato la notizia e i lettori si sono comportati come chi ha diffuso il video e come chi ha riso di lei.

I commenti dei lettori sono agghiaccianti. Secondo l’opinione pubblica la vittima se lo è meritato. In Italia ci si accanisce sempre in questo modo contro le donne a causa dell’odio che uomini e le stesse donne del nostro Paese hanno nei confronti del genere femminile.”E’ lei la troia”, “se l’è cercata” perché le brave ragazze non fanno video nemmeno ai loro fidanzati. Troia e’ un termine stra usato contro le donne. Nessun commento di solidarietà verso la ragazzina, nemmeno dalle donne, le stesse che poi si chiedono perché l’Italia ha un numero così alto di femminicidi. Del resto c’è un problema gravissimo di genere.

Commenti che creano l’humus favorevole per queste azioni di violenza, umiliando le loro coetanee con strumenti che sarebbero efficaci solo se la vittima è donna. Perché la nostra sessualità non deve esistere.

Su Facebook gira la notizia di una studentessa inglese che accetta una scommessa: fare sesso con tre uomini a settimana.
Il web si e’ accanito contro di lei dandole della “prostituta”. Dove si e’ svolto il fatto non c’e’ stato alcuno scandalo, anzi la ragazza ha pure un volto. Un approccio differente verso il sesso rispetto ad un’Italia che ti costringe a cambiare scuola per un video sexy fatto al fidanzato. Cosa faranno da adulti? uccideranno le proprie compagne per un tradimento o per la fine di una storia?

Mai nessuno si e’ detto se questi saranno probabilmente i futuri uomini che ammazzeranno le ex-compagne. Anzi nemmeno lo hanno percepito come reato!

Per lo stesso motivo a L’Arena di Rai Uno  la Graziottin esclamava sulle ragazze dei Parioli : “le ragazzine saranno ‘bruciate’ perché avranno un’identità sociale di prostituta, che e’ la peggiore che una donna possa avere”. E i clienti?

Sempre all’Arena si puntava il dito sulle ragazzine che si conciavano come adulte, attenuando la responsabilità verso chi frequenta ragazzine, etichettando come “facili” quelle che escono da sole, si truccano e si mettono la minigonna e contrapponendo queste ultime a quelle che fanno volontariato, le moderne “sante”, coloro che si prendono cura degli altri come vuole la società dalle donne. Si parlava di madri cattive e di madri buone, di quelle ultime che devono controllare le proprie figlie che escono per paura che diventino come le due ragazzine coinvolte nel giro di sesso e droga.

Il web, le discoteche additate come il male assoluto senza andare ad approfondire alla cultura sessista.  L’Arena condotta da un Giletti che si rivolgeva alla Graziottin con “mi sono dimenticato di una donna bella come te”.

Programmi del genere alimentano le paure dei genitori e distruggono anni di lotte condotte dalle donne per ottenere l’emancipazione rispetto ai coetanei maschi, la liberta’ di passare un week end fuori casa, opportunita’ che le nostre mamme non avevano.

Anche la stampa che si continua ad accanirsi sulle vittime dei Parioli. In questo periodo è in atto un accanimento mediatico conto le ragazzine italiane e contro le due quindicenni dei Parioli.

bp

C’è questo articolo di LaRepubblica scritto in modo esplicitamente sessista. Le due ragazze criminalizzate e descritte come violente e drogate, secondo le dichiarazioni di ragazzini di sesso maschile, per portare il lettore ad accanirsi ancora di più contro di loro. Perché le donne devono essere sempre dipendenti dall’opinione che i maschi hanno di loro. Ragazzine descritte in negativo in quanto piene di caratteristiche caratteriali che vengono attribuite ai maschi, tra cui la dichiarazione di un compagno di scuola che le temeva “perché picchiavano come i ragazzi”. Un articolo vergognoso perché induce al lettore a non percepirle come vittime. (QUI l’articolo), secondo l’opinione comune che vede le donne come vittime solo se conservano “caratteristiche peculiari della loro femminilità”: purezza, vulnerabilità fisica, contro l’aggressività fisica e la provocazione sessuale (o la promiscuità) che nelle società sessiste vengono attribuite ai maschi.

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Si riportano nel titolo le parole dell’avvocato difensore del loro sfruttatore. L’articolo è scritto in favore di Mirko Ieni, un uomo arrestato per sfruttamento.

Nel resto dell’articolo si legge che le due ragazze erano violente e cose simili, commenti criminalizzanti che assolvono chi era coinvolto come adulto. Una cosa agghiacciante. In un altro Paese avrebbero pubblicato la lista dei nomi di chi ha pagato per una notte con le due bambine.

Ma qui siamo in Italia. C’è tutto un costrutto sociale attorno alla figura del maschio alpha che deresponsabilizza l’uomo e manda messaggi pericolosi alla società, del tipo che andare a letto con una minorenne è normale. E’ molto grave che la stampa descriva due ragazzine come due femme fatale consapevoli di ciò che facevano. Non siamo diversi da quelle culture che autorizzano i matrimoni con baby spose. Lì sono legali, qui andare con una minorenne è accettato socialmente. Cosa cambia se non si percepisce la pedofilia?

Mentre qui è in atto una caccia alle streghe contro la “mancanza di valori” di ragazzine promiscue e precoci, in Germania, va in onda una trasmissione che parla di educazione sessuale senza tabù e pregiudizi che parla anche del piacere della donna e del proprio corpo senza alcun pregiudizio. Questo mette in mostra la profonda differenza tra un’Italia ancora bigotta e misogina e una Germania che considera il piacere femminile alla pari con quello maschile e per questo ne da’ informazioni per aiutare le donne ad avere consapevolezza del proprio corpo.

Le culture patriarcali come l’Italia si accaniscono sul corpo femminile e chiudono le donne all’interno di categorie sociali accrescendo le frustrazioni nelle donne e cacce alle streghe.

Ad esempio, mentre molti paesi che garantiscono alle donne le stesse opportunita’ dei maschi, anche le prostitute hanno dei diritti, la prostituzione viene percepita come un lavoro ed esistono anche delle scuole per imparare ad esercitarla, chi esercita prostituzione in  Italia viene messa al penultimo posto della scala sociale, anche quelle che costrette dalla crisi hanno dovuto scegliere quella via per campare. Quelle che non solo devono fare i conti con un Paese che in quanto donne sopratutto non dà loro opportunità lavorative, ma anche contro i pregiudizi che le costringono ad esercitare di nascosto o abbandonare “il mestiere” una volta scoperte, precipitando in una situazione economica più nera e nell’emarginazione sociale a cui si aggiunge anche l’impossibilità di trovare lavoro in quanto ex-prostituta e morire anche di fame perché nemmeno la tua famiglia che ti ha rinnegata come figlia o parente vorrebbe aiutarti (conosco purtroppo una storia vera).
Ci si dimentica quasi sempre che esiste qualcuno che compra e che alimenta l’offerta e può essere anche quel vicino di casa o amico che ti ha derisa o il parente che ti ha rinnegata per questioni di onore.

Infine, all’ultimo gradino della scala sociale ci stanno “le zoccole”, quelle che autonomamente decidono di vivere una sessualità fuori dalle regole, ossia godendo del sesso come piacere, quelle che la società guarda con disprezzo, ostilità e compassione come nemmeno verso il peggior pedofilo o assassino farebbe.

La società come la nostra impone alle donne qual’è il comportamento sessuale più appropriato per essere accettate. Le prostitute vengono criticate e condannate ma più tollerate perché svolgono una funzione di appagamento delle necessità maschili, poiché non hanno la “pretesa” di ricevere un appagamento sessuale personale e sopratutto perché non scelgono i propri partner.

Ma le donne non subiscono restrizioni solo dal punto di vista sessuale. Le donne devono essere “composte”, dunque devono distinguersi dai maschi, dunque reprimere ogni istinto. Ce lo insegnano gia’ da bambine.
Non dobbiamo dire parolacce, non dobbiamo tornare tardi la sera, non dobbiamo parlare in modo sguaiato, non dobbiamo ne’ bere ne’ fumare ne arrabbiarci (se no siamo isteriche). Oppure siamo deboli e abbiamo bisogno di “gabbie” speciali. Non dobbiamo essere indipendenti. Siamo donne, dunque sottomesse e perciò avere differenti e minori opportunità rispetto agli uomini. Essere complementari all’uomo e sappiamo che ogni nostra forma di indipendenza viene pagata ad ogni prezzo, in Italia.

Lo assistiamo ogni giorno nelle nostre cronache. Ieri a Domenica In si parlava del femminicidio di Jennifer Zacconi, la ragazza uccisa dal proprio compagno sposato perché incinta. La mamma, invitata, parla di lei come una “ragazza senza grilli senza testa”, “casalinga” e che non tardava la sera. Se fosse il contrario sarebbe invece stata una morte meritata?

E siamo a quasi 120 femminicidi, quelli delle prostitute non sono stati neppure contati.

Eppure le prostitute muoiono, subiscono doppia violenza, in quanto donne e in quanto “puttane”. E anche perche’ questo paese non le tutela in quanto percepite come donne di serie B.

Ieri, infatti, la stampa ha riportato un episodio di cronaca agghiacciante. Due giovani hanno massacrato di botte due sexworker che probabilmente esercitavano pure sotto coercizione. Uno dei due si è accanito sopratutto su quella incinta di cinque mesi. Il movente pare non fosse soltanto rapina come spesso accade contro chi si prostituisce. Infatti, una delle due ha dato loro gli incassi della sera ma ciò non ha fermato la feroce violenza dei due ragazzi.

Gli amici li difendono su Facebook. Per loro hanno fatto solo una “cazzata”. Che sia lo sciacallaggio mediatico sulla vicenda dei Parioli ad aver scatenato un’ondata di odio contro le prostitute?

Il clamore mediatico sulla vicenda delle “baby prostitute” ha messo in sordina il fenomeno della schiavitù sessuale sulle donne in Italia che secondo i dati sarebbe altissima. Clienti che non si fanno alcuno scrupolo nonostante le loro vittime siano coperte di lividi fatti dai loro sfruttatori quando i guadagni non sono sufficienti. Magnaccia che importano donne come schiave o compagni che costringono le proprie mogli o compagne a prostituirsi (un fenomeno in aumento con la crisi) ma questo non fa ascolti mediatici perché fa meno scandalo di due ragazzine che si vendono “autonomamente” per comprarsi droga, vestiti e Iphone. Fa meno scandalo la violenza sulle donne. Perfino il femminicidio ha smesso di fare notizia nonostante sia una vera piaga nel nostro Paese.

Qual’e’ la percezione sociale del cliente? In bilico tra clandestinita’ (specie se sposati) e tra la tolleranza. Nelle citta’ vanno di moda i puttan-tour. Giovani amici (anche adolescenti) ci vanno giustificandosi; “perche le donne comuni ‘costano’ di piu’ o devi corteggiarle troppo”. Magari sono gli stessi pronti a darti della puttana se non aspetti al famigerato 4° appuntamento. Inoltre, spesso si parla dei clienti gentiluomini, coloro che tirano fuori le vittime dal “giro” ma poi spesso diventano più schiave di prima. Pero’ di clienti, che hanno poco rispetto delle donne non se ne parla. Si parla di dignita’ delle donne solo per attaccare chi fa delle scelte sessuali diverse dalla norma ma mai quando si parla di clienti che usano le donne.

Un paese già affetto da troiofobia non aveva bisogno di aumentare l’odio verso le prostitute. Perché quello che è successo in questo periodo è un aumento dell’odio verso le donne che esercitano la prostituzione e il ritorno di una forte morale bigotta e maschilista di cui non ne avevamo bisogno.