Trova le differenze

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Due donne sono state arrestate per aver adescato due minori di anni 14 su internet. La stampa, che in questi giorni è impegnata con il caso delle baby squillo, ha intanto mostrato come il fenomeno di minorenni precoci o che si “vendono” riguardi giovani di entrambi i sessi. Sono notizie che comunque passano in secondo piano, come l’arresto di Paolini che pagava ragazzini per fare sesso ma che hanno avuto meno risalto mediatico e un impatto molto diverso da parte dell’opinione pubblica. Infatti, molti utenti, hanno insultato e minacciano di morte il disturbatore televisivo. Il clamore attorno alla vicenda è stato molto diverso rispetto a quello delle baby-squillo anch’esse prostitute per comprare abiti firmati.

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Abbiamo notato il differente modo con il quale sono stati trattati gli episodi. Se i prostituti minorenni sono maschi, come quelli che adescava Paolini, gli articoli si concentrano sul carnefice senza andare a parare sulla presunta consapevolezza del minore a vendersi. Che consapevolezza dovrebbe avere un minorenne circuito? Lo stesso dev’essere quando si tratta di una ragazza, che per i media, ha assunto l’aura di carnefice, simbolo della perdita di valori delle giovani d’oggi.

Altrettanti sono i lettori che anziché prendersela con adulti che sfruttano la prostituzione minorile se la sono presa con due ragazzine finite in un giro più grande di loro. Stesso reato ma diversa percezione della vittima, insomma. Nessun accenno della perdita di valori quando si tratta di maschi e nessun epiteto a definirli come baby-prostituti.

Contro le due quindicenni sono stati scritti articoli, dedicati molti programmi televisivi senza approfondire sul cosa spinge  uomini che hanno il doppio, triplo dell’età di una quindicenne a frequentarla. Anzi, molto spesso abbiamo anche assistito ad articoli che accusano le ragazzine di provocare gli uomini con il loro abbigliamento, ritratte come delle donnine che sanno già il fatto loro. Ugualmente, abbiamo assistito a particolari macabri e morbosi pronunciati in prima serata nei salotti televisivi.

Ci sono stati articoli cattivi come quello della De Gregorio e trasmissioni che definivano le ragazze come delle poco di buono, senza accusare il cliente. Perché pochi sanno che la prostituzione minorile è reato e inoltre è ancora tollerato che un uomo consumi corpi femminili.

Queste sono le motivazioni che spingono a criminalizzare la ragazzina.

L’ultimo articolo mostra una situazione capovolta. Qual è la percezione sociale di una donna pedofila?

Di pedofilia femminile se ne parla molto poco e spesso in modo sbagliato. Da una parte c’è lo stereotipo della donna come madre e quindi biologicamente impossibilitata ad abusare di un minore, dall’altro c’è una cultura sostenuta da molti uomini secondo la quale chi subisce un abuso da parte di una donna, se si tratta di un adolescente, è un ragazzo fortunato. Cultura simbolo della percezione del maschio come sessualmente attivo, molto radicata in Italia come dimostravano i film di Pierino degli anni ’70 ed eredità di una tradizione in cui i padri portavano i loro figli dodicenni a farsi “svezzare” nei bordelli. Questa era l’Italia fino a pochi anni fa. Da allora pare che non sia cambiato nulla se i giornali scrivono articoli utilizzando immagini in modo da stimolare il lettore maschio ad immedesimarsi e ad invidiare la vittima,  e ancor peggio le stesse  immagini inserite negli articoli che parlavano delle baby-squillo.

Come questa:

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Lo stesso stereotipo emerge dai film porno. C’è la milf che si porta a letto l’amichetto del figlio. Ma finché queste cose restano nelle fantasie inconsce non c’è neanche nulla di grave. Ma cosa succede quando è la stampa a riprodurre questi cliché?

L’adescatrice viene rappresentata come una donna sexy e provocatrice, evocando i sogni erotici dell’uomo italiano adolescente che immagina una “nave-scuola” che lo introduce alla piacevole scoperta del sesso.

Una sessualità, ma due pesi e due misure. Mentre il maschio adescato viene inconsciamente rappresentato come un fortunato, le vittime femminili adescate da un uomo sono definite sempre e comunque vittime (attraverso quelle immagini che rappresentano le ragazzine con le mani sulla faccia). Perché un ragazzino maschio non può apparire come una vittima se adescato da una donna?

Il maschio non può rifiutare un rapporto sessuale? E’ sempre messo in una posizione attiva secondo il pensiero comune…e attratto dalla “carne”.

Questa discriminazione sessista è dovuta ad una percezione della sessualità differente da maschio a femmina, il primo alfa, mentre la seconda beta. Oppure se alfa è provocatrice,  e poco di buono, come le baby squillo nei confronti delle quali i media si sono concentrati troppo. Perché se il maschio ha un’esperienza sessuale è un figo mentre la femmina è una poco di buono. E il tono della stampa, gli articoli, i programmi televisivi e le immagini allegate agli articoli, piene di ragazzine oggettivate e in abiti succinti ci hanno dimostrato quanto sia ancora radicata questa cultura.

L’articolo, attraverso le immagini, non solo esalta le gesta dei minorenni vittime delle due donne ma dall’altra parte condanna moralmente le due carnefici, cosa che vorremmo vedere anche quando si tratta di ragazzine circuite da adulti per sesso in cambio di denaro. Dunque, se da una parte la vittima appare fortunata, dall’altra giustamente, c’è la consapevolezza che il reato si è consumato e che si tratta di “violenza su minori” e non di minorenni che andavano a letto con donne adulte per vantarsene con gli amici o per le ricariche, come invece è stato detto sulle quindicenni dei Parioli. Inoltre cambia la percezione del reo. La carnefice viene rappresentata come una di facili costumi, rafforzandone l’idea attraverso la pubblicazione del proprio stato civile e dell’immagine di un paio di gambe sexy quasi voler istigare i lettori a darle della troia anziché l’aggettivo più appropriato e neutro “pedofila”.

Una rappresentazione stereotipata che rafforza quei luoghi comuni tristi e sessisti ancora radicati sulla sessualità, andando a differenziare la percezione del reato a seconda del genere. Una cosa gravissima.

Ma andiamo ad analizzare diversi articoli:

Immagine

Questo l’articolo di cui scrivo, con tutte le caratteristiche che gli danno una connotazione sessista e che divertono il lettore.

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Un articolo che vede come vittime, alcune ragazze minorenni. Hanno la stessa età dei tredicenni ma l’immagine le rappresenta come delle vittime. L’immagine è la stessa proposta quando si parla di stupri, perché si parla comunque di abusi sessuali. L’articolo parla però di rapporti consenzienti. Dunque, le vittime non vengono descritte come tali ma come consenzienti anche se avevano 13 anni ed è difficile poter esercitare consenso a quell’età.

I ragazzini di cui parlavo sono apparsi come dei “beati loro” ma questo articolo non parla nemmeno di abusi, descrivendo le vittime, ancora una volta, come consenzienti, dando al lettore l’occasione di esprimere un’opinione negativa contro la vittima, come se gli arrestati fossero dei poveretti provocati da Lolite o dei malati da compatire di fronte a ragazzine sempre più precoci. Se no avremmo assistito alla sessualizzazione degli adescatori ma non è stato così. E inoltre l’articolista non fa neppure accenno allo stato civile degli arrestati.

Ci sono altri articoli che hanno coinvolto professori di bell’aspetto che andavano a letto con minorenni ma la reazione del lettore è sempre la stessa: sono delle troiette.

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Qui è la vittima ad essere oggettivata. L’idea della donna-oggetto è la pricipale causa di questi crimini, ma i giornali fanno finta di non saperlo allegando immagini simili e ancor peggio, stimolando il lettore, a non percepire la ragazzina minorenne come una vittima ma come una donna sessualmente matura e anche un pò troia.

Allora forse è il momento di chiedersi perché di fronte allo stesso reato si tratta la vicenda in maniera diversa. Cosa cambia?

Io ci vedo sempre la stessa cultura: si punta il dito sempre sulla sessualità femminile anche quando si tratta di vittime, come le ragazzine dei Parioli.

QUI un bellissimo articolo che ci mostra la situazione italiana ancora troppo tollerante per quanto riguarda gli abusi su minori. Il Garante dell’Infanzia condanna come è stato trattato dai media l’episodio delle ragazzine coinvolte nel giro della prostituzione a Roma. Noi, allo stesso modo, vi abbiamo mostrato come i giornali ma sopratutto l’opinione pubblica siano incapaci di stabilire che quando un minore è coinvolto in una situazione sessuale con un adulto, si tratta di abusi sessuali. Ricordiamo anche che l’Italia è al primo posto nella classifica dei paesi che vanno all’estero a praticare l’orrore del turismo sessuale sui minori. Poca consapevolezza ed educazione al rispetto dell’infanzia hanno consentito di raggiungere questo triste primato, come anche quello del paese in Europa  con il numero più basso di denunce per quanto riguarda gli abusi contro i minori e dall’inesistenza di una rete di prevenzione, contrasto e sensibilizzazione a tutela del minore.