Kinder: uno stereotipo dietro l’altro

I Tedeschi e gli Inglesi se ne erano accorti: l’italiana Ferrero, con la sua linea “Kinder” sta prendendo una brutta piega. Prima gli ovetti colorati, divisi per sesso, poi le pubblicità che riducono l’infanzia dei bambini a stereotipi tradizionali, umilianti e mesti: la principessina condannata a giocare dentro le mura domestiche con la mamma: non sia mai che si sporchi o perda di vista che il suo ruolo è confinato alle mansioni casalinghe! E il bambino che gioca con il papà, ovviamente fuori casa. Uno spot veramente retrogrado (qui, un commento)

A settembre esce in televisione lo spot di Kinder Cereali, con lo spaventapasseri che “ammira le mamme”.  Casa e bambini di totale competenza delle madri che hanno solo cinque minuti di pausa e che, se avessero bisogno di un aiuto, potrebbero contare solo su un fantoccio di paglia.

Ad ottobre, lo spot degli ovetti Kinder Sorpresa, ai quali è toccata la stessa sorte delle uova giganti che escono sul mercato, ogni anno, a Pasqua.

Gli spot sono divisi per sesso: le femmine circondate da un modo rosa, un ambiente chiuso e angusto, a giocare con le mamme, mentre i maschi possono uscire all’aperto, sporcarsi e, ovviamente, giocare con i papà. Quello che emerge è che i padri preferiscono giocare con i figli maschi e i ruoli rigidi e stereotipati divisi per sesso vengono imposti e fatti apprendere fin da bambini.

Poi torna in onda uno spot già in onda lo scorso inverno. Qui la madre, una pinguina, è una lavoratrice ma deve occuparsi anche dei figli e del marito a casa (per ferie? Per malattia? Perché non ha un lavoro?) lasciandogli la merendina dentro al frigo. Il marito è trattato come se fosse un perenne bambino che non solo non sa badare ai suoi figli, ma nemmeno a se stesso.

L’ultimo spot è ancora più triste e umiliante e dovrebbe proprio far indignare!

La scena si apre con un papà imbranato che cerca di cambiare il suo bambino, un neonato. Ma non sa che prima deve spogliarlo (!) Insomma, lo spot suggerisce che queste sono cose che gli uomini sono naturalmente incapaci a svolgere, perché occuparsi della prole è “roba da donne”. Allora il papà tira fuori il cioccolato pubblicizzato e la voce afferma che è più facile mangiare un cioccolatino che impelagarsi in cose così complicate come un pannolino da cambiare (!)

Quindi è meglio che gli uomini stiano fuori di casa, non devono fare i papà: non ne sono capaci. Se sei in grado di occuparti dei tuoi figli, di cambiarli nel modo corretto non sei un papà, sei un “mammo”.

La tenera paternità accudente non è abbastanza virile per chiamare chi la mette in atto con un sostantivo come “papà”, inequivocabilmente maschile. Bisogna coniare la parola nuova “mammo”. E’ chiaro che un motivo c’è se siamo agli ultimi posti in Europa come numero di padri che si occupano dei propri figli. Qui da noi, la paternità fatta di cure e partecipazione è ancora vista come una minaccia alla virilità.

Ho visto poi ieri, un altro spot dello stesso prodotto, in cui un uomo si trova alle prese con il difficilissimo compito di stirare una camicia. Certo, sappiamo benissimo che per riuscire in questo compito arduo, occorre una laurea specifica che le donne, chissà come, riescono sempre a prendere e gli uomini no. Sarà un corso di laurea vietato al sesso maschile?

Il senso dello slogan è il medesimo: “meglio fare qualcosa di più facile, che non perdersi in cose complicatissime con l’uso di un ferro da stiro”. Alla fine, comunque, lui riesce a stirarsi la camicia, ma se pensate al lieto fine, siete fuori strada: è troppo difficile per un uomo stirarsi le camicie, le sciupano inevitabilmente. Ed infatti esce di casa, il tapino, tutto trullo e grullo con la bruciatura del ferro stampata sul dietro dell’indumento.

L’immagine maschile, quella del “vero maschio”, riportata dai media è quella del macho che pensa ai motori, che gioca a pallone oppure quella del “desiderio senza corpo”, un uomo circondato da tante belle ragazze a sua disposizione, come se l’unico pensiero e desiderio maschile fosse il sesso. 

Una rappresentazione maschile certo riduttiva e svilente. I padri non fanno – evidentemente – parte dell’immaginario collettivo del “maschile” italiano. Infatti sono “mammi”, oppure sono padri – bambini incapaci di svolgere il loro ruolo. Si arriva persino a denigrare il padre accudente additandolo come un mezzo uomo, uno zerbino.

E un uomo non è in grado, senza una donna che lo aiuti o, meglio,  si sostituisca a lui, nemmeno di aver cura del proprio bucato.

Questo spot, insieme a tutti gli altri citati, non fa altro che rafforzare lo status quo, lasciando che in Italia permanga una situazione di arretratezza sociale per quanto riguarda la parità tra donna e uomo.

E’ – invece – importante che si diffonda una cultura che promuova la condivisione del lavoro domestico e dei carichi famigliari, perché spesso le difficoltà lavorative e di carriera delle donne derivano dal fatto che il peso della gestione della casa e della famiglia è ancora quasi del tutto sulle loro spalle.

Speriamo davvero che la Kinder cambi registro e che proponga nei suoi spot meno stereotipi dannosi  tanto più che vengono rivolti ai bambini.

In conclusione, qualche bella immagine che ci piacerebbe vedere utilizzata più spesso, dai media italiani.

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Strega dello Sciliar e Mary

4 commenti

  • Sono d’accordo con l’articolo al 100%. Quello che non capisco è perchè non si organizza un’azione di boicottaggio delle aziende che usano una comunicazione sessista? oppure magari è già in atto e io non lo so, me ne scuso.

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  • Io invece non capisco perché gli uomini stessi non si arrabbino come iene alla viste dei suddetti spot. Ogni volta ci fanno la figura dei deficienti. Perché non si indignano? Perché non è nei siti “maschili” che si possono leggere post simili, titolati come “Gli uomini non sono dei deficienti imbranati, diciamo no a simili pubblicità”?
    No, non capisco.
    Vale

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  • Secondo me gli uomini non si indignano perché per molti è normale vedere spot del genere e magari ci ridono anche, senza rifletterci minimamente. Gli stessi che dicono che Miss Italia su la 7 o altrove è normale, perché la bellezza è fondamentale nel nostro paese (l’ho ascoltato alla radio, da uno speaker)
    Quanti decenni ci vorranno per uscire da questa società patriarcale?

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  • Annamaria Arlotta

    Viola, ho lanciato da poco una petizione contro uno spot sessista della Fiat, chi vuole firmarla vada qui: https://www.change.org/it/petizioni/fiat-ritiri-lo-svilente-spot-sessista-della-500-s

    Pubblico subito quest’ottimo articolo sulla pagina del gruppo. Sono d’accordo che questi spot riescono a offendere donne e uomini in un colpo solo. E’ quello che succede quando si usano triti stereotipi, alla fine.

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