Il coraggio di Franca, stuprata due volte

“Nostra figlia stuprata non torni in classe perché tutti ormai parlano di lei”, riferiscono al Corriere della Sera come voler difendere l’onorabilità della figlia.

Probabilmente i suoi genitori anche se paternalisti nei suoi confronti, vorrebbero proteggerla perché consapevoli che ancora oggi una vittima di stupro appare a tutti come appestata una sventurata da commiserare, devi vergognarti di essere stata violata nell’intimità o di aver semplicemente subito e sopratutto agli occhi degli altri appari come una donna di facili costumi solo perché ti hanno posseduta in cinque, poco importa se non eri consenziente.

Ma tra due genitori a cui interessa solo tutelare il proprio onore da chi si fa film porno mentali immaginando cosa sia successo quella sera, tra genitori e amici che difendono i loro figli stupratori e tra l’atteggiamento morboso dei giornalisti che ora la seguono e la braccano all’uscita di scuola facendole rivivere un trauma che vorrebbe dimenticare, c’è il coraggio di Franca che vorrebbe continuare a vivere i suoi sogni di adolescente e tornare a scuola.

Ma a scuola non può tornare serena e neppure può dimenticare e lasciare alle spalle il trauma subito poiché i giornalisti l’aspettano ogni giorno davanti all’ingresso a caccia di particolari macabri e morbosi, mentre a scuola tutti sanno cosa è successo e quando la incrociano si danno gomitate mormorando “e’ lei!”.

Franca è coraggiosa e torna a scuola affrontando i pettegolezzi, i pregiudizi e la morbosità dei giornalisti che invadono la sua privacy e continuano a chiederle di raccontare la vicenda, facendole rivivere il trauma.
Degli stupratori non si sa nulla. La loro identità è protetta dalla stampa. Nessun giornalista è andato a fargli appostamenti.

Ancora oggi le vittime passano per colpevoli. E’ difficile immedesimarsi e provare un attimo come ci si sente dopo che si denuncia uno stupro e tutti ti additano come quella che si è divertita alla festa e che poi si è pentita, come sostiene l’avvocato difensore di uno dei cinque, il quale sostiene che lei era consenziente. Consenziente, come appare per l’opinione pubblica che la sta linciando virtualmente e come apparirà davanti al giudice. Perché lo stupro non esiste in Italia.

Ma le statistiche raccontano tutt’altra storia. Sono sei milioni 743 mila quelle che hanno subito violenza fisica e sessuale, secondo i dati forniti dall’ISTAT nel 2011. Secondo un’altra indagine condotta da ISTAT nel 2004, in Italia soltanto il 7,4% delle donne che dichiara di aver subito una violenza tentata o consumata nel corso della vita afferma di aver denunciato il fatto. in un altro studio condotto nel 2010, la percentuale degli stupri non denunciati si aggirava intorno al 91,6%. Tra le ragioni dell’omessa denuncia sono allegate principalmente la paura di essere giudicate male, il timore di non essere credute, il senso di vergogna o di colpa e la scarsa fiducia nelle istituzioni. E’ consistente la quota di donne che non parla nemmeno con i conoscenti più intimi delle violenze subite principalmente per la vergogna di essere percepite come colpevoli o come “suolo pubblico” in nome di una cultura patriarcale dove la donna è percepita oggetto a disposizione della comunità e dove il valore di illibatezza è ancora troppo forte.

E’ davvero preoccupante il fatto che denunciare uno stupro in Italia non solo significa non ottenere giustizia ma significa esporti a conseguenze serie per la tua salute e per la tua libertà; insomma rendere la tua vita come un inferno fino a sentire una voce dentro di te mormorare che forse sarebbe stato meglio scegliere il silenzio. Franca resisti siamo con te!

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