Concita De Gregorio e lo stupro di Modena: retoriche paternaliste, Billionaire e yogurt avariato

Leggiamo un articolo di Concita De Gregorio su Repubblica e ne rimaniamo inorridite. Parla dello stupro della sedicenne di Modena e lo fa nel peggior modo che una giornalista, una donna e una sedicente attivista per la questione di genere possa fare.

Un orrore che non è sorpresa: sappiamo bene di che pasta sono fatte le opinioniste dei piani alti.
Quelle che, con Concita, hanno fondato il Se Non Ora Quando riducendo la questione femminista a questione femminile e, in fondo, a questione antiberlusconiana, poi a questione donne contro donne, donne per bene contro donne dai facili costumi.

Alle porte del famoso 13 febbraio 2011, quando suore, mamme e signore per bene “invasero” Roma per dire che in Italia sono più le Madonne che le Puttane ( ma non dovevamo superarla la dicotomia, signore? ), De Gregorio scriveva proprio un appello dal titolo “Esistono altre donne”.

Un appello che mirava a una netta separazione tra chi si prostituisce e chi no, tra chi rispetta la morale comune e chi no, ancora attuale riferendoci alle considerazioni di De Gregorio nell’ultimo exploit.

Ecco perchè non c’è sorpresa quando leggiamo questo articolo qui, apparso su Repubblica del 21 ottobre 2013, articolo che contiene lo stesso trito moralismo.
Il paternalismo che abbiamo già assaggiato dalla penna di De Gregorio e simili.

 Eppure leggiamo e inorridiamo.

L’articolo si apre con un’ampia parentesi – tra un dettaglio melenso e uno inutile – sul mondo delle adolescenti, scendendo in modo dettagliato sull’abbigliamento e sul trucco che quest’ultime utilizzano.

Racconta poi degli anni in cui De Gregorio era adolescente  – e giù con il noioso sermone dei tempi e dei mezzi di comunicazione che cambiano -,  quando non c’erano computer e telefonini, quando si parlava con il telefono di casa e il papà dietro la porta contestava minacciando affinchè si chiudesse il telefono (ah che belli quei tempi del padre padrone, che nostalgia!).

Fin dall’introduzione, Concita si rivolge alle donne della sua generazione, non alle sedicenni a cui – immaginiamo – non saprebbe proprio cosa dire. Si rivolge alle donne della sua generazione che la leggono e tradisce la più banale nostalgia del passato, evocando i suoi sedici anni senza Facebook e senza computer, come se queste fossero le uniche cose che mancavano alle sedicenni del 1978.

E poi, ecco che parte all’attacco.

concita3

Dall’articolo “La sedicenne di Modena che ci svela il nostro abisso”, di C. De Gregorio, Repubblica 21 ottobre 2013

Ecco, Concita de Gregorio non lo sa, ma vuole comunque partecipare al circo mediatico che gira intorno a una ragazzina di sedici anni abusata da cinque compagni di classe. Le parole sono importanti, contengono una semantica politica, quando se ne sceglie una invece di un’altra si sceglie da che parte stare.

Quando De Gregorio scrive “Amici, attenzione. Nessun livido, nessun graffio, nessun segno di violenza che segnali la sopraffazione fisica in senso proprio”, sta mettendo in dubbio la violenza, non le dichiarazioni della ragazzina, ma proprio il concetto di violenza patriarcale.

Perchè il passaggio che manca è questo: la maggior parte delle donne non riesce a reagire al tentativo di violenza, la maggior parte delle donne non ha segni di colluttazione addosso dopo uno stupro. Sono molto più intimi, non si possono fotografare.

Ed è violenza quando una ragazzina di sedici anni viene scopata da cinque coetanei mentre è ubriaca, che lei stessa se ne renda conto o no.

Di nuovo, citiamo Franca Rame:

Ancora oggi, proprio per l’imbecille mentalità corrente, una donna convince veramente di aver subito violenza carnale contro la sua volontà, se ha la “fortuna” di presentarsi alle autorità competenti pestata e sanguinante, se si presenta morta è meglio! Un cadavere con segni di stupro e sevizie dà più garanzie”.

De Gregorio poi attacca con la retorica sull’alcol : “quindicenni che bevono come trentenni” – manca solo la colpevolizzazione ai social network  e la predica sarebbe stata al completo.

Sempre l’alcol che fa ammazzare, violentare, uscire fuori di testa. Sempre la solita vecchia giustificazione moralista sull’alcol.

“Aveva bevuto lei, avevano bevuto proabilmente tutti”: perchè non poteva mancare il cavallo di battaglia delle colpevolizzazioni sulle vittime di stupro. Hai bevuto? Indossi gli shorts? Ti sei messa la minigonna? Guarda che quella la puoi mettere per farti fotografare il culo per pubblicizzare un quotidiano di centro sinistra ( di cui era direttrice proprio de Gregorio ), non per uscire, che sennò te la sei cercata.

E poi continua

“Lei cosa pensava, come stava, cosa voleva, cosa diceva? Non si sa, nessuna relazione può raccontarlo.”

e cosa può mai volere una ragazzina stuprata a turno da cinque persone? Cosa può mai pensare, sempre se si riesce a pensare a qualcosa in quei momenti, se non ci si senta  in parte già morte.

E poi arriviamo al passo peggiore di questo lungo sermone fuori luogo e sensazionalista

repubblica

Come si può scrivere che una violenza sessuale venga considerata nella mente di una ragazza forse come una cosa che andava fatta e che l’avrebbe fatta diventare grande?

Concita De Gregorio, quasi considera questa ragazza, e le adolescenti in generale,  delle sprovvedute incapaci di ragionare, incapaci di notare la differenza tra un rapporto consenziente e una  violenza sessuale, non mettendo mai in dubbio il fatto che forse la ragazza ha parlato diverso tempo dopo semplicemente perché aveva paura, semplicemente perchè temeva di essere giudicataun po’ come sta facendo lei tra le righe – perché in Italia i processi sulle violenze li subiscono le vittime e non gli stupratori.

La conclusione è la parte più subdola:

concita4Come quasi tutte le donne di un centro sinistra che non c’è più, De Gregorio fa il paragone con quella “vita facile” che disprezza, con Briatore e il Billionaire, con gli harem berlusconiani. Senza mai un momento di autocritica.
Senza provare la vergogna di essere una donna ormai grande, in un luogo di potere, e non fare alcun tentativo per un reale progresso della questione di genere.  Non è colpa dell’anticamera del Billionaire se questa ragazzina è stata violentata, non è colpa dell’alcol, nè delle escort di Berlusconi contro cui De Gregorio e co. hanno riempito le piazze.

E’ colpa di queste donne che continuano a fare retorica patriarcale senza nemmeno accorgersene, di queste donne che colpevolizzano Facebook e poi scelgono una campagna pubblicitaria con un culo femminile per il loro quotidiano, di queste donne di una generazione che mai si prende le responsabilità per il mondo in cui ha lasciato galleggiare le proprie figlie, dicendosi troppo impegnate a essere multitasking.
Sareste ancora in tempo per dire qualcosa di migliore a una ragazzina di sedici anni violentata da cinque ragazzi. O per stare zitte.

E’ colpa di quelle donne che scrivono sui giornali e non dicono che il vero dramma è che non si avverte il limite del rispetto reciproco, che non si fa educazione sessuale, educazione al genere, che un Sindaco del PD ha pagato l’avvocato agli stupratori di Montalto di Castro mentre la vittima ha dovuto cambiare paese.

Ma no, il problema è il Billionaire.

La parola patriarcato, le parole sudditanza psicologica e sociale, queste sarebbero una bella scelta lessicale.

Sarebbero utili da spiegare a una sedicenne e a dirle: sei stata brava a denunciarli, perchè nella stragrande maggioranza dei casi le donne non lo fanno. Perchè, al di là della retorica di De Gregorio, non c’è nessuna casa in cui tornare ridendo in faccia a chi ci aggredisce, ci molesta, ci violenta.

C’è silenzio, ignoranza, maschilismo e tagli alla salute e alla prevenzione alla violenza. Con la connivenza di tutto il sistema politico, alimentato proprio dalle istanza patriarcali.

La cosa più tristemente ironica di questa vicenda è che De Gregorio e il suo antiberlusconismo non si rendono conto di aver detto le stesse cose di un piddiellino come Giovanardi, riguardo questa vicenda.

unita

Giovanardi dichiara:

“Non voglio entrare nel merito della vicenda che l’Autorità giudiziaria dovrà chiarire in tutti i suoi controversi aspetti.

Quello che ritengo insopportabile sono certe dichiarazioni, tra l’indignato e il meravigliato, come se fosse possibile, 364 giorni all’anno, dileggiare ogni regola ed ogni principio educativo, presentando la sessualità come uno dei tanti beni di consumo, e poi scandalizzarsi se i ragazzi non si rendono neppure conto dell’inaudita gravità di certi comportamenti.

Se si sgancia la sessualità da un rapporto di amore e di rispetto reciproco svalutandola a livello di semplice divertimento, non ci si può illudere di risolvere il problema attraverso la repressione penale.

Giovanardi non si sente di dover condannare il fatto ( nemmeno De Gregorio ), non parla di violenza di genere ( nemmeno De Gregorio ), non parla del fatto che il sesso sotto alcol o stupefacenti non può considerarsi consenziente ( nemmeno De Gregorio ).
Il problema ( come per De Gregorio ) è lo svilimento dei valori che legavano un tempo amore e sessualità  – quando? davvero, QUANDO? – e ne deriva una colpevolizzazione della libertà sessuale femminile ( come per De Gregorio ).
Insomma, tutta questa libertà, tutta questa solitudine da social network e poi ti stuprano, è normale.

Riprendendo la frase a caratteri cubitali che anticipa l’articolo, concludiamo dicendo che: verrà il giorno in cui questo giornalismo avariato scadrà e verrà buttato via come yogurt andato a male e si ricomincerà a fare nuovamente buona informazione, dove gli spazi di sinistra non ospiteranno più sermoni moralisti e paternalisti e foto con culi di donne per dare un’impennata alle scarse vendite dettate forse dagli scarsi contenuti.

Quando De Gregorio si renderà conto di dire le stesse cose di Giovanardi, magari ci risparmierà almeno la retorica del Billionaire.
Alessia, Enrica, Faby, Laura, Mary, Strega dello sciliar

48 commenti

  • raffaella vastarella

    forse ho frainteso,ma a me è parso di capire dall’articolo che la mancanza di consapevolezza fosse un po’ di tutti,dei ragazzi quanto della ragazza.senza nulla togliere al dramma che la ragazza ha vissuto e che si porterà dietro credi che la De Gregorio nella frase nessun graffio,nessun livido non abbia messo in forse la violenza,acclarata,ma avrà voluto intendere ,ribadito da è stato quello che doveva essere,che la vittimizzazione della ragazza è cominciata da prima,dall’idea che mostrarsi e concedersi fa parte di un gioco delle parti,che quello è il ruolo delle donne,che così si diventa grandi e si fa parte di un gruppo.penso che abbia voluto dire che la ragazzina abbia subito con rassegnazione con l’idea che così è,che la violenza parte da lontano e,come le sociologiche profezie che si auto avverano,la conclusione alla fine è arrivata alla festa,con l’utilizzo strumentale del proprio corpo da parte degli ‘amici’.

    "Mi piace"

    • Ma che consapevolezza dovrebbe avere una ragazza che è stata stuprata da cinque persone? Se non è colpevolizzazione anche questa…No, non credo che una ragazza di 16 anni non riesca a capire la differenza tra l’essere stuprata da 5 persone e fare sesso in maniera libera e consenziente.

      "Mi piace"

  • Io piu’ che altro mi chiedo quante ragazzine dovranno esser stuprate prima di capire che alla ragazzine non dovremmo dire un bel niente, e magari dovremmo iniziare a fare una chiacchierata coi ragazzini.

    "Mi piace"

    • Appunto. E con le madri di questi ragazzini, che insegnano ai figli che le donne sono al servizio degli uomini, che è il loro dovere essere sempre a loro disposizione e non avere desideri propri.

      "Mi piace"

  • L’ha ribloggato su Elena.

    "Mi piace"

  • Secondo me avete frainteso, spero non volutamente, il senso delle parole di De Gregorio che epr me è compeltamente diverso: non sta giustificando gli stupratori, quando dice che non ci sono segni di violenza intende che la ragazza era ubriaca, ma così dicendo non vuole dire che era complice. Tutt’altro. Idem qiuando parla del rituale. Mi sembra che ci sia una distorsione totale delle sue parole. Insomma, iio capisco tutt’altra cosa. Mi sembra che la state bersagliando per altri motivi.

    "Mi piace"

    • Non riusciamo davvero a comprendere cosa significhi “fraintendere volutamente” e nemmeno le accuse di bersagliarla per “altri motivi”. Quali sarebbero?
      Come già risposto altrove prima di tutto non siamo solo noi ad aver storto il naso per l’articolo di De Gregorio. Noi non consideriamo nessuna “intoccabile” e se leggiamo qualcosa che non ci convince dal punto di vista della comunicazione di genere lo analizziamo e critichiamo, ANCHE se si parla di una donna famosa e di centro sinistra, non PERCHE’ si tratta di lei.
      Anche le affermazioni di Giovanardi sullo stesso caso sono state ampiamente criticate, come mai se a dire cose sbagliate e pericolose è Giovanardi si può inveire contro di questo, ma se a pronunciare cose – a nostro avviso – altrettanto pericolose e sbagliate è Concita De Gregorio si parla di attacchi alla persona?
      Il nostro è un legittimo punto di vista che si concentra sui contenuti.
      Noi contestiamo la retorica stantia che impregna l’articolo
      Cosa c’entra il trucco pesante delle adolescenti? Cosa c’entra l’alcol? Gli shottini? Cosa c’entra il Billionaire?
      Se dobbiamo parlare di stupro, parliamone bene. Parliamo delle cause reali per cui i centri antiviolenza chiudono, per cui manca l’educazione sessuale e di genere nelle scuole, per cui le donne sono in sudditanza economica e psicologica dal maschile e sì, allora forse è per questo che non denunciano le violenze. Noi pensiamo che l’articolo di De Gregorio non faccia un buon servizio a chi fa questione di genere, perchè è ambiguo ( apre alle retoriche del genere, l’alcol stupra, il trucco pesante stupra ), utilizza un linguaggio paternalista che invoca l’intervento di figure autorevoli che parlino alle bambine (e i bambini?). E sì, per la sua “posizione” Concita De Gregorio dovrebbe sentire la responsabilità di trattare di violenza di genere con un linguaggio adeguato.

      "Mi piace"

      • Grazie Alessia: “inadeguatezza” è il termine giusto. Ma siamo così abituate/i all’inadeguatezza di chi ricopre ruoli pubblici in un modo o nell’altro, che non ci vine neanche più spontaneo di scandalizzarcene.

        "Mi piace"

    • Per favore basta con questa stupidaggine degli “altri motivi”, non ce ne sono, è imbarazzante dover rispondere a insinuazioni di questo tipo. Come abbiamo già risposto a Loredana Lipperini: noi non consideriamo nessuna “intoccabile” e se leggiamo qualcosa che non ci convince dal punto di vista della comunicazione di genere lo analizziamo e critichiamo, ANCHE se si parla di una donna famosa e di centro sinistra, non PERCHE’ si tratta di lei..

      "Mi piace"

  • concordo con il vostro post

    "Mi piace"

  • mi pare tutto un po’ manicheo. Su certe cose dell’artico della De gregorio non sono d’accordo, ma è (purtroppo) assolutamente normale che la vittima di violenza non si renda conto di aver subito violenza, soprattutto se è una ragazzina o un ragazzino e se il violentatore è persona di cui si fida o verso cui prova soggezione (prete, padre, zio, fratello, e pure il gruppo dei compagni di fronte a cui bisogno mostrarsi forti). Che c’è di strano? Conosco donne che da ragazzine furono stuprate da amici di famiglia e per decenni non l’hanno detto a nessuno pensando che in fondo se l’erano cercata, ‘puttane già a 14 anni’, insomma che avevno provocato, e del resto non c’era stata violenza poiché non si erano ribellate. La cosa è comunissima nei casi di pedofilia. Allora che la ragazzina di Modena abbia tollerato di offrirsi in un gioco sessuale e solo dopo sia giusta (giustamente) alla conclusione che avere rapporti con 5 amici senza desiderarlo mentre loro si divertivano era una violenza, significa che la ragazzina di Modena ha gli strumenti per pensarlo e capirlo, anche ex post. Indica una maturità che secondo me fino a poco tempo fa non esisteva,,,

    "Mi piace"

    • Innanzitutto eviterei generalizzazioni quali “è assolutamente normale che la vittima di violenza non si renda conto di aver subito violenza”.
      Secondariamente ci sono alcuni passaggi del commento che mi lasciano perplessa, ad esempio “e del resto non c’era stata violenza”. Perché, se non ci sono botte e sangue non è violenza? Riguarderei il concetto di violenza, perché è proprio attraverso l’utilizzo improprio del linguaggio che si veicola una certa cultura.
      Inoltre scrivi “Allora che la ragazzina di Modena abbia tollerato di offrirsi in un gioco sessuale…”. Ma cosa ne sappiamo noi se le cose siano andate davvero come scrivi? Che significa “OFFRIRSI in un gioco sessuale”? Facciamo attenzione alle parole!

      "Mi piace"

  • sono un uomo, e questo già mi mette in pessima luce (pur se su un blog che si dichiara contro le discriminazioni di genere), però credo non abbiate capito minimamente il contenuto dell’articolo della De Gregorio. Io non vi leggo paternalismo, né retorica; piuttosto una lucida consapevolezza.

    "Mi piace"

    • stregadellosciliar

      Essere una donna o essere un uomo per noi non ha nessun rilievo: ci basiamo su quello che una persona – donna o uomo – dice o fa. E, come si nota, essere donna, per noi, non è certamente una posizione di favore, visto che questo nostro post è tutto volto a mettere in discussione il contenuto di un articolo scritto proprio da una donna.
      Detto questo, quel che scrive la De Gregorio, è offensivo nei confronti della giovane vittima di stupro, lucida consapevolezza o no. Non parla di violenza di genere, ma di svilimento del valori. Non entra nel merito dei rapporti tra i generi, ma parla della deriva dei giovani di oggi, cosa che con uno stupro non ha nulla a che fare. Lo stupro non ha età e non è un evento che coinvolge di una sola fetta di popolazione, secondo il censo o l’educazione. La sua frase sul rituale di passaggio all’età adulta è agghiacciante.

      "Mi piace"

  • La parola più vomitevole è quel “finalmente”, come se fosse stata una lezione di vita per la ragazza e la signora De Gregorio ne goda di soddisfazione. Orrore.

    "Mi piace"

  • Pingback: un “cinque” allo stupro, con colpa o dolo | Sud De-Genere

  • Prima di dire quello che penso sull’articolo premetto le mie opinioni (che possono essere sbagliate)
    – i ragazzi sono colpevoli di stupro.
    – i genitori dei ragazzi sono colpevoli di non aver educato ai figli al rispetto di chiunque, in qualunque circostanza.
    – non si sa cosa pensasse quella ragazza in quel momento, e in ogni caso cosa pensasse è irrilevante dato che lei è la vittima, quindi eliminiamo la dicotomia “se l’è cercata” “non se l’è cercata”.
    – non c’è alcuna giustificazione per i ragazzi, neanche se la vittima era “consenziente”, perché una persona educata al rispetto sa bene che approfittarsi di un momento di debolezza è da vigliacchi.

    A me è successo una volta da ragazzo, ventenne universitario, che alcuni amici volevano andare con una ragazza che “ci stava a farlo con tutti”. Mi ritornò alla mentre mia madre che fin da piccoli ci parlava di tutto, e su questa cosa diceva a me a mio fratello “quando andrete a corteggiare ricordatevi di avere una sorella”. A me è bastato questo per dire di no, insieme ad un altro. Qualcuno scherzando disse che ero frocio e anch’io scherzando dissi che avrei chiamato la polizia. È finita così, non è successo nulla e smisi di frequentare quella compagnia. Rimasi malissimo perché credevo che gli amici che avevo scelto fossero come me e invece no, perché parlando di altre cose mi erano sembrati normali.

    Sull’articolo della De Gregorio credo che lei non volesse fare la paternale, forse ha esagerato con la retorica da romanzo, questo sì, e condivido che possa dare fastidio. Nel merito però mi sembra che non dia giustificazione ai ragazzi ma semplicemente dica che è preoccupante che non sappiano distinguere il bene dal male e che questo sia colpa dei genitori e dei modelli culturali predominanti. Quando parlava dei social network non mi è sembrato che avesse nostalgia di tempi migliori, anzi, mi è parso di capire che dicesse che le fragilità adolescenziali rimangono le stesse da sempre. Quando parlava della mancanza di segni visibili di violenza mi sembrava che mettesse in evidenzia la profondità dell’altra violenza, dello stupro. Forse ho capito male io e forse è vero che la De Gregorio si ostina a ragionare da uomo, ma forse questo non lo vedo perché sono, appunto, uomo.

    Saluti

    "Mi piace"

    • Caro Nuan, noi crediamo semplicemente che se si scrive di violenza di genere bisogna sforzarsi di farlo adeguatamente. Che l’articolo sia romanzato e retorico è già segno di una mancanza di rispetto verso la vicenda che si sta riportando. Non è un romanzo! Secondariamente non crediamo che stesse difendendo proprio nessuno ma che abbia posto l’attenzione sui soliti cliché legati allo stupro, gli stessi stereotipi della cultura paternalista e patriarcale che abbiamo dettagliatamente esplicitato nell’articolo. Crediamo sia necessaria un’analisi molto più approfondita per un tema che necessita di una rappresentazione più aderente alla realtà, poiché le parole e il linguaggio sono importanti e performativi. Allora smettiamola di parlare di trucco, di alcol, di figure autorevoli che dovrebbero far imparare alle bambine a difendersi. Parliamo di formazione ed educazione al rispetto e alla reciprocità, educazione sessuale per ENTRAMBI i generi, senza discriminazioni e luoghi comuni.

      "Mi piace"

  • Pingback: Lo Stupro | il ricciocorno schiattoso

  • Benissimo la critica motivata quando entra nel merito e, ancor meglio, non si stanca – umilmente – di contrapporre al paternalismo (maternalismo?) le alternative possibili e necessarie. Mi riferisco alla replica di Alessia quando scrive “Se dobbiamo parlare di stupro, parliamone bene. Parliamo delle cause reali per cui i centri antiviolenza chiudono, per cui manca l’educazione sessuale e di genere nelle scuole, per cui le donne sono in sudditanza economica e psicologica dal maschile e sì, allora forse è per questo che non denunciano le violenze. Noi pensiamo che l’articolo di De Gregorio non faccia un buon servizio a chi fa questione di genere, perchè è ambiguo…”

    PERO’, considerando il dibattito scatenatosi qui, tra un’esigua minoranza della popolazione, ricordiamolo (quella che è interessata alle questioni di genere e segue qst blog o FB), mi chiedo – e vi chiedo: se ANCHE QUI i post rivelano quanto incerte siano le opinioni, quanto poco basti per scivolare nell’ottusità e nell’ignoranza, quanto cioé sia ancora così diffusa una incultura di genere (cosa che, certo, rende indispensabile il lavoro serio di denuncia ed educazione di blog come il vostro), ma siamo sicuri che non si debbano cercare ANCHE altri modi x parlare di stupro, violenza, discriminazione di genere, in modo che a riflettere non siano sempre i soliti/le solite note? Senza concedere sconti a De Gregorio, ma siamo sicuri che lo stile ‘romanzato’ (che vorrei De Gregorio capace di conservare ma senza le ambiguità contestate), non risulti accattivante inducendo a leggere e a riflettere sulle questioni che ci stanno a cuore qualcuno di coloro che MAI leggerebbero un articolo ‘serioso’? NON è una questione di ‘lana caprina’, si badi! E’ l’eterno dibattito su etica/estetica. Considerare uno ‘stile’ inadeguato ‘per sé’, non vi pare – questo sì – inadeguato e anche un po’ bacchettone? Non so. Me lo chiedo. Ve lo chiedo… :-)

    BRAVE, cmq! E GRAZIE x il vs lavoro. ;-)

    "Mi piace"

    • A noi lo stile romanzato non crea problemi in sè, lo fa quando si unisce a contenuti che non sono utili dal nostro punto di vista ad aggiungere nulla alla questione di genere, alla lotta alla violenza, ma anzi sono infarciti dalla stessa retorica maschilista su trucchi, alcol ecc. che porterebbero alle situazioni di pericolo e via di politiche securitarie! Scherzi a parte, siamo daccordo è un dibattito etica/estetica: l’etica si può forse coniugare a qualsiasi estetica, ma in questo caso non ci sembra sia stato fatto nemmeno il tentativo.
      Non è un caso se la “difesa” dell’articolo di De Gregorio è fatta per lo più o screditando la nostra opinione ( forse sono i toni accesi e diretti a cui in un dibattito non si è più abituate ) o parlandone come una brava donna “e mamma” che, in fondo ha parlato da mamma. Ecco, dovremmo prendere più seriamente la questione di genere, come una scienza per la quale è necessaria una preparazione, anche retorica. Altrimenti scadiamo in donne che parlano di donne, ma non è quello che ci aiuterà ad uscire da patriarcato.

      "Mi piace"

  • Io, in generale, da un po’ di tempo, sto cominciando a provare finanche odio per un certo tipo di paternalismo/maternalismo sociologistico (“Ecco, poverini voi… Ora, vi spiego tutto io, di come vada questo mondo infame, di cosa ci sia nella testa dei ragazzi, ecc.”). Anche perché, sotto sotto, chi adotta questo tipo di atteggiamento cerca sempre capri espiatori da linciare, che siano individui determinati, “il sistema” o quant’altro (e anche dietro l’etichetta “sistema” stanno sempre persone concrete, che si beccano il fango lanciato dai sedicenti “buoni samaritani”). Io dico che sarebbe giunta l’ora di dare un bel calcio alla retorica, alla voglia di mettersi in vetrina (“Guardate come sono santo, intelligente, bello… Io sì che mi preoccupo per il mondo, che faccio qualcosa di utile…”). La saggezza, a mio modesto parere, sarebbe rinunciare a ogni spiegazione preconfezionata di ciò che ci circonda. Sarebbe fare ciò che diceva Alessandro Baricco in “Castelli di rabbia”: guardare il mondo così com’è, sfuggente e travolgente come visto dai finestrini di un treno. Insomma, la saggezza sarebbe anche un bel po’ d’umiltà, che nella “sinistra salottiera” manca. Un po’ mi spiace per Concita De Gregorio, ma, forse, lei e tanti suoi simili se la sono cercata.

    "Mi piace"

  • Bellissima e giustissima analisi, condivido in pieno!

    "Mi piace"

  • Applausi. Amari, ma comunque applausi.

    "Mi piace"

  • Grazie ragazze, state facendo un lavoro di educazione importantissimo. Non se ne sentono molte di voci cosi’ in Italia, eppure si parla di concetti di base che dovrebbero essere dati per scontati nel 2013.

    "Mi piace"

  • Premetto che solo su di una cosa ha ragione la Sig Concita,i tempi sono cambiati e io aggiungo per fortuna, perché quando era adolescente lei gli stupri,le violenze sia fisiche e psicologiche esistevano ma non si potevano denunciare perché era una vergogna troppo grande, la maggior parte nelle mura domestiche e le donne subivano senza ribellarsi, non veniva picchiate per come erano vestite. Allora per come parla lei sei mi metto una minigonna vengo stuprata ed colpa mia? Ma chiedo non siamo in paese democratico? Lei può avere libertà di parola e di scrivere perché è in paese democratico, ma un’adolescente non può vestirsi come gli pare? E se un ragazzo va fuori in mutande viene violentato? No e perché una ragazza di? Io spero che chieda scusa a tutti gli adolescenti e il minimo che possa, e non punti il dito se non ha prove certe non scriva cose assurde non faccia chiamare giornalista perché è solo la vergogna del giornalismo

    "Mi piace"

    • Concita de Gregorio non ha MAI scritto che se ti metti una minigonna e vieni stuprata è colpa tua. Per favore, non facciamo anche qui cattiva informazione, ve ne prego.

      "Mi piace"

      • E noi non abbiamo MAI scritto che Concita sostenga ciò.

        "Mi piace"

      • Siete sicure di non averlo sostenuto? Io nel vostro articolo ho letto questo:
        “Aveva bevuto lei, avevano bevuto proabilmente tutti”: perchè non poteva mancare il cavallo di battaglia delle colpevolizzazioni sulle vittime di stupro. Hai bevuto? Indossi gli shorts? Ti sei messa la minigonna? Guarda che quella la puoi mettere per farti fotografare il culo per pubblicizzare un quotidiano di centro sinistra ( di cui era direttrice proprio de Gregorio ), non per uscire, che sennò te la sei cercata.

        Insomma, avevate bevuto voi, quando lo avete scritto, per non ricordarvi certi passaggi tanto importanti? Scusate la battuta da due soldi, ma sono davvero sorpresa.

        "Mi piace"

  • Care, io vi stimo. Ma questo articolo mi ha un po’ urtato, nei toni e nei contenuti, almeno quanto mi urta di solito il tono retorico e nazionalpopolare della De Gregorio, che però non considero di certo una persona né sciocca né superficiale.
    Vi spiego entrando nel dettaglio dell’articolo (chiaramente ho letto per intero anche quello della De Gregorio):

    a)Quando De Gregorio scrive “Amici, attenzione. Nessun livido, nessun graffio, nessun segno di violenza che segnali la sopraffazione fisica in senso proprio”, sta mettendo in dubbio la violenza, non le dichiarazioni della ragazzina, ma proprio il concetto di violenza patriarcale.

    Non credo affatto che si stia mettendo in dubbio la violenza, né che si usi l’assenza di lividi o sfregi per sminuire la gravità dell’atto.
    Credo, anzi, che si stia tirando in ballo una forma di violenza più subdola, meno evidente agli occhi, aggravata proprio dal rapporto di pseudofiducia tra la vittima e gli stupratori. Proprio quella che nei secoli ha trattenuto le donne dal denunciare gli uomini che le avevano stuprate perché a lei in qualche modo vicini, proprio quella calata nell’animo femminile da quella cultura patriarcale di cui vogliamo liberarci. Non lo sta mettendo in dubbio, secondo me, ne sta proprio rivelando un aspetto, e ne inquadra il principio che è quello del “se mi vuoi bene/rispetti/seidelmiogruppo/sei mia amica lo fai e poi taci”, il far sembrare certi atti quasi dovuti da parte delle donne. E se i lividi non ci sono significa questo: Che avevi PAURA di dire no, che non avevi la forza di reagire, che magari eri confusa, stordita, spiazzata, smarrita, disorientata. Che non significa consenzienza, significa che avevi paura anche prima di andare a denunciarli, appunto, quella stessa paura che ti ha trattenuto dall’andare dalla polizia il giorno dopo.

    b) L’articolo si apre con un’ampia parentesi – tra un dettaglio melenso e uno inutile – sul mondo delle adolescenti, scendendo in modo dettagliato sull’abbigliamento e sul trucco che quest’ultime utilizzano.
    e ancora scrivete più sotto:
    “Hai bevuto? Indossi gli shorts? Ti sei messa la minigonna? Guarda che quella la puoi mettere per farti fotografare il culo per pubblicizzare un quotidiano di centro sinistra ( di cui era direttrice proprio de Gregorio ), non per uscire, che sennò te la sei cercata.”

    Racconta poi degli anni in cui De Gregorio era adolescente – e giù con il noioso sermone dei tempi e dei mezzi di comunicazione che cambiano -, quando non c’erano computer e telefonini, quando si parlava con il telefono di casa e il papà dietro la porta contestava minacciando affinchè si chiudesse il telefono (ah che belli quei tempi del padre padrone, che nostalgia!).

    1) Il trucco come incentivo lo avete aggiunto voi, la DG si limita a dire che in tutte le epoche a sedici anni spesso ci si trucca di più: lo ha fatto lei, lo fa sua figlia, lo fanno tante. Pensate che CDG sia una che direbbe alla figlia o a un’amica della figlia “Non ti truccare come una troia che se no ti vai a cercare lo stupro”? Penso che con un minimo di onestà intellettuale sia facile rispondere “No” a questa domanda. Da nessuna parte nell’articolo è stato usato il trucco o il parrucco come giustificazione dello stupro, tra l’altro.

    Se è stato citato il trucco è proprio per dire: “Guardate che anche se a sedici anni ci si camuffa da donne fatte, si è sempre ragazzine, non c’è niente da condannare perché ci siamo passate tutte”. Io lo leggo proprio come un monito, dall’inizio dell’articolo, a chi vorrebbe dire “se l’è cercata”.

    CDG scrive infatti:

    “Ce l’avete? Ce la avete avuta, voi, una figlia di sedici anni? Che si veste e si trucca come la sua cantante preferita, che sta chiusa in camera ore e a tavola risponde a monosillabi, che quando la vedete uscire con il nero tutto attorno agli occhi pensate mamma mia com’è diventata, ma lo sapete, voi lo sapete che è solo una bambina mascherata da donna e vi si stringe il cuore a vederla uscire fintamente spavalda.”

    Ditemi come si fa a leggere in questo passaggio una condanna alla eragazzine che si turccano, ditemi, davvero. Io proprio non ci arrivo.
    Ci leggo semmai un po’ di sentimentalismo mammesco, forse, ma… vogliamo dire altro?

    La minaccia del padre padrone l’avete aggiunta voi, vi riporto qui sotto le parole della De Gregorio:

    “Quando Facebook non c’era e passavate pomeriggi al telefono fisso a dire no, sì, ma dai…, e poi quando vostro padre vi diceva ora basta, libera quel telefono vi chiudevate in camera”

    secondo voi un padre che dici a una figlia “ora basta, libera quel telefono” è un padre padrone? Forse non avete bene inteso il senso della domanda iniziale della De Gregorio “Ve lo ricordate di quando avevate sedici anni?” Beh, io sì, e mio padre mi faceva assai girar le balle quando tentava, a sua volta con le balle girate ma spesso senza risultati, di non farmi stare due ore al telefono e di non veder arrivare a casa bollette da duecentomilalire, ma da lì a pensare a mio padre come un padre padrone, beh, ce ne corre.

    La tecnologia che cambia, e i relativi pippotti sui giovani. Beh, no, mi sa che qua avete frainteso di nuovo. Il periodo di CDG si chiude dicendo “è uguale, in fondo”, ovvero può esserci facebook come allora il telefono, ma una ragazzina di sedici anni è, in tutte le epoche, comunque una ragazzina. Con tutte le sue fragilità.

    “a scrivere a penna su quaderno ché il computer non c’era, e se c’era era uno solo, enorme, sempre spento, inaccessibile. Ecco, fate lo sforzo di ricordare perché una ragazza di sedici anni è quella cosa lì, da sempre e per sempre anche se cambiano i modi e le mode, i vestiti e le canzoni, i modi di parlarsi perché con la chat si fa più in fretta ma è uguale, in fondo.”

    c) Discorso alcol come movente. Ovvio che se qualcuno avesse detto “L’hanno fatto perché erano ubriachi” sarebbe venuto anche a me di mollargli un cazzotto. Ma non è questo il punto e, di nuovo nessuno l’ha detto. Come nessuno ha detto che se una ragazza ha bevuto allora se l’è cercata. Non è quello il senso. Conosco una persona che a sedici anni è stata stuprata mentre era sotto effetto di roipnol, come il tipo che l’ha stuprata. Nessuno si è sognato di dire che era colpa del roipnol, ma tutti abbiamo pensato che se non ci fosse stato il roipnol lei avrebbe avuto la forza di mollargli un calcio e andarsene. O che si sarebbe resa conto subito di quello che stava succedendo e avrebbe capito che la bestia accanto a lei non voleva solo “giocare”. Bene, il senso è che mentre sei sfatto non sempre hai la percezione vera di quello che sta accadendo, che i contorni delle cose si fanno sfocati, che perdi parte della capacità di intendere e di volere. Sia chiaro, sto parlando di lei, non dei cinque animali, ché chi stupra stupra e basta, alcol o non alcol, mentre sappiamo tutte benissimo che non sempre sotto effetto di alcol opponiamo la stessa resistenza. O vogliamo metterci a fare il contromoralismo, negando l’evidente quasi a dire “non sia mai che una persona si possa ubriacare a tal punto da non essere capace di levarsi da una situazione di merda”? Perché di merda comunque si tratta, quando uno si sveglia l’indomani e si ricorda che i suoi sedicenti amici l’hanno tenuta lì come se fosse una bambola gonfiabile per svuotarsi i coglioni. Ed è il peggio del peggio, quando a farti questo sono quelli che frequenti ogni giorno, con cui condividi metà delle tue giornate, a scuola. E quando hai sedici anni, oggi, e ti chiedi cosa cazzo c’è di sbagliato nel mondo, e perché ti fanno credere, o vogliamo negarlo, che più ti mostri (non SEI, attenzione, MOSTRI) disinibita e più ti accettano. Sarà retorica da Snoq, ma questo è, oggi. E no, non c’è niente di male a essere e mostrarsi disinibite, e non ti meriti certo che ti salgano addosso, per questo. Solo che bello sarebbe esserlo e farlo con consapevolezza, per scelta personale, perché così piace a noi, quando e con chi vogliamo noi. Non perché ce lo detta un codice culturale che qualcun altro ha scritto e che pende su di te come un ricatto viscido. Esattamente come il patriarcato: un codice culturale e un ricatto viscido.

    e) “È colpa di queste donne che continuano a fare retorica patriarcale senza nemmeno accorgersene, di queste donne che colpevolizzano Facebook e poi scelgono una campagna pubblicitaria con un culo femminile per il loro quotidiano, di queste donne di una generazione che mai si prende le responsabilità per il mondo in cui ha lasciato galleggiare le proprie figlie, dicendosi troppo impegnate a essere multitasking.”

    Prima di tutto: questa cosa dell’essere impegnate a essere multitasking come fosse un’una colpa da voi non me l’aspettavo. Mi sa di “Non ti impegni abbastanza a fare la mamma perché sei presa dalla tua carriera”. Che facciamo, ci mettiamo a fare le maschiliste ? E, soprattutto, sapete come CDG svolge il ruolo di mamma? Io no. Ma voi state dando per scontato che siccome lei è una donna di successo che scrive per un quotidiano grosso e di merda, allora è una di quelle madri responsabili della cultura del patriarcato dentro cui lascia sguazzare amabilmente sua figlia. E poi, decidiamoci: o il problema non è la pubblicità e il Billionaire e l’immagine della donna-velina-mostratetteculo, e allora chi se ne frega di un culo su repubblica e che diavolo c’entra il billionaire e sti falsi moralismi, oppure il problema sta anche lì, e allora che si chieda a De Gregorio di fare qualcosa per togliere i culi da Repubblica.

    Per il discorso “Demonizza Facebook” vedete più sopra, quando scrive “un tempo era il telefono ora è la chat ma avere sedici anni è uguale, ora come allor”.

    CDG scrive:
    “e ricominceremo tutti, dalle case, dalle televisioni, dai giornali, dalle scuole elementari a dire alle bambine: quando ti chiedono di stare al loro gioco, digli di no. È un gioco sbagliato, non è il tuo gioco. Non è nemmeno un gioco.”

    Mi sembra che non ci sia discolpa né assoluzione per nessuno, no? Tutti: case, televisioni, giornali, scuole. Retorico? Forse, ma stiamo pur sempre parlando di un editoriale di Repubblica, oh. (Che Barbara Spinelli mi perdoni).

    In ogni caso, circa le responsabilità da individuare, la CDG cita l’esempio della ragazzina ammazzata dai compagni a Niscemi anni fa, e ricorda che uno di questi, una volta in tribunale, disse al giudice “Ora che ho confessato, posso tornare a casa?”. E lo ritiene, giustamente, un segnale aberrante di come il senso di responsabilità individuale e culturale stia definitivamente crollando. Di come la responsabilità sia, appunto, dei padri e delle madri di questi ragazzi e della mentalità diffusa.

    Tutto questo per dire, e scusate la lunghezza, che si può benissimo criticare un articolo, anche ferocemente, ma distorcerne il senso, aggiungere commenti e interpretazioni che in quelle parole non ci sono e di sicuro non sono evidenti, aggiungere addirittura parole come “padre minaccioso” “facebook fa schifo” “è colpa del trucco e di come ti vesti”, non è un bel servizio per chi vi legge né buona premessa per avviare un serio dibattito culturale.

    Credetemi, se non avessi un’alta considerazione del vostro lavoro, non avrei perso due ore a scrivere tutto questo.

    Con stima

    "Mi piace"

    • Cara Valentina, innanzitutto precisiamo che qui nessuno ha definito o giudicato De Gregorio sciocca nè superficiale.
      Il passaggio dei lividi e dei graffi purtroppo lascia ampio spazio a molti fraintendimenti, insomma, che bisogno c’era di specificare questa cosa? E che bisogno c’era di aprire quell’ampia parentesi sul mondo delle adolescenti, quando e con chi escono, come si vestono e del nero intorno agli occhi?
      Se le intenzioni di De Gregorio non erano paternaliste, che bisogno c’era di romanzare e aggiungere dettagli così inutili?

      Quale era,secondo te, lo scopo di questi passaggi, di questa banale retorica?
      A cosa serviva parlare di trucco, facebook, tecnologia e delle epoche che cambiano?
      E il passaggio dell’alcol? Il solito moralismo sull’alcol e su come trasformi le persone? Anche quello lo abbiamo travisato o mal interpretato noi e insieme a noi altre migliaia di persone?
      Le adolescenti saranno fragili ma attenzione che tra fragili -e anche qui si potrebbe cadere nello stereotipo- e non capire la differenza tra stupro e rapporto libero e consenziente ce ne passa ( riporto : “Certo questa ragazzina non è morta, per sua fortuna. Forse non ha nemmeno lottato per evitare quel barbaro rituale che chissà, magari era proprio quello che l’avrebbe fatta diventare grande, finalmente. Forse per qualche tempo ha pensato: è stato quello che doveva essere” )
      Noi non abbiamo affatto colpevolizzato le donne multitasking, ma anzi crediamo fortemente che il multitasking sia la nuova forma di sfruttamento cui le donne sono costrette, spacciato dalla società e dai media come emancipazione, le donne nel nostro Paese purtroppo non hanno molta scelta, o a casa o il multitasking, questo anche perchè i ruoli di cura verso casa e figli sono ancora troppo rigidi e imposti, ma permettimi di dire che stiamo andando largamente o.t.

      Questo passaggio ” E, soprattutto, sapete come CDG svolge il ruolo di mamma? Io no. Ma voi state dando per scontato che siccome lei è una donna di successo che scrive per un quotidiano grosso e di merda, allora è una di quelle madri responsabili della cultura del patriarcato dentro cui lascia sguazzare amabilmente sua figlia.” Perdonami, ma questo passaggio te lo sei invento di sana pianta.
      Poi precisiamo che fino a qualche anno fa De Gregorio era su l’Unità, poi è passata a Repubblica, e quel giornale per lungo tempo si è pubblicizzato, sotto la sua direzione, con il primo piano del sedere di una donna in minigonna stride un po’ con le battaglie per l’emancipazione e la parità, non credi?

      Noi non abbiamo distorto niente, ti rigiro l’invito : puoi non condividere un articolo, ma da qui a fare corto circuiti come quello che ti ho riportato sopra, andare completamente o.t in alcuni passaggi e darci delle visionarie (perchè in pratica secondo il tuo parere tutto quello che abbiamo scritto è stato distorto, e anche in cattiva fede, e quindi non esiste nulla di quello che abbiamo notato e riportato in questo post) ce ne passa

      "Mi piace"

      • A proposito del passaggio che mi sarei inventata di sana pianta, cito il vostro articolo:

        “Non è colpa dell’anticamera del Billionaire se questa ragazzina è stata violentata, non è colpa dell’alcol, nè delle escort di Berlusconi contro cui De Gregorio e co. hanno riempito le piazze.

        E’ colpa di queste donne che continuano a fare retorica patriarcale senza nemmeno accorgersene, di queste donne che colpevolizzano Facebook e poi scelgono una campagna pubblicitaria con un culo femminile per il loro quotidiano, di queste donne di una generazione che mai si prende le responsabilità per il mondo in cui ha lasciato galleggiare le proprie figlie, dicendosi troppo impegnate a essere multitasking”

        In effetti, eravate andate oltre l’attribuire a donne come la De Gregorio la responsabilità della persistenza della cultura patriarcale: le avevate addirittura giudicate responsabili dello stupro di quella ragazza.

        Sul perché non fosse inutile il passaggio sull’assenza di lividi mi ero già espressa, ma temo che abbiate letto quello che ho scritto saltando qualche parte. Era lungo, vabbe’.

        Sì, comunque penso abbiate distorto un bel po’ di cose dell’articolo, ed è quello che di fatti vi ho scritto più sopra. In cattiva fede? Sinceramente di questo non m’importa molto e nemmeno mi ero soffermata a pensarci. Buona o mala, la sostanza non cambia.

        "Mi piace"

      • Cara Valentina,

        sinceramente crediamo di averti già detto tutto e di aver risposto esplicativamente. Il tuo commento lo abbiamo letto per intero.
        E’ semplicistico, a mio parere, il modo che hai di leggere il nostro articolo, oltre che pretestuoso.
        Il significato delle nostre parole é chiaro e ci sembra inutile mistificarne i contenuti.
        Secondo te abbiamo mal interpretato l’articolo di Concita, secondo noi tu hai mal interpretato il nostro. Se dobbiamo rimanere al livello dello sterile scontro ideologico non arriveremo mai al confronto. Quindi, visto che abbiamo già speso moltissime parole per far comprendere la nostra posizione e la scrittura è fatta anche di interpretazione, poiché ogni testo va inserito in un contesto preciso, crediamo di poter chiudere qui lo scambio, avendo ben inteso la tua idea.

        Grazie.

        "Mi piace"

  • Io credo che abbiate toppato alla grande nel “giudicare” l’articolo della De Gregorio, si può essere o meno d’accordo su come una persona esprime il proprio pensiero certo è che non trapela dall’articolo, a mio parere, nessuna indulgenza nei confronti dei ragazzi e/o colpevolizzazione della ragazza, piuttosto una ipotesi dell’accaduto, non per niente ripete “forse” diverse volte. Io sono donna, madre di due donne e estremamente sensibile all’argomento ma anche molto alla violenza in generale e scusate, ma il vostro giudizio mi è sembrato così, aggressivo, con la pretesa di sapere cosa è adeguato scrivere o esprimere a proposito della violenza sessuale e comunque il vostro post, sì, molto giudicante: Per quanto riguarda la dichiarazione di Giovanardi, confrontarla con quella della De Gregorio non c’entra davvero niente. Forse la de Gregorio sarà paternalistica ma quel che dice è vero, come è vero che i maggiori responsabili di questo sono i genitori che non educano al rispetto degli altri i propri figli, vale l’esempio fornito da Naun, nel quale una semplice frase della madre, non tanti discorsi, ha fatto si che lui stesso evitasse un atto sconsiderato. Comunque grazie per l’occasione di poter esprimere il proprio pensiero.

    "Mi piace"

    • Noi abbiamo voluto sottolineare come le retoriche utilizzate da De Gregorio siano pericolosamente vicine a quelle di Giovanardi.
      Non solo per il “paternalismo”, ma soprattutto perchè, in entrambe le posizioni si fa riferimento a un sistema di “valori”, un sistema culturale che non aiuta l’evoluzione della questione di genere.
      “Il problema [di Giovanardi] ( come per De Gregorio ) è lo svilimento dei valori che legavano un tempo amore e sessualità – quando? davvero, QUANDO? – e ne deriva una colpevolizzazione della libertà sessuale femminile ( come per De Gregorio ).”
      Questo ovviamente secondo noi. L’intento non è giudcante, ma come dici tu, poter esprimere il proprio pensiero.

      "Mi piace"

  • ma l’italia è fatta anche da queste persone. io vi dico che da adolescente mia madre non mi lasciava andare in giro in bicicletta in campagna con soli miei compagni , maschi, che ad ogni festa c’era un adulto presente e che sapeva dove ero e con chi ero e quando si accorgeva che la situazione era ambigua non mi lasciava andare. mi ricordo che una mia compagna a 14 anni diede una festa e si presentò nuda, appena uscita dalla doccia davnti a tutti noi e la madre ha solo urlato di andarsi a rivestire e la festa è continuata: forse aveva bisogno di aiuto psicologico ma la mdre non aveva capito.. tirate voi le vostre conclusioni..

    "Mi piace"

    • E che conclusioni dovremmo trarne?

      Cosa significa che “l’Italia è fatta anche di queste persone”? Noi ci occupiamo di comunicazione di genere e stiamo contestando un articolo inadeguato per la trattazione del tema. Non si risolve il problema limitando la vita e le azioni delle donne e delle bambine con toni paternalistici, ma si dovrebbe puntare ad azioni a monte, sulla formazione, sull’educazione di genere, educazione al rispetto, alla reciprocità, alla sessualità. Senza distinzioni tra generi, senza discriminazioni. Siamo stanche di sentirci dire come le donne dovrebbero vestire/comportarsi, con chi dovrebbero andare in giro la sera. Le donne devono avere diritto alla libertà di scelta sulle proprie vite, è la società e questa mentalità stantia che devono cambiare!

      "Mi piace"

  • Secondo me, quello della Di Gregorio è un gran pezzo. Mi stupisce molto questo commento risentito

    "Mi piace"

    • Puoi spiegarci anche PERCHE’ secondo te sarebbe un “gran bel pezzo”? E comunque non c’è risentimento, semplicemente un’analisi delle parole utilizzate.

      "Mi piace"

  • Mi piacerebbe tanto sapere se Concita De Gregorio legge le critiche e ci ragiona sopra. Mi piacciono molto i suoi libri ma nei suoi editoriali ormai sono diverse volte che la leggo in modalità “Ai miei tempi, signora mia, queste cose non succedevano”, lo fa per criticare le mamme 20-30 enni di oggi che non sanno cos’è il sacrificio, e tante altre cose. Come ho scritto anche su Leonardo, mi fa specie che una mamma di 4 figli maschi di famiglia benestante in una regione tranquilla come la Toscana, non abbia il coraggio di guardarsi allo specchio, e interrogarsi su quello che è passato per la testa dei 5 ragazzi presenti alla festa che tanto somigliano ai suoi figli.

    Per capirsi, a me sembra che finché gli autori dello stupro escono da classi medio-basse di regioni malmesse (quelli citati appunto nell’articolo della De Gregorio) si parla liberamente di violenza del branco, ma quando escono da famiglie benestanti, non si capisce che succede e allora il cambio di valori, Facebook, i padri che non controllano il telefono e le ragazze che si truccano e che non sanno dire di no.

    Per favore, facciamo intervenire nella discussione anche gli uomini, anche i padri.

    Cominciamo a parlare del modo in cui tanti ragazzi si formano al sesso scaricando film porno e sul modo in cui tendono a replicarne le modalità.

    Andate in un sexy-shop e guardate gli scaffali dvd porno dedicati allo stupro e alle gang-bang. Bisognerebbe obbligare i genitori a fare qualche visita nei sexy-shop e visionare il materiale che i loro figli scaricano tutti i giorni da Internet.

    Cominciamo a interrogarci sulle richieste maschili. prima ancora di interrogarci sul perché le 16enni non riescono a sottrarsi a 5 compagni di scuola.

    "Mi piace"

  • Io penso che la De Gregorio con malcelata ineleganza, mancanza di empatia, di apertura mentale, per non dire ottusità compiaciuta, confezionata in ruolo di gran giudice e grande conoscitrice salvifica di vita, chiusa nelle sua “certezza di sapere” non conosca o meglio non voglia vedere realmente quale sia la realtà.

    Quella realtà che non è patinata, romanzata, dorata attraverso lenti di benessere distanti dal concreto, (e con questo non intendo dire che tutte le persone benestanti siano separate dalla realtà) che non è un articolo o un servizio televisivo che parla più di sè e per sè che degli e per gli altri, della propria miopia che nemmeno vuol rendersi conto di quanto sia maschilista.

    Ci sono donne e donne, questo è vero, ma la distinzione è a parer mio tra donne schiave inconsapevoli o compiacenti del sistema schiavitù patriarcale che si credono liberate e non lo sono per nulla, che si inalberano quando hanno a che fare con qualcuno che realmente ha una mente aperta e indagatrice perchè non comprendono chi abbiano di fronte, abituate ad incasellare le persone in facili schemi ( meglio il dubbio e continuar a cercar risposte o darsi facili convinte certezze? Mah, che ardua scelta.), che credono ancora alla superiorità dell’apparenza, del bon ton, della vergine casta e pura che poi magari dietro le porte si svende a chi passa, ma l’importante rimane l’atteggiamento ed abbigliamento pubblici, e chi libera è perchè libera ed apre la mente ogni giorno non fermandosi alla superficie, ponendosi sempre interrogativi e continuando a cercare di vedere la realtà per quello che è.

    Una prostituta o una donna che abbia costumi sessuali promiscui non merita stupro e violenza: è un essere umano e come tale vale.

    Le peggiori nemiche delle donne sono donne che appoggiano e giustificano atti di simile nefandezza giudicando colpevoli e punibili coloro che scindono sessualità da relazione a lungo termine e/o sentimento.
    Assomiglia tanto a “guarda come si veste, se lo è meritata” oppure a “sicuramente lo/li avrà provocato/i”.

    Una mente ancora nella preistoria.

    Le donne di liberi costumi ci sono sempre state, non è un’invenzione moderna. Qui è proprio caduta dal pero.

    Non sono inorridita, sono schifata.

    Un pezzo bigotto.

    E nemmeno conosce i meccanismi della prevaricazione psicologica, dello shock che immobilizza una vittima come un coniglietto spaventato, tradito nella fiducia, incredulo e immobilizzato dal terrore che si separa dalla sua mente per non distruggerla e la tiene in uno stato sospeso di distacco semicomatoso e che si sente probabilmente pure in colpa e si vergogna di quel che le sta accadendo.
    Non sa che la violenza da parte di chi si ritiene amico o da chi è familiare è la più subdola, eppure la più diffusa, in quanto è più facile per un predatore violare chi è più intimo, chi ha le difese abbassate.

    Perchè mai prendersi la briga di cacciare all’aperto e correre dei pericoli quando si può ricoprire volutamente un ruolo di fiducia e spesso di paziente coltivazione della messe da violare?

    Crede davvero che questo cose succedano solo oggi o che solo oggi vengano alla luce?

    Inoltre proprio lo shock fa sì che la vittima ci metta tempo a rendersi conto di quel che le è accaduto, e come meccanismo di difesa dalla bruttura ed accettazione di esser stata tradita e dover venire a patti con questo, ed il sentirsi in colpa e non fidarsi più del proprio giudizio.

    E’ facile vivere e pensare come la De Gregorio, è più semplice e meno faticoso giudicare un libro dalla copertina che leggerlo, approfondirlo, rileggerlo, fare ricerche, porsi domande ed ancora ed ancora tornarci di nuovo.

    E’ una posizione molto comoda, di potere e difesa granitica, arroccata, intoccabile nella sua perfetta chiusura ed adesione ad un modello che si pone come antagonista e quindi “a me non può accadere, io sono l’altra, appartengo alle altre donne, sono quella meritevole, lei l’altra la violentino pure, se lo merita e poi diciamolo se violentano lei non violentano me ed è questo l’importante”.

    "Mi piace"

  • Sono stupita da certi commenti idioti ma d’altronde sono specchio di quest’Italia bigotta. Non ci si adeguerà mai.

    "Mi piace"

  • Pingback: Chi sono i “baby-clienti”? – Un altro genere di comunicazione

  • Scontro ideologico? Non credo, no, il nemico è da un’altra parte. Di sicuro qui no. Qui c’è solo una che da chi stima molto si aspetta molto. Tant’è che mi viene di commentare voi, più che le pagine di repubblica.
    “Secondo te abbiamo mal interpretato l’articolo di Concita, secondo noi tu hai mal interpretato il nostro”, mi dite. Però il mio modo di interpretare è “semplicistico e pretestuoso”, quindi voi siete in buona fede se criticate quell’articolo e, giustamente, ve la prendete se qualcuno – non io, ché proprio non me ne frega niente, potreste anche detestare la de gregorio perché è bionda, per quel che mi riguarda, non sono solita guardare a questo, quando leggo: leggo, rifletto e, a volte, scrivo – insinua che dietro ci sia un pregiudizio o antipatia verso la giornalista o il movimento che rappresenterebbe, però non esitate ad attribuire a me il medesimo atteggiamento nei vostri confronti. Cioè io deliberatamente prendo un articolo e cerco i pretesti per criticare voi. O, peggio, non ho la capacità critica di analizzare quello che scrivete, come se l’espressione “è colpa di” fosse passibile di interpretazioni multiple o necessitasse di profondo lavoro ermeneutico.
    E mi eliminate la possibilità di rispondere in calce, con un “grazie, chiudiamo qui”, e la sentenza “semplicistico e pretestuoso”.
    Mi è dispiaciuto. Molto.

    "Mi piace"

    • Valentina,

      dobbiamo davvero ribadire ancora una volta che no, non abbiamo un “pregiudizio o antipatia verso la giornalista”?
      Le tue critiche sono state ascoltate e hanno ricevuto anche più una risposta mi pare.
      De Gregorio si è limitata a scrivere “alcuni non hanno capito, ripropongo l’articolo”. Senza rispondere a nessuna delle critiche che le sono state fatte. Abbiamo colloquiato con te, ti abbiamo esposto il nostro punto di vista. Non sei d’accordo? Perfetto, fa nulla. Ma essere continuamente additate come coloro che vogliono colpire la persona e non i contenuti, e dover ancora una volta spiegare il contrario, è frustrante. Con questo approccio non si va da nessuna parte. Noi non abbiamo scritto da nessuna parte che tu attacchi NOI perché hai pregiudizi o antipatie nei NOSTRI confronti! E il parallelo che fai, quindi, non ha legittimità. Credi che il confronto possa portare ancora a qualcosa? Se sì, non capisco perché spostare i termini della questione. Ad ogni modo abbiamo risposto più e più volte ai tuoi quesiti, abbiamo scritto articoli su articoli, soprattutto in questi giorni, inerenti al tema. Più di così non so davvero cosa dovemmo fare. Possiamo anche avere idee differenti, è inutile prorogare un discorso che sembra essere portato avanti sulla torre di Babele, questo il punto.

      "Mi piace"

  • Pingback: Paternalismo a Matrix, tra ragazze facili, baby-prostitute e Miley Cyrus – Un altro genere di comunicazione