Franca, stuprata da 5 “amici” tutti a piede libero!

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Violentata ad una festa tra amici da un branco di 5 ragazzi tra cui un minorenne. E’ la cronaca di questi giorni che porta all’ennesimo episodio di violenza contro le donne che si mescola tra i tanti di femminicidio e l’orrore che molte donne in Italia subiscono tra le mura domestiche, private della libertà da parte di compagni e mariti violenti. 

Franca (nome di fantasia evocativo), sedici anni, è stata indotta a bere dell’alcool in una festa e sarebbe stata trascinata in una stanza, dove un gruppo di cinque ragazzi la violentavano a turno aiutati da un altro che faceva da “palo”. Alla festa partecipavano una ventina di persone tra cui altre studentesse. A stupire è stato l’atteggiamento omertoso degli altri partecipanti e degli stupratori che dopo lo stupro si sono comportati come nulla fosse e si sono vantati con gli altri di aver costretto la ragazzina agli abusi schernendola pure della violenza subita, come se fosse colpevole di quanto accaduto.

E’ la cronaca di un Paese dove il corpo femminile è considerato come una proprietà, dove la sessualità di noi donne non appartiene a noi ma alla comunità, da qui nascono le numerose violenze che subiamo nel quotidiano. Un episodio che dimostra che la violenza di genere non ha nazionalità e classe sociale e non avviene solo in contesti di degrado.

Sono Centotredici finora le donne uccise da mariti e compagni, donne che hanno subito botte, stalking e violenze in famiglie normalissime, senza avere giustizia. Donne che non sono state credute nemmeno da chi doveva proteggerle, dalle forze dell’ordine, come la signora che a Linea Gialla (La7) la quale raccontava che aver subito anni di botte e maltrattamenti annotati nel suo diario e testimoniati dai suoi lividi e le sue denunce non è bastato per essere creduta, e non solo, le sono stati tolti pure i figli dai servizi sociali e affidati al suo carnefice. Nemmeno i numerosi episodi di stalking e perfino aggressioni da parte dei fratelli dell’ex marito che si sono protratti anche dopo la separazione.

Storie così sono all’ordine del giorno. Uomini assolti malgrado le testimonianze, come la signora che ha messo la telecamera in cucina per filmare suo marito che ogni giorno metteva un po’ di acido nel bicchiere della moglie per avvelenarla. Ma nemmeno questo è bastato per condannare il marito per tentato omicidio. Infatti è stato assolto. A piede libero come il gruppetto di giovanotti che a Modena hanno violentato a turno Franca. A piede libero come Francesco Tuccia, militare incaricato proprio per la sicurezza tanto ostentata dal Governo, a febbraio del 2012 violentò e quasi uccise Rosa e che ora anche se condannato ai domiciliari a 7 anni può usufruire dei permessi per uscire e andare a lavorare.

Non è un problema di giustizia. In Italia esiste una ben precisa “gerarchia dei reati” , dove perfino un furtarello viene considerato più grave e condannato per via direttissima. Esiste l’omerta’ dei testimoni che va ad impedire che un reo venga condannato e a minare la credibilita’ della vittima, scoraggiandone la denuncia. Possibile che nessun* si sia mess* dalla parte di Franca?

Non riesco a comprendere come la vittima, alla quale va la mia solidarietà, abbia avuto il coraggio di denunciare questi ragazzi in un sistema come il nostro dove se sei italiano e di buona famiglia non vedrai nemmeno un giorno di galera.

Le cronache annunciano, infatti, che il branco è ancora a piede libero da agosto, mese in cui si è consumata la violenza. Niente custodia cautelare. In pratica Franca continuerà a vederli ogni giorno poiché i cinque sono tutti suoi compagni di classe. Un episodio gravissimo che non solo porterà la ragazza a gravi sofferenze psicologiche e ad abbandonare la scuola per non vederli più ma rischierà di esporla a ulteriori violenze, minacce, ritorsioni come accade alle donne che hanno tentato invano a denunciare i propri compagni e mariti e malgrado questo se li sono trovati di nuovo sotto lo stesso tetto a subire ulteriori violenze.

Questo episodio meritava la custodia cautelare dato il loro legame con la vittima. Ma li hanno lasciati liberi come se  si trattasse di accuse infondate. Perchè non aveva segni sufficienti per dimostrare che è stata stuprata?

Diceva la grande Franca Rame Ancora oggi, proprio per l’imbecille mentalità corrente, una donna convince veramente di aver subito violenza carnale contro la sua volontà, se ha la “fortuna” di presentarsi alle autorità competenti pestata e sanguinante, se si presenta morta è meglio! Un cadavere con segni di stupro e sevizie dà più garanzie”.

Stessa cosa per il femminicidio, quando le forze dell’ordine agiscono quando ormai è troppo tardi, ovvero quando la donna è già morta ammazzata. Come se le donne non fossero credute.

Questa inadempienza ha dato una lezione precisa. Prendete chiunque possieda un “taglio” in mezzo alle gambe e violentatela. Per l’opinione pubblica resterà lei l’istigatrice, come migliaia di commenti che si sono riversati la stessa sera alla festa e su Facebook contro di lei, come è accaduto anni fa ad una quindicenne a Montalto di Castro.

La cronaca e in particolare repubblichina, annuncia che i ragazzotti rischiano dai 6 ai 12 anni di carcere, anni che non faranno mai tra l’altro, e descrivendoli come delle vittime, come se lo stupro fosse un atto che non merita di essere punito a dovere.

Questo episodio, invece,  rappresenta una gravissima violazione dei diritti umani, una sorta di licenza allo stupro, l’ennesimo atto che porta ad accrescere la cultura dello stupro, dove violentare una donna non è riconosciuto come un reato ma come un normale rapporto sessuale di cui vantarsene, come è accaduto quel giorno alla festa, dove la vittima appariva agli occhi di stupratori e altri partecipanti come una sorta di puttana che ha istigato il carnefice. Chissà per quanto tempo ancora potranno vantarsi con gli amici della loro nefanda azione su una ragazza di sedici anni. Chissà come verrà trattata Franca al processo, sempre se ce ne sarà qualcuno.

A Franca alla quale va tutta la nostra solidarietà auguriamo di non subire la violenza che ha subito Marinella a causa di un contesto oppressivo e maschilista perpetrato dallo stato italiano che permette, ogni due giorni, di mettere a segno una strage sistematica di donne e ragazze.

In un paese che punisce realmente episodi simili, che insegna già dalle scuole che la sessualità femminile non fa parte della comunità e che il sesso è un rapporto consensuale da ambo le parti, uno nemmeno ci penserebbe a violentare una donna.

Lo stupro è un esercizio di potere non un atto di libidine. E chi la compie lo sa benissimo. La consapevolezza dei giovani sull’uso di questo potere è dimostrata dal tweet che in questi giorni è stato lanciato da un ragazzo di Iglesias contro un gruppo di paesane che manifestavano contro la violenza di genere.

Colpisce l’età del ragazzino e significa che la violenza sulle donne sta crescendo esponenzialmente nelle nuove generazioni ed è una prova di quanto è forte più che mai la disparità di potere tra uomo e donna. Un sedicenne che grida senza pudore allo stupro, impavido dalla critiche perché è consapevole delle ricompense sociali che riceverà dall’opinione pubblica, di una maggioranza che ancora oggi è reazionaria verso la lotta delle violenze e delle discriminazioni che subiscono le donne nel quotidiano ma anche verso chi si impegna a lottare, visto come un nemico che vuole mettere le mani sul potere patriarcale che relega le donne in una posizione subalterna, dove la violenza è un mezzo per controllarci.

Un ragazzino coetaneo di Franca è l’ennesimo esempio della condizione femminile delle donne in Italia oppresse ogni giorno da un’onda di violenza maschile impunità. Offese, molestate, picchiate, stuprate e uccise in quanto donne.

Ogni violenza contro le donne è un atto che colpisce la nostra libertà e preoccupa che uno stupro non venga punito. Ciò significa che la nostra libertà sessuale non conta e può dare un cattivo segnale, percependo l’azione come un fatto poco grave o addirittura giustificabile. Oppure può contribuire a percepire il nostro corpo come un oggetto.

Fate girare questo post affinché episodi come quello che si è consumato pochi giorni fa a Modena venga punito, affinchè non accada come a Montalto di Castro, il cui sindaco, Salvatore Carai che pagò l’avvocato difensore agli stupratori, dichiarò: “Lo stupro esiste solo se commesso dai cittadini rumeni…Dalle nostre parti le uniche bestie sono gli immigrati rumeni. Loro sì che lo stupro l’hanno nel sangue”.

Ma quanti episodi simili finiscono con l’assoluzione o col rilascio del carnefice?

Troppi. Ma chi si occupa di fornire i dati?

Nessuno. L’Italia ha buone leggi ma mancano gli strumenti, culturali e sociali, per prevenire e affrontare le violenze. Molti paesi europei hanno un osservatorio dove vengono raccolti i dati delle violenze contro le donne. Sia le forze dell’ordine, che i tribunali, che il personale ospedaliero è formato e collabora per fornire questi dati. L’Italia non ha rispettato le richieste dell’Onu e della convenzione di Istanbul; così non solo non abbiamo dei dati istituzionali e veritieri sul numero di donne che subiscono violenza o che sono state uccise (solo i blog si occupano a raccogliere questi ultimi), ma ciò è perfino pericoloso perché non sappiamo nemmeno come vanno a finire le denunce e le condanne.

Tutto questo pone le donne al rischio di vittimizzazione o rivittimizzazione perché le espone a subire altre violenze reiterate nel tempo, molto spesso fino alla morte della vittima. Oppure rappresenta una sorta di “censura” verso un fenomeno che andrebbe discusso e affrontato, ma non come un’emergenza, ma come un problema culturale.  Non invochiamo solo leggi sicure ma esse sono importanti per tenere lontani i carnefici dalle loro vittime, sopratutto quando con esse hanno dei legami.

Certo la cultura è fondamentale, perché il nostro paese non investe nulla per prevenire la violenza di genere a partire dalle cause, dalla radice. A nessuno viene insegnato che la donna non è un oggetto, anzi, i giovani di oggi stanno crescendo bombardati da messaggi che veicolano tale idea e che spesso è la causa degli stupri compiuti dagli adolescenti. Un ragazzino o una ragazzina cosa può imparare seguendo un programma dove un concorrente scarta la sua corteggiata perché lo ha baciato subito?

A nessuno viene insegnato che la libertà sessuale delle donne va rispettata, anzi, l’offesa più comune che ancora oggi viene fatta ad una donna è darle della puttana, andando a colpire la propria onorabilità sessuale, anche in caso di stupro.

Ed è fondamentalmente per questo che le vittime di stupro non denunciano e quelle che lo fanno subiscono dileggio e persecuzioni come Marinella, come Annamaria e come Franca alle quali esprimiamo la nostra piena solidarietà.

La moralità sessuale che diventa un presupposto per esercitare controllo sui nostri corpi e per sottrarli dalla nostra autodeterminazione e darli in pasto alla comunità che ne dispone come vuole come è accaduto al corpo di Franca.

Lo stupro non va minimizzato. Se lo Stato lo minimizza significa che lo ritiene ancora un mezzo di controllo legittimo verso le donne. Chiediamo alla Ministra della Giustizia di prendere atto di questo triste episodio e di applicare  la custodia cautelare agli aggressori di Franca.

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