Servire in tavola, il mestiere più antico del mondo

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Oggi guardavo la televisione e mi sono soffermata su questo spot:


E’ lo spot di un formaggio con una donna contenta di servire a tavola il vassoio con il proprio marito seduto e in attesa della moglie-cameriera. La moglie serva dev’essere anche gradevole di aspetto fisico. Tutto ciò riflette il modello femminile ideale della donna in italia: bella, vestita bene e sopratutto una brava casalinga. La brava moglie di casa deve servire a tavola e non deve mangiare: una bella cameriera che deve tenersi pure a dieta perché deve piacere anche esteticamente!
Siamo quasi nel 2014 e come abbiamo visto dalle polemiche contro La Presidente della camera Boldrini che contestava proprio quest’immagine della donna che si affianca a quella della donna-oggetto, il ruolo della moglie di casa acqua e sapone, rassicurante e composta non si può mettere in discussione.
L’ideale di famiglia è quello delle mamme che si occupano esclusivamente della prole come se fosse un compito principale della donna:

Fino all’anno scorso in tv veniva tasmesso questo:

Dove, con la testimonial Josefa Idem divenuta perfino Ministro delle Pari Opportunità, si sottolineava la qualità multitasking delle donne.
La paternità negli spot dedicati a uomini sportivi non esiste. E’ come se occuparsi dei figli è compito della donna, sempre e comunque.
La maternità come destino comune che unisce tutte: donne in carriera, casalinghe o sportive. Non come scelta ma come vocazione, poiché secondo la pubblicità tutte le donne hanno l’istinto materno in quanto tali e la maternità viene sottolineata come una qualità femminile alla pari dell’aspetto estetico e la sensualità delle più giovani.
Peccato che nella realtà per chi sceglie di avere figli fare carriera è difficile.
Qualche timido accenno alla paternità c’è nello spot della Kinder Sorpresa ma il padre può giocare con il figlio solo se maschio. Delle figlie femmine si devono occupare le madri. Come 50 anni fa.
spot padre:

spot madre:

Emerge un’idea sessista secondo il quale le femmine devono essere educate a “cose femminili” come le bambole e le principesse, mentre i maschi a cose maschili come l’avventura e i motori. La Kinder ha infatti realizzato gli ovetti per maschio e per femmina. Uno rosa e uno azzurro.
Da notare: nello spot maschile padre e figlio giocano all’aperto, nello spot femminile, invece, mamma e figlia giocano dentro casa. E’ una discriminazione sottile che comunica un messaggio ben preciso: le donne devono stare a casa. E infatti i giocattoli femminili sono fatti per giocare dentro casa.
Che strumenti abbiamo per combattere questi spot in Italia?
In molti paesi c’è una sensibilizzazione tale che spot del genere sono sempre meno. Ci sono spot dove donne, figli (di entrambi i sessi) e uomini si spartiscono equamente i compiti domestici. Questo ha portato a pensare e ad accettare una società più equa, dato che gli spot non sono solo il ritratto di una società ma influenzano pure l’opinione pubblica a condurre certi comportamenti (che non sono solo quelli di comprare il prodotto più bello e più buono).

In Italia manca un’educazione basata sulla parità tra uomo e donna. Ancora troppe persone sono convinte che gli uomini sono negati in cucina e nelle mansioni domestiche, che portare il proprio bambino o bambina a spasso sia poco virile, che le femmine sono naturalmente più emotive dei maschi, che le donne che non diventano madri sono incomplete e che quelle che lavorano sono scese a compromessi sessuali con il proprio capo e più aumenta la propria posizione di potere più vengono viste come una specie di puttane, che le donne devono stare a casa e via dicendo..

Stereotipi duri a morire che gli italiani imparano già da piccoli sopratutto attraverso i media. I media sono un’arma potentissima che non va sottovalutata. Gli stereotipi creano disparità tra i sessi e creano conflitti.

Le donne in Italia sono praticamente discriminate nella società perché avvertono la mancanza di modelli nuovi e forti da seguire, perchè i loro mariti e compagni non spartiscono con loro la famiglia e non le lasciano quindi tempo per fare carriera. Perché alcune sono devastate dalla violenza domestica, perché non esistono leggi adeguate per tutelare e incoraggiare il lavoro femminile. O semplicemente perché i pregiudizi ci tengono lontane.

Allora che si fa? Questi stereotipi sono così innocui? vi piacciono?

Noto che c’è poca attenzione e indignazione verso spot che sono in realtà più dannosi. E questo purtroppo è molto grave. Cosa stiamo aspettando?

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