Tutt* vogliono la mamma che serve in tavola. Il sessismo che unisce destra e sinistra

“La indiscutibile minore intelligenza della donna ha impedito di comprendere che la maggiore soddisfazione può essere da essa provata solo nella famiglia […]”

Ferdinando Loffredo, Politica della famiglia, 1938

Non è per formalismo ma per affermare che la vita ha più di un genere

E’ una delle frasi affermate ieri dalla Presidente Boldrini durante l’incontro  al convegno su ‘Donne e media’, al Senato.  Nell’intervento la presidente della Camera Laura Boldrini  ha parlato anche degli spot pubblicitari presenti in Italia affermando :

Non sarebbe concepito normale uno spot in cui i bambini sono tutti seduti a tavola e la mamma serve

Poi è passata a quelle pubblicità che sfruttano il corpo femminile per proporre cose che con quest’ultimo non hanno alcun nesso – quali viaggi turistici, yogurt, automobili e computer-  domandandosi e domandandoci in quale altro Paese avanzato tutto ciò sarebbe tollerato.

Qualche minuto dopo era già polemica. Qualcuno è arrivato sulla nostra pagina fb affermando, oltre  la solita frase banale “Ci son cose più importanti di cui occuparsi” , che Laura Boldrini si starebbe montando la testa. Per cosa poi?

Ma non finisce qui. Le frasi affermate dalla Presidente Boldrini sono state mistificate da tutti.

Casapound  non ha perso un attimo per creare uno di quei soliti link impregnati di becero populismo mistificando l’intervento di Laura Boldrini con queste frasi

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Inutile soffermarsi e tentare di spiegare a gente con un  bagaglio culturale tutt’altro che ampio , ma è quasi impossibile non notare la frase

“potete assumere un immigrato low cost “

Quindi per cucinare o servire in tavola o c’è la donna che lo fa o si chiama l’extracomunitario. Queste attività non sono fatte per gli uomini. Questo è il succo.

Partiamo col dire che ci sembra piuttosto strano notare da parte loro tanto interesse, addirittura empatia, verso lo sfruttamento che subiscono gli extracomunitari. Casapound, fiera del fascismo razzista più bieco per affermare i concetti e le usanze del tradizionalismo patriarcale , chiude un occhio sui propri ideali razzisti e stringe la mano al nemico nero, tutti uniti contro la parità!

A fine manifesto leggiamo :

“una classe politica scollegata dalla vita reale sta uccidendo la nazione”

Certo, perché il progresso, e quindi le riforme sociali, per i destroidi casapaundiani sarebbero una politica scollegata dal Paese, perché come ben sappiamo per loro, e gli italiani medi in generale, una nazione si fonda solo sull’economia, ignorando del tutto che l’economia e il progresso sociale sono inevitabilmente collegati tra di loro e che senza progresso non ci sarà mai alcuno sviluppo economico.

Ma continuiamo a pensare che sia del tutto inutile soffermarsi a spiegare a gente che non può e non vuole capire, consapevoli però che con tali link inculcheranno nelle menti dei più messaggi fuorvianti e falsi e consapevolissimi anche della pigrizia mentale degli italiani, che non cercano mai le fonti e condividono acriticamente qualsiasi cosa che circoli sul web

La cosa che ci ha colpito è che il pensiero casapoundiano sia stato condiviso anche da gente non esattamente di destra. Tali esternazioni distorte sono state condivise un po’ da tutti, da destra a (estrema) sinistra.

Questo è quello che dice Scanzi, noto giornalista simpatizzante del m5s. Il movimento della “ggente” stufa del vecchio sistema politico, il movimento del rinnovemento.

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Accipicchia davvero una politica di rinnovamento questa!

Come si fa a paragonare lo spot di Banderas con quelli messi sotto esame dalla Boldrini? Incomprensibile anche il paragone con Binetti, un’ultraconservatrice che propone un’immagine di donna molto diversa da quello che propone Laura Boldrini. Ma Scanzi fa parte di quella “nuova” politica a cui non importa quello che dici – frasi sconnesse e senza logica – l’importante è che lo urli.

Un’amara sorpresa ci attendeva ancora. Lo stesso identico pensiero condiviso dai ferventi fascisti e dal narcisista pentastellato lo avevano condiviso :  attivisti antirazzisti e antifascisti e personaggi notissimi nel mondo dell’informazione per le lotte che portano avanti contro la Lega e contro il razzismo proveniente proprio da quegli ambienti che stranamente in questo contesto loro condividono.

Alcuni di questi, dopo aver ricevuto numerosissime critiche sia da uomini che da  donne infastiditi dai contenuti che poco si addicono agli ideali di antifascismo e antirazzismo che tanto professano,  hanno ben pensato di cancellare i post. Si saranno resi conto di aver fatto un vergognoso scivolone sessista?

Ci siamo ritrovate a spiegare a più e più persone che non si può combattere contro il pregiudizio razziale se poi condividi, senza rendertene conto, quello sessista. Alcuni hanno tentato di sviare chiedendo cosa ci fosse di male in una donna che serve in tavola.

Non c’è nulla di male a cucinare per la propria famiglia, ma quando questo compito nelle pubblicità – e anche in troppe case- viene riservato quasi sempre alle donne c’è qualche domanda da farsi.

In molti non hanno ancora compreso che le pubblicità sono lo specchio del contesto in cui viviamo e come sostiene la Presidente Boldrini in altri Paesi, in quelli anglosassoni e nordeuropei, le pubblicità sono ben diverse perchè il contesto è diverso, le donne lavorano, non sono costrette a rinunciare alla propria carriera e alla propria autonomia per crescere i figli e la famiglia si fonda sul principio della collaborazione.

Ma la figura della mamma e casalinga immacolata che di domenica, invece di riposarsi come fa il resto della famiglia, serve piatti succulenti mentre tutto il resto della famiglia se ne sta seduto a guardare, piace troppo a tutti, anche a chi ama farsi definire compagno o anarchico.

La figura della donna multitasking (o sarebbe più giusto definirla “nuova schiava”) che serve, senza riposarsi mai, fingendo anche di essere felice di essere sfruttata fuori e dentro casa, piace a tutti, anche a quei giornalisti progressisti che ogni tanto ci deliziano con degli articoli, dai loro blog targati Espresso et simila, dove fingono empatia per la questione violenza sulle donne o femminicidi, tutto per qualche like  in più.

Abbiamo spiegato migliaia di volte che il femminicidio è l’atto finale di una serie di pregiudizi e discriminazioni, chè non si viene ammazzate da un giorno all’altro dal “mostro” così come vogliono farci credere, chè i “mostri” non esistono e che quelli che ammazzano mogli, ex o fidanzate sono solo uomini cresciuti in una cultura che vede le donne come degli oggetti o come delle serve, appunto.

Betty Friedan, nel suo libro “La mistica della femminilità”  critica il “modello di femminilità” (marito-figli-casa) che veniva imposto a tutte le ragazze come meta desiderata, e desiderabile, anzi, come la sola meta adatta ad una ragazza che non volesse “perdere la propria femminilità” senza tener conto delle reali aspirazioni di ognuna.

Lungo tutto il saggio, articolato e completo, l’autrice americana mostra con lucidità e puntualità, come l’aver spinto ogni ragazza americana a ritenere come sua unica meta un buon marito, una bella casa e dei figli sia stato un errore gravissimo. Giovani donne private di aspirazioni, depresse, inclini al suicidio e affette da un “male misterioso” senza distinzione di ceto sociale e condizione economica. Un intero Paese privato della professionalità e del contributo femminile.

Quel modello, negli anni ’50 e ’60, negli Stati Uniti era teorizzato e insegnato nelle scuole, nei college, in famiglia.

In Italia no. Almeno, non formalmente. A scuola nessuno insegna alle ragazze “il manuale della brava moglie” o cose simili, anche se per anni, durante la dittatura fascista, l’educazione familiare è stata trasmessa attraverso corsi per casalinghe, lezioni sull’allevamento dei figli e riunioni guidate da gruppi femminili fascisti. Difficilmente, oggi, da noi, in famiglia, ad una bambina viene detto: “E’ inutile che studi, tanto per sposarti e gestire una casa non ti serve a niente”.

Eppure ci sono altri modi per convincere o per indurre una bambina a credere che il suo ruolo sia quello. Tutto, dalla prima infanzia, all’età matura, sembra dire alla ragazzina: “Sposati e fai la donna di casa! E’ il tuo destino naturale!”

Dai giocattoli, ai libri, dalle pubblicità ai programmi televisivi, le sole due immagini che vengono proposte sono quelle della donna sessualizzata (e quindi troia, malafemmina, modello negativo, seduttrice “strega”)  e quello (positivo) della donna-mamma-casalinga.

La cosa peggiore è che le stesse donne faticano a vedere quanto questo stereotipo sia radicato. Molte di loro si autoconvincono che, ad esempio, le facoltà tecniche e scientifiche non facciano per loro. Le donne stesse si autoconvincono che siamo naturalmente altruiste, molto più degli uomini.

Molte donne ritengono una gioia servire la propria famiglia. Molte di loro sono contente di portare a tavola i manicaretti preparati con tanto amore e di dedicarsi con cura, passione e amore al marito e ai figli.

E va benissimo. Ma…

Ma ci sono le altre donne. Quelle che scelgono il lavoro. Quelle che scelgono di non avere una famiglia. Quelle che non si sposano, che non fanno figli. Ci sono le donne che non amano cucinare. Ci sono anche quelle che non impazziscono di gioia all’idea di pulire il bagno ogni giorno, che non gongolano ad avere il bucato profumato e perfettamente stirato.

Nessuna è meglio di un’altra. Sono solo diverse. Ogni donna è diversa dall’altra. Perché appiattire l’intera popolazione femminile in questi due ruoli stantii?

E poi ci sono gli altri uomini. Quelli che collaboranoin casa, che cucinano, lavano i piatti, che non hanno come unica aspirazione quella di infilare le loro gambe sotto ad un tavolo per essere serviti e riveriti, da eterni bambini, che non si sentono meno virili nel portare la cena a tavola per la propria famiglia.

Ci portiamo ancora dietro i retaggi di una cultura fascista, nella quale ci si impegnava (impegna) a consolidare cliché familistici, quali la prerogativa della riproduzione e della cura della casa per la donna, inquadrando il lavoro femminile come danno, causa della pericolosa “mascolinizzazione” e corruzione delle donne al fine di proteggere la mascolinità tradizionale e il virilismo, pilastri retorici delle culture nazionaliste e autoritarie.

Ma i fascisti oggi non sono solo di destra.

Infine, diamo uno sguardo ai commenti che, sui social network, hanno fatto da cornice alle parole della Presidente.

Ci sono quelli di donne che si sentono fiere ed orgogliose di “servire” (usano proprio questa parola), ci sono quelli che ricordano gli occhi pieni di amore della nonna che serve a tavola la polenta al nonno rientrato da lavoro, ci sono quelli che la additano come portatrice di “idee femministe forzate” e che asseriscono che dica idiozie.  C’è anche quello che dice che le “vere donne sono le mamme!” (le altre, quelle senza figli, cosa sono?) E ci sono gli immancabili commenti sessisti che vanno a colpire una donna che non si piega agli stereotipi, nella sua sessualità.

Che fantasia…. E così, immancabili i dubbi: “La Boldrini avrà mai fatto un pompino?” (che c’entra con lo stereotipo della mamma casalinga?) e i consigli: “un fine settimana con Rocco Siffredi”.

Una donna che non fa “la vera donna” mettendosi al servizio della famiglia, insomma, è frigida, frustrata sessualmente. Ha bisogno di un uomo che la faccia godere per smettere di blaterare e di sentirsi scontenta per come vanno le cose.

Questa forma di discriminazione  inchioda l’Italia ad un’arretratezza culturale spaventosa. Anche questi stereotipi contribuiscono alla mancanza di autonomia ed emancipazione femminile e, quindi, al rafforzamento della cultura patriarcale, culla di ogni forma di violenza di genere.

Sullo stesso tema http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=49426&typeb=0

Di seguito, potete trovare il il primo film di montaggio del collettivo Un Altro Genere di Comunicazione. In poco più di venti minuti, il tentativo è quello di raccontare lo sfruttamento dei corpi femminili e la loro oggettivizzazione in nome di mercato, profitti, audience http://www.youtube.com/watch?v=nVsUigq3lDI

58 commenti

  • Sarà che ho incontrato e sposato un uomo “altro”, che cucina meglio di me, non ha problemi a servire la cena, fare il bucato o occuparsi di nostro figlio e mi sostiene in tutto e per tutto nel conciliare lavoro e famiglia (di entrambi). Sarà che da poco più di un anno e mezzo vivo in Olanda, dove la situazione è molto diversa. Ma leggere questi commenti assurdi – da “i problemi sono altri” (solito ritornello italiota adatto a tutto) a “le vere donne sono le mamme” (allucinante) – mi fa restare a bocca aperta, mi sembra di tornare indietro di decenni… E forse è proprio questo il problema, l’Italia e gli italiani sono fermi agli anni ’50 solo che non lo sanno, anzi ne vanno fieri. Sono davvero felice di crescere mio figlio in una cultura diversa, paritaria, in una famiglia dove mamma e papà si dividono tutti i compiti senza nemmeno doverne discutere.

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    • Brava! Concordo in tutto! E’ vero Eleonora, sei fortunata. E anche tuo figlio! In bocca al lupo!

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      • Grazie Francesca :-) Crepi il lupo!
        Diciamo che anche io mi sono fatta la mia dose di relazioni squilibrate e ho dovuto superare tutti i preconcetti dati da una famiglia rigidamente “tradizionalista” (e ancora mia mamma mi critica perché io e mio marito andiamo insieme al supermercato mentre sarebbe “compito mio”, figurati).
        Ricominciare in un paese diverso non è per niente facile, ma vedere tanti papà in giro con i bimbi, uomini a fare la spesa, aiutare in casa, senza che nessuno lo trovi strano, è davvero una gioia!

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  • SECONDO ME NON è QUESTO. da una parte, l’arretratezza culturale c’è e non è che facciano pubblicità cosi perchè vogliono mantenere arretrata la mentalita’. E’ esattamente il contrario: tale pubblicità viene fatta (e vengono fatti degli investimenti su di essa, anche cospicui) perchè il target è sicuro. Le donne e gli uomini la pensano cosi. La mamma che serve a tavola è un’icona dura a morire.
    Una cosa è certa: chi cambierà o contribuirà a cambiare tale arretratezza non sarà e non potra’ mai essere una boldrini.
    Non mi soffermo sul pessimo ruolo politico internazionale che la boldrini ha avuto prima di fare quel che fa ora. Mi soffermo su quel che fa ora.
    Una cosa che ritengo diseducativa per la “civilizzazione” diciamo cosi, è il fatto che una borghese faccia la morale al proletario volendolo emancipare. Una boldrini -stipendio da decine di euro al mese, vestiti firmati, fare da donna coi soldoni che se incontra l’operaia fuori dall’asilo manco la saluta, aria saccente e telecamere sempre accese sulla testa. Bodyguard nerboruti e auto blu lussuose con autista NON PUO E RIBADISCO non puo’ lanciare un monito del genere e sperare di non venir disprezzata.

    Perchè, ragazze mie, il “chi serve a tavola” è una questione o di mentalità o di quattrini. In ogni caso è una “storia di lotta di classe”. Perchè se l’interfaccia culturale delle donne italiane è per lo piu’ il prete o la TV è perchè sono povere e magari si rompono pure e ovaie di cucinare tutti i giorni di ‘sta vita per i figli. Ma è una cosa da fare e si fa.
    Ovvio che se fossimo piu’ civilizzati marito e figli si alzerebbero dal tavolo e darebbero costantemente una mano. Molte hanno abituato i familiari a far cosi. Molte, ma non tutte.

    E che senso ha che una che spruzza benessere materiale da tutti i pori, che si pone come autorevole senza che nessuno l’abbia eletta di preciso (col porcellum), che il giorno prima dice “io voglio esser chiamata presidente” si ponga come “faro illuminato” per chi lavora nelle mense o per chi confeziona polli surgelati in fabbrica o per chi pulisce il sedere ai vecchi?
    Un messaggio, oltre ad avere significato e significante impliciti è fatto anche da emittente-destinatario-contesto.
    Una base comunicativa sensata dev’essere presupposta. Che base c’è tra le donne italiane che lavorano duro e questa qui? Che lei è un’istituzione? da questo dovrebbe scaturire la bontà del messaggio?
    Voi direte: ma il messaggio è buono e positivo a prescindere. No, perchè se io sentissi un elogio della legalità provenire dalle labbra di Toto’ Riina o un’ esaltazione della fantasia, della libertà individuale e della sessualità dal papa mi sorgerebbero dubbi sull’intenzione comunicativa o, in alternativa, sulla sanità mentale del soggetto che si esprime.

    E una boldrini, che ha assistito imperturbabile con la sua aria cattedratica alle peggio derive anticostituzionali e ai piu’ spudorati inciuci, che credibilità ha nel sottolineare “come dovrebbe essere l’immagine della donna” nel paese in cui “regna”. Perchè? perchè è una carica politica prevista dalla costituzione? Ma ci faccia il piacere. E’ normale che una cosi si attiri le schifezze di casa pound, ma io il post di scanzi lo sottoscrivo in pieno. Per me una boldrini che parla in quel modo odioso di ‘ste cose contribuisce a rallentare, se è possibile, il progresso culturale e la consapevolezza dei ruoli.

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    • stregadellosciliar

      L’intento del post non era quello di osannare e difendere acriticamente Laura Boldrini. Lo scopo era quello di analizzare la mentalità italiana e il sessismo che la attraversa che è trasversale. Perché a servire a tavola sono le “borghesi” così come le “proletarie”, le “ricche” e le “povere”. Perché sono donne.
      La lotta di classe, in tema di sessismo e stereotipi di genere, è poco efficace, se non è anche lotta al sessismo. Perché il sessismo sta anche a sinistra.
      Focalizziamoci sul tema del post, altrimenti si rischia di cadere nel populismo e di dimenticare che le donne vengono criticate in ogni ambito sociale. Anche le donne che fanno carriera, le imprenditrici attirano stereotipi e sessismo. Se sei una donna, “ricca” o “povera” il ruolo della casalinga e di colei che si prende cura della famiglia in via esclusiva (o quasi) sarà tuo.

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    • Ma che c’entra? Scusa, Barbara Cloro, ma “il fatto che una borghese faccia la morale al proletario volendolo emancipare” non autorizza nessuno a stravolgere il significato di ciò che dice per criticarlo meglio. Se la Boldrini è criticabile, allora basta criticarla per ciò che dice davvero, senza modificare ad arte il significato delle frasi che pronuncia per attaccarla meglio.
      Comunque io non sono d’accordo su questa prospettiva: siccome è ricca, siccome “spruzza benessere materiale da tutti i pori” allora tutto ciò che dice – anche quando è giusto – è sbagliato. Non sto difendendo la Boldrini, adesso, né la Boldrini come persona, né come personaggio politico, sto criticando questo modo di affrontare la questione. La Boldrini ha parlato di un problema, l’immagine della donna nei media, e la tua risposta è “zitta tu, riccona, cosa ne vuoi sapere…”
      Io credo che si possa riconosce una affermazione corretta anche quando è pronunciata da una persona con la quale non sentiamo di “condividere la stessa base”…Se io sentissi un elogio della legalità provenire dalle labbra di Toto’ Riina, saprei che Totò Riina mi sta prendendo in giro, ma questo non toglie nulla al concetto di legalità in sé. Quindi si può eventualmente contestare alla Boldrini che la sua affermazione non è il linea con il suo operato politico, ma non si può concludere che l’affermazione in sé è sbagliata.

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    • comunque dai pori si può sprizzare, non spruzzare

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  • Credo che nelle famiglie non ci sono ruoli prefissati in base al sesso, ma ancora ci sono uomini che credono debba essere l’uomo a comandare in casa. Proprio oggi ho sentito un commento alla frase di una donna oppressa dal marito, l’estraneo ha detto”In famiglia qualcuno deve comandare”, l’uomo ha il ruolo dirigente e così si stigmatizza fin dall’infanzia che la donna ha un ruolo subalterno. Credo che ognuno ha delle competenze ma certi ruoli sono intercambiabili.

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  • Servire, dal latino “servus” schiavo.
    C’è da dire che il verbo servire ha accumulato un mucchio di altri significati, tra i quali anche l’ “essere utile agli altri in modo disinteressato”: essere servizievole non è necessariamente una brutta cosa…
    Il problema, con queste parole polisemantiche (mi viene in mente anche la frase “servire lo Stato”, che significa semplicemente svolgere un lavoro per conto dello Stato) è proprio che è facile giocare con l’ambiguità.
    Per contestare la Boldrini hanno fatto esattamente questo: hanno usato uno dei significati del verbo “servire” (compiacere gli altri di propria spontanea volontà, quindi il servizio come atto di cortesia) ignorando a bella posta il significato scelto dalla Boldrini, ovvero il servizio inteso come posizione servile, quindi inferiore…
    Questo è un errore di attribuzione di significato. Involontario o doloso, io non lo posso dire. Certo è che la parola servire racchiude entrambi i significati e a seconda del significato che scelgo di considerare, una frase può assumere diversi contenuti…

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    • Beh, il contesto dice tutto il dolo che c’è nell’attribuire il significato del “servire per scelta”. qui di possibilità di fraintendimento non ce n’era neanche una.
      E in ogni caso, di fatto, chi dice che il significato della servitù, chiamiamola “virtuosa”, di chi serve nel senso del mettersi a disposizione della giusta causa, sta sostenendo che le donne nascono con questa condizione incorporata: le donne sono naturalmente (!!!) altruiste e servizievoli (soprattutto verso gli uomini); e non solo; sta dicendo che quella è la giusta causa alla quale ogni donna aspira di mettersi a servizio.

      Come la giri la giri… siamo sempre lì.

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  • Scorretto da parte vostra affibbiare a Scanzi il titolo di giornalista “pentastellato” o “appartenente al M5S”. Vi siete schierati e avete, anche voi, fatto la vostra piccola discriminazione quotidiana, tra l’altro per avvalorare una tesi che non aveva bisogno di questa forzatura.
    Saluti da Erica, San Vito lo Capo.

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  • Le polemiche sulla frase della presidente Boldrini sono scandalose e denotano solo malafede. Non importa da che parte politica vengano. E ancora più odioso è che fascisti di destra e di sinistra si sollazzino a inventare battutine salaci e furbette per gettare discredito su chi ha opinioni diverse (e ben più serie e motivate). Si lamentano che simili temi siano marginali e inutili da dibattere, ma poi perdono tempo a opporvisi con sarcastica arroganza. Non saranno invece questioni basilari anche per loro e su cui temono il confronto? Io sono costernato nell’osservare che pochissimi uomini diano alla questione dei ruoli – quando va bene – così poca importanza, approvando più o meno tacitamente la schiavitù con cui gli stereotipi di genere ci legano. E dico “ci” non a caso: opprimendo le donne, relegandole al ruolo di serve, uccidendole, noi uomini non ci liberiamo, non miglioriamo la nostra vita, al massimo la rendiamo più comoda. Ma comodo non è sinonimo di migliore. Pulire la casa, cucinare, far la spesa, badare ai/lle figli/e, pagare le bollette, portare la macchina dal meccanico, riattaccare un bottone e il milione di altre faccende che la vita (la vita! Non la sfortuna o uno stereotipo borghese!) impone tutti i giorni non sono cose piacevoli né gratificanti, ma esistono. Se si dividono si sopportano meglio, talvolta si riesce a farle assomigliare a un gioco, perfino (ma qui siamo all’estremo) farsele piacere. Da maschio fantozzianamente medio, sono convinto che moltissimi uomini, oltre a devastare l’esistenza di tante donne, stiano pure male. Non vedo un’umanità maschile felice, vedo persone che non osano toccarsi, guardarsi negli occhi, confidarsi le proprie debolezze, raccontarsi le emozioni. La rinuncia all’illusorio ruolo di vincente, iperperformante superman è una liberazione, ma viene vista con terrore. Se lo stato servile delle donne fosse un vero beneficio per gli uomini, capirei e probabilmente ne approfitterei anch’io: non sono mica un santo. Ma la questione è diversa: la liberazione delle donne è condizione indispensabile per la liberazione anche degli uomini. Non capisco perché la maggior parte di noi non lo capisca.

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  • mi sta bene tutto, sono anche d’accordo sulle parole della Boldrini (assente, spesso, in altri casi). Ma che c’azzecca dire che Scanzi è un giornalista appartenente al M5S? Vuoi fare, anche tu, di tutta l’erba un fascio (forse perché hai votato qualcun altro)?

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  • A me sembra scorretto sottolineare che “tutt*” vogliono la mamma che serve a tavola, perché personalmente, oltre ad aver posto l’accento che tutto questo maschilismo che offende più che constatarlo nel reale lo leggo sui giornali e in rete, nella realtà ce n’è uno abbastanza condiviso dal qaule molte donne traggono vantaggi, ad esempio la “fidanzatina” di b.,, penso che i problemi da affrontare che riguardano le donne siano di altro genere e ben più importanti di questioni che attengono al proprio modo di agire in famiglia.
    Che le donne possono emanciparsi anche se fanno quelle normali azioni quotidiani come cucinare, occuparsi della gestione della casa eccetera.
    Che una cosa non ne esclude altre e che non c’è nessuna perdita di dignità se una donna mette i piatti a tavola e poi casomai, come succede a casa mia sempre, il marito li toglie. E trovo questo dibattito proprio fuori luogo in un momento così drammatico della politica.
    Una di quelle famose armi di distrazioni di massa per invitare la gente a guardare il famoso dito e non la meteora che sta per caderci addosso.

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    • Francamente Rose, ci sono persone che portano avanti queste battaglie da decenni. Tu sei libera di considerarle triviali, ma queste teorie cospiratorie che ogni volta che parliamo di sessismo lo facciamo con secondi fini, tipo attaccare un movimento politico o distrarre da non si sa bene cosa, sono offensive. Tra l’altro molte di noi sono capacissime di sentire il momento drammatico della politica senza smettere di prestare attenzione a problemi meno sensazionali ma comunque insidiosi.

      D’altronde già all’epoca delle suffragette c’era chi diceva che il voto delle donne era una distrazione dai veri problemi. E il voto agli immigrati e i matrimoni gay… dato che di problemi non siamo mai a corto, il momento giusto per parlare di certe cose a quanto pare è MAI…

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      • Mi batto da una vita per i diritti civili, nel mio blog si parla solo di questo quasi, ma in un momento in cui la gente non ha un futuro né da mangiare il pensiero di una signora che ritiene un problema drammatico l’anteporre IL o il LA alla parola presidente e per affermare questo fa discorsi fuori dalla realtà di questo periodo mi è sembrato assurdo e continuo a ritenerlo assurdo.

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      • Sì, è un problema drammatico e non sono discorsi fuori dalla realtà. Evidentemente portiamo avanti l’interesse per i diritti civili in modo totalmente diverso. Noi riteniamo che un paese retrogrado, sessista e discriminatorio non potrà mai emanciparsi e di conseguenza non potrà aiutare concretamente la gente. Senza parità e rispetto non esiste collaborazione e confronto e quindi neppure civiltà e welfare.

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    • Che l’uso di un articolo sia il vero ‘problema drammatico’ è un’affermazione tua, e una ridicolizzazione voluta dei suoi argomenti. E la quantità di livore riversato (non solo da te) su questa donna per una richiesta così banale, quello sì lo trovo assurdo e sproporzionato.
      Che cos’è, usare ‘la’ invece di ‘il’ è così faticoso che ci impedirà a tutti di risolvere la crisi economica?

      Chi ritiene di avere battaglie più importanti da fare, e che queste siano incompatibili con la critica al sessismo nel linguaggio e nella pubblicità, forse dovrebbe seguire il suo stesso consiglio e conservare le sue (molto limitate) energie.

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      • La cosa drammatica è il continuo utilizzare la frase “i problemi sono altri” di fronte a tutto.
        I problemi sono tanti, di varia natura, più o meno gravi o complicati, ma tutti sono – appunto – problemi che prima o poi vanno risolti.
        Anche perché tutto è collegato in modo più o meno palese, non esiste il “problema” singolo causa di tutti i mali.
        Poi ognuno si sceglie le sue battaglie e come combatterle, ovvio. Non vuol dire che una battaglia sia meno importante di un’altra solo perché non è la nostra.

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  • Simpatizzante va meglio? Perché attaccarsi alla forma e non alla sostanza, quando abbiamo parlato di m5s, come di destra, sinistra, estrema destra ed estrema sinistra, fascisti, compagni, anarchici? Abbiamo ribadito che è una questione trasversale, non era un post contro Grillo. Ma qualcuno ci legge solo quello, in una visione totalmente miope dell’analisi. Poiché anche chi inneggia al cambiamento in realtà rimane immancabilmente attanagliato da cliché stantii, discriminatori e sessisti che con il progresso sociale e civile non hanno nulla a che vedere.

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    • qualcuno ci legge che hai voglia di dare una stoccata al Movimento. E allora fallo apertamente, in un post apertamente politico. Così ne parliamo apertamente. Sono stato abbastanza aperto?

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      • L’articolo è stato scritto dal collettivo, non da me, e la stoccata a questa o quella parte politica non è negli intenti del blog. Forse sei nel posto sbagliato, qui si contesta il sessismo che, come ribadito infinite volte ormai è trasversale e colpisce qualsiasi colore politico. I battibecchi politici li lasciamo altrove. Quali passaggi su fascisti/anarchici/compagni/sinistra/destra non ti sono chiari? Scanzi ha scritto quel post, per noi contestabile. Questo è quanto. Grazie per il confronto.

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      • non ho nessuna voglia di battibecchi. potete anche ammettere che la vs definizione di Scanzi era fuori luogo, punto. per il resto sono d’accordo sui contenuti.

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      • E’ un punto di vista, il suo. Grazie

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      • post scriptum: se non compaiono screenshot di “sinistra” è perché sono stati opportunamente cancellati, insieme alle lunghissime e sterili conversazioni che hanno scaturito. Avremmo avuto molto piacere a inserire anche quelli nel post.

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  • Se non me lo pubblicate non fa nulla, quello che penso lo hanno letto in tantissimi ieri.
    Ed è stato anche molto condiviso, soprattutto dalle donne.
    Buon proseguimento.

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    • Perdonaci, ma sai com’è, abbiamo una vita anche noi oltre al lavoro non retribuito che portiamo avanti attraverso il blog. E non abbiamo obbligo di approvare i commenti entro un tot di tempo. Abbi pazienza.

      Non mistifichiamo i contenuti. Abbiamo ribadito che non c’è nulla di male o di poco dignitoso in una donna che porta un piatto di pasta a tavola, se non quando questo diventa un cliché. Secondariamente i temi legati alla civiltà non possono essere scissi l’uno dall’altro e le armi di distrazioni di massa sono ben altre, in opposizione alla presa di consapevolezza, come ci hanno mostrato decenni di era berlusconiana. Grazie per l’intervento.

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      • I temi legati alla civiltà e alla condizione delle donne di questo paese sono molto più importanti di chi porta i piatti in tavola in famiglia. E inoltre direi che bisognerebbe smetterla di considerare offensivi i lavori domestici in generale. Chiunque li svolga, visto che sono sempre di più gli uomini che si adattano a cucinare, stirare e pulire.

        Il problema è che le donne che stanno a casa vengono viste dalle altre, quelle che lavorano, come delle frustrate, non realizzate, mancanti anche del minimo indispensabile di cultura. Sembrerà strano, invece, pensare che leggono i libri, si impegnano a stare al passo coi tempi, si curano e non si trascurano e non sono tutte lì a guardarsi le telenovelas e il gossip.
        Se una donna per farci fare le pulizie, per stirare e anche per cucinare e servire a tavola la paghiamo il tutto assume un’altra dimensione, non è più offesa sessista ma un lavoro dignitoso come un altro?

        Non tutte le donne si sentono offese se vedono in televisione altre donne, pagate per farlo, quindi un lavoro dignitoso come un altro, che per pubblicizzare prodotti commerciali svolgono azioni tipiche del quotidiano come cucinare, preoccuparsi di dividere la biancheria colorata da quella bianca, togliere il calcare dal piatto doccia. Non tutte le donne si sentono mancate di rispetto se mettono un piatto a tavola e magari riescono anche a sorridere nonostante la vita d’inferno che si vive nella maggior parte delle case e delle famiglie italiane dove incontrarsi a pranzo e a cena è diventato un privilegio invece della normalità, grazie a quella politica di cui fa parte anche Laura Boldrini che ha evidentemente altre preoccupazioni, rispetto a quelle vere che vivono tante famiglie di questo paese.

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      • Ma chi ha mai detto che i lavori domestici sarebbero offensivi?! Ma li leggete i post prima di sparare sentenze?
        Il problema dell’immaginario collettivo si ricollega alla mancanza di politiche del welfare, e questo problema oggi in Italia ricade soprattutto sulle donne, costrette dalla cultura vigente a sopperire alle mancanze dello Stato e a doversi sobbarcare molto spesso della fantomatica “conciliazione dei ruoli”, che non si capisce come mai debba spettare alle donne, al fatto che meno del 50 percento delle donne italiane ha un impiego e il pil cala anche per questo, se vogliamo proprio metterla sul piano dei “veri problemi degli italiani”. Ma è possibile che nel 2013 ci sia ancora tanta miopia mistificatoria? Ma siamo andat* a studiarci i casi esteri per fare un confronto e parlare con cognizione di causa? Che una donna decida di stare a casa non è affar mio, che un Paese retrogrado perpetui una cultura sessista in cui non c’è progresso sociale ed economico e le donne devono rimanere incollate alla visione che le vuole angeli del focolare, questo sì è anche un problema mio.

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      • E non parlo forse di questo, quando mi riferisco alla condizione delle donne? sono abbastanza informata, e per abitudine parlo e scrivo solo delle cose che conosco. Io questa cultura sessista al parossismo non la vedo. Di donne arrivate al potere coi risultati che sappiamo ce n’è una varietà in tutte le taglie. E’ stata fatta una battaglia mediatica per portare una come la Bonino niente meno che al Quirinale. Siamo così ridotte male, a dover fare il tifo per chiunque, purché sia donna senza andare a guardare i requisiti, i meriti? a me piace ancora guardare alle persone, e non è detto che le donne si sentano più rassicurate da altre donne. Non è affatto vero che “donna è meglio”. Io vedo tanti uomini che lavorano e si danno da fare a casa, coi figli, fanno tutto senza problemi e senza pensare se sia più o meno dignitoso portare un piatto a tavola, stendere una lavatrice o sciacquarsi il piatto e il bicchiere dopo pranzo. Non mi piace la manipolazione mediatica che vuole le donne sempre vittime anche quando non lo sono.

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      • Siamo così ridotte male, a dover fare il tifo per chiunque, purché sia donna senza andare a guardare i requisiti, i meriti? a me piace ancora guardare alle persone, e non è detto che le donne si sentano più rassicurate da altre donne. Non è affatto vero che “donna è meglio”.

        Ma quando mai?! Mi sorge un dubbio legittimo. Ma tu leggi quello che scriviamo sul nostro blog? La chiudo qui perché pare di parlare con chi non vuole ascoltare. Buona giornata.

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      • E’ diverso, voi, visto che siete tante no? parlate solo con chi vi dà ragione. Io no, sono abituata diversamente.

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      • Ma se è tutto il giorno che discuto con te. Un conto sono le idee differenti, un conto la mistificazione delle posizioni altrui. Perdonami, ma la dis-comunicazione dopo un po’ mi sfibra.

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      • Mistificazione di che? solo perché non penso che tutte le donne siano così vittime? ma per favore. Sapeste quant’è sfiancante stare sempre a leggere le solite cose a proposito di donne e non riconoscersi nemmeno per un capello in tutta la montatura mediatica che si è fatta anche a proposito di “femminicidi”.Un’altra bella invenzione mediatica per far diventare un dramma vecchio, nuovo. Per fortuna la mia età mi permette di ricordare quali sono state le vere battaglie delle donne, non certo quelle per l’articolo determinativo.

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      • stregadellosciliar

        No. Le donne non sono vittime.
        La rappresentazione mediatica delle donne è riduttiva e stereotipata. La rappresentazione del femminile, ridotta al dualismo santa/puttana contribuisce a mantenere le donne in uno stato di discriminazione.
        E’ così difficile da comprendere come il mostrare sempre donne ritratte come oggetti sessuali o come mogli e madri casalinghe sia una cosa che pesa sulla realizzazione femminile? Imbriglia, riduce, toglie possibilità e autonomia.

        La montatura mediatica che è stata fatta col femminicidio riguarda non l’esistenza del fenomeno che è vecchia come il mondo, visto che trattasi di un fenomeno culturale, ma la sua rappresentazione come “emergenza”.
        Non lo sa che siamo state ad una tavola rotonda, domenica scorsa, che parlava proprio di questo? E’ evidente che non legge il nostro blog.

        L’articolo determinativo, invece, è importante. Dare la versione al femminile della parole “presidente” aiuta a far capire che le donne non sono solo madri e mogli, o sante o puttane, ma anche presidenti, camioniste, benzinaie, ministre…. ecc. Tutte professioni escluse sempre dalla rappresentazione della donna nei media

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  • sottoscrivo appieno la boldrini, e davvero MI STUPISCO che nel 2013 ci sia ancora gente che davvero crede che il ruolo sociale della donna sia servire il cibo in tavola. per fortuna ho un compagno che cucina molto meglio di me, ma soprattutto nè io nè alcuna delle mia amiche abbiamo questo problema, nè lo avremo perché anche io quando vedo certe pubblicità in cui la mamma fa tutto (o viene rpesentata come quella che sa fare tutto) e l’uomo come un bambino in versione gigante che ha bisogno della badante per lavarsi i panni inorridisco abbastanza. ma evidentemente leggendo i commenti di tanti anche giornalisti, non ho capito quanto fa schifo questo paese e quanto maschilismo ci sia ancora in giro, non ne ero pienamente cosciente. bene, ora ho imparato cose nuove, che la strada per la parità è ancora lunga e che passa soprattutto da noi e dal farci rispettare e dal non cominciare mai, neanche per un giorno, a servire gli altri per richiesta della società, della suocera, della nonna, del gossip di paese, e men che meno della pubblicità. mi scuso con la boldrini a nome di tutte le italiane e gli italiani che l’hanno insultata, offesa e non compresa creandole dello stress o del fastidio nel suo prezioso lavoro, visto che chi lo ha fatto non ha evidentemente gli strumenti culturali per capire il significato delle sue parole che a me sembra assolutamente scontato.

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  • Credo che la reazione alle parole/proposte di Kyenge e Boldrini, in generale, spieghino benissimo quanto siamo retrogradi rispetto a moltissimi Paesi.

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  • Gran bell’articolo complimenti. Vedo da mesi attacchi denigratori contro la Boldrini da parte di persone che volutamente ignorano o sbeffeggiano queste sue battaglie che non sono affatto puerili. Sarà che sono una donna (e una donna a cui piace cucinare e lavare piatti, oltre che scrivere, mia grande passione, andare in bici. Detesto invece lavare per terra^^)e comprendo appieno tali battaglie. Non vi è nulla di male a servire a tavola, basterebbe diversificare gli spot come chiede lei e come chiedete voi, mostrando altri tipi di donne, diverse, non migliori, diverse come giustamente sottolineate. Un caro saluto

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  • Più che critiche in merito all’argomento i vari commenti mi pare contengano critiche sulla visione della realtà di chi scrive. Come dire: queste riflessioni sono viziate da una ristrettezza di vedute, da una visione del mondo fallace, semplificata e mistificatoria. Nello stesso modo Casapaund da un punto di vista pubblicistico e Scanzi da uno polemico-giornalistico contestano la -ristrettezza- di vedute della Boldrini e CP, in particolare, mette l’accento esplicitamente sullo -scollegamento dalla realtà-. Ora, secondo me, esiste davvero uno scollegamento dalla realtà diffuso che rappresenta un’ipoteca sullo sviluppo delle potenzialità democratiche nella nostra società (e che gente come CP invece cerca di usare per scardinare il discorso democratico stesso). In parte capisco che le istituzioni e la politica in generale vengano viste come centri di pura mistificazione dei problemi reali… -qui il discorso porterebbe lontano-. Io sono sostanzialmente daccordo su quanto è scritto nel post che, fra l’altro, mette bene in risalto come i cliché siano trasversali non solo tra le forze politiche ma anche tra i generi. Chi ritiene il focus una distrazione dai “veri problemi” si occupi dei “veri problemi”.

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  • Mi sembra che la questione sia davvero sentita visto il numero di post. Bene, direi?

    Per quanto riguarda chi contesta che “non sono questi i problemi”, il mio punto di vista è che i problemi sono molti, vero, ma ciò non toglie che anche il ruolo di alcune categorie nella società (donne, immigrati, disabili…) sia importante.
    Se impediamo a qualcuno di portare il suo contributo, questo contributo è perso.

    Mettiamo che una donna voglia dare il suo contributo scegliendo (sottolineo: scegliendo) di dedicarsi alla famiglia, benissimo. Se è una scelta libera e consapevole, questa donna darà un contributo fortissimo alla società nel suo ruolo di madre, moglie, etc.
    Magari altre donne vogliono dare il loro contributo in modo diverso e deve essere per loro possibile farlo.

    In Italia purtroppo l’assenza totale dello stato nell’aiuto alle famiglie e a chi lavora si traduce in scelte “obbligate” che hanno ripercussioni non solo personali ma anche economiche.
    Quando una famiglia ha un bambino, chi se ne occupa? Non ci sono abbastanza asili, non ci sono sussidi, non ci sono aiuti, il part time è cosa sconosciuta.
    Ci si mette magari a tavolino e si sceglie chi della coppia dovrà rinunciare al lavoro per occuparsi del bambino. Di solito è la donna, vuoi per stereotipo, vuoi perché quasi sicuramente lei guadagna di meno visto il divario nei salari.
    La famiglia si trova a dover vivere con un solo stipendio, mentre una delle parti in causa ha perso la possibilità di esprimere il suo potenziale nel lavoro e nella società.

    Tutto questo ha delle ripercussioni ENORMI sull’economia di un paese.

    Nella mia piccola esperienza, so che in italia iscrivere nostro figlio all’asilo comunale è stato un incubo, alla fine ce lo tenevano solo fino alle 16.30 perché di tasca nostra pagavamo l’integrazione, poi però ce lo dovevamo riprendere. Mi aiutava mia madre, infatti ci eravamo trasferiti di nuovo a Roma per stare vicino ai miei. Io e mio marito liberi professionisti, impossibile non lavorare perché già ce la facevamo a malapena a pagare le bollette, quindi si finiva a lavorare la sera e in ogni momento libero. Non dico nemmeno le critiche di molti all’idea che mandassimo nostro figlio di “soli” 5 mesi all’asilo, poverino, perché un bambino per i primi anni (ANNI) di vita “deve stare con la madre”. Per non contare i commenti di un paio di clienti (uomini) sul fatto che la mia maternità mi avesse reso meno professionale per via degli “umori della gravidanza”.

    Poi ci siamo trasferiti in Olanda. Ho richiesto i sussidi statali per l’asilo, il sussidio per i figli, il sussidio per la sanità. In olandese, appena arrivata, on line. Lo stato olandese ci permette di pagare il costosissimo asilo privato per intero. Ora nostro figlio va all’asilo 3 giorni alla settimana dalle 7.30 alle 18.30 (11 ore), e tra poco inizierà la pre-school, completamente gratuita. Io e mio marito a fatica ci stiamo ricostruendo una vita e un lavoro. In Italia questo non sarebbe stato possibile.

    E aggiungo che “servire” la mia famiglia nel senso buono del termine, per amore, mi piace moltissimo.
    Ma voglio “servire” me stessa e le mie aspirazioni, e dare a mio figlio l’esempio di una mamma che è felice, serena e realizzata.

    Anche questo ha un certo impatto sulla società futura.

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  • d’accordo con voi.
    un piccolo appunto, i corsi da perfetta casalinga non ci sono mai stati in Italia o almeno non come negli Stati Uniti
    però negli anni ’60 quand’era ancora esistente il tecnico femminile c’era la materia “economia domestica” con tanto
    di libro (es. “come preparare un ottimo buffet”). Ecco, mia madre era una di quelle studentesse.

    per carità, non è sbagliata la materia in sè se fosse estesa a tutti.

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  • Non sopporto la Boldrini, le sue lotte liberticide contro internet, e la sua gestione alquanto discutibile della Presidenza della Camera.
    Peró, per una volta che ha detto qualcosa di intelligente, tutti a darle contro.
    Viva le mamme che servono a tavola, ma anche viva i papá (purtroppo pochi) che lo fanno, e viva le donne che non sono madri e si realizzano in altri campi.
    Il tema é la libertá di scelta, ogni donna deve essere libera di decidere la propria vita e il proprio futuro, non esiste solo il dualismo puttana-troia in carriera vs. casalinga-brava madre di famiglia.
    E non si puó negare che il mondo della pubblicitá é il principale perpetuatore di questi stereotipi.
    E per chi dice che ci sono problemi piú importanti al momento, vi pare che la repressione di un intero genere (approssimatamente metá della popolazione mondiale) non lo sia? Con i livelli di femmicidio e violenza che ci sono in italia?
    …e cmq, dato simpatico, i paesi con piú paritá uomo-donna, sono anche quelli in cui si sta meglio (paesi scandinavi, nord europei, australia).

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  • Ripetere schemi passati, perche’ FUNZIONAVANO IN PASSATO, non e’ un modo intelligente per immaginare il futuro. Eh si, perche’ il futuro, va prima immaginato. Questa e’ la parte più’ divertente del presente. Ma allora perche’ vedo queste cose? Ripetere un passato “riciclato”, sperando che, tirando fuori nostalgie di un’epoca addietro possa ispirare all’individuo una sensazione di benessere, e sicurezza, mentre il futuro dev’essere sempre temuto in quanto insicuro, e peggiore. SCIOCCHEZZE. I cambiamenti non sono brutti, come il cambio delle stagioni, sono quel che sono, dipende da come vengono accolti. L’economia dovrebbe in questo senso cambiare mentalità’: Le case pubblicitarie, ripetendo immagini di schemi tradizionali della “donna brava schiava felice”, perché statisticamente in Italia la donna purtroppo deve liberarsi ancora da quel ruolo, quindi purtroppo riflette si’ il pubblico, ma non e’ capace d’inspirarla ad un futuro diverso, migliore. Aime’ cari produttori !!(scommetto maschi sui 50 anni) che si fanno servire a tavola la Domenica, con tutta la fantasia dell’universo, non sapete fare di meglio?? Forse avete mangiato troppo pesantemente prima di pensare, passate la torcia a chi lava i piatti, così evitiamo di fermarci li’.

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  • Non è certo una novità che anche negli ambienti progressisti il sessismo sia messo bene. Negli ultimi mesi mi ci sono imbattuto molto per esempio nei movimenti atei o razionalisti, per qualche motivo si sono venute a creare interi sotto-gruppi il cui focus principale è ormai l’antifemminismo. Nella discussione che c’è ultimamente nel mondo dei videogiochi sul sessismo per esempio molti dei commenti peggiori che si leggono vengono sempre da gente che poi vai sul suo profilo e sono sempre liberal, lgbt-friendly, atei, razionalisti, etc… abbastanza preoccupante.

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  • Ottima analisi! condivido tutto. Aggiungo solo che si dovrebbe portare l’educazione di genere nelle scuole, e in fretta!

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