Il valore sociale della bellezza “sbarca” su La7

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Miss Italia è un’istituzione, guai a chi la tocca! Si erano scomodati perfino in Senato (come era successo a favore di Striscia contro le critiche per il ruolo delle Veline) per sottolineare l’importante contributo di questo concorso di bellezza nel nostro Paese, definendolo come la roccaforte del “valore sociale della bellezza” ribadendo quindi il ruolo che per molti esponenti politici debbano avere le donne nella società, la cui bellezza è l’unico vero valore a cui dobbiamo fare riferimento per essere (e apparire).
Non per niente infatti, Miss Italia stava lì intoccabile da 50 anni nel servizio pubblico, comunicando alle più giovani che se vogliono essere qualcuno devono apparire e passare attraverso l’occhio giudicante di un pubblico di maschi arrapati e di arpie che si comportano come le  suocere delle barzellette e dei film.
Per 50 anni nessuno contestava le tre/quattro serate (anomalia italiana) dedicate ad un concorso così inutile che impoverisce il servizio pubblico e ritrae le donne come carne da selezionare in macelleria. Quelle ragazze, dichiarate antagoniste delle più audaci Veline-anche se il messaggio è lo stesso-ritratte come modello ideale delle mamme italiane, portatrici di conformismo in sapore fascista; pudiche, sono le ragazze della “porta accanto” (così descritte dai media e dalla Mirigliani) che devono essere da modello per le più giovani: uno sfoggio di bellezza patriottica promossa dal governo.
Niente tatuaggi e piercing, niente chirurgia estetica, niente costumi sgambati, almeno un libro di narrativa “femminile” letto, niente foto osè e sopratutto soltanto donne biologiche. Questo è il curriculum della perfetta Miss.
Un concorso chiuso ad uomini, lesbiche, trangender, donne lontane dal modello della damina “casa e chiesa”, corpi rigorosamente conformi ai rigidi canoni imposti e fino al ’94 chiuso perfino alle mamme e alle sposate- potremmo non definirlo sessista?
Un paese che tiene al cosiddetto valore sociale della bellezza non potrebbe smettere di trasmettere questo programma. L’oggettivazione delle donne, infatti, è ovunque in Italia.
La rivoluzione? Quest’anno però è accaduto qualcosa. La Rai non vuole più ospitare Miss Italia. Ma non perché si vuole offrire un’immagine femminile differente-poiché altrimenti dovrebbero abolire il 90% dei programmi– ma perché costa troppo. Troppo per un servizio che è in crisi come il resto delle aziende italiane.
La Mirigliani attribuisce la bocciatura del concorso alle parole della Presidente della Camera Boldrini e  di Anna Maria Tarantola (presidente della Rai) e dichiara che il concorso non ha mai offeso le donne e che non accetta critiche da femminismo anni ’70, poiché a suo parere oggi non c’è più bisogno di femminismo.
Ma se c’è ancora bisogno di Miss Italia-nel 2013-allora c’è anche bisogno di un femminismo che deve fare di tutto per smontare questa rappresentazione stereotipata delle donne.
Libera chi vorrebbe partecipare a concorsi di bellezza, il problema principale è la visibilità mediatica che viene data a queste manifestazioni. Ma Miss Italia non è solo un problema di donne.
E’ un programma non solo antiquato ma anche inutile, da spazzatura mediatica. Nemmeno a Mediaset ha trovato una “casa”. Forse per questioni di soldi, forse perché ormai “vecchio” anche per loro.
Cosa succede se potremmo ritrovarcelo nell’unica emittente commerciale che non trasmette spazzatura via cavo? La7
La7 ha sempre rappresentato una buona alternativa al servizio pubblico scadente e alle reti di Berlusconi. Non è un caso se perfino la rappresentazione femminile è sempre stata “un pò meglio”, con lo spazio a figure femminili professionali come giornaliste a comando di programmi televisivi che trattano temi politici, anche se la rappresentanza delle donne all’interno di tali programmi, alla direzione e alla conduzione di programmi di informazione è ancora bassa.
Questa rete è sempre stata dedicata a dibattiti politici, satira e informazione, una delle poche reti italiane un pò più libere, dove i telegiornali non trasmettono lunghi servizi di gossip e cronaca nera ma ampio spazio a rubriche politiche ed estere.
Quest’anno è andata in crisi ed è passata a Urbano Cairo (il proprietario di molte riviste). Il rischio è che la tv segua quello stile “gossipparo” (e pieno di merda sessista) classico dei suoi giornaletti.
Mentana è stato l’unico ha espresso il suo disaccordo per quanto riguarda l’accordo tra il direttore di La7 e la Mirigliani per la trasmissione della finale di Miss Italia. Lo reputa inutile e inadeguato al servizio offerto dall’emittente“L’identità di rete è una cosa seria”, dichiara.

Che ci fa un programma simile a La7? Cosa c’entra un programma che promuove l’aspetto estetico, un programma di puro intrattenimento all’interno di un canale che non ha mai avuto a che fare con questa roba?

Con tutte le modifiche fatte al programma resta antiquato, vecchio e ormai obsoleto, ormai non più utile nemmeno come un trampolino di lancio per le partecipanti. La televisione ha bisogno di programmi pi utili e più educativi che la trasmissione di un’ inutile gara di bellezza. Non è giusto che La7 rubi uno spazio che potrebbe essere occupato da un programma che informi sulla situazione disastrosa del nostro paese.

Inoltre non sentivamo la mancanza della Parodi che prima stava a La7 rimarcando pure l’idea che le donne devono stare ai fornelli e gli uomini a discutere di politica, lo dice perfino lei quando al momento del suo trasferimento su Real Time dichiarava che “La7 invece mi calzava sempre meno, prima era un canale con una programmazione più femminile, con il tempo invece è diventata una rete sempre più al maschile, dedicata alla politica, non era più una realtà tanto comoda per me“,  come dire che la politica è cosa da maschi. Le donne stiano ai fornelli o a sfidarsi a colpi di bellezza.

Ma si può rinunciare a Miss Italia?

3 commenti

  • Ad alcune a quanto pare, piacciono i ruoli pre-impostati che vengono dati, un esempio è proprio la Parodi. A me Miss Italia è sempre stata sul culo (perdonate il francesismo) per il messaggio che passava e per le ragazze che si presentavano. Belle, senza dubbio, ma in quell’ambiente sembravano vuote come delle lampadine.

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  • L’ha ribloggato su Elena.

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  • finalmente sembra che a dispetto della crisi economca, almeno il buon senso stia venendo fuori nella vecchia italia…anche a me sta Miss italia è sempre stata sulle scatole, la trovo una trasmissione volgare proprio per la mancanza in primis della versione maschile, poi per il numero che quelle ragazzette portano addosso tipo marchi di animali da soma o da macello, poi per l’assurdo nome “miss italia” come se il resto di tutte le donne di questo paese potesse stare li a guardare e sentirsi umiliato…ma quante donne ci sono in italia??? quante che nemmeno si presentano o pensano di presentarsi a sti programmi? quelle non sono donne? ma ci facciano il piacere….trasmissioni che nel 2013 fanno pensare ancora come l’uomo in realtà , alla luce di certe mosse, sia ancora un animale con i suoi istitnti e il suo desiderio di possesso!!!

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