Some prefer cake (Bologna lesbian film festival)

Anche quest’anno, a Bologna, nei prossimi giorni (dal 18 al 22 settembre) si svolgerà “Some prefer cake”, un festival di film davvero interessante, giunto alla sua settima edizione che porta avanti e rende visibile la cultura lesbica.

Festival cinema lesbico a Bologna

L’edizione di quest’anno del festival approfondisce il tema dei crimini d’odio verso le lesbiche nere sudafricane. Le lesbiche, i gay, le persone transessuali, insomma tutt* coloro che non si uniformano al modello “vincente” di maschio bianco e eterosessuale, sono scomod* nel momento in cui si vedono, in cui producono cultura. Ebbene, evviva la scomodità, allora! E che si produca tanta cultura, che essa sia ben visibile!

Il festival allarga lo sguardo anche alle tematiche di genere. Lo scorso anno Zanele Muholi  (attivista sudafricana) ha portato all’attenzione degli intervenuti al Festival, le violenze inferte alle lesbiche nere del Sudafrica che subiscono, da parte dei loro uomini, degli stupri “correttivi” e vengono fatte, in questo modo, oggetto di violenza, in quanto donne ed in quanto lesbiche. E’ in questo contesto (e a queste donne è dedicata), che il giorno 22, al mattino, presso la Sala Berti del Cinema Nosabella, si svolgerà la tavola rotonda: “Emergenza, raptus e delitto passionale”, organizzata da Fuoricampo e Comunicattive, alla quale parteciperanno alcune personalità appartenenti a realtà attive in rete e sul territorio nei campi di interesse delle tematiche di genere e della lotta all’omofobia.

Grazie all’attivismo di queste persone nella nostra società si stanno diffondendo alcuni termini (come “femminicidio”), si sta iniziando a fare informazione, cultura “di genere”, si sta facendo sensibilizzazione.

Purtroppo le informazioni al grande pubblico sono ancora veicolate dai mass media tradizionali, con la TV in testa e le notizie che riguardano questi temi vengono trattate e manipolate in modo da stravolgere quelli che sono i fatti.

Molto spesso abbiamo evidenziato nel nostro lavoro, come la terminologia e le immagini scelte per illustrare i casi di violenza contro le donne siamo improntate alla morbosità, al voyeurismo, al ridurre i femminicidi e gli stupri a “raptus” a “momenti di follia”, ad “attimi di passione”. Tutto questo contribuisce a rinforzare la cultura patriarcale (e anche il razzismo, in molti casi, quando si preme sulla nazionalità di colui che agisce violenza, o quando si riduce la vittima, come nel caso, recentissimo, di Marilia Rodrigues, ad essere “la Brasiliana”), orientando in modo distorto le opinioni della gente.

Lesbofobia e violenza di genere sono strettamente intrecciate e questa tavola rotonda ha lo scopo di studiare strategie comunicative comuni, affinché l’informazione su questi temi sia sempre più un’informazione corretta e non presentata in un’ottica “giustificatoria” del colpevole.

Liberiamoci, insomma, nell’informare, dello sguardo “patriarcale”!

Ci saremo anche noi di Un Altro Genere di Comunicazione col nostro video “La violenza sulle donne raccontata dai media”

Qui il programma completo del festival.

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