Tenta di ammazzarla ma è già libero e protetto dal suo paese

Era l’epifania del 2006 quando Marcello Monaco raggiunge la sua ex, Filomena di Gennaro, una ventisettenne con tutta la vita davanti e il sogno di diventare maresciallo dei Carabinieri, e le scarica contro la pistola che deteneva legalmente poiché era un ex guardia giurata. 

Ma Filomena è forte e sopravvive anche se ridotta in sedia a rotelle. Quell’atto fu l’ultimo di una serie di episodi di stalking (all’epoca non era riconosciuto come reato), minacce di morte per convincerla a ricucire quella relazione che Filomena non voleva continuare perché era un ostacolo alla realizzazione dei suoi sogni. Lui non voleva che lei lasciasse il paese, ad esempio, ed era troppo possessivo nei confronti della donna. “Con sua madre aveva programmato il fidanzamento, il matrimonio. Mi avrebbe voluto in casa, ad accudire”, si legge nell’intervista a La Repubblica.

Mai un episodio di violenza durante il fidanzamento, racconta la ragazza davanti alle telecamere del programma “La Vita in Diretta” di ieri, ma un paio di tradimenti che lei gli perdonò. Nel suo paese, a Stornella, c’è chi riteneva che  lei avrebbe dovuto continuare quella relazione e interrompere così i suoi sogni di diventare maresciallo. Il paese riteneva che la relazione era lunga e che, per questo, lei doveva sposarsi ma lei non ama più Marcello e interrompe la storia.

Si rifà una nuova vita con un suo collega mentre fa l’allieva per entrare nell’Arma dei Carabinieri. Ma lui nonostante la storia fosse finita si sente tradito e non la perdona come fece lei quando lui la  tradì’ per vero. Lei doveva essere sua moglie. Soltanto sua. Sua e di nessun altro. Comincia l’incubo. Poi gli spari. Continuava a sparare finché non moriva. Voleva vederla morta. Un tentato femminicidio premeditato. Un’ arma scaricata completamente addosso alla ragazza che da quel giorno, viva per miracolo, non potrà più camminare. E nemmeno diventare Maresciallo.

Come Marcello, anche lo Stato ritenne che lei non doveva più proseguire il suo sogno. Ormai era disabile. “Ferita due volte”, dichiarava davanti alla telecamere. Lui è stato condannato solo a 11 anni e qualche mese e ne ha scontati solo sette. Può tornare ne paese e la madre di Filomena lo incontra più volte in giro perché il paese è piccolo. Lui non  si è ancora pentito né ha chiesto le scuse alla sua famiglia. Metà del paese lo accoglie a braccia aperte.

Filomena da vittima diventa carnefice. E’ un ritornello già sentito. Viene ritenuta come quella che fa la diva davanti alle telecamere e ai giornali. Lui passa da assassino a povera vittima e non solo da parte della giustizia troppo clemente. “Per colpa sua lui si è fatto tutti quegli anni, non doveva lasciarlo, era buono”. Filomena doveva morire. Filomena meritava di morire, secondo il paese.  Perché non voleva fare la moglie ma lavorare come un uomo.  Perché ha disonorato un uomo, lasciandolo e “tradendolo” con un altro. Ma lei non lo aveva tradito, si è rifatta una nuova vita con un compagno che le sta vicino, che la ama e che ha sposato.

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