Sardegna: una legge regionale per tutelare le donne

Numerosi e recenti fatti di cronaca, registrano un aumento della violenza di genere anche in Sardegna, ritenuta erroneamente come un’isola “matriarcale”. Nel Nord Sardegna, oltre alle violenze domestiche, sono in aumento anche i casi di stalking.

A Olbia ,una donna di 55 anni ha trovato il coraggio di denunciare le minacce e percosse del proprio marito di 60 anni che deteneva (anche se legalmente) numerose armi e munizioni, da caccia e non che sono state sequestrate dai carabinieri i quali gli hanno pure revocato il porto d’armi.

Sempre a Olbia un 45enne è stato arrestato dopo l’ultima di una serie di minacce e violenze nei confronti della sua ex moglie. Già condannato per violenze, il giudice gli aveva proibito di avvicinarsi alla donna, ma l’uomo ha violato l’ammonimento, aggredendola, minacciandola e ferendo un’amica con la quale lei si trovava a passeggiare. Nella scena era presente anche il figlio della vittima. Solo pochi mesi fa alla ex moglie erano state diagnosticate lesioni guaribili in 30 giorni.

Sempre a Olbia, un 35enne pregiudicato è stato denunciato per minaccia aggravata ai danni della sua convivente. L’uomo, l’ha aggredita con un coltello lungo 35 centimetri. Nella stessa città, qualche settimana fa, il Centro Antiviolenza Prospettiva Donna, attivo per tutelare le vittime di violenze domestiche, ha subito l’ennesima intimidazione.

A Sassari invece, è finito in carcere un uomo di 62 anni che era già stato allontanato da casa dopo una serie di maltrattamenti e vessazioni sulla moglie cominciati nel 2006. Ma l’uomo, ignorando il provvedimento del giudice, aveva continuato a tormentare la donna. Sempre a Sassari, una donna è stata violentata dal padrone di casa di un appartamento dove lei alloggiava. La donna, per fortuna è riuscita a difendersi e a chiedere aiuto. Il 27enne si trova in carcere con l’accusa di violenza sessuale.

A Guspini un 70enne ha ucciso a coltellate la moglie, Giuseppina Brodu di 62 anni, mentre lei dormiva. Poi ha tentato di suicidarsi invano. Il nuovo caso di femminicidio è accaduto nella notte del 25 agosto presso la casa dell’azienda agraria dove la coppia abitava.

A Golfaranci, un 44enne è stato arrestato per per l’ennesima aggressione in strada ai danni della ex compagna, trascinata per i capelli alla presenza di molti testimoni. Il giudice lo mette ai domiciliari ma evade, aggredendo il fratello della sua ex e danneggiando l’abitazione della donna.

Problema culturale e sociale. La disoccupazione in Sardegna registra tassi altissimi per via della crisi e per via del contesto che offre poco agli abitanti (sopratutto in Gallura e nelle zone del centro). Qui le lavoratrici sono doppiamente penalizzate e non trovano sufficiente indipendenza economica dai mariti e compagni per poter uscire da relazioni violente. La disoccupazione maschile si accompagna spesso all’abuso di alcol. In un contesto dove il lavoro è simbolo di virilità la cui carenza viene supplita dall’alcol, il rischio dell’aumento degli abusi domestici è più alto in quanto l’uomo perde l’identità di maschio che la nostra cultura identifica con il lavoro retribuito.

E’ un problema culturale che la regione tenta di affrontare con l’approvazione di una legge che, per contrastare il fenomeno, potenzierà i Centri Antiviolenza, creando anche sportelli antistalking (per dare assistenza legale e psicologica alle vittime) e con la creazione di centri di recupero per gli stalkers, come prevenzione. Una rete organizzata e 3,6 milioni di euro per combattere e prevenire la violenza di genere, approvata ieri con 58 voti favorevoli e uno contrario dal Consiglio regionale.

Una legge però un po’ lacunosa. Infatti la CGIL locale dichiara che:

La legge sulla violenza di genere e lo stalking approvata oggi rischia di creare confusione in un tema delicatissimo come quello sulla violenza contro le donne” […] il Consiglio regionale ha messo insieme fenomeni assai distinti, stalking e violenza, che hanno una gravità diversa e richiedono approcci e soluzioni differenziate”[…]affidare la responsabilità, e quindi le risorse disponibili, ai soli Centri antiviolenza – che certamente svolgono un lavoro importantissimo – escludendo la possibilità di creare sportelli dedicati dentro le Asl (ben più diffuse sul territorio) rischia, paradossalmente, di creare complicazioni alle vittime, allontanandole dai luoghi deputati a difenderle […]questo Consiglio, che ha già dato pessima prova di sé con l’inaccettabile reiterata bocciatura della doppia preferenza di genere[…].

Fonti: qui, qui, qui