La Regione Sardegna blocca segretamente la “doppia preferenza di genere”

Si narra da secoli che la Sardegna sia una regione matriarcale, dove alla donna viene affidato un ruolo dominante e che questo sia fortemente radicato negli usi e costumi sardi sin dall’antichità. Ma quando si dà uno sguardo alle statistiche è facile rendersi conto che questa regione risulta tra gli ultimi posti in Italia per numero di donne occupate e per l’inserimento delle donne nelle stanze del potere. Per chi ci vive è facile sfatare lo stereotipo della “matrona sarda”, basta guardarsi in giro: in Sardegna la donna comanda certamente, ma lo fa prettamente tra le mura domestiche.

Malgrado il numero di violenze e femminicidi siano tra i più bassi d’Italia (ma le statistiche registrano un forte aumento della violenza di genere anche in questa Regione!), permane una mentalità sessista che continua a discriminare le donne dalla vita pubblica. Forte l’identificazione della donna come moglie e madre, infatti nell’antichità le donne avevano le redini della famiglia ma non potevano esercitare attività di pastorizia e agricoltura, che erano riservate ai maschi.

Il maschilismo che esclude le donne dalla vita pubblica permane tutt’oggi e lo dimostra una recente vicenda che coinvolge la Regione Sardegna che, tramite un voto segreto bipartisan, ha bocciato definitivamente la legge che prevede la doppia preferenza di genere per riequilibrare il numero di uomini e donne nel Consiglio Regionale.

La doppia preferenza sarebbe stata un’opportunità in più offerta agli elettori, una strada concreta per andare verso una maggiore rappresentanza delle donne nelle istituzioni, per la Sardegna l’occasione di risalire nella classifica che vede la Sardegna agli ultimi posti quanto a presenza femminile nelle Istituzioni.

In Sardegna, come in tutte le regioni italiane, continua a permanere la preoccupante convinzione che le donne dovrebbero restare a casa con i bambini e la paura di essere “comandati” da una donna. La Sardegna è una delle tante regioni ad aver detto no alla doppia preferenza di genere, discriminando con un voto segreto le donne per tenerle lontane dalla politica del paese. Un fatto gravissimo che non accade da tempo in nessun altro paese europeo dove abbiamo esempi di donne che comandano perfino intere nazioni!

Fonti: Qui, qui

3 commenti

  • Siamo alla dittatura della stupidità; costretti a votare donna perchè se non voti donna decade il voto. la legge dovrebble obbligare all’esercizio delle primarie a tutti i livelli per cui donne e maschi concorrono per la conquista del consenso; va avanti chi prende più voti. Per renderci conto che siamo davanti alla dittatura della stupidità, domando: perchè liste formate interamente di donne non raccolgono neppure il voto delle donne? fortuna che il consiglio regionale, ridotto a votare da dietro il “muretto” poichè intimorito dalla prepotenza dei demagoghi l’ha bocciata.e alle donne dico: fatevi avanti, non lasciatevi trascinare da norme illiberali, perchè non ne avete bisogno. Vale di più il vostro talento; chiedete primarie aperte e a tutti i livelli e il popolo premierà chi saprà convincere di più.

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    • E’ uno stereotipo quello delle donne che non votano donne. Il nome dei candidati è già deciso dall’alto e le donne,spesso, risultano in fondo alle liste, quindi meno visibili oppure non presenti. Quindi non ho mai visto una lista composta interamente da donne in Italia. Inoltre, visto che per cambiare una cultura ci vuole del tempo, addirittura secoli interi, le leggi sono il “male necessario” che velocizzano il processo di riequilibrazione dell’eguaglianza tra i generi. Per lo meno, abbiamo dei validi esempi in Europa, degli effetti di questa legge, ossia quella delle “quote rosa” che sebbene suoni un po’ da contentino o da “legge panda” ha prodotto risultati ottimi. In Norvegia, ad esempio grazie a quella legge, la partecipazione delle donne nella vita politica è triplicata. Ora la Norvegia (come tutti i paesi scandinavi) sta portando avanti una battaglia mirata al cambiamento culturale del paese. Certo, l’ sono più avanti di noi, perchè il sessismo è meno diffuso ma è grazie al numero maggiore di donne in politica e all’apertura dei parlamenti alle donne se le cose stanno cambiando. Certo, un parlamento composto da cattolici e uomini porterà avanti solo i propri interessi che sono per lo più maschili, cattolici ed eterosessuali, contribuendo (a lungo andare) a pegigorare la condizione femminile-come sta accadendo in Italia con la questione dell’aborto-buttando via lunghe e fatico battaglie portate avanti dalle donne, o del lavoro femminile.
      L’Italia che continua a reputare queste leggi non necessarie o addirittura discriminatorie (nonostante il numero delle donne in politica sia basso) ha la percentuale femminile più bassa d’Europa (dopo Malta) e lo fa per paura che le donne possano acquistare autonomia e libertà.
      Molti non sanno come sono diffuse le discriminazioni di genere dentro il “mondo politico”. Le donne che fanno proposte o prendono parola vengono considerate isteriche e spesso liquidate con battute sessiste. A molte non è consentito nemmeno proporsi in politica perchè hanno impegni familiari. Quindi, le donne sono discriminate dall'”alto” (dai politici) e dal “basso” (dal carico familiare). Certo una legge migliorebbe la situazione SOLO dal punto i vista numerico (ma non vuol dire che piazzino donne di poco talento), sarebbero solo numero e basta perchè i politici non daranno mai parola ad collega una donna, purtroppo è così, ma un gruppo più numeroso di donne potrebbe imporsi a sistemare la questione del maschilismo all’interno della politica più velocemente.
      Si può tentare (tentar non nuoce) di aprire alla “doppia preferenza” e vedere se anche qui è efficace come è accaduto in Norvegia o se gli uomini (e le donne) voteranno sempre uomini perchè incosciamente sessisti/e. Ma non usiamo stereotipi per favore, la condizione della donna in politica è gravissima ed è di questo che dobbiamo preoccuparci, perché se le donne sono discriminate a livello locale, quanto sono discriminate a livello nazionale? ancora di più, troppo per un paese occidentale e democratico in base a percentuali non a stereotipi, ovviamente.

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