#LiberaInfanzia : Bloccare la messa in onda del programma Guardaroba perfetto Kids&Teens!

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Sono passati ormai quattro anni da quando abbiamo dato vita alla campagna Libera Infanzia, nata perché tutte noi ci siamo rese conto che ormai il sessismo nell’infanzia rappresenta una minaccia per l’abbattimento delle diseguaglianze di genere.

Ci siamo imbattute su una serie di immagini sempre più stereotipate. perché diciamolo la situazione non è cambiata rispetto a quando avevamo due anni. O anche peggio. Il rosa è ovunque e alle bambine vengono richiesti ruoli sempre più sessuati, fino ad un’oggettivazione sessuale sempre più evidente.  Il modello televisivo da velina ha fatto da padrona, rimarcando anche per le più piccole l’importanza dell’aspetto estetico.

La pressione sociale sulle bambine è molto forte: non devi essere soltanto bella, ma devi essere relegata in ruoli prettamente “femminili”: la maternità, il matrimonio, e l’ossessiva fissazione dell’essere alla moda a tutti i costi. E’ come se essere frivole ed essere femminili fossero un sinonimo, in un era industrializzata, consumistica e occidentale, questi due ossimori sono divenuti sinonimi. Un pò per ingrassare il mercato, un pò per relegare le donne ad un ruolo subalterno. Ed ecco che si forma un binomio di femmina vincente: un’affetta da shopping compulsivo da una parte e dall’altra una futura donna che ritiene importante l’aspetto estetico per ingraziarsi una “sistemazione” con un compagno o semplicemente per incarnare la cosiddetta seduzione passiva richiesta alle donne per non essere ritenute delle poco di buono.

Tutto ciò lo vedrete in un programma che andrà in onda su Real Time soprannominato “Guardaroba perfetto Kids&Teen”, che avrà come protagoniste bambine e ragazzine e che rimarcherà ancora una volta l’idea che solo per le bambine è importante essere belle e curate. Nella foto presa dal programma, si nota una donna di mezz’età che apre un armadio con un guardaroba tutto rosa. Dietro di lei, di spalle, una bambina incoraggiata a seguire i consigli di adulti che su di lei, in quanto femmina, hanno delle aspettative ben precise. In oriente il burka, in occidente il rosa e la bellezza come un obbligo! L’ennesimo sfruttamento dell’immagine femminile, dopo quella, perenne, delle donne adulte!

Per questo motivo, è stata aperta una petizione rivolta alla direttrice Laura Carafoli, per bloccare la messa in onda del programma.

Il programma è contrario ad ogni principio (comunitario e non) volto a tutelare i minori nella loro formazione, informazione, crescita e libertà. E’ privo di utilità sociale e culturale e mette delle bambine, le loro stanze, i loro vestiti, sotto i fari di uno studio televisivo e sotto l’occhio vigile di una matrona che col dito puntato ordina loro come sia più appropriato vestirsi e per quali occasioni. Insomma, libertà e creatività infantile alla gogna. Tutto ciò inoltre intratterrebbe, dall’altra parte, altrettante bambine, menti facilmente influenzabili costrette a schemi di moda imposti da una società che troppo presto così le omologherebbe, in un momento di prematura personalità e coscienza individuale e sociale.

Questo canale, in tal maniera, sembra volto a proporre un prototipo di donna già disdegnato da autrici come Virginia Woolf o Mary Wollstonecraft. Quest’ultima, nel suo libro “Sui diritti delle donne”, scrisse: “Le considerazioni di Rousseau, secondo cui le donne sono naturalmente interessate a bambole, vestiti e conversazioni, del tutto indipendentemente dall’educazione, sono talmente puerili da non meritare neppure di essere seriamente confutate”.

Purtroppo ciò che è stato descritto nel XVIII secolo appare ancora una piaga moderna della nostra società che continua a dipingere la donna con i tratti della perfetta donnina di casa, di una maniaca dello shopping compulsivo.  Molte donne, purtroppo, non si rendono conto di essere schiave, sin dall’infanzia, di questa “educazione”, che mira ad una prematura e fittizia distinzione dei sessi[…].

Recita così il testo della petizione di Roberta Zappalà (qui l’articolo) che firmiamo volentieri, sottoscriviamo e invitiamo a diffondere (Link).

8 commenti

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  • Secondo me le bambine dei miei tempi vestivano a loro misura. Ora sembrano delle adulte in miniatura. Carla Gozzi poi non mi sembra adatta come maestrina, traumatizzerebbe le bambine, col suo cinismo!

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  • Sì è vero che queste trasmissioni e le pubblicità uno stereotipo superficiale ed esteticamente perfetto con valori antichi ma non sta ai genitori insegnare ai bambini che possono essere quello che vogliono e quindi saper discernere che una trasmissione televisiva può essere divertente e carina, dare consigli senza imporci nulla o tentare di definirci? Mi sta bene che debbano essere spinti modelli sani e meno sessisti ma mi sembra che i vostri discorsi implichino che le persone che guardano non abbiano una loro personalità o parlando dei bambini un loro supporto familiare.

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  • Mah, dico la verità. Malvagio malvagio questo programma non mi sembra. Non amo il fatto che si rivolga solo alle bambine, né gli eccessi di tulle e paillette che caratterizza gli armadi delle piccole protagoniste (armadi che credo essere stati preventivamente allestiti dalla produzione, è vero che io sono stata bambina negli anni ’80, ma nessuna di noi all’epoca aveva tanti vestiti, così rosa e soprattutto così simili da una casa all’altra). Guardo con perplessità la pregnanza di significati che viene attribuita al termine “femminilità”, soprattutto dalle mamme delle bimbe: la frase “vorrei che mia figlia fosse più femminile”, parlando di bimbe che sono peraltro palesemente femmine anche senza crinoline mi dà un po’di brividi – giusto un po’, perché credo che molte di noi, che da piccine erano dei maschiacci, se la siano sentite spesso proferire nell’infanzia.
    Tuttavia, mi sento di dire, in confidenza “ma so’vestiti!”. Sono consapevole che la comunicazione rivolta ai minori non possa prescindere dalla constatazione che questi non sono forniti degli strumenti di discernimento e giudizio che – si suppone – abbia un adulto, ma dire che trasmissioni come quella di Real Time contribuiscano a modellare una futura “donnina di casa” o una “maniaca dello shopping compulsivo” mi sembra equivalente a dire “una donna che si veste bene è senz’altro una cretina smidollata”.
    “Ma non sono donne, sono bambine”, direte voi, ed è giusto.
    Io mi incazzo se vedo bambine sessualizzate, con trucco o mises adultizzate: in questo programma alla fine vedo ballerine, magliette con i pupazzetti e abitini da cerimonia palesemente modellati sulla fisicità infantile. Carla Gozzi insegnerebbe – il condizionale ci sta perché chiaramente è tutto finto, ma il principio resta quello – alle bambine che partecipano al programma ad abbinare vestiti CHE GIA’ HANNO, personalizzare con le loro mani accessori caduti nel dimenticatoio, individuare capi che vanno bene in un contesto anziché in un altro.
    Non mi sembra poi così terribile, in fondo, fatte salve le premesse di cui sopra.
    Detto ciò, penso che tutte noi da piccole, per nostra scelta o per volontà di mamma, abbiamo indossato abitini fru fru e cerchietti fiocchettati da “vera femminuccia” , e ciò non ci ha impedito di diventare donne autonome e consapevoli, credo.
    E lo siamo a prescindere da come siamo vestite, giusto?

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