Veneto, si spalancano le porte degli ospedali pubblici al Movimento per la Vita

Senza nome3Il movimento per la vita conquista altri spazi all’interno degli ospedali pubblici.
I ProLife firmano una convenzione con la Usl di Padova che permetterà ai volontari e alle volontarie “per la vita” di circolare per i corridoi dell’ospedale e metter su uno sportello di ascolto nel polo di Piove di Sacco.
La convenzione ha una durata di 5 anni.

I movimenti antiabortisti sono sempre più invasivi e presenti nelle strutture pubbliche, ospedali e consultori con banchetti raccolta firme, servizi quali l’obbligo di sepoltura dei prodotti abortivi, sportelli per aiutare, colpevolizzandole, le donne che hanno abortito, maratone di preghiere che, a scadenze regolari, si svolgono davanti agli ospedali pubblici.

In Veneto hanno spalancato il portone principale, hanno steso il tappeto rosso a queste associazioni fortemente violente nella loro retorica colpevolizzante nei confronti delle donne.

In un paese in cui l’obiezione di coscienza raggiunge percentuali altissime, che di fatto impediscono una effettiva applicazione della legge 194, in cui è difficilissimo ricorrere alla contraccezione d’emergenza, ce lo avete raccontato voi qui, in cui non si investe un soldo per fare una corretta educaizone sessuale, si permette ad associazioni, arroccate su posizioni ideologiche e fondamentaliste, di entrare in luoghi pubblici e laici, che dovrebbero garantire il diritto alla salute e alla libera scelta delle donne, per svolgere un’attività che è di contrato a una legge dello Stato, perchè l’ultima volontà di queste persone è l’abrogazione della legge sull’interruzione di gravidanza.

“Salviamo tanti bambini” dicono “Il Movimento fornisce supporto economico per 18 mesi, pannolini, latte, omogeneizzati e vestiario” e poi basta, perchè perdendo lo status di embrioni i diritti anche vengono meno, dei diritti dei bambini e delle bambine, dei diritti delle donne, a queste persone non interessa niente.
Il risultato di tutto ciò è il ritorno all’aborto clandestino.

Allora vogliamo sapere: Chi è che ha firmato quella convenzione? Chi è che permette agli antiabortisti di invadere gli spazi pubblici? Chi è che legalizza la colpevolizzazione delle donne? Vogliamo saperlo perchè quelle stesse persone potrebbero venirci a parlare di violenza contro le donne, una di queste potrebbe anche venir nominata Consigliera contro la violenza di genere.

 

Ripropongo questo video su aborto e contraccezione d’emergenza, realizzato dal collettivo Vengo Prima, che opera proprio sul territorio in cui si sta verificando questo ennesino attacco ai diritti acquisiti, questa violenza legalizzata nei confronti delle donne.

23 commenti

  • Stiamo ritornando ad essere un paese arretrato, dove i diritti delle donne non esistevano ed erano anteposti i diritti dei moralisti bigotti.

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  • Io mi sono ritrovata in cinta, non volevo abortire ma non pensavo di avere altre possibilità…ero giovane, senza lavoro e con un compagno che non voleva il bambino…non ho trovato retoriche e paroloni ma delle persone pronte ad accogliermi e sostenermi…mi hanno aiutato a vivere serenamente la gravidanza e ai 18 mesi del bambino avevo un lavoro ed ero in grado di mantenermi…la mia esperienza non è certo uguale per tutti ma credo che le associazioni che aiutano le mamma CHE NON VOGLIONO ABORTIRE ma che si sntono obbligate a farlo facciano un gran lavoro…attualmente il mio “aborto mancato” ha 5 anni e non c’è mai stato un attimo nel quale mi sono pentita della mia scelta.Eppure lavoro part time e faccio i salti mortali per arrivare a fine mese.
    Dalla mia esperienza personale il feto di un mese che avevo in grembo e che avrei potuto abortire si è trasformato in uno splendido bambino…per una logica di consequenzialità se non si interrompe una gravidanza questa si concluderà con un figlio e credo che siano ben poche le donne che non paghino emotivamente il peso della loro scelta, magari non oggi ma in futuro.
    Questa è solo la mia esperienza e milioni di persone che scriveranno dopo avranno mille modi per cercare di smontare il mio discorso, ma il punto è che non necessariamente un’associazione va considerata invasiva o prepotente, a volte fa solo del bene, io non credo che gli anti abortisti invadano gli spazi pubblici, solo che facciano in modo che le donne sappiano che c’è un’altra scelta, se lo vuoi, senza obblighi…
    Nel caso ve lo domandiate, non sono a favore dell’aborto, anche se la considero una scelta personale e credo che in futuro nemmeno mio figlio lo sarà.

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    • Ele grazie di aver condiviso questa tua esperienza con noi. Tu hai fatto una scelta, la stessa possibilità di scelta deve essere data a tutte le donne, vale per quelle che vogliono portare a termine una gravidanza come per quelle che non lo vogliono. Le informazioni sulle possibilità alternative possono essere date dal personale sanitario, non c’è bisogno di ospitare associazioni orientate religiosamente in spazi che sono pubblici e laici. Se io sono cattolica e cerco un aiuto anche “spirituale” posso trovarlo nei ruoli adibiti a tali funzioni, ma se io vado in un ospedale/consultorio non devo essere costretta a interagire con persone che considerano l’aborto un omicidio, che mi fanno sentire in colpa, che mi criminalizzano. Perchè non è necessario che si portino dietro quella macabra croce con i feti attaccati per esercitare violenza contro di me, basta il loro banchetto firme per il riconoscimento dei diritti dell’embrione, il loro volantino con l’immagine, falsa, dell’embrione già completamente formato dopo una settimana dal concepimento, tutto ciò è violenza, è colpevlizzazione. Il loro intento è l’abrogazione della legge 194. Sai come si abortiva prima dell’entrata in vigore di questa legge? sai che l’aborto clandestino sta tornando ad essere praticato? la responsabilità è anche delle percentuali altissime dei medici obiettori e delle pressanti campagne dei prolife. NOn tutte le gravidanze portano a un figlio, no, non c’è nessuna logica di consequenzialità, la gravidanza si può interrompere naturalmente o per scelta. Una scelta che può essere dolorosa, come può non esserlo, le storie sono tante e diverse, ma è una scelta che deve essere garantita a tutte le donne. Il tuo bambino è stato scelto, tutti i bambini dovrebbero essere scelti, per questo ritengo l’interruzione di gravidanza un diritto inalienabile.

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  • Credo che ci sia davvero bisogno di informarsi di più sull’attività del Centro Aiuto alla Vita, liberandosi da preconcetti fondamentalistici e considerando la grande forza di solidarietà verso tutti i casi di genitorialità difficile che questi centri mettono in campo nelle comunità locali.

    Più che immaginarveli come eserciti della salvezza tra le corsie degli ospedali, immaginateveli come uomini e donne che provvedono ad aiutare fattivamente tante famiglie che in questi tempi di crisi necessitano di aiuti concreti per il sostentamento dei propri figli nel vuoto delle istituzioni.

    Molto probabilmente anche nella vostra città esiste uno sportello CAV. Fatevi un sabato mattina di volontariato, parlate con le persone che ci lavorano e con quelle che attendono aiuto.. scoprirete che la povertà e la solidarietà hanno poco a che fare con questioni ideologiche spesso strumentalizzate in varie forme, ma trovano il loro fondamento nel senso civico e nella consapevolezza di quanto ci sia bisogno di tendere mani verso il prossimo offrendo un aiuto gratuito e incondizionato, al di fuori di ogni giudizio, orientamento religioso, e nel pieno rispetto delle leggi dello Stato.

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    • Chi scrive su questo blog conosce le attività dei CAV, dei movimenti per la vita varie, di tutte le associazioni da “uno di noi” a “no194”, le conosciamo e parliamo con cognizione di causa. Li abbiamo visti sfilare su Roma alla marcia per la vita, li abbiamo visti davanti agli ospedali riuniti in preghiera con croci con feti attaccati e la foto di Eluana Englaro, che usavano senza vergogna in un modo strumentale, li abbiamo conosciuti attraverso i racconti delle nostre lettrici e/o personalmente, li abbiamo sentiti chiamare le donne assassine, sappiamo che chiedono l’abrogazione della legge 194. Hai visto il video nel post? Parla molto chiaramente.
      Prima di una IVG la donna ha bisogno di un certificato che le viene rilasciato dopo un colloquio con psicolog* e personale medico, dove per legge deve essere informata anche sulle alternative all’aborto. Chi fornisce questo servizio deve essere persona laica e assolutamente non giudicare e/o orientare la scelta della donna, ma solamente illustrare le possibilità. Per questo motivo il movimento per la vita, che è orientato religiosamente, non può avere spazi dentro ospadali che sono pubblici e laici. Se questi prolife vogliono fare qualcosa di buono lo facciamo per i bambini e le bambine in difficoltà, questa ossessione per gli embrioni, per i nostri corpi è veramente inaccettabile.

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      • Una volta di più, questo commento dimostra che c’è differenza tra chi si ferma alla superficie delle cose e chi ci si addentra e va a vedere nel quotidiano come si svolgono e cosa comportano le attività di questo gruppo di persone, che fanno dell’aiuto a famiglie e figli in difficoltà il loro credo quotidiano in maniera umile, silenziosa e non proattiva, senza proselitismi nè atti eclatanti.
        Persone che, probabilmente (e come in tanti altri casi) hanno ben poco a che vedere con le attività di sedicenti frange estremiste in cerca di visibilità mediatica ed in questo momento stanno facilmente soffrendo dell’immagine distorta che costoro forniscono.

        Io, scettico professionista, ho dovuto ricredermi nel vedere in quanti sono attivi nel territorio in costante ricerca di latte, pannoloni, passeggini, corredini (un pannolone è orientato religiosamente?) e quant’altro possa aiutare famiglie piegate dalla crisi, spinti solo da senso di fraternità verso gli indigenti. Mi sono ricreduto nel constatare quante persone del tutto fuori dal Movimento si adoperano a sostegno dello stesso con donazioni materiali che quasi non bastano mai. E ho dovuto ancora di più ricredermi nel vedere quante sono le persone in difficoltà a rivolgersi ai centri in cerca di aiuto materiale, italiani e non, cattolici e non, e spesso solamente di conforto e occasione di sfogo. Spesso ricevendo indicazioni per avere supporti professionali o istituzionali. Per non parlare di quante persone vengono dirottate ai centri proprio da enti istituzionali che non hanno la possibilità di seguirle.

        Il mio pensiero è semplicemente questo: c’è una faccia mediatica della cosa, che è liberamente giudicabile ed interpretabile. E su questo mi astengo da ogni giudizio in nome della libertà di coscienza. Poi ce n’è un’altra, silenziosa e operosa, che non si nutre di esposizione pubblica ma fa della solidarietà e della rete di mutua assistenza tipica delle piccole località di un tempo la propria ragion d’essere, a copertura di grandi falle nel nostro sistema di welfare.

        In tutto questo, un corner di ascolto in un Ospedale e un’attività regolata dall’ente ospedaliero stesso in maniera molto stretta e con impegni precisi nei confronti dell’ente stesso (consiglio la lettura della delibera in questione) non vedo come possa essere di danno.

        O forse crediamo che i volontari gireranno per le corsie con croci esposte, organizzeranno sit in di preghiera collettiva in una sala d’attesa, sfileranno in parcheggio davanti al pronto soccorso o urleranno contro l’omicidio di stato in portineria? E’ un’immagine abbastanza “fanciullesca” di tutto questo, non credi?

        Personalmente, da laico convinto auspico (e prevedo) che altre strutture ospedaliere seguiranno questa strada al rinnovo delle convenzioni con gli enti richiedenti nel prossimo futuro.

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  • “O forse crediamo che i volontari gireranno per le corsie con croci esposte, organizzeranno sit in di preghiera collettiva in una sala d’attesa, sfileranno in parcheggio davanti al pronto soccorso o urleranno contro l’omicidio di stato in portineria? E’ un’immagine abbastanza “fanciullesca” di tutto questo, non credi?” Sì, organizzano sit in di preghiera ogni primo sabato dei mesi dispari davanti ai principali ospedali pubblici di molte città, 12 ore di preghiera nostop, sì si portano dietro croci con i feti attaccati e altri immagini macabre. Hanno sfiltato su Roma accusando chi abortisce di essere un’assassina. Questa è la realtà, la conosciamo e la documentiamo. https://comunicazionedigenere.wordpress.com/2013/03/04/la-194-non-si-tocca-la-difenderemo-con-la-lotta-dal-sit-in-di-milano/
    https://comunicazionedigenere.wordpress.com/2013/05/08/marcia-su-roma-contro-laborto-noi-non-ci-stiamo-il-12-maggio-ricordiamo-giorgiana-masi/
    Chi è in cerca di assistenza spirituale, la può cercare nei luoghi adeguati. Gli ospedali e i consultori pubblici sono laici. E da tali devono comportarsi. Nessuna e soprattutto nessuno deve giudicare la scelta delle donne.

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    • Va bene, il messaggio è chiaro.
      Buona vita a tutti i lettori di questo blog, nella speranza che ci sia qualcuno che non si fermi alla superficie delle cose.

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  • esonero dalla frequenza delle lezioni all’università, organizzazione diversa dei crediti, possibilità di accedere alle graduatorie degli asili nidi comunali anche come studenti (che in quanto non lavoratori, hanno un punteggio ridicolo), dipartimenti con bagni puliti dove poter cambiare il pannolino o allattare,… avere un figlio inaspettato durante gli studi è difficile, perchè anche aiuti minimi come quelli descritti ti sono negati.
    forse il movimento per la vita dovrebbe cercare di abbattere queste barriere, cosa che a padova non sta facendo.
    tre anni fa quando, incinta, ho chiesto al movimento per la vita di padova di aiutarmi a fare pressione sull’amministrazione comunale per avere diritto ad entrare in graduatoria per il nido, alla pari con un lavoratore, mi è stato risposto che non erano questioni di loro competenza.
    ora il mio bimbo a tre anni, ma non certo grazie agli antiabortisti, ma a tanta fatica e all’aiuto economico, spirituale e materiale dei miei genitori, cosa che non tutte hanno la fortuna di avere.
    ogni volta che sento parlare un antiabortista odio la sua prepotenza, nessuno può sapere e giudicare le condizioni che vive una donna incinta

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  • Una donna necessita di informazioni, non di orientamento. Se ha scelto di non abortire verrà indirizzata verso sedi opportune dove potrà provare a chiedere l’aiuto che cerca: ritrovarsi un banchetto dei cosiddetti prolife tra i piedi non serve a far cambiare “idea” ma a mettere sotto pressione, colpevolizzare o, peggio, far desistere le donne non dalla scelta di abortire ma di farlo in un ospedale pubblico, ricorrendo a medici privati o rischiando la vita con l’aborto illegale. quella del movimento per la vita, in quanto battaglia ideologica, inizia con il concepimento (visto che non ammette un discorso consapevole sulla contraccezione) e cessa (insieme agli aiuti) dopo i primi 18 mesi di vita del bambino. Non c’è un impegno per evitare concretamente l’aborto se non in termini prettamente meccanici: temi come educazione sessuale e contraccezione sono banditi, non c’è alcun impegno per l’emancipazione della donna (neppure dal punto di vista economico e lavorativo: l’aiuto sempre cala dall’alto, la donna viene assistita come povera vittima di sé stessa) e la salvezza del feto viene anteposta alla sua salute fisica e psicologica . Il tipo di aiuto proposto è (per quanto riguarda i CAV che, da vicino, ho conosciuto) del tutto estemporaneo: un contributo economico per un periodo di tempo limitato, vestiti e altro materiale per la cura del bambino, un lavoretto saltuario, se si è fortunati, per la madre. cose che possono fare la differenza in un primo periodo ma che non cambiano nel lungo termine la condizione della donna. santificata come madre, dimenticata come soggetto.

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  • Appunto. Il problema è che i bambini/e, una volta nati e cresciuti, non se li fila più nessuno… Non oso pensare cosa dicono di noi nei Paesi Scandinavi…

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  • Vorrei limitarmi a precisare alcune cosette su cui forse c’è un pò di confusione, e se mi permettete ve le chiarisco poichè, se siete ricercatori di Verità e Giustizia, avrete l’intelligenza di capire ed accettare che alcune delle affermazioni su cui basate le vostre accuse sono errate.
    Capisco che da ignoranti di quella che è la realtà del Movimento per la Vita e dei Centri di Aiuto alla Vita – si, ignoranti, ma non prendetela male, lo dico non per offendervi ma perchè davvero non conoscete la realtà dei fatti – siate in balia delle solite voci che trovate in giro o di quanto scritto nei giornali da giornalisti che hanno come unico intento quello di screditare perchè, si sa, parlare male fa più notizia che parlare bene.
    – Partendo dall’inizio inizio, spiegherei che il Movimento è nato circa una 30ina di anni fa in risposta ai moti abortisti dell’epoca, quando alcuni fiorentini, quelli che poi divennero i primi volontari di questo movimento, si trovarono faccia a faccia con un gruppo di minorenni che aspettavano in condizioni orride per abortire clandestinamente, nel parlare con loro scoprirono che molte si sentivano costrette ad abortire, e quando offrirono loro un sostegno tante decisero di tenere il bambino che aspettavano.
    Ci tenevo a specificare questo episodio perchè chiarisce quello che è stato lo scopo principe del Movimento da quando è nato ad oggi, ovvero il sostegno alla donna sola ed in difficoltà.
    Non mi interessa adesso farvi un excursus di quello che è stato il percorso fino ad oggi. Non avrebbe senso. Ma vorrei che aveste chiara soltanto una cosa, l’interesse del Movimento e dei CaV NON è il bambino, ma sono LA DONNA con IL BAMBINO. Sono due punti di vista completamente diversi.
    Io non so che CAV conosciate e con chi siate venuti personalmente in contatto, se tu Enrica o qualche tua amica in particolare ha avuto esperienze negative in merito, mi dispiace molto, e lo dico sinceramente. Spero tu abbia l’intelligenza di non parlare solo per sentito dire, perchè sarebbe davvero sciocco e le tue critiche perferebbero di credibilità e valore.
    Dici di conoscere ciò di cui stai parlando ma basta essere entrati un minimo in contatto con queste realtà con l’intento di capire e non pretendere, per rendersi conto che non è così!
    – Tanto per cominciare, il Movimento per la Vita è LAICO. Che poi molti volontari che ne fanno parte siano credenti, o che molte citazioni utilizzate vengano da religiosi, questo è un altro discorso. Ma il valore che viene associato alla Vita non è qualcosa che va a braccetto con la religione. Sicuramente la religione in questo offre una marcià in più, al punto che Norberto Bobbio, un filosofo ateo, diceva in un’intervista: “Mi stupisco che i laici lascino ai credenti il privilegio e l’onore di affermare che non si deve uccidere”.
    E’ come dire che con la pasta frolla si fa una crostata (se ve ne intendete di cucina). Alcune ricette dicono di mettere il lievito così viene più alta, ma anche senza lievito la crostata viene buona lo stesso!
    – Seconda precisazione: tu fai confusione con una piccola sezione di Movimento che non ha più questo nome, ma si è staccata e si fa chiamare Verità&Vita. Ecco, loro si sono separati dal gruppo proprio perchè non accettavano la laicità caratterizzante la linea di azione! I comportamenti dei due movimenti sono quindi esattamente l’opposto: il MPV preferisce mostrare alla donna la bellezza che più esserci oltre la difficoltà di portare avanti la gravidanza, mentre V&V preferisce basare la sua azione sulle immagini di feti abortiti etc etc. Sono loro che organizzano i rosari davanti alle cliniche e le Marce per la Vita, il primo anno a Desenzano del Garda e da due anni a questa parte a Roma. Sono loro che hanno le croci con i feti e via così. Se a maggio avessi fatto un attimo di attenzione a quanto dicevano i giornali, soprattutto maggio dell’anno scorso, avresti capito un pò meglio la situazione, in quanto parecchi sono stati gli articoli che sottolineavano come alla Marcia per la Vita a Roma fossero stati invitati tutti i Movimenti prolife italiani, ad esclusione solo del Movimento per la Vita, che non era il benvenuto per l’occasione. Questo proprio a causa della laicità del MPV. Che in V&V utilizzino oggetti e nomi del MPV, beh, essendo un gruppo che sta nascendo da poco, diciamo che fa loro particolarmente comodo perchè è materiale che hanno già. Sono linee di azione diverse, ed ognuno è libero di scegliere quella che ritiene più efficace. Ci sono anche altre dinamiche che a te non è dato sapere che complicano un pò le cose e le confondono. Ma sicuramente sono cose che non ti interessano.
    Specifico solo un’ultima distinzione: il MPV non vuole l’abrogazione della 194, chiede solo che venga riconosciuto che la vita cominci dal concepimento, come fanno altre leggi in Europa, ad esempio in Polonia. L’iniziativa “No194″ è proposta da volontari di V&V.
    – Terza precisazione: il Movimento (e di conseguenza i CAV) non criminalizzano proprio nessuno! Loro ci stanno per offrire alla mamma un’alternativa, ma nessuno le dice ” se non fai così sei cattiva” o cavolate del genere. Anzi, hanno contatti con svariate associazioni che aiutano le donne a superare il dramma dell’aborto, in caso fosse necessario.
    Lo chiamo dramma perchè, concorderai anche tu che non lo si può chiamare in altro modo. Che una mamma arrivi a decidere di rinunciare al bambino che le si sta formando in grembo è un dramma, è una scelta difficilissima e pesante. Trent’anni fa si pensava non ci fossero ripercussioni, oggigiorno decine di studi americani (per fare un esempio, uno studio della Elliot Institute for Social Sciences Research, ma via così…) a lungo termine confermano che le ripercussioni psicologiche sulla scelta dell’aborto sono pesantissime e portano ad un alto numero di donne che cadono in depressione, arrivano a fare uso di alcol o droghe o tentano il suicicio. Negare questo sarebbe da stupidi, perchè sarebbe come chiudere gli occhi davanti al sole, ma sicuramente informata come sei ne sarai già a conoscenza quindi non mi dilungo oltre.
    Ma ai Centri normalmente sono le mamme che si rivolgono, non “i centri che vanno a caccia” di bambini da salvare a scapito delle povere donne! In piena libertà di scelta! Una mamma che si rivolge al centro anche solo per informazioni, non si ritrova la porta chiusa in faccia se decide di abortire! Solo che in quel caso l’aiuto potrà essere solo di tipo psicologico, mentre una donna che decida di portare avanti la gravidanza può contare su molte forme di sostegno che vanno dall’aiuto psicologico a quello legale a quello materiale e/o economico, fino addirittura a trovare un posto dove abitare con il bambino. Non mi sembra una linea di azione così terribile, da demonizzare.
    – Gradirei fare una osservazione, ci sarebbe da riflettere sul perchè a volte ad una donna basti sentirsi dire “non sei sola, ti aiuto io” da parte di una volontaria, una perfetta sconosciuta, per decidere di far nascere il bambino.
    A parte questo, di tutte le cose dette sopra concordo solo con una, la donna ha il diritto di essere informata. Cosa che purtroppo non viene fatta. Da tirocinante in un ospedale ed in un reparto in cui praticano un alto numero di aborti, ti posso dire che non ho visto proprio nessuno proporre alternative alle donne che si presentano in accettazione del day hospital o in pronto soccorso ostetrico a chiedere per l’aborto. Perchè si presuppone che una donna che arriva lì abbia già deciso, e nessuno indaga per scoprire se è davvero così. Ti posso dire che ho visto entrare in sala operatoria donne in fiumi di lacrime, e per tutta risposta anestesisti e infermieri velocizzavano per addormentare la donna più in fretta, perchè fermarsi a parlare e capire se lei era davvero convinta della scelta significava perdere tempo ed una sala operatoria ha i suoi orari, non può permettersi di perdere minuti preziosi. Ti posso dire che spesso e volentieri a fare i raschiamenti per gli aborti sono gli specializzandi in turno in sala parto, che non possono tirarsi indietro, mentre la maggior parte degli strutturati si, fa obiezione di coscienza, perchè lo schifo è tale che non lascia indifferente nessuno. Non augurerei a nessuno uno spettacolo del genere. Perchè la scelta è della donna, si ma lei in sala è addormentata e non vede nulla. Chi esegue l’intervento invece, si ritrova faccia a faccia con la realtà.
    Il Movimento bandisce cose come la contraccezione o l’educazione sessuale? Al contrario, sono due tra gli argomenti più discussi e su cui cerca di fare più informazione. Ma offre un punto di vista diverso. Maturità è accettare i punti di vista degli altri, libertà è permettere a ciascuno di dire la sua. Spero che su questo saremo d’accordo!
    Concludo con questa piccola osservazione: il Movimento è fatto di centinaia e centinaia di volontari. Nessuno di loro è un dio. Non sono onnipotenti, non possono fare qualsiasi cosa. Le possibilità del Movimento sono ristrette ad un piccolo ambito di competenza Sono semplici persone che hanno un valore per cui hanno deciso di mettere la loro vita a servizio. In quanto persone, hanno dei limiti. Nessuno li paga, nessuno li costringe. Non sono persone prese e formate, fatte con lo stampino, ciascuna ha la sua idea in base alla esperienza di vita che ha avuto, e questo fa si che a volte sbaglino. Chi è senza peccato scagli la prima pietra, diceva qualcuno. Se invece che demolire quanto cercano con buona volontà di fare, fossero rivolte loro critiche costruttive, forse, anche chi come voi ha tanto astio, troverebbe meno da ridire. Combattete per i “diritti della donna” restandovene ben lontane, criticando chi invece cerca di stare davvero al fianco delle donne. Entrate in un CAV o in una loro casa di accoglienza, fatevi una giornata osservativa circa il loro operato, provate a mettervi voi stesse a fare qualcosa di concreto, poi potrete trovare tutte le critiche di questo mondo. ;)

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    • Grazie Lalla per questo sermone, noi non siamo in balia di voci, ma parliamo con cognizione di causa, non diamo voce ai giornali che vi screditano anche perchè questo atteggiamento vittimistico non si addice alla realtà dei fatti, vi vengono spalancate le porte dei nostri ospedali, alle vostre marce partecipano personalità politiche, quindi non è il caso di piangersi addosso. Religiosa o laica la vostra è una imposizione di una idea di vita, della vostra idea. Del vostro sostegno alla “donna sola e in difficoltà” diciamo no grazie. Ci siamo anche rotte di essere definite “donne sole e in difficoltà”, molte donne scelgono liberamente, consapevolmente di interrompere una gravidanza, non sono tutte sole, spaventate e in difficoltà, e se lo fossero incontrare voi sicuramente non andrebbe a migliorare la situazione, e perchè dovrebbe? hai detto tu che si tratta di persone non formate che fanno volontariato basandosi sulle proprie idee personali, le donne in difficoltà, avrebbero bisogno di personale qualificato, no di persone non formate. Per questo motivo siete liberi e libere di esercitare le vostre idee fuori dagli spazi pubblici e laici, ma non negli ospedali e nei consultori pubblici. Voi imponete il vostro punto di vista, voi esercitate una violenza quando dite alle donne che l’embrione è una persona, che se abortiscono se ne pentiranno (parlo della discutibile “sindorme post aborto”, il nuovo attacco trasversale alla 194). Questa è violenza. Smettetela di sindacare sui nostri corpi, di giudicare le scelte delle donne. Nessuna donna deve sentirsi colpevole per le proprie scelte, ogni bambino ha diritto a essere scelto. Solo la donna può decidere se e quando diventare madre. Decide se e quando. Sul suo corpo decide lei e la sua scelta viene sempre prima. Mi dispaice ma ti avviso che qualsiasi altro contenuto teso a legittimare e giustificare un comportamento giudicante e colpevolizzante nei confronti delle donne non troverà più spazio nei commenti di questo blog.

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  • scusa enrica, non trovo giusto che tagli così “qualsiasi commento sarà bandito” ma dove siamo?in russia durante il comunismo??il bello di scrivere in internet, in un blog è lo scambio di idee e la correzione di quelle lacune che tutti possiamo avere, io ad esempio non sapevo che il movimento della vita fosse laico e che fosse verità e vita a girare con i feti attaccati alle croci, ho imparato nozioni che mi sono molto utili e ringrazio lalla per essere stata chiara ed esauriente…dov’è il problema?dici di essere aperta e informata ma appena qualcuno ti fa notare che forse non è così minacci di bandirlo dal forum?allora dillo: vuoi portare avanti le tue convinzioni senza approfondirle e senza ascoltare la controparte…ma questo, scusami, non è fare giornalismo, è imporre le proprie idee, ti stai comportando esattamente come i gruppi che critichi e che accusi di non essere sufficientemente mentalmente aperti.

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  • Ele cerco di spiegarti il motivo per cui ho scritto che non voglio approvare più commenti di quel tono, solitamente approvo sempre tutti i commenti, esclusi quelli che contengono offese sessiste, razziste, omofobe ecc.., ma quando parlo di aborto e di movimenti per la vita mi trovo sempre un po’ in difficoltà, non voglio che vengano qui a dire che loro salvano i bambini, che a loro interessa la vita, che l’aborto è sempre un dramma, hanno tanti, troppi spazi, anche spazi laici e pubblici per dire queste cose, qui a me interessa tutelare le donne, non voglio che nessuna donna che ha abortito per scelta o no, passando di qui debba sentir chiamare bambini gli embrioni o sentirsi in colpa per non aver sofferto dopo un aborto, insomma non voglio che in questo spazio, che non è un quotidiano, non è un giornale, ma è un blog femminista, si divulghino e si scrivano cose che possono ferire chi legge. Non possono venire qui a dire che l’embrione è una vita, perchè anche solo implicitamente colpevolizzano e giudicano le scelte delle donne. Spero di essermi spiegata e di essere stata chiara, lo dico semza problemi che non mi interessa un dialogo con queste persone, loro parlano di dogmi e verità, non ci sono i presupposti per uno scambio di opinioni, li vogliamo solo fuori dagli ospedali pubblici che son di tutt*, nei loro spazi poi possono fare quello che vogliono.

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  • ma io non ho letto nessuna colpevolizzazione nel commento di lalla…anzi, è stata obbiettiva e chiara nelle sue spigazioni

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  • Posso fare un piccolo appunto? Non trovo giusto concedergli di attaccarsi addosso l’etichetta di pro-life. Il nome è già di per sé offensivo perché implica che chi li avversa sia a favore della morte. In America, gli attivisti hanno preso giustamente a chiamarli anti-choice, o anche forced-birthers (per la nascita forzata) perché è questo che sono. Non aiutiamoli a farsi propaganda.

    Ele, l’obiettività non si giudica dal tono ma dai contenuti. Il legame tra aborto e depressione e suicidio è una favola inventata dagli anti-abortisti e non ha alcun riscontro scientifico. Tutti gli studi che sostengono questa tesi sono stati fatti a pezzi più e più volte, perché sono disonesti nelle conclusioni, metodologicamente errati, e oscurano i dati che non supportano le loro premesse.

    L’Associazione Americana degli Psicologi ha creato una task force che ha rivisto tutta la letteratura in merito e la posizione è che gli studi veri, quelli rigorosi non mostrano alcun legame causale tra malattia mentale e aborto, anzi gli effetti psicologici avversi della gravidanza sono risultati superiori.

    Qui non si tratta di opinioni, si tratta di contrastare vere e proprie campagne di terrorismo psicologico.

    E la vogliamo finire con questa storia che non pubblicare commenti pieni di disinformazione su un blog equivale a un regime dittatoriale?

    Vagliare le informazioni e rifiutarsi di pubblicare quelle tendenziose E’ giornalismo. Magari lo vedessimo più spesso.

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  • La parola magica è sempre la stessa: “scelta”. Nessuno condanna chi SCEGLIE di tenere il proprio bambino (magari fra mille difficoltà); ma lo stesso diritto di scegliere deve essere dato a chi vuole intraprendere la strada opposta. Per motivi SUOI e in base alle SUE convinzioni.

    Quanto alla fantomatica libertà del Web… è vero, esiste. Ma non scambiamola per un pretesto per poter essere inopportuni e maleducati (non è che sia proprio il massimo presentarsi nella “dimora virtuale” di qualcuno dandogli dell’ignorante…).

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  • L’ha ribloggato su Signorina Casoumanoe ha commentato:
    Condivido in pieno ogni parola.

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  • ognuno ha il diritto di scegliere se abortire oppure no , se non vuole andrà da chi di dovere ( magari esistessero gli aiuti tipici dei paesi scandinavi per le madri single ) se voglio abortire ho diritto di andare in un ospedale pubblico il quale deve rispettare la mia scelta e la mia dignità . Come dice bene qualcuno non tutte le donne che vogliono abortire lo fanno per necessità, vi è mai passato per la mente che semplicemente non vogliono avere figli ? purtroppo i metodi contraccettivi non sempre funzionano .

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  • Pingback: I movimenti Pro-vita stanno uccidendo la legge sull’aborto | Fabrizio Borgosano