Contro la patologizzazione dei corpi intersessuali

Estratto dal film XXY diretto da Lucìa Puenzo.

Dal 1 Novembre la Germania sarà il primo paese europeo che permetterà di registrare i neonati come maschi, femmine o neutri. Questa scelta è stata operata per garantire i diritti delle persone intersessuali. O almeno si tratta di un piccolo, ma significativo, passo in quella direzione.
Quando si parla di bambini intersessuali, spesso in maniera riduttiva definiti anche “bambini dal sesso incerto”, si fa riferimento a, cito da qui:

“una molteplicità di forme e variazioni sul piano biologico in cui si trova chi nasce con cromosomi sessuali, apparato genitale, gonadico, e/o caratteri sessuali secondari che variano rispetto a ciò che è tradizionalmente considerato come maschile e femminile. Secondo la biologa Fausto-Sterling (2000), sulla base di studi effettuati sui dati ad oggi disponibili, l’1,7% dei neonati presenta una qualche forma di variabilità intersex (cromosomica, gonadica, ormonale o anatomica)”

A partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta e dal lavoro di John Money alla Johns Hopkins University and Hospital, nel Maryland, si è diffuso il trattamento chirurgico sui casi di intersessualità.
Peni troppo piccoli, clitoridi troppo grandi, genitali ambigui, che non permettevano di ricondurre immediatamente il neonato né al sesso maschile, né a quello femminile, venivano “corretti” con il bisturi, in età neonatale, nella primissima infanzia, il prima possibile.

1e0f6a56c818651dc470f370230d3928La patologizzazione della intersessualità è tipica di quelle culture che pruomovono un rigido sistema binario dei generi. In molte culture “non occidentali” il corpo intersessuale non è patologizzato, non è nascosto, non è considerato un errore da correggere a suon di bisturi e ormoni.
Fra i nativi americani Navajo le persone intersex sono considerate depositarie di saggezza e immadiatamente riconoscibili da un abbigliamento a loro dedicato, in India vengono chiamati hijra, appartengono a una casta di basso rango, ma a loro viene riconosciuto un potere sovversivo. E questi sono solo alcuni esempi.

Nelle culture invece che si costruiscono sul modello eteronormativo binario l’intersessualità è immediatamente etichettata come una anomalia del sistema.

Con la campagna LiberaInfanzia abbiamo più volte denunciato la genderizzazione binaria che regola i prodotti dedicati ai più piccoli e tutto l’immaginario che ruota intorno all’infanzia, dove i modelli del maschile e del femminile si impongono in maniera stereotipata e limitante di ruoli e aspettative.
I nuovi nati vengono annunciati ad amici, parenti e semplici passanti con un fiocco azzurro se sono maschi, con un fiocco rosa se sono femmine. Due fiocchi, due colori, due sessi.
O maschio o femmina. Gli intersex non trovano collocazione, per questo si interviene per correggere il loro corpo patologizzato.
Sarebbe più logico intervenire su una cultura discriminante e ignorante, ma invece si opera su corpi di persone che non possono esprimere nessun consenso, nessuna scelta.

In un articolo su Repubblica.it di Giugno scorso si salutava felicemente l’aumento del 50% degli interventi sui “bambini dal sesso incerto”.
Se effettuata entro i sei anni l’operazione ha una ottima aspettativa di riuscita, così dice il chirurgo.
Entro i sei anni, un’età in cui chiaramente la scelta di trasformare il proprio pene troppo piccolo in una clitoride o di sottoporsi a terapie ormonali è dettata da altri, dai medici, da una cultura che patologizza il diverso e ha paura di ciò che non riesce immediatamente a identificare con qualcosa che già conosce.

Sono vere e proprie mutilazioni genitali, vengono operate silenziosamente o peggio vengono propagandate come spendido risultato delle “magnifiche sorti e progressive”. Tecnologia che riesce a correggere anche laddove la natura sbaglia. E se abbiamo sempre pronta la condanna, troppo spesso argomentata con toni colonialisti, per le mutilazioni genitali delle culture “altre”, spesso ignoriamo le mutilazioni di “casa nostra”. Avverà pure in un ambiente asettico e sterilizzato ma basta questo per impedirci di vedere che si tratta di violazione dei diritti e dei corpi di persone che non possono ancora esprimere nessuna forma di autodeterminazione?

8ce03f9ba2d9f390a45efb9528fa61b9Alcuni medici sembrano salutare gli interventi di riassegnazione come la nuova frontiera della tecnologia e della medicina ignorando le critiche delle persone intersessuali sottoposte a interventi da piccoli, ignorando la messa in discussione di queste pratiche che da anni viene sostenuta da più fronti.

Nel settembre del 2011 si è svolto in Belgio il primo Global Forum Intersex Internazionale, in questa occasione gli/le attivist* e le organizzazioni, hanno dichiarato inumane e degradanti le operazioni chirirgiche e le somministrazioni di ormoni a cui sono sottoposte le persone intersessuali spesso senza alcun consenso dei diretti interessati.

La patologizzazione delle persone intersex porta a enormi violazioni dei diritti umani e ad un abuso dell’integrità fisica e della dignità personale.”

Sostenere l’esistenza di solo due sessi è un falso, le persone intersex con la loro presenza smascherano questa bugia.
Cito dal blog del collettivo Le Ribellule:

 “Biologia e medicina riconoscono almeno cinque sessi possibili: maschile, femminile, ermafrodita, merms e ferms, a seconda che si guardi ai genitali o a cromosomi e ormoni. La nostra società, riconosce solo due sessi, due ruoli: il padre padrone rappresentato dal fallo, la donna madre con l’invidia del pene e che non conosce la sua clitoride (che veniva recisa per curare l’isteria, fino a qualche decennio fa anche nella civile Europa).   Noi riconosciamo tutte le infinite possibilità di vivere e giocare con i nostri generi, le nostre clitoridi troppo grosse, i nostri piccoli peni, le nostre protesi sessuali di qualsiasi tipo.”

Le persone intersessuali non sono malate, nel loro corpo non c’è nulla da correggere, da “normalizzare”, l’unica cosa da correggere è la cultura dell’intolleranza, è il processo di normalizzazione operato da chi ci vuole tutti e tutte asservit* al modello binario eteronormativo. Di intersessualità bisogna parlare, bisogna che si rompa questo velo di silenzio, bisogna liberare queste persone dall’invisibilità a cui sono condannate, solo così si potrà diffondere una contro-cultura che permetterà ai genitori di lasciare i bambini liberi di crescere e poi di scegliere.

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The fact that the binary sex sistem is a fiction is written in the bodies of intersex people. Da: http://leribellule.noblogs.org/post/2013/07/19/il-sistema-binario-dei-sessi-e-fantascienza-intersex/

Alcuni link per approfondire:

Dal blog di Slavina la storia di Lorenzo http://malapecora.noblogs.org/post/2013/06/26/intersessualita/

Intersessualità la natura contro il duale http://outandproud.altervista.org/intersessualita%E2%80%99-la-natura-contro-il-duale-2/

Dalle Ribellule http://leribellule.noblogs.org/post/2013/07/19/il-sistema-binario-dei-sessi-e-fantascienza-intersex/

Sul blog Intersexioni sono raccolti diversi post sull’argomento alla sezione Intersex

10 commenti

  • Confesso di non sapere molto sull’argomento, ma come madre di un bambino l’idea di sottoporlo a interventi chirurgici e terapie ormonali non necessarie alla sopravvivenza mi sembra impensabile. Certo poter dire “e’ un bambino” o “e’ una bambina” rende la vita piu’ facile a genitori e parenti. Ma probabilmente la rende molto meno facile alle persone che si trovano a fare poi i conti con scelte pesantissime fatte quando non potevano decidere per se stessi…

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  • Ma cosa state dicendo?Sono difetti cromosomici, sono malattie, ci sono un sacco di conseguenze negative sulla salute oltre all’indeterminazione dell’organo genitale.Poi l’idea che se un bambino nasce col pene piccolo questo venga trasformato in clitoride è semplicemente assurda.Il pene piccolo viene tagliato solo in caso sia un abbozzo presente contemporaneamente ad una vagina completa, e così viceversa, spesso si tratta di un organo formato all’80% e l’altro al 20%, è normale si preferisca tutelare l’organo più sviluppato.Fossi nato con un abbozzo di vagina e un pene formato quasi completamente ora avrei ringraziato tutti i giorni il medico per quella scelta.Avrebbero più problemi di identità e psicologici i bambini non operati che quelli operati per una riqualificazione.

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    • l’intersessualità è una variante sessuale, è la società poi che la patologizza. Variante dei cromosimi sessuali, dell’apparato genitale o dei caratteri sessuali secondari. Non è scritto che vengono tagliati peni piccoli, è scritto che nei casi di intersessualità riconoscibile alla nascita è prassi intervenire per “normalizzare” e ricondurre al sesso maschile o femminile. Come fai a sostenere che avrebbero più problemi i bambini non operati? e questi eventuali problemi dipenderebbero dal fatto di non essere stati operati o dal fatto che la società da non operati non li accetterebbe? Comunque diverse sono le testimonianze delle stesse persone intersex, alcune le ho linkate alla fine del post, nel forum internazionale intersex http://www.ilga-europe.org/home/news/latest/intersex_forum i soggetti stessi hanno definito queste pratiche una violazione dei diritti, sono loro a chiedere di non mutilare e “correggere”, noi non possiamo far altro che ascoltare le loro richieste e sostenerle.

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      • tuttavia ci sono dei genitori che scelgono di far fare l’operazione. chi siamo noi per giudicare se è giusto o sbagliato? non possiamo costringere le persone a cambiare e ad avere la nostra visione culturale. è uno dei principi del relativismo culturale

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  • Si dovrebbe lasciare la possibilità di scegliere ai diretti interessati, io non voglio costringere nessuno a cambiare opinione, ho solo riportato le istanze delle persone intersex che chiedono che si metta fine agli interventi in un’età in cui questi non possono essere scelti.

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    • si ma se i genitori vogliono far fare al loro neonato quest’operazione? cosa facciamo? glielo impediamo? non sarebbe giusto perche cio creerebbe una frattura incolmabile tra il mio modo di percepire il fenomeno e quello degli attori protagonisti. insomma secondo me dovremmo lasciar decidere ai genitori; ed il dottore dovrebbe dare un giudizio scientifico a riguardo.

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      • e invece i diretti interessati vorrebbero decidere loro, guardaunpo’ che strano.

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      • Come genitore, mi troverei davvero in difficoltà nel dover fare una scelta del genere, come per qualsiasi decisione medica importante che riguardi il tuo bambino/a.
        Immagino che le varie situazioni siano tutte diverse e vadano valutate caso per caso.
        Se mi capitasse oggi, sicuramente io cercherei di informarmi il piu’ possibile, tramite internet per esempio, cercherei gruppi di supporto, cercherei di parlare con persone adulte che vivono questa condizione, cercherei pareri medici diversi.
        Ma io sono fatta cosi’, altri no, inoltre fino a pochi anni fa non c’era internet a rendere accessibili molte informazioni, quindi un genitore poteva solo fidarsi del parere del medico.
        E la domanda che mi viene in mente e’: i medici sono abbastanza informati e preparati per consigliare un genitore in una situazione del genere? E non solo dal punto di vista della “patologia” fisica, ma anche per quanto riguarda gli aspetti psicologici sia per i genitori che per il bambino/a.
        Purtroppo spesso i medici NON sono preparati abbastanza, in tutti i campi, e spesso vedono solo il piccolo pezzo che riguarda la loro specializzazione, non la persona nel suo complesso.
        Credo che “costringere” i medici e anche genitori e le persone in generale a accettare che esistano anche persone che non sono ne’ maschio ne’ femmina possa aiutarli a allargare i loro orizzonti e permettere una discussione piu’ aperta e informata. O almeno spero.

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      • infatti occorre aprire un dibattito a riguardo, perche per i genitori è molto difficile

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  • Vorrei aggiungere che e’ naturale che un genitore prenda decisioni per i figli quando sono troppo piccoli per decidere.
    Io non aspetto che mio figlio sia grande abbastanza per decidere se deve curarsi l’influenza, per fare un esempio molto banale.
    Sono io che compro i suoi vestiti, preparo il suo cibo, decido se deve andare all’asilo o al parco o in biblioteca, decido a che scuola mandarlo, come curarlo se sta male, in che citta’ o paese farlo crescere, se dargli una educazione spirituale o religiosa. E cosi’ via.
    Certo io stessa sto ancora curando le ferite di molte scelte che i miei genitori hanno fatto per me e che oggi non condivido.
    Quello che secondo me e’ importante e’ che i genitori abbiano accesso a tutte le informazioni possibili, al sostegno necessario dal punto di vista pratico e psicologico, per poter prendere una decisione consapevole e informata.
    Se i figli saranno contenti o meno non si puo’ saperlo, ma almeno si cerca di fare del proprio meglio.
    Purtroppo data la situazione in Italia temo che le informazioni e il supporto necessario manchino, i genitori si trovano soli di fronte a una scelta difficile e magari possono solo fidarsi del medico che gli dice “e’ meglio cosi'”, supportati da una cultura che non accetta nulla che sia vagamente “diverso”.

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