Tagliate a fette

emanuel

In italia si consuma quello che è ormai femminicidio, fenomeno che colpisce una donna ogni due giorni, uccise dai propri compagni/mariti o ex. Fenomeno strumentalizzato dal governo, a cui non interessa fare leggi a tutela delle donne ma come copertura per fare leggi oppressive verso chi manifesta, tra i quali ci sono anche donne che vengono molestate e manganellate dalla polizia, tutto giustificato da quel decreto che dovrebbe tutelare tutte le donne senza fare distinzione tra mogli e “puttane”.

Su questo fatto abbiamo scritto un post : abbiamo detto quanto un decreto simile sia poco chiaro se non addirittura pericoloso per le vittime in quanto non ci sono strumenti per contrastare e prevenire la violenza e la cultura che la genera.
E’ di questa cultura che si nutre il femminicidio, ossia l’idea della donna come oggetto, come carne da macello, idea alla quale crescono e si abituano gli uomini di oggi e di domani.

E’ la cultura che si consolida attraverso i canali più accessibili alla nostra società: i mezzi di comunicazione ad esempio. La pubblicità italiana riflette non solo l’idea che molti uomini italiani hanno del corpo e del ruolo delle donne ma diventa un vero e proprio ricettacolo attraverso il quale si consolida tutta una cultura violenta alla quale assistiamo nel nostro paese sulla pelle delle donne.
Negli ultimi anni gli episodi di violenza fisica, sessuale e soprattutto i femminicidi sono aumentati in modo esponenziale. A pari passo, l’immagine femminile nei mezzi di comunicazione ha subito un peggioramento notevole.

Le immagini che vengono veicolate nella pubblicità e nei programmi televisivi sono sempre più offensive e violente nei confronti delle donne. Fino a poco tempo fa, le pubblicità ritraevano esclusivamente figure femminili intere che strizzavano l’occhio ad un immaginario maschile eterosessuale. Erano immagini spersonalizzate, stereotipate e oggettivate. Ma riflettevano in parte erotismo, un briciolo di umanizzazione. Negli ultimi anni i corpi femminili hanno perso quella dimensione erotica che comunicavano e vengono ritratti sempre piu’ in modo offensivo e svilente, deumanizzate. Piano piano i corpi plastici sono stati soppiantati da teste “mozzate”, frammenti di bocche, labbra glutei, scene di stupro, allusioni alla fellatio. E infine corpi tagliati non da fioretti a parti del corpo più eccitanti ma da vere e proprie lame di coltelli, arrivando ad omaggiare il femminicidio.

L’ultima che abbiamo denunciato è la pubblicità di Clendy apparsa a Napoli in formato 6×3, che raffigurava un uomo che accoltellava una donna dopo un rapporto sessuale o meglio dire uno stupro.
Oggi ci segnalano, in più persone, una delle locandine affisse a Latina.

emanuel

Si tratta di un annuncio pubblicitario di un nuovo locale.

L’immagine parla da sola e non ha bisogno di ulteriori commenti. Un quarto di donna tagliato a metà nelle parti erotiche. Sembra ispirata al mostro di Firenze. Un corpo femminile paragonato a carne da macello. Nemmeno gli animali meritano un trattamento simile, infatti i movimenti animalisti sono molto attivi negli ultimi anni e portano avanti tante battaglie a difesa degli animali, uccisi per farne bistecche.
Una donna uccisa e fatta a fette. Un’immagine prodotta in un paese che ha il primato in Europa per femminicidio.  Perchè in Italia i nostri corpi sono carne da macello e i numeri delle donne uccise tra il 2012 e il 2013 lo dimostrano chiaramente. Ma l’immagine è offensiva a prescindere a maggior ragione quando ogni due giorni viene uccisa una donna!

14 commenti

  • L’aggettivo “offensiva” non esaurisce il contenuto dell’immagine: questa immagine è CRIMINALE (preciso che è la prima occasione in cui uso il maiuscolo abbandonando la netiquette che per altro osservo).

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  • Spero che il locale che usa questa réclame sia stato chiuso! E’ mostruoso….

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  • Non abito a Latina, ma se ci abitassi cercherei attraverso il passaparola di convincere tutte le donne a boicottare e far boicottare quel ristorante e di spiegare alle loro famiglie il perché. Se viviamo in una società che “capisce” solo il profitto allora è lì che bisogna colpire: cominciamo a dimostrare che certe campagne pubblicitarie sessiste sono controproducenti e falliscono l’obbiettivo, magari imparano.

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  • Credo che l’autore andrebbe denunciato per istigazione alla violenza. Non bastano i propositi di boicottaggio. Questa è vera e propria istigazione. A parte l’offensività dell’immagine, a parte il fatto che possa fare impressione e suscitare qualsiasi tipo di sentimento negativo. E’ proprio l’idea che solo una mente potenzialmente pericolosa può aver progettato una cosa simile, e quindi il titolare e chi ha avuto questa geniale idea, vanno denunciati assolutamente.

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  • Si’, ma poi, che schifo.
    Cioe’, indipendentemente da ogni considerazione sull’uso del corpo della donna, io guardando un’immagine del genere provo un conato di vomito, non certo acqualina in bocca e voglia di bistecca.

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  • Manifesto agghiacciante. Spero che anche gli uomini abbiano questa sensazione guardandolo! E che non ci vada nessuno in quel locale.
    Sono d’accordo con Eleonora, nutro dubbi sulla salute mentale degli ideatori.

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  • Ma come può mente umana concepire una cosa del genere ?

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  • Reblogged this on antropologia e sviluppo and commented:
    L’immagine parla da sola

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  • Se può interessarvi, ecco la pagina dl “creativo” che espone i prodotti del suo ingegno, con commentario: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=422064337902139&set=a.337255813049659.75243.165014063607169&type=3&theater

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  • Io sono animalista e sinceramente mi avrebbe dato MOOOOOOOOOOOOOLTO più fastidio vedere un animale massacrato e fatto a fette per essere MANGIATO, piuttosto che il corpo umano volutamente modificato ed evidentemente finto. Non credo che li si mangi carne umana. La prendo a ridere, probabilmente il messaggio è sbagliato, ma credo sia voluto anche questo.
    Leggere nel post la frase: “Nemmeno gli animali meritano un trattamento simile”, mi innervosisce parecchio, perchè è come voler dire che gli animali sono meno importanti dell’essere umano. Non parlano la nostra lingua, ma nn per questo non soffrono quanto noi.
    Tutto questo clamore per questa locandina, quando in giro c’è di peggio… ma per favore.

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  • Bah, per fare schifo fa schifo, punto. E lo dico da maniaca del film horror. Ci sarebbero stati mille modi di rendere quel messaggio ironico e anche divertente (anche se non mi pare il caso di mettere per strada immagini così truculente e inadatte, per esempio, ai bambini) ma l’imbecille che ha fatto questo cartellone ha preferito unire il macabro al solito “tette e culi” per prendere due piccioni con una fava. Gia che c’era poteva piazzarci una bella immagine di mutilazione alla mostro di Firenze o alla Jack the Ripper.
    Del resto basta vedere come è stato tradotto lo slogan in inglese per capire il grado di intelligenza sia del “creativo” che del committente. Gente che vuole “fare comunicazione” ma che non è neanche in grado di usare un dizionario per tradurre tre parole senza sbagliarne due.

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  • confesserò che prima di aver letto l’articolo ero convinta che fosse un’immagine “iperbolica” di denuncia dell’oggettivazione pubblicitaria del corpo delle donne..che dire, qui la realizzazione è talmente rozza che il messaggio di base comune a comunicazione pubblicitarie più raffinate è totalmente svelato

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  • @Tina
    Non capisco che c’entrino gli animali. Questa pubblicità è assurda e il fatto di volere minimizzare non lo capisco. Non mi viene proprio voglia di “riderci su”. E la teoria del “c’è di peggio” aiuta, effettivamente, a creare il peggio. Tina, dici “non credo che lì si mangi carne umana”, e io ti rispondo che: ci mancherebbe!!! Che ragionamento è? Ma questo manifesto non parla da solo sulla condizione mentale di chi l’ha concepito e su quella di chi lo approva? Ma a che punto si deve arrivare?

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