IL FEMMINICIDIO SI PUO’ COMBATTERE SOLO CAMBIANDO LA NOSTRA CULTURA

L’ennesima vittima di un femminicidio in Italia. Come tantissime aveva denunciato atti di stalking e violenze fisiche da parte dell’ex-marito in possesso dell’arma che l’ha uccisa. Perché le forze dell’ordine non sono intervenute?

La legge anti-stalking nel nostro Paese è lacunosa. Una donna vittima di violenza può denunciare solo su querela e raramente lo stalker viene allontanato dalla donna anche perchè la legge tiene conto solo dei sintomi (soggettivi) della vittima e non della condotta dello stalker. C’è da chiedersi una domanda fondamentale: perché il Governo ha lasciato una legge a metà? perchè non ha dato maggior tutela alle donne vittime di stalking e maltrattamenti, nonostante l’aumento vertiginoso di tali reati che sfociano in femminicidio sopratutto dopo la denuncia? perchè il patrocinio non è gratuito per legge?

Le cronache riportano un probabile aumento vertiginoso di donne ammazzate dopo l’introduzione di questa legge. Sono donne che si sono rivolte alle forze dell’ordine prima di essere state uccise, perchè non sono state aiutate o perché non erano a conoscenza dei limiti della legge contro lo stalking. Questo è probabilmente rivelabile dalle precedenti denunce per stalking e il legame con le vittime. Ma il nostro Paese non fornisce statistiche ufficiali e istituzionali sul fenomeno stalking. Questo significa che la violenza di genere non è ancora percepita come grave, come se il fatto non esistesse, anche se le nostre cronache ogni giorno riportano episodi sempre più agghiaccianti e frequenti.

Pare anche che le donne rischino il doppio di essere uccise proprio perchè così in vigore non garantisce l’assoluta protezione della vittima e l’allontanamento dal carnefice e anche perchè i reati di percosse, minacce di morte da parte di chi opera anche stalking vengono asssorbiti nel reato di stalking che come dicevo è una legge lacunosa, poco chiara e molto blanda per poter proteggere le vittime.

Anzi, quale legge? Le legge antistalking esiste? Nel codice penale italiano (art 612-bis) non appare alcuna definizione di stalking!

E’ un fattore culturale? Probabilmente sì. In Italia la figura femminile è subordinata a quella maschile e la subordinazione delle donne non sta solo nella carenza di mezzi che allontanano il rischio di rivittimizzazione ma anche in tutte quelle carenze che vanno dalla scarsa assistenza della donna vittima alla prevenzione della violenza.
Di prevenzione ne ho parlato tantissimo e non intendo solamente il potenziamento dei centri antiviolenza, leggi che possano garantire alle donne sufficiente indipendenza economica, ma sopratutto la lotta del fenomeno partendo dalle sue radici.
C’è un legame tra femminicidio e cultura patriarcale. Questi femminicidi avvengono sopratutto tra le mura domestiche e sopratutto alla fine di una relazione. C’è un perchè.

Oggi apro le pagine dei giornali che hanno riportato l’omicidio di una giovane donna assieme al suo nuovo compagno, da parte del suo ex marito. I giornali che hanno riportato la notizia, sopratutto le testate più importanti come AGI, La Repubblica, il Fatto quotidiano… hanno usato la parola “amante” per appellarsi al nuovo compagno ferito dall’ex-marito della donna.

Non è la prima volta che accade. Molti giornali hanno utilizzato la parola “marito” quando invece si trattava di un ex-marito. Questi uomini le hanno uccise perchè convinti che fossero ancora le loro compagne, le loro mogli, anche se queste ultime hanno interrotto di propria volontà la relazione violenta.
E’ un problema culturale, la volontà della donna pare che non conti in Italia. Un messaggio veramente pericoloso che dovrebbe essere preso in considerazione dalle testate giornalistiche perché è anche il movente per cui vengono uccise le donne e si rischia così di far passare il fenomeno come accettabile.

La donna sparata oggi dal suo ex-marito che la perseguitava da tempo era un’adultera? aveva una relazione extraconiugale? No! si era separata e stava cercando di farsi una nuova vita. Invece le fonti giornalistiche più autorevoli hanno spostato la colpa alla donna asserendo che si trattava di un’infedele. Un femminicidio che non andrebbe giustificato nemmeno in questi casi per non sdoganare il delitto d’onore che va in vigore nei paesi sotto la sharia.
Le parole di questi giornali vanno a svelare la percezione del fenomeno: gli uomini uccidono perché considerano le proprie donne come delle proprietà, una mentalità fortemente radicata nella nostra cultura.

Altro che folli. Un altro aggettivo utilizzato dai giornali è l’epiteto “folle” descrivendo il fenomeno come un caso isolato, realizzato da persone con problemi mentali. No! L’italia è stata ripresa dall’ONU più volte a causa dell’incremento vertiginoso di questo fenomeno e di tutta una cultura che incita e giustifica gli uomini ad uccidere le proprie compagne, con l’aiuto dei mezzi di informazione, della grave inadempienza delle forze dell’ordine e delle politiche contro la libertà femminile attuate dal Governo.
Quello che troviamo effettivamente in Italia è una grave situazione, ossia il ritorno in auge del delitto d’onore, che non si realizza solo con il femminicidio ogni tre giorni, ma anche dai titoli emessi dalle testate giornalistiche.

“Folle di gelosia”

“omicidio passionale”

“raptus”

“uccide moglie e amante per gelosia”

Quello che scrivono i nostri giornali, in un paese con una mentalità ancora da Medioevo, da l’idea di un atto dovuto, dove lei è descritta come una “puttana” che ha ferito l’onore dell’uomo e dove esso pulisce con il sangue.
Io dico ai giornalisti che devono vergognarsi, che è gravissimo questo linguaggio anzichè insegnare che la violenza è condannabile in ogni caso (a maggior ragione quando le percentuali danno segno di allarme). Tutti i paesi occidentali condannano la violenza sulle donne come un reato gravissimo e picchiare, stuprare e uccidere una donna non è tollerabile in nessun paese che ha raggiunto diritti civili su tutti i fronti. L’italia continua a presentare una mentalità preoccupante, quasi medievale, molto lontana dagli standard europei (non che il fenomeno non esista ma è più condannato) e certamente più simile ai paesi che spesso vengono condannati per i costumi contro le donne.

Fonti:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-07-28/uccide-moglie-amante-toglie-154042.shtml?uuid=AbFVwCII

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/28/massa-uccide-ex-moglie-e-suo-amante-poi-si-suicida-feriti-anche-due-minori/669665/

http://www.agi.it/cronaca/notizie/marina-massa-spara-allex-moglie-e-al-suo-amante-poi-si-uccide-in-stradabr-

http://video.repubblica.it/edizione/firenze/marina-di-massa-uccide-l-ex-e-il-suo-amante-e-si-toglie-la-vita-la-mappa/136245/134782

3 commenti

  • L’ha ribloggato su Elena.

    Mi piace

  • Mi chiedo se in parte questa mentalità derivi – ancora una volta – dalle radici cattoliche del nostro paese. Per la chiesa il divorzio non esiste, quindi una donna in effetti non si può separare, resta “moglie” (quindi proprietà) a vita, e il nuovo compagno non è, appunto, un nuovo compagno di vita, ma un “amante”.

    Mi piace

  • purtroppo di questa mentalità siamo complici e vittime… la nostra Italia è un paese fondamentalmente cattolico ed i danni provocati dalla religione si vedono tutti i giorni, chi uccide o maltratta una donna non è un uomo sbandato, asociale , extracomunitario ecc… è semplicemente ” un uomo “, cresciuto con la mentalità che la donna gli appartenga sempre e comunque—— ritengo che questo articolo abbia ragioni da vendere : dobbiamo cambiare noi donne per poter educare i nostri figli, futuri fidanzati, mariti, amanti , al rispetto della persona in quanto tale——-occorre una NUOVA VISIONE DELLA FAMIGLIA , OCCORRE UNA UMANITA’ PIU’ SENSIBILE ED ATTENTA alle problematiche sociali.

    Mi piace