Giappone: il 70% della popolazione non fa sesso. Al massimo, lo fa di plastica.

La settimana scorsa, un documentario andato in onda sulla TV spagnola sulla cultura giapponese ne ha rivelato un tratto poco comune.

Il 70% degli abitanti del Giappone non ha relazioni sessuali.

Il Giappone è un Paese che, guardato da un punto di vista europocentrico, non può che sembrare freddo, in cui il contatto umano è limitato, erosl’educazione è severa, la disciplina considerata valore morale dell’onore.

Una Nazione che è incastrata tra retaggi culturali medievali e un progresso tecnologico superiore a quello del resto del mondo.

Ed è anche il Paese delle grandi sperimentazioni erotiche, della più fiorente industria del sesso del mondo ( 20 milioni di euro all’anno ), degli hentai, di parti onirici come il tentacle rape, delle identità confuse tra erotismo asiatico e canoni estetici che guardano di continuo al modello europeo-statunitense. E’ il Paese in cui si possono trovare distributori automatici di mutandine sporche con la foto della ragazza che le ha indossate sulla scatola, dove l’industria dei sex toys e della produzione pornografica è reclamizzata per strada, fuori da ogn pruderie, come un ristorante di sushi.

Nella collisione tra disciplina e desiderio,  il 70% dei giapponesi non ha relazioni sessuali.
L’astinenza dalle relazioni sessuali più alta, nel Paese con il più alto tasso di stimoli sessuali, come se fossero ormai tanto assuefatti da non averne più bisogno?

Uno degli uomini intervistati nel documentario dichiara di preferire masturbarsi invece di avere rapporti sessuali con la sua fidanzata, così che può evitare di affrontare la sua pigrizia e può concentrarsi solo su se stesso invece di doversi occupare anche del piacere di lei. E così meglio una vagina di plastica che dover subire l’ansia da prestazione perchè lei non raggiunge l’orgasmo.

Fumijo non fa sesso con la sua fidanzata da due anni, ma non ha rinunciato al piacere e appena esce dal lavoro va in uno dei tanti negozi di dvd pornografici ( ce ne sono più di 500 solo a Tokyo ), si chiude in una cabina per una o due ore e poi torna a casa per cena.

 

Spesso parliamo di corpi senza desiderio, quei corpi vuoti, mediatici o pubblicitari, adatti solo a lusingare la produzione del mercato invece che animarsi e decidere per se stessi. Questi invece sembrano desideri senza corpi, ormai svincolati dal pensiero per la scoperta del corpo della persona con cui provare piacere, ormai privi della fonte primaria del desiderio – almeno antropologicamente – ossia il contatto.

L’industria del sesso sembra sostenere ed essere regolata proprio in base alla fruizione masturbatoria così diffusa ed abbondano giochi da fare da soli invece che in compagnia: la maggior parte della produzione, l’80% sono oggetti per la masturbazione.
Tutto orientato prevalentemente verso gli uomini, ovviamente. Perchè sono soprattutto gli uomini a dettare questa tendenza, preferendo il sesso in solitaria e perchè è a loro dunque che industria pornografica e del sesso in generale si rivolge quasi completamente.

Mayumi Futamatsu, author of "The Bedroom Next Door", Tokyo, Japan, 20.09.05.

Mayumi Futamatsu, sessuologa e autrice del libro “The Bedroom Next Door”

Mayumi Futamatsu, sessuologa intervistata nel documentario, riceve infatti ogni giorno quasi solo donne angustiate dall’idea che i mariti e i fidanzati abbiano perso interesse per i loro corpi, per le loro esistenze. Sono quasi tutte parte di coppie “sexless“, senza sesso, ovvero quelle coppie stabili in cui si fa sesso meno di una volta al mese. Molte di queste donne, racconta, rifiutano di ammettere che il sesso ha abbandonato le loro vite anche quando hanno rapporti solo una o due volte all’anno: il distacco dei corpi, lo svuotarsi dei desideri comuni è un passo difficile da accettare. Così che del 70% delle persone che non hanno reali relazioni sessuali, solo il 37% si riconosce tale.
Normalmente, sono gli uomini ad avere meno problemi ad ammetterlo, perchè è dalla parte maschile che nasce il distacco dal sesso, mentre le donne lo subiscono passivamente.

Anche per le donne sono sorti negozi e produttori di sex toys al femminile, ma il loro uso è slegato dall’autodeterminazione erotica, quanto suggerita proprio alle “donne abbandonate” per supplire alla mancanza di sesso.

Inoltre tra le più giovani ci sono tante ragazze che fin dal principio della loro attività sessuale, credono che la relazione erotica sia ormai troppo difficile, piena di regole e tecniche da seguire, al punto che sia meglio divertirsi da sole e abbandonare l’ansia di dover seguire le codifiche del mondo pornografico. E i desideri profondi, nessuna li esplora più.

eros2Possiamo raccontarci che la chiave di questa tendenza in Giappone sia, in generale, una scarsa propensione al contatto umano, fisico.

In realtà il rischio di essere completamente dipendenti dalle immagini pornografiche dall’immaginario individuale che i sex toys propongono è comune a tutte le culture che usino pornografia mainstream in maniera massiccia, quasi esclusivo riferimento dell’immaginario erotico collettivo.
L’Italia è senza dubbio tra queste.
Anzi, è sottoposta a continui stimoli sessuali anche al di fuori della pornografia: dalla pubblicità di un ammorbidente, all’intrattenimento televisivo, fino ai talk show di sinistra dove però si va sempre a finire a parlare di escort, la sovrastimolazione sessuale, ma solo virtuale, evocata, riguarda anche il nostro Paese.

E’ una sovrastimolazione che si interrompe e si reprime proprio nel momento in cui i corpi si avvicinano davvero e allora interviene la Chiesa, lo Stato, la morale, la famiglia a dirci quello che possiamo fare o meno, il corpo che dobbiamo aspettarci o ambire, i desideri che possiamo soddisfare.

In Giappone pornografia e utensili vari non sono più di stimolo per una vita sessuale condivisa, ma sono ormai succedanei dei corpi e delle pratiche reali.

Lo Stato interviene per rimediare al bassissimo tasso di natalità del Paese e promuove delle “Settimane della famiglia” per cui i dipendenti sono spinti a stare in vacanza con mogli e fidanzate e quindi a trovarsi quasi “costretti” ad un avvicinamento.

Intanto, il sesso diventa quindi di plastica, meccanico, stimolatorio. Fuori dal contatto con le imperfezioni, con i problemi di relazione, con gli odori e i rumori dei corpi altrui. E se il 70% della popolazione giapponese segue questa tendenza è perchè in sè possiede un potenziale liberatorio, che fa leva sulla mancanza di autostima e di reale liberazione sessuale negli individui.

 

 

4 commenti

  • Purtroppo anche in Italia la “situazione” sta peggiorando… la causa principale è sempre la divulgazione della sessualità umana solo dal punto di vista riproduttivo/rapporto pene-vagina, e non del piacere… vedi anche lo scandaloso (maschilista: rinforza le ansie/prestazione nei maschi e la convinzione che è importante solo il rapporto pene-vagina e condiziona negativamente anche le donne…) spot in TV, alla RAI, sull’eiaculazione precoce dove dicono: “L’Eiaculazione Precoce è una condizione medica, ne soffre 1 uomo su 5…”. ma l’eiaculazione durante il rapporto vaginale NON può essere “precoce”: NON è una malattia, NON è una disfunzione sessuale maschile, è solo pubblicità ai farmaci! l’orgasmo vaginale non esiste, quindi la durata del rapporto vaginale non è importante per l’orgasmo femminile ecc… BASTA con la divulgazione NON corretta/scientifica della sessualità umana e solo dal punto di vista riproduttivo e maschile, con la conseguenza che “il sesso diventa quindi di plastica”… http://www.lastampa.it/2011/12/28/scienza/benessere/lifestyle/il-tempo-non-esiste-l-eiaculazione-precoce-nemmeno-NC0JTGqriECeoAVzNpzAPJ/pagina.html

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  • Ammesso che il resyo sia una situazione oggettiva, chi ti ha detto che “se il 70% della popolazione giapponese segue questa tendenza è perchè in sè possiede un potenziale liberatorio, che fa leva sulla mancanza di autostima e di reale liberazione sessuale negli individui.” ?

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    • E’ una considerazione tratta dalla visione del documentario e dalla lettura di alcuni testi di sessuologia legati ad eventi simili.
      In casi del genere, in cui non si sta parlando di asessualità, ma di privazione del rapporto sessuale in favore esclusivamente dello sfogo masturbatorio, è come se astenersi dal rapporto con un altro corpo, sollevasse l’individuo da ogni responsabilità ( lo dicono anche chiaramente alcuni testimoni del documentario ) e quindi liberasse il desiderio del singolo. Questo, dal mio punto di vista, può essere anche legato al fatto che la reale liberazione dei desideri invece non sia ancora realizzata e quindi ci si preoccupi più di imitare un modello pornografico che non di stimolare il piacere dei propri corpi.

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  • Pazzi non ce cosa più bella di fare sesso con il proprio partner , io se dovessi farlo 1 volta al mese morirei lo stesso lei

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