#Infanzia made in Italy 10 – Piccole, rosa e dolci “bamboline”

Riprendiamo, nostro malgrado, il viaggio tra le aziende italiane che producono articoli per l’infanzia.

Dopo giocattoli, libri, uova di Pasqua, testi scolastici, vediamo oggi un’azienda che produce abbigliamento per bambin*: Simonetta, specialmente nella sua collezione Simonetta mini.

Sfogliando il catalogo on line, vengo proiettata in una dimensione “caramellosa”, dolce , piena di zucchero, di rosa e di “bambole”.

Bambine piccolissime in pose quiete. Sedute ad un tavolino intente a giocare con delle caramelle o in piedi, atteggiate in pose tranquille, innaturali, come se si trattasse, appunto, di bellissime bambole da guardare e rimirare per quanto sono belle e dolci (foto numero 1, 2, 4, 5, 6, 7, 13, 14 e 15).

In altre foto, invece, dove compare, insieme con le bambine, anche un bambino, ecco che le piccole vengono ad assumere un “contorno” al piccolo macho in erba.

Nella foto numero 3, infatti, c’è un bambino affiancato a destra e a sinistra da due bambine che lo baciano, mentre lui posa con un sorriso sulle labbra.

Nel vedere questa foto, mi è venuto in mente un mio vecchio articolo su Miss Maglia Rosa,  in cui compariva un video nel quale il campione di ciclismo di turno stringeva a sé due ragazze, una a destra e una a sinistra. Vedere più o meno lo stesso gesto riprodotto da bambini molto piccoli mi ha infastidito notevolmente. Più o meno lo stesso nella foto numero 11.

La foto peggiore di tutto il catalogo, secondo me, è la foto numero 10. In quella foto il bambino ha uno sguardo indifferente, “da duro”, mentre una delle due bambine lo bacia e lui volge il viso verso l’altra bambina che ha un broncio che sembra voler comunicare gelosia nei confronti della “rivale” che ha l’onore di poter dare un bacio al bambino. Insomma, una foto che rende adulti i bambini, che appioppa loro stereotipi di genere fin da piccolissimi: lui, il conquistatore, le bambine, seduttive e gelose.

Le uniche fotografie del catalogo nelle quali compare un piccolo guizzo della spensieratezza e della spontaneità dell’infanzia sono quella che ritrae due bambini che si “danno un cinque” e le foto numero 8 e 12. Attenzione, però. Nella fotografia con i due maschietti, i due bambini non sono obbligati a guardare l’obiettivo del fotografo, mentre le piccole delle altre due foto sì. Occhi ben puntati verso il fotografo, guardano, come richiamandoli a osservarle, coloro che sfogliano il catalogo: “guardateci, siamo dolci, tenere, bellissime, tutte rosa. Belle bambole tranquille”.

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Nulla, in quel catalogo, che ci mostri l’infanzia come ci piacerebbe che fosse: libera.

5 commenti

  • Tutto tristemente vero. Ho letto un libro “L’infanzia non è un gioco. Paradossi e ipocrisie dei genitori di oggi”
    di Stefano Benzoni. Molto complesso, molto amaro, molto vero. In sintesi riflette proprio su questa “adultizzazione” forzata e forzosa che facciamo dei bambini. Da una parte li vogliamo proteggere, crediamo, come la cosa più pura del mondo, dall’altra li iscriviamo in discorsi adulti che tendono a trasformarli il prima possibile in consumatori. Insomma un’analisi molto dura e a dire il vero anche con poca speranza…
    Comunque complimenti per il blog, siete proprio in gamba!

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  • stregadellosciliar

    Grazie!

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  • Pingback: #Infanzia made in Italy 10 – Piccole, rosa e dolci “bamboline” | Lunamonda

  • Ieri su un volantino ho scoperto che esiste un “Sapientino bambina”. La cosa mi ha lasciato interdetta e non poco incuriosita. Conosco e utilizzo avendo due figli piccoli, il celebre gioco didattico, che fa riferimento a varie categorie insegnando ad esempio a conoscere gli animali, oppure i numeri, oppure le città del mondo così via. Non capisco e non riesco proprio ad immaginare in che cosa consista un Sapientino “da femmine”. Che esista forse una diversa educazione sulle cose del mondo ‘ad hoc’ per le piccole studentesse in erba????

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  • Benedetta Zallocco

    Mia mamma quando ero piccola voleva riscattarsi (senza esserne consapevole) da un’infanzia povera e senza fronzoli in un piccolo paese del sud. Per questo mi vestiva esattamente come una bambola perfetta e mi comprava proprio vestitini di questo marchio. Per fortuna poi la bambola ha iniziato a parlare e dissentire…anche se questo ha generato gli immancabili conflitti colla genitrice. Per questa ragione odio il marchio Simonetta e vedere le foto di questo catalogo che indubbiamente veicolano stereotipi disgustosi e molto limitanti mi spinge a odiarlo ancora di più. Le bambine devono indossare abiti comodi e devono potersi sporcare giocando! Le voglio vedere nelle foto coi coetanei maschi che fanno esattamente le stesse cose. Bambine e bambini devono giocare sia colle bambole che colle macchinine e gli attrezzi, devono correre, saltare e sperimentare cose nuove! Benedetto il mio compagno che da piccolo giocava col pachidone e le macchinine ma anche colle bambole! E al diavolo le pose stereotipate, le mossettine e i difetti che vogliono appiccicarci addosso raccontandoci che sono connaturati al genere femminile: invidia, gelosia, ecc. Un bel vaffanculo da maleducata arrogante ( e dov’è scritto che le donne ogni tanto non possano essere anche arroganti) a chi veicola questo tipo di messaggi.

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