Pinkwashing, omonazionalismo e normalizzazione. Le contraddizioni dei Pride

Preferire ciò che è positivo e molteplice, la differenza all’uniformità, i flussi all’unità, le disposizioni mobili ai sistemi.

M.Foucault da “Introduzione alla vita non fascista”

 pinkwashing

Oggi è il giorno del Pride di Palermo, il Pride nazionale.
Questo Pride e tutti gli altri che si sono svolti e si svolgeranno nelle diverse città italiane sono carichi di contraddizioni politiche. Contraddizioni tra le legittime richieste di diritti, tra cui matrimonio e adozioni, e la necessaria istituzionalizzazione attraverso la quale si dovrebbe passare per veder riconosciuti tali diritti. Contraddizioni tra la partecipazione della segretaria Boldrini e della Ministra delle Pari Opportunità e dello Sport Idem, il patrocinio di comuni e regioni, e pure degli Stati Uniti, e la necessità di non farsi inglobare in un processo di normalizzazione, che il riconoscimento e i diritti te li fa pagare cari.

Molti collettivi e associazioni Gltbiq si sono dissociati o hanno previsto la presenza di spezzoni alternativi per la partecipazione ai Pride. È successo a Torino dove, un Pride fortemente incentrato sul tema della famiglia, è stato messo in discussione da diverse associazioni che hanno dato vita al Famolo-Pride proprio per la paura che, con il rapporto matrimoniale diventato norma, continuerebbero a essere escluse tutte quelle “marginalità” che non si riconoscono in quella istituzione. Che scenario per loro? I gay, le lesbiche, i/le trans single, i non monogami, coloro che non si vogliono sposare, quali diritti per loro?
Il riconoscimento dei diritti non può passare solo attraverso il riconoscimento dell’istituzione matrimoniale.

Appiattite le contraddizioni, fatte rientrare le “marginalità” nella norma, inglobate nel sistema di produzione e ri-produzione. Questo è il prezzo da pagare. Dentro se ti normalizzi, fuori se non ti sottoponi a questo processo di istituzionalizzazione della tua differenza che, inglobata nella massa, non sarà più tale.

Il Palermo Pride, oltre a questa, vive anche un’altra contraddizione, alla prima comunque collegata. Il patrocinio degli Stati Uniti d’America ha portato molti collettivi e associazioni locali a declinare l’invito al Pride nazionale perché il patrocinio americano è stato avvertito, su un territorio che sta combattendo contro il Muos e altre devastazioni del territorio per scopi militari, come una delegittimazione delle lotte.

Confindustria, Croce Rossa, Stati Uniti d’America finanziano il Pride per ripulirsi faccia e coscienza, in quell’operazione che prende il nome di pinkwashing.

Il termine Pinkwashing è nato per definire il comportamento dello stato di Israele nei confronti delle comunità Gltb.
Tel Aviv capitale del turismo gay, spot e campagne genderfriendly, finanziamenti a festival gay/lesbo/queer internazionali, tutto questo per ripulirsi la faccia e nascondere sotto il lenzuolo gltbiq friendly i crimini di guerra nei confronti dei palestinesi. Palestinesi e mondo arabo  che verranno fatti apparire come omofobi e incivili da un governo nazionalista che ha strumentalizzato le conquiste delle comunità gltbiq locali trasformandole in omonazionalismo razzista.
Il termine pinkwashing si è poi allargato a comprendere tutte quelle operazioni che con una “spruzzata di rosa” intendono lavare via i propri “crimini” usando in maniera strumentale le rivendicazioni e le richieste dei soggetti gltbiq.
A questo proposito lo spot del Palermo Pride mi sembra abbastanza evocativo.

Riporto la parte conclusiva di questo articolo del collettivo Le Ribellule, perché questo post ne condivide gli scopi. Pur riconoscendo l’importanza e la necessità di manifestazioni come i gaypride è necessario far emergere e far conoscere tutte le contraddizioni.

Abbiamo deciso di informare chi sta attraversando il Pride su quali sono i processi che si stanno verificando sui nostri corpi e di ripulire il Pride dal Pink Market che controlla i corpi e omologa i desideri e per spazzare via l’immagine gay-friendly che Confindustria, Ambasciata USA e anche la Croce Rossa utilizzano per distrarre dalle violazioni, violenze e i crimini che compiono.

Link per approfondire su pinkwashing e omonazionalismo

http://marginaliavincenzaperilli.blogspot.it/2012/11/pinkwashing-per-chi-non-ne-ha-mai.html

http://www.ondarossa.info/category/tags/omonazionalismo

http://www.peacelink.it/pace/a/36448.html

7 commenti

  • Solidarietà ai gruppi no-Muos!

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  • L’ha ribloggato su Elena.

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  • il gay pride e le altre manifestazioni non dovrebbero essere politicizzate e invece lo sono. il loro rifiuto preclude la solidarietà verso gli omosessuali Israeliani o Americani o verso gli Americani e Israeliani che votano per i governi che sono attualmente in carica. cosi non va bene perche secondo me il gay pride deve essere a favore di tutti gli omosessuali a prescindere dalla loro nazionalità o dalle loro opinioni politiche.

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  • Ciao Enrica
    Hai visto che hanno “dedicato” (a questo tuo post e al mio che lo riprendeva in Marginalia) un commento piuttosto “critico”?

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    • Ciao Vincenza, no non avevo visto, grazie per avermi informata! ne sono ben due i post e hanno toni che sinceramente mi spiazzano un po’. Un post (quello contro il pinkwashing) che si conclude con “taci e, possibilmente, crepa” non credo che cerchi il confronto o anche il conflitto al quale cerco di non sottrarmi mai, anzi lo ritengo uno strumento che impedisce di cristallizzare opinioni e idee, ma questa persone, che non conosco e di cui non conosco il blog, credo cerchi proprio la guerra. Valuterò se rispondere o meno visto il modo in cui si è posto. Intanto ti ringrazio tantissimo per la segnalazione e per aver condiviso il mio post su Marginalia, uno spazio che stimo e seguo sempre con interesse.

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      • Riferisrsi alle persone uccise in quanto omosessuali come a una spruzzata di rosa non credo sia una opinione che possa cristallizzarsi ma solo sparire per la ferocia omofobica che contiene.

        Al di là dell’augurio che ti faccio che, visto che non sono dio, lascia il tempo che trova, sollevo moltissime ciritiche alle cose che scrivi. Troppo comodo addurre la scusa del mio augurio per non rispondervi.

        Finchè esistono persone che per il loro orientamento sessuale vegono uccise considerazioni ciniche e naif come le tue sono immorali al punto tale da indignarmi fino ad augurarti di tacere e crepare.

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    • @paesanoale non cerco scuse di comodo per non risponderti, anche se, se quello che cercavi era una mia risposta o intavolare un dialogo, darmi della nazista, omofoba e molto altro sicuramente non contribuisce a creare un clima, magari anche conflittuale, di scambio di idee. Le accuse sono ridicole e rivolte più alla mia persona, vedi l’ossessivo ricorrere del mio nome, che alle mie idee. Il post mi sembra chiaro, non dico da nessuna parte di essere contro il matrimonio o la genitorialità e con una “spruzzata di rosa” di certo non mi riferivo alle persone omosessuali uccise. Non ho altro da dirti e credo di non essere più tenuta a rispondere a interventi che offendono invece che argomentare.

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