Lo stupro

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Ho titolato così questo post in ricordo del monologo di Franca Rame sullo stupro subito da parte di un branco di fascisti, quel monologo del 1979 a cui non è stato dato molto spazio in tv malgrado il suo successo. Infatti nessun programma Mediaset ne ha parlato (a parte TGCOM).

Sulla Rai invece, ricordiamo il Tg2 con il suo servizio che rappresentava pienamente il clima misogino di questo paese che da una parte nega la violenza sulle donne, dall’altra criminalizza le donne che la subiscono.

Di (presunto) stupro però se ne è voluto parlare (malgrado la delicatezza della vicenda) il 2 giugno scorso quando il programma “Le iene”, nato per smascherare truffatori, ladri, malfattori di ogni genere, ha messo in onda un servizio in cui due uomini condannati in appello in primo grado a 5 anni di carcere per stupro di gruppo, venivano intervistati per dimostrare davanti un pubblico di 5 milioni di persone la loro innocenza.

Il servizio de Le Iene, rappresenta l’ennesimo episodio di sciacallaggio televisivo, indice di un servizio televisivo di bassa qualità che tratta gli studi televisivi come aule dei tribunali, indipendentemente se chi compare è colpevole o meno. Quante volte abbiamo visto scenari simili? Tantissime volte. Citiamo il caso Sarah Scazzi, quando tre anni fa Michele Misseri, indagato in primo momento e poi rilasciato, fu intervistato in tv per descrivere in che modo uccise la bambina e si sbarazzò del suo corpo. Questa vicenda è l’esempio di come la tv genera “mostri”.

Quel servizio sul presunto stupro è stato a mio avviso fastidiosissimo, volgarissimo, esplicito. Forse perchè ho subito molestie o sicuramente e quasi certo per altri motivi. Sicuramente il fatto di averlo visto in prima serata in un paese dove parlare di sessualità, dell’educazione sessuale, di omosessualità, di contraccettivi fa ancora scandalo; dove ti impongono la censura di fronte a questi temi. Però di stupro o sesso in modo esplicito e screditante per le donne (rischiando di rafforzare stereotipi sessisti) se ne può parlare. Il problema non è il fatto che si è parlato di un presunto stupro (ben venga la sensibilizzazione), ma il modo in cui se n’è parlato.

Non si trattava di sensibilizzazione ma di sciacallaggio mediatico, un processo televisivo contro una presunta vittima di stupro.

E’ pericoloso mettere in onda un servizio simile e spiego il perché. Di violenza contro le donne se ne parla spesso male oppure se ne parla troppo poco. E’ come se il problema secondo i media non esistesse o esistesse solo quando si deve sfruttare l’occasione per vendere una copia o un programma televisivo. Sappiamo benissimo cosa porta la disinformazione. Si cade nell’oblio. Può portare a pensare che un problema non esiste, perché se non appari in tv non esisti. O può portare alla completa distorsione percettiva di un fenomeno come accadde quando i media amplificavano l’emergenza stupri da parte di immigrati, portando ad  un escalation di odio xenofobo. Questo succede spesso quando i media vogliono mostrarti come sono accadono le cose secondo la propria opinione, attraverso un processo manipolatorio.

Abbiamo visto tante volte come i giornali trattano casi anche molto gravi di donne maltrattate o uccise. Il problema è il linguaggio. Sbagliando linguaggio si può trasmettere un messaggio distorto e pericoloso. Io lo so benissimo, perché ieri ho sbagliato anche io e sono stata fraintesa. Ieri, infatti, abbiamo ricevuto alcune critiche. E’ difficile non agire di impulso quando ogni tre giorni viene ammazzata una donna e quando pochissime donne vittime di violenza ricevono giustizia. E’ difficile non essere impulsive quando hai provato sulla tua pelle cosa significa subire una molestia sessuale: l’umiliazione, la sensazione di impotenza, di sentirsi sporche o di sentirti addirittura colpevole perché già da bambina ti educano a vedere il tuo corpo come sbagliato, come provocante o come oggetto sessuale. Molte donne per questo maturano un rapporto conflittuale con esso. E’ importante non disinformare e sensibilizzare molto. Il corpo appartiene a noi donne. E’ difficile non indignarsi mentre si ascoltano due tizi che anche se il rapporto fosse davvero consensuale raccontano le loro prodezze in modo maschista, convinti che il piacere sessuale di una donna si realizza con l’eiaculazione di un uomo.

Non sappiamo come sono andate le cose, ma in un paese che non parla mai di stupro, dove non si fa alcuna sensibilizzazione, presentare una storia simile senza aspettare la fine di un processo non fa certo bene. Esistono di sicuro gli stupri falsi (come accaduto da poco a Napoli) o le false accuse ma devono essere i giudici a stabilirlo non le televisioni, non la folla a cui le Iene ha dato in pasto la vicenda e lasciato che insultassero la ragazza senza sapere come sono realmente andate le cose.

Non sappiamo chi sono i due uomini, non sappiamo chi è la ragazza e non abbiamo in mano tutti i fasciscoli della magistratura, della Questura e i referti medici. La vicenda, anche fosse avvenuta con il consenso della presunta vittima, come sottintendono a Le Iene, è gravissima inserita in un contesto come il nostro con una concezione della sessualità quasi medioevale, con poca informazione per quanto riguarda la violenza sulle donne e su come avviene un processo, ma è gravissima sopratutto perchè noi non sappiamo chi sono “i personaggi” coinvolti e siamo contro ogni strumentalizzazione televisiva. Voi non siete Iene ma sciacalli!

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