#LiberaInfanzia: Via quei cartelloni che ritraggono una bambina ammiccante!

Avevamo discusso pochi giorni fa della triste campagna pubblicitaria della Sisley e ci ritroviamo soltanto oggi davanti ad una campagna che circola su tutti gli autobus di Bologna, questa:

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Una bambina di circa cinque anni, con gambe accavallate come una pin-up, rossetto rosso, cannuccia e occhiali da sole, si atteggia da donna adulta (ma ridotta a banali stereotipi sulla femminilità), accompagnata dal claim “questo si che è un polleggio”. A chi è rivolta questa pubblicità? che messaggio vuole dare? Questo schifo è stato segnalato da G.i.U.L.i.A Emilia Romagna, le quali informano che il comune di Bologna ha aderito alla moratoria contro le pubblicità sessiste. Questo è un articolo che è uscito su un giornale locale che minimizza la campagna:

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I toni sono quelli che spesso ogni giorno abbiamo a che fare: una stampa che non è attenta alla rappresentazione di genere. Il linguaggio stigmatizzante si legge già dal titolo e sottotitolo che si introduce come “un’associazione di donne ritiene che…”. Il linguaggio è ghettizzante: si parla di giulia come di un’associazione di donne come dire che sono di parte. Si utilizza il verbo “ritiene” per mettere in evidenza che non era quello l’intento dei proprietari della piscina.

L’articolo è anche peggio: “oggetto della polemica è una semplice fotografia dove una bimba indossa gli occhiali della mamma mentre beve un’aranciata”.  E’ una pubblicità innocente? Vi sembra innocente? In un altro paese avrebbe destato polemiche anche in assenza di ammiccamenti per il forte messaggio sessista che veicola ma come spesso dimostriamo da ciò si misura il livello di civiltà di un paese.

Un paese che rispetta la parità tra uomo e donna mai si permetterebbe di usare quei toni parlando di un’associazione di giornaliste che trattano tematiche importanti come il femminicidio, dipingendole come femministe bacchettone.  Inoltre l’articolo fa riferimento alla dignità della donna. Qui non c’è in ballo la dignità della donna ma di una BAMBINA. In molti paesi c’è un dibattito sull’immagine infantile e in Francia avevano anche fatto un disegno di legge. 

E’ grave, inoltre, che il Comune abbia aderito per vietare le pubblicità sessiste e poi vediamo sui bus questa che peggio ancora ritrae una bambina piccola, potatrice degli stessi stereotipi che vengono applicati alle donne. E’ ancora più grave se questa rappresentazione viene imposta al corpo delle bambine in quanto comunica che anche una bambina può essere sexy, che è normale avere pensieri erotici su una bambina di cinque anni e che puoi prenderla e usarla a piacimento come un oggetto sessuale.

E’ un atto molto grave quello che è successo, il comune dovrebbe dare una spiegazione sul perché abbia permesso una simile pubblicità in un momento in cui il paese si riempie sempre di più di episodi di violenza sessuale contro i minori, percepiti come oggetti sessuali (qui l’ultimo episodio). Ma ad avvilirmi ancora di più sono i commenti lasciati sulla pagina di so.ge.se che giustificano la pubblicità accusando G.I.U.L.I.A di essere un’associazione inutile in un paese che rispetta le donne, invitandole ad occuparsi invece della questione delle donne musulmane trattate male nei loro paesi.

Ancora oggi abbiamo a che fare con persone che non hanno consapevolezza sul potere discriminatorio di queste immagini e di quale fosse la condizione delle donne italiane (80 esima nel mondo con episodi giornalieri di violenze domestiche atroci). Persone con un moralismo ad intermittenza che poi danno della “troia” alla ragazzina “precoce” che a 13 anni indossa già i tacchi e ha il fidanzatino. Lo stesso moralismo intermittente che subiamo noi donne quando dobbiamo difendere la nostra immagine e la nostra autodeterminazione sessuale.

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