Escalation misogina cresce in parallelo alla violenza sulle donne

Scritte omofobe Praitano-2

C’è un’Italia che in silenzio uccide le donne tra le mura domestiche ma c’è anche un’Italia nella quale atti di misoginia sono in aumento. Qualche giorno da nel Circolo Mario Mieli compaiono scritte ingiuriose contro donne lesbiche e etero

Donne a casa a fare figli“, “No gay al comune“, “Praitano fatti curare“, “Lesbiche al rogo“, “Praitano lesbica da curare” e “Praitano no lesbiche in Campidoglio““

E’ un Italia dove la violenza sulle donne è sempre più culturale, indice di una pericolosa ideologia che negli ultimi anni sta prendendo piede per spingere le donne nelle pareti domestiche, attraverso atti di intimidazione e violenza contro quelle che non inseguono un modello femminile pensato come un oggetto di possesso maschile e strumentale ad esso, secondo modalità di pensiero che prevedono un ruolo e una sessualità normati. Ed è a causa di ciò che la lesbofobia, lo stupro e la violenza domestica sono spaventosamente in aumento.

Oggi, il cadavere carbonizzato di una sedicenne. L’ha uccisa l’ ex-fidanzato minorenne che non tollerava la fine della relazione. Spesso la picchiava, lei non ci stava più e voleva interrompere la relazione. L’ha uccisa come se fosse una cosa normale, chiedendo, dopo  il gesto, se poteva tornare a casa e dormire. Ieri un’altra donna uccisa, un’altra gravissima a Genova, vittima della furia omicida di chi ti considera un oggetto di possesso. Ancora un’altra sempre a Genova, accoltellata dall’ex fidanzato, un nordafricano, ma la violenza sulle donne non ha colore, né etnia. Un’altra gravissima a Pisa, colpita da un cliente in possesso di un martello.

La violenza sulle donne in Italia è un vero e proprio problema ma nessuno è intenzionato ad affrontarlo. Come se non bastasse, qui, le donne sono ancora più deboli perché in Italia non ci sono opportunità di lavoro che consentano di renderle indipendenti almeno economicamente per poter scappare via.

Inoltre, i centri anti-violenza chiudono, un po’ a causa della crisi ma sopratutto perché il governo precedente inspiegabilmente ha tagliato via i fondi. Paradossalmente è stato proprio il ministro delle Pari Opportunità a tagliarli. Erano forse obsoleti in un paese dove le donne ogni due giorni vengono uccise?

In Italia al giorno d’oggi operano pochi centri anti-violenza. Non sono sufficienti per poter assistere le troppe donne vittime di violenza. Stanno per chiudere a causa del governo che non ha destinato loro nemmeno un fondo. D’altra parte c’è un’ideologia che sta cercando in ogni modo di far loro la guerra per affossarli. Da due anni assistiamo a gruppi anonimi che descrivono queste strutture come centri di “istigazione all’odio maschile con l’intento di sottrarre agli uomini i figli attraverso la denuncia di false accuse per opera di avvocati femministe”.

Questi gruppi si fingono centri anti-violenza e consigliano alle donne vittime di non rivolgersi ma di accettare la relazione violenta dei loro mariti “per il bene dei propri figli”. Ed è proprio molto probabilmente ad opera di questi gruppi che il Centro Anti-violenza Artemisia ha subito l’ennesimo atto di intimidazione.

Qualcuno ha appiccato fuoco alla porta del Centro. Prima di allora c’è stata una serie di atti intimidatori succeduti da effrazioni.

“Una persona per ora sconosciuta, ha effettuato un tentativo di effrazione e non essendoci riuscita ha appiccato il fuoco ad una porta finestra di legno al piano terreno. Per fortuna verso le 9,30 è arrivata una operatrice che ha chiamato i vigili del fuoco e la polizia, accorsi con la massima tempestività”. Quando l’operatrice è arrivata al centro, è stato ancora spiegato, c’era ancora il fuoco alla porta: la stessa donna ha provveduto a spegnere.

[…] L’associazione Artemisia  anche in passato ha ricevuto diverse minacce sia via internet che direttamente nei confronti di alcune operatrici dell’associazione da parte di alcuni compagni o mariti di donne che hanno fatto richiesta di aiuto e protezione”.

Lo denuncia Artemisia che considera l’accaduto “una preoccupante escalation di tipo intimidatorio e mafioso che comunque non fermerà l’associazione dal suo impegno nel contrasto alla violenza maschile sulle donne”.

E’ un fenomeno altamente preoccupante quello a cui si assiste nei social network, sempre più terreno di ideologie contro le donne, come denunciò giorni fa il Presidente della Camera Laura Boldrini. Fenomeno che va fuori dai confini nazionali. Laura Bates è  fondatrice del progetto “il sessismo ogni giorno”, appoggiato da oltre 40 associazioni internazionali e ha dato vita ad una campagna per invitare il social network a prendere provvedimenti contro i messaggi misogini e sessisti postati dagli utenti.

Stiamo assistendo ad un odio verso le donne in aumento e questo non può essere visto come un fenomeno isolato dalla violenza materiale che viene inflitta alle donne ogni giorno.