Modificazioni genitali femminili. Un approccio post-coloniale

Ho letto il libro di Federica RuggieroModificazioni genitali femminili. Una questione post-coloniale. Il nostro sguardo sulla nostra alterità trovandolo molto interessante.
Quando si parla di mutilazioni genitali femminili lo si fa spesso utilizzando un linguaggio e attingendo a un immaginario eurocentrico e a volte razzista. Federica Ruggiero non intende nel suo libro difendere in maniera assoluta le MGF e nemmeno dare giudizi di valore, ma analizzare e tentare di decostruire le categorie cognitive, non prive di sessismo e razzismo, intorno a cui si articola il dibattito sulle mutilazioni genitali. A sua volta non è mia intenzione fare una recensione del libro, ma piuttosto partire da questo per cercare di proporre una lettura altra al problema.

Utilizzare il termine “modificazioni” piuttosto che il più diffuso “mutilazioni” è una scelta ben precisa. Partendo dal presupposto che il linguaggio sia performativo, cioè crei ciò che nomina, utilizzare un termine negativo come “mutilazioni” va a conferire a priori un giudizio di valore negativo a queste pratiche, negando in partenza la possibilità di dire la propria alle attrici direttamente coinvolte. Nel libro si prendono in considerazione solo le MGF praticate in età adulta, proprio perché si vogliono mettere in evidenza le contraddizioni  nel dibattito tra donne “occidentali” e donne immigrate in materia di autodeterminazione.
Il termine “modificazioni” risulta più corretto anche perché non tutte le pratiche classificate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come MGF sono mutilanti, tra queste ci sono infatti le alterazioni a carattere espansivo, come gli allungamenti clitorido-labiali attraverso massaggi o applicazioni di particolari erbe. Nei  casi di ipertrofizzazione della clitoride il piacere sessuale viene amplificato, a differenza di altre modificazioni di tipo riduttivo.

Le MGF sono pratiche di iniziazione, di passaggio all’età adulta; alla modificazione fisica si accompagna di solito un cambiamento nel ruolo sociale. Le MGF hanno una funzione identitaria, confermano l’appartenenza a una particolare comunità, gruppo sociale. Ma spesso in Occidente si parla di queste esclusivamente come pratiche punitive, creando così una distanza incolmabile tra la nostra visione del fenomeno e quella delle soggettività coinvolte direttamente, le quali solitamente non vengono interpellate, perché considerate vittime della loro cultura.

La dimensione naturale e quella culturale si sono da sempre incontrate. Gli esseri umani in tutte le epoche e in tutte le culture hanno cercato di adattare il proprio corpo, modificandolo, intervenendo su di esso in maniera più o meno invasiva, per adattarlo ai canoni estetici, culturali dell’epoca o della società di riferimento. Ma quando si parla di cultura si usano due pesi e due misuree: la cultura occidentale è molto pervasiva, ma lascia spazio a scelte libere, le culture non occidentali vengono considerate invece totalizzanti, non c’è spazio per scelte autodeterminate. Intervenire sul proprio corpo può essere una scelta per una donna occidentale, pensiamo alla chirurgia estetica o agli interventi sul corpo come tatuaggi, scarnificazioni ecc… che indicano l’appartenenza a una certa subcultura metropolitana. Intervenire sul proprio corpo non può essere mai una scelta per una donna non occidentale. Quest’ultima sarà sempre vittima. In quanto vittima ha bisogno di leggi che controllino, che regolino, ma soprattutto che puniscano.

Nel 2006 l’Italia, in linea con molti altri paesi occidentali, introduce una legge specifica per punire le MGF. Prima di tale data le modificazioni genitali ricadevano negli articoli riguardanti le lesioni personali, con la legge del 2006 vengono introdotti invece due nuovi reati nel nostro codice penale: delitto di mutilazione e delitto di lesione degli organi genitali femminili.
Si tratta di una legge razzista dal momento che colpisce solo una parte della popolazione, quella migrante. Spesso le donne immigrate si trovano accusate di un delitto che non sapevano nemmeno essere tale, ma la legge italiana non considera una attenuante la mancata volontà di arrecare danno. È chiarissimo che si vuole punire l’atto in sé e non i possibili danni e lesioni causati da questo. Tra l’altro la legge italiana non prevede alcuna tutela per le donne che decidono di non sottoporsi a tali pratiche, nessuna protezione, niente asilo politico. Niente di niente.

Nel libro Federica Ruggiero per mettere in evidenza il carattere fondamentalmente razzista di questa legge cita il caso della proposta di rito alternativo dei ginecologi Omar Abdulcadir e Lucrezia Catania. Una puntura simbolica della clitoride.
Nel libro segue rassegna stampa di quotidiani di tutti gli orientamenti politici che rifiutano in maniera forte questa proposta e lo fanno attraverso l’utilizzo di un linguaggio razzista e colonialista: “barbarie” , “riti tribali”, “orrore”, “scempio del corpo delle donne”, “ servizio dell’orrore”, “ignoranza”, “la mobilitazione dell’Occidente non deve essere giudicata un atteggiamento paternalistico bensì un modo per esportare pacificamente la democrazia” (l’ultima citazione è di Laura Laurenzi da Repubblica- 31 Marzo 2004)

La puntura sulla clitoride non arreca nessun danno, è puramente simbolica, tra l’atro l’alternativa non sarebbe tra la punturina e niente, ma tra la puntura e la pratica “completa”. Di nuovo è evidente che non è la salute delle donne che si vuole proteggere, nè l’interese primario è il non causare danni ai corpi delle donne, le motivazioni sono altre.

Ecco che la donna “subalterna” risulta doppiamente schiacciata nella sua autodeterminazione. Da una parte è oppressa dalla cultura patriarcale del proprio paese, dall’altra è privata della capacità di parlare per se stessa dall’imperialismo occidentale.

“Il ricorso alla retorica dei diritti umani è meno innocente di quanto si possa di primo acchito immaginare. Il colonialismo contemporaneo infatti, per sue istanze rigenerative, ha avuto bisogno di rifarsi il trucco, celando la sua natura attraverso le mistificazioni delle proprie intenzioni. E’ stato quindi necessario recuperare categorie coloniali apparentemente sopite, come il concetto di barbarie, arretratezza, sviluppo , aggiungendo a queste ultime anche rivendicazioni femministe, le quali, benchè inascoltate entro i propri confini, divengono un buon viatico per l’esportazione della democrazia” ( F. Ruggiero, Modificazioni genitali femminili, pagg. 75,76)

Ebbene sì, anche il femminismo in tema di diritti e valori può, anzi è, incappato nell’universalismo, quello stesso universalismo che il femminismo stesso ha smascherato come portatore di assunti particolaristici, espressione di una determinata cultura, quella dominante, di un particolare genere, quello del maschio eterosessuale, di una particolare classe sociale, quella della borghesia occidentale. Ma parlando di MGF spesso il femminismo ha assunto toni paternalistici, rivolgendosi alle donne “non occidentali” come a delle sorelle minori da proteggere e da difendere.
Noi donne occidentali contribuiamo alle loro lotte, o meglio, a volte, ci sostituiamo a loro, ma le donne “non occidentali” contribuiscono alle nostre lotte? No. Contro le forme di oppressione agite in Occidente noi non chiediamo il loro aiuto, nonostante avremmo da imparare, pensiamo all’associazionismo dal basso o all’alta presenza di donne nelle istituzioni in molti paesi africani.

Le donne occidentali pretendono di dare lezioni di civiltà alle altre donne, sentendosi libere ed emancipate. Ma è realmente così? Non siamo anche noi vittime di una cultura e di una società che vuole normare e controllare i nostri corpi? E per quale motivo noi occidentali ci consideriamo capaci di sottrarci a questa cultura che vuole regolare le nostre vite e i nostri corpi e non riconosciamo la stessa possibilità alle donne di altri paesi che invece sarebbero completamente sovradeterminate dalla cultura di appartenenza?

Le contraddizione nel dibattito sulle MGF esplodono nel momento in cui andiamo a confrontare queste con pratiche occidentali di modificazione dei corpi molto simili alle modificazioni genitali, ma che non vengono regolate da nessuna legge punitiva, né sono oggetto di campagne internazionali per la tutela dei soggetti che vi si sottopongono. La chirurgia estetica è una di queste.

Chi si sottopone a interventi di chirurgia estetica lo fa per modificare il proprio corpo, per renderlo più vicino ai canoni estetici dominanti in quella società e in quel periodo storico. Le donne sono esposte continuamente a modelli di perfezione e giovinezza, avvertono così il loro corpo come inadeguato, introiettando anche uno sguardo maschile nel dare questo giudizio su se stesse, e di conseguenza intervengono per modificarlo per ricavarne una maggiore accettazione sociale, ma anche professionale. Nonostante ciò nessun* si sognerebbe mai di impedire a una donna occidentale di rifarsi il seno o di ricorrere alla liposcultura, perché questi interventi sul proprio corpo vengono considerati, nonostante la pervasività di una società che vuole a tutti i costi le donne “belle” e giovani, espressione di autodeterminazione.
Quando si parla invece di MGF, anche quando sono le donne stesse a rivendicare l’uso di queste pratiche, non sono mai considerate come espressione di scelte autodeterminate. Le culture “altre” sono totalizzanti, quella occidentale no.

Per le mutilazioni genitali femminili ci sono molte campagne, alcune anche discutibili per il ricorso alla spettacolarizzazione o per il linguaggio razzista, invece per quant riguarda la chirurgia estetica non viene fatta nessuna campagna per disincentivarla. La chirurgia estetica non viene mai criminalizzata, anzi è oggetto di una accettazione sociale sempre crescente, se un tempo si nascondeva un seno rifatto, adesso si ammette senza problemi il ricorso alla chirurgia. Eppure ci sono interventi di chirurgia estetica genitale, molti diffusi negli Stati Uniti, ancora poco in Italia, molto simili ad alcune pratiche di modificazione genitale femminile.
Ringiovanimento del monte di Venere e delle piccole e grandi labbra, queste ultime non molto diverse dalla escissione, cliteridoplastica o riduzione della clitoride, molto simili alla clitoridectomia inclusa nelle MGF, con conseguente perdita parziale o totale del piacere in entrambe i casi.

Alcune campagne contro le MFG che fanno ricorso alla spettacolarizzaione

Alcune campagne contro le MFG che fanno ricorso alla spettacolarizzaione

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Gli interventi chirurgici, anche genitali, vengono considerati quasi simbolo dell’emancipazione femminile, invece le MGF son considerate quasi unanimemente pratiche barbare e primitive.

“Per paradosso è possibile chiedersi come verrebbe interpretata la richiesta da parte di una donna adulta africana di sottoporsi per motivi non terapeutici, bensì estetici, ad una cliteridoplastica, per la quale sarebbe disposta a pagare fino a 4.000 euro presso un istituto specializzato di chirurgia estetica specializzato in interventi ai genitali. Per il contesto e le modalità in cui avverrebbe l’operazione sarebbe un semplice intervento di chirurgia plastica? Oppure trattandosi di una donna africana, sarebbe comunque un caso di MGF, perseguibile quindi dalla legge? “ (“Modificazioni geitali femminili”pag. 51)

Immagine presa da un sito di chirurgia estetica, accompagnata da queste parole "Con la moderna chirurgia estetica è possibile ridare turgore a grandi labbra un po’ avvizzite ed a monti di Venere ormai appiattiti; con un piccolo ritocco si possono rimodellare piccole labbra irregolari o troppo sporgenti. E non solo per le signore non più giovanissime, ma anche per alcune giovani che possono avere problemi legati a piccole irregolarità di conformazione (soprattutto delle piccole labbra) che desiderano correggere per sentirsi più sicure."

Immagine presa da un sito di chirurgia estetica, accompagnata da queste parole “Con la moderna chirurgia estetica è possibile ridare turgore a grandi labbra un po’ avvizzite ed a monti di Venere ormai appiattiti; con un piccolo ritocco si possono rimodellare piccole labbra irregolari o troppo sporgenti. E non solo per le signore non più giovanissime, ma anche per alcune giovani che possono avere problemi legati a piccole irregolarità di conformazione (soprattutto delle piccole labbra) che desiderano correggere per sentirsi più sicure.”

Altra immagine proveniente da un sito che prpopone chirirgia estetica genitale

Altra immagine proveniente da un sito che prpopone chirirgia estetica genitale

Un altro intervento sui genitali che non prevede dispiegamento di forze e campagne contro è quello che riguarda i casi di intersessualità. Intersessuale è quel soggetto che presenta caratteri intermedi maschili e femminili. Dal momento che una società basata su un rigido binarismo di genere non sa dove collocare questi soggetti, essi devono essere riassegnati chirurgicamente a un genere. Così si interviene sul corpo degli intersessuali alla nascita per normalizzare chirurgicamente i loro genitali ambigui, senza prendere in considerazione il piacere sessuale, spesso compromesso nelle operazioni di riassegnazione, né l’autodeterminazione dell’individuo che di solito è ancora in fasce, quindi incapace di esercitarla in alcun modo. Anche i/le transessuali se vogliono cambiare nome sulla carta d’identità ed essere riconosciut* come uomini o donne dal nostro sistema giuridico, devono sottoporsi necessariamente all’operazioni di riassegnazione dei genitali. Demolizione, ricostruzione dei genitali con conseguenze in termini di piacere e non solo. Ma anche in questo caso non c’è nessuna legge che vieti queste pratiche nonostante siano invasive e penalizzanti, anzi sono addirittura obbligatorie.

Perché si sollevano tante voci contro le MGF senza prendere minimamente in considerazione la possibilità che esistano pratiche molto simili e altrettanto invasive in occidente? Perché la circoncisione maschile non è classificata come MGF? Perché non c’è lo stesso dispiegamento di forze ad esempio per le tante immigrate rinchiuse nei CIE?

“Sembra emergere come autentica dunque la considerazione sostenuta da molte donne immigrate, per cui le MGF sono un problema prima di tutto occidentale […] il Dott. Abdulcadir, impegnato nel centro specializzato sulle MGF, ricorda che i bisogni espressi dalle donne immigrate sono spesso di altra natura. […] salute, accoglienza, sicurezza e solo successivamente MGF. Molte donne stentano a comprendere il motivo di tanto scalpore su questo tema” (“Modificazioni genitali femminili” pag. 73)

Le donne immigrate lamentano problemi di accoglienza, di accesso alle strutture sanitarie, ma alle donne occidentali interessano solo le MGF. C’è una legge che non permette agli/alle immigrat* priv* di permesso di soggiorno di accedere alle cure sanitarie, nei CIE gli/le immigrat* subiscono costantemente violazione dei diritti umani, gli stessi CIE sono una violazione dei diritti umani, ma le forze impiegate per combattere questi orrori non solo altrettanto numerose rispetto a quelle per combattere le MGF. Perché? Probabilmente perché si tratta di corpi femminili, perché sono coinvolti gli organi sessuali femminili, nei confronti dei quali c’è un’attenzione in senso normalizzante e di controllo quasi morbosa.

Il corpo delle donne è oggetto da sempre di attenzione ossessiva. Dalla medicina alla politica tutt* hanno cercato di normalizzarlo. Con questo approccio alle MGF gli uomini, ma soprattutto le donne, occidentali stanno intervenendo ancora sul corpo femminile, privando le dirette interessate di quella soggettività che ritengono essere messa in discussione proprio dalle pratiche che si vorrebbero combattere.

La “soluzione” credo sia quella di cercare il dialogo e il confronto senza pregiudizi, abbandonare le nostre certezze e aprirci a posizioni diverse dalla nostra, considerando le attrici direttamente interessate non solo vittime e lasciando a queste altre possibilità oltre a quella di abbracciare il nostro punto di vista.

 

 

 

 

 

42 commenti

  • Scusate, ma paragonare l’escissione a un intervento di riduzione di piccole labbra troppo sporgenti, mi sembra davvero ridicolo.
    Qual è la differenza tra un intervento di plastica estetica e una infibulazione? forse che la prima è sicura, volontaria, e mira a rendere il sesso migliore per la donna, mentre la seconda elide sostanzialmente il sesso femminile, rendendo poi la vita sessuale soltanto dolorosa.

    non penso che nessuno si opponga a pratiche che non danneggiano la donna, come ad esempio nessuno contesta la circoncisione degli uomini. Ma l’infibulazione è una cosa ben diversa. E sostenere che sia una semplice “modificazione” e rito di passaggio, mi sembra una grandissima sciocchezza e una inutile provocazione da parte vostra.

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    • Un intervento di plastica estetica mira a “rendere migliore il sesso per la donna”? alcuni interventi che prevedono il rimodellamento di clitoride e piccole labbra vanno ad incidere sul piacere femminile, sacrificano il piacere all’adesione a canoni estetici. Alcuni di questi interventi sono molto simili alla clitoridectomia, classificata come mgf. Tra l’altro non tutte le mgf prevedono mutilazioni, ma alcune agiscono per “potenziare” i genitali femminili, questo solitamente viene fatto però per dare una maggiore idea di fertilità e rendere così le donne più “appetibili” come mogli. NOn è mia intenzione e nemmeno quella dell’autrice del libro citato nel post difendere le mgf, questo lo avevo specificato, non c’è nemmeno nessun intento provocatorio, ci mancherebbe, l’obiettivo è quello di mostrare lo sguardo occidentale nei confronti delle mgf e cercare di isolare e discutere le categorie cognitive spesso razziste e occidentaliste di cui questo si nutre.

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  • Sono d’accordissimo sul problematizzare il tema e sul mettere sempre in guardia rispetto al rischio, sempre presente, di etnocentrismo.
    Ma alcune frasi dell’articolo mi hanno scosso. Soprattutto la citazione, in cui si dice “Sembra emergere come autentica dunque la considerazione sostenuta da molte donne immigrate, per cui le MGF sono un problema prima di tutto occidentale”.
    Allora: sicuramente il problema è composto da più livelli. C’è innanzitutto un’informazione sbagliata (non sapevo ci fossero MGF volte ad “espandere” il piacere femminile, ad esempio), e di parte, perché è verissimo: la chirurgia estetica raggiunge livelli raggelanti, e buona parte dell’opinione pubblica considera “curiosa” la notizia di una ragazza americana che si è sottoposta a decine di inutili interventi epr assomigliare alla barbie, per fare un esempio limite.
    Però, mentre leggevo l’articolo, continuava a tornarmi in mente una domanda: “e le bambine?”. Io sono assolutamente contro la demonizzazione di una cultura altra, sono contro all’esportazione della democrazia. Ma davvero possiamo trincerarci dietro al relativismo culturale, di fronte a pratiche che minano fortemente la salute di migliaia e migliaia di bambine? Perché non si tratta “solo” di piacere sessuale, ma di rischi elevatissimi per la loro stessa vita. Mi ha fatto molto piacere il fatto che l’articolo paragoni questo ai casi troppo poco citati degli “intersessuali”, abominio della medicina (secondo me), basato sull’assunto che “è più facile scavare un buco che costruire un palo”, per cui molto spesso questi bambini vengono trasformati in bambine, perché è più “semplice”. Ma bisogna trovare metodologie NON etnocentriche per aiutare le donne TUTTE, in occidente quanto altrove, a capire che modificare il proprio corpo in modo irreversibile e irreparabile, dannoso per la salute, solo per un canone estetico culturalmente dato, non è razionale (e conta l’infibulazione quanto l’intervento al seno low cost che finisce male).
    Spero che il mio intervento non appaia giudicante: capisco il senso di voler migliorare il proprio corpo, se è sincero. Ma troppo spesso è mosso da condizionamenti esterni, non da una chiara volontà; o peggio, è imposto a bambine inconsapevoli!

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    • Grazie Emanuela, no il tuo intervento non appare giudicante, anzi solleva questioni e dubbi che sono anche i miei. Per quanto riguarda le bambine, nel libro che cito non si prendono in considerazione i casi che coinvolgono le bambine perchè secondo l’autrice, cito a memoria, il ricorso agli interventi sulle bambine sono un facile paravento dietro il quale nascondere il nostro sguardo, spesso razzista, su queste pratiche. Questo può essere condivisibile o meno, a me non convince del tutto, ma allora perchè ci fa una grande opposizione alla proposta di una trasformazione delle pratiche di mgf in qualcosa di simbolico, come la puntura sulla clitoride? Qui viene il dubbio che non sia la salute delle donne o delle bambine l’obiettivo principale, ma che ci sia una “ispirazione” razzista. Quando si parla di mgf come problema più che altro occidentale si fa riferimento al fatto che molte donne immigrate in italia non avvertano questo come uno dei loro primi problemi. Parlano invece di problemi di accoglienza e di accesso alle strutture sanitarie, perchè non le appoggiamo con altrettanta forza in queste battaglie? C’è una fissazione quasi morbosa nei confronti del corpo e dei genitali femminili, altrimenti non si spiega perchè la legge che punisce le mgf non faccia altrettanto con la circoncisione maschile. Il femminismo ci insegna che spesso l’universalismo è una trappola, le nostre rivendicazioni di donne bianche, occidentali possono essere diverse da quelle di donne nere che provengono da altre culture, spesso queste ultime non solo devono lottare contro il patriarcato, ma a cnhe contro chi vuole imporre loro una idea di emancipazione e di sorellanza globale nella quale non si riconoscono.

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      • Verissimo, l’opposizione alla puntura è davvero spiegabile solo a partire da una visione razzista. Ma ho sentito anche voci discordanti.. Una mia professoressa ad esempio. sosteneva che la puntura sdoganasse comunque una visione per cui il piacere femminile andava ridotto o annullato. Chiaro, come dice il tuo articolo, la scelta non è tra il migliore dei mondi possibili e un compromesso, ma tra un compromesso privo di conseguenza e il chiudere gli occhi..
        Ti ringrazio molto per il tuo articolo, è un argomento delicato ed è ottimo poterlo analizzare da vari punti di vista!
        A presto!

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  • Io mi interesso anche di MGF e ho collaborato con Omar Abdulcadir e Lucrezia Catania…e quello che hanno proposto non è un vero “rito” ma solo una “punturina” (non per tutte, ma solo per le “irriducibili”!)…
    Le MGF sono classificate in 4 gruppi: vedi la figura iniziale nel video youtube http://www.youtube.com/watch?v=nIcD6FHBUdU&list=UUf_EEQfaKa9Sx047E8pBmxg&index=45
    “La chirurgia estetica non viene mai criminalizzata”: A febbraio ho pubblicato una lettera di replica a un ginecologo “opportunista” che fa chirurgia estetìca vaginale (anche l’ampliamento del punto g e il ringiovanimento vaginale, che non servono a niente e quindi sono solo un business contro la salute sessuale delle donne…): Can Female Genital Cosmetic Surgery Be Considered or Classified as Female Genital Mutilation Type IV?. Reply to: A. Ostrzenski: Vaginal rugation rejuvenation (restoration): a new surgical technique for an acquired sensation of wide/smooth vagina. Gynecol Obstet Invest 2012;73:48-52. A Rebuttal. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23428629 (se vi interessa posso spedirvi il testo completo).
    “La “soluzione” credo sia quella di cercare il dialogo e il confronto senza pregiudizi”: non basta, occorre una educazione sessuale con divulgazione dell’anatomia sessuale femminile veramente dal punto di vista scientifico (vedi, con 21 figure e un video, in http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ca.22177/full ), anche in “occidente”: pensate alle parole vulva e piccole (interne) labbra non usate dalle donne (ma la responsabilità è dei sessuologi ancora fermi a 100 anni fa a Freud…), si può parlare di “infibulazione psicologica” che le donne subiscono da noi?…

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  • Allora, bisogna capire di cosa si parla. Facendo una rapida ricerca, non mi sembra che MGF siano pratiche proprio “salutari” per la donna, nè vedo menzionate quelle pratiche di “ampliamento” dei genitali femminili di cui si parla nell’articolo.
    Quando si parla di MGF, si fa riferimento a:
    “L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha classificato le mutilazioni in 4 tipi differenti, a seconda della gravità degli effetti:

    – Circoncisione (o infibulazione al-sunna): è l’asportazione della punta della clitoride, con fuoriuscita di sette gocce di sangue simboliche;
    – Escissione al-wasat: asportazione della clitoride e taglio totale o parziale delle piccole labbra;
    – Infibulazione (o circoncisione faraonica o sudanese): asportazione della clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra vaginali con cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale;
    – Il quarto gruppo comprende una serie di interventi di varia natura sui genitali femminili.
    Queste pratiche sono eseguite in età differenti a seconda della tradizione: per esempio nel sud della Nigeria si praticano sulle neonate, in Somalia sulle bambine, in Uganda sulle adolescenti.
    Tutte queste mutilazioni ledono gravemente sia la vita sessuale sia la salute delle donne, ed è a tutela di queste ultime che si adoperano i movimenti per l’emancipazione femminile, soprattutto in Africa.
    Le mutilazioni genitali femminili hanno gravissime conseguenze sul piano psicofisico, sia immediate (con il rischio di emorragie a volte mortali, infezioni, shock), sia a lungo termine (cisti, difficoltà nei rapporti sessuali, rischio di morte nel parto sia per la madre sia per il nascituro).”

    Insomma, mi sembra che la questione non sia proprio per niente “una punturina” o l’ingrandimento delle labbra, ma interventi che “tagliano” delle parti dell’organo femminile, riducendo o eliminando il piacere dell’atto sessuale, o arrivando a mutilare nel vero senso della parola la donna.

    Scusate, ma gli interventi di chirurgia estetica sulla vagina non mi sembrano proprio la stessa cosa. Innanzitutto, la chirurgia estetica eccessiva e il ricorso alla stessa da parte di giovanissime non è vero che non è contestato, anzi, è stato oggetto di molta attenzione, e proprio l’anno scorso, se non sbaglio, hanno approvato una legge che vieta gli interventi di chirurgia plastica per le minorenni.

    Secondo: quando dici che certi interventi sulla vagina diminuiscono il piacere, è perchè li hai provati? o hai qualche pubblicazione che ne parla? La riduzione delle piccole labbra non modifica affatto la sensazione di piacere, ed è un intervento utile per molte donne che hanno le piccole labbra sporgenti, troppo lunghe, etc. E’ una situazione che crea un disagio fisico, oltre che psicologico, perchè comunque le labbra tendono ad arrotolarsi, oppure a fuoriuscire e sfregare contro la biancheria intima, sensazione fastidiosa. Anche qui, tuttavia, l’eccesso può essere sbagliato. Ci saranno pressioni esterne. Ma nessuno ti obbliga. E soprattutto non sei una bambina di pochi anni.

    Ecco, è un po’ come la questione del velo, burqa etc. Qualcuno dice che anche le donne occidentali sono “costrette” ad apparire in un certo modo. Non so, però io posso andare in ufficio con tailleur pantalone, capelli corti e senza trucco, come in abitino, tacchi e trucco, e nessuno mi dice niente. In altri paesi mettere il burqa non è certo una scelta.

    Tornando a noi: posta la definizione di Mutilazioni Genitali Femminili, che – da quanto vedo – non include certo pratiche non invasive, non pericolose, o di “miglioramento” della vita sessuale della donna, sono effettuate su bambine, senza possibilità di scelta, a mio avviso sono sbagliate e basta.

    Il vostro parallelo avrebbe senso se una bambina di pochi anni forsse costretta a un’operazione di chirurgia plastica, che ne impedisca o in qualche modo limiti la successiva vita affettiva. Non mi pare proprio che sia così.

    concentriamoci sulle cose serie, per favore.

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    • – le pratiche di ipertrofizzazione della clitoride rientrano nel IV gruppo da te citato (avevo messo anche io un link nel post che rimandava alla classificazione dell’OMS)
      – asolutamente non è stato detto da nessuna parte che le mgf siano “salutari” ci mancherebbe! in realtà non sono state giudicate le pratiche in sè, quanto il nostro sguardo “occidentale” verso ciò che consideriamo “altro”
      – quando parlavo di punturina mi riferivo alla proposta di rito alternativo avanzata dai ginecologi Omar Abdulcadir e Lucrezia Catania, come spiegato nel post
      – gli interventi di chirurgia estetica su clitoride e grandi/piccole labbra possono diminuire il piacere perchè si va a operare su parti del corpo ricche di terminazioni nervose. La maggior parte degli interventi di chirurgia estetica genitale, ancora poco diffusi in Italia in realtà, non sono tanto curativi quanto estetici, di conseguenza che le piccole labbra non debbano essere “corte” è un modello estetico imposto.
      -le mgf non vengono sempre effettuate su bambine, ma ogni pratica e ogni paese hanno età di intervento diverse.
      – “A mio avviso sono sbagliate e basta” bhè questo si commenta da solo!

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  • P.S. Se si parla di “altre pratiche” che non sono escissione, infibulazione, etc, e che non riguardano le bambine, allora chiamiamole in modo diverso, perchè NON STIAMO parlando di MGF, oggetto di tutte le campagne di organizzazioni e paesi.

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  • @vincenzo – sì, concordo, ma l’0articolo mi sembrava andare un po’ giu con l’accetta…l’universalismo sarà sbagliato, a volte, ma il relativismo può fare gran danni.
    PS. non so la “rejuvenation”, ma avere le piccole labbra troppo lunghe è un fastidio, fisico, oltre che fonte di imbarazzo. Senza contare i danni di epistassi maldestre…(esperienza diretta…)

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  • salve. ho letto la legge la legge per punire le MGF e non ci ho trovato niente di razzista. si tratta di un adeguamento a quello che hanno gia fatto molti paesi europei ed è giusto che ci sia. le MGF sono pratiche che hanno lo scopo di distruggere sessualmente una donna, la quale non potrà piu avere piacere. Questo genere di pratiche va sempre condannata ed è un bene che molte ONG lo facciano.

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    • il fatto che sia stata adottata da altri paesi non significa che non sia razzista. è razzista perchè introduce un crimine che punisce esclusivamente gli/le immigrat*, tra l’altro è pure ipocrita perchè non prevede alcuna forma di tutela per quelle donne che scelgono di sottrarsi alle mgf. Ti multo e ti metto in carcere se pratichi mgf ma se vuoi asilo politico, permesso di soggiorno ecc per sottrarti a queste pratiche io non te lo do!

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      • aspetta in una parte dell’articolo c’è scritto:” Le disposizioni del presente articolo si applicano altresì quando il fatto è commesso all’estero da cittadino italiano o da straniero residente in Italia, ovvero in danno di cittadino italiano o di straniero residente in Italia. In tal caso, il colpevole è punito a richiesta del Ministro della giustizia.” percio non è vero che punisce solo gli immigrati ma anche gli italiani.

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      • Non mi sembra una legge razzista che punisce solo gli immigrati: se alcuni Italiani volessero mutilare le loro figlie verrebbero puniti lo stesso. E poi, visto che sono pratiche subite dalle bambine, non credo proprio che ci siano bambine che chiedano asilo politico prima di essere mutilate. Mi sembra che si voglia per forza trovare qualcosa di razzista in una legge che vuole semplicemente proteggere delle bambine innocenti da pratiche che renderanno per sempre la loro vita sessuale dolorosa.

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      • @Lilli si praticano su bambine, ma non solo su bambine. Naturalmente l’asilo politico potrebbe chiederlo la madre che non vuole praticare mgf sulla figlia, ma in questo caso la legge non la tutela perchè la legge del 2006 è esclusivamente punitiva.

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    • Certo che la legge dice cittadini italiani e stranieri residenti in Italia, ma essendo le mutilazioni genitali praticate solitamente da immigrati (almeno in questa epoca, un tempo, non molto lontano, erano praticate anche in Europa soprattutto come cura per l’isteria) di conseguenza è una legge che va a colpire sclusivamente gli/le immigrat*.

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      • Si ma non c’è scritto che punisce gli immigrati che attuano le MGF, c’è scritto che la legge punisce tutti i soggetti che le compiono. Se io mi mettessi a compiere questa cosa la legge mi punirebbe. Anche se è una pratica che praticata solo da immigrati, non significa che la legge sia razzista. tra l’altro in Francia ci sono molte iniziative simili e nessuno le accusa di essere razzista. se parli il francese c’è un ottimo sito che tratta di questo tema: http://www.droitsdesfilles.fr
        ciao!

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  • Re cs dice:
    1- la classificazione che hai riportata è stata aggiornata (sunna, faraonica non si usano più, ecc…), ma è sempre in 4 tipi, vedi la tabella in http://www.smw.ch/content/smw-2011-13137/ o clicca sul mio nome.
    2- “mi sembra che la questione non sia proprio per niente “una punturina” ” qui hai frainteso, si parla di prevenzione: prima che alle bambine si faccia una infibulazione si possono proporre ai genitori delle “alternative”, come una festa (senza fare niente ai genitali della bambina), ecc., però ci sono genitori irriducibili, cioè vogliono infibulare la figlia, allora si spera che accettino la “punturina” (che però è stata proibita lo stesso…c’è stata una grande discussione e chi l’aveva proposta è stato attaccato duramente…) al prepuzio…cioè in pratica niente!
    3- “interventi di chirurgia estetica sulla vagina”: si parla delle fgm del IV tipo (pensa che qui hanno inserito anche la punturina…) NON si paragona all’infibulazione o clitoridectomia… “diminuiscono il piacere” NON esiste l’orgasmo vaginale: per approfondire vedi il link all’articolo in clinical anatomy o i video in youtube/newsexology…
    4- “riduzione delle piccole labbra non modifica affatto la sensazione di piacere” le piccole labbra (che corrispondono alla parte inferiore del pene maschile) sono ricchissime di terminazioni nervose…
    5- le mgf “a mio avviso sono sbagliate e basta” certo, ma ci vorrà molto tempo per eliminarle definitivamente… e come ho già scritto, bisogna iniziare anche nell’Occidente a divulgare che le donne hanno gli organi genitali esterni o vulva (NON vagina!)….

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  • Questo è un articolo dell’8 maggio: http://m.guardiannews.com/society/2013/may/08/female-genital-mutilation-death-intimidation?CMP=twt_gu&utm_content=buffer95100&utm_source=buffer&utm_medium=twitter&utm_campaign=Buffer Tutto quesato discorso non tiene abbastanza conto del fatto che non sono solo le donne e gli uomini occidentali a ribellarsi alle pratiche sui genitali femminili, ma che che sono le donne che le hanno subite che lottano per salvare altre bambine.

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    • però mi sembra che non si tenga conto, nonostante lo abbia ripetuto molte volte, che qui non si vogliono giustificare le mgf, non si vogliono dare giudizi di valore, ma cercare di ragionare più che altro sul nostro sguardo di donne occidentali nei confronti dell”alterità” delle “altre”. Lo so che ci sono donne che nel loro paese combattono contro le mgf, ma è anche vero che noi facciamo parlare solo chi abbraccia il nostro punto di vista. Se avessi scritto che le mutilazioni genitali femminili sono un orrore tribale, questo post avrebbe avuto tante condivisioni, ma ho scritto che spesso i nostri giudizi su pratiche “altre” sono un tantino influenzati da categorie cognitive eurocentrice e colonialiste. Apriti cielo! qui si cerca di problematizzare, no di semplificare. I nostri interventi sugli intersessuali sono a tutti gli effetti mutilazioni genitali, ma non vengono classificati come tali. Ecco una contraddizione. Una legge punitiva come quella introdotta nel 2006 che non dà nessuna tutela alle donne che decidono di sottrarsi a queste pratiche, serve? magari quella donna nel proprio paese verrebbe socialmente isolata, la legge prevede che le venga dato asilo politico nel nostro paese? no! allora questa legge serve solo a far aumentare le pratiche clandestine, perchè a volte la norma sociale è più forte di quella giuridica. Il rito alternativo poteva essere una soluzione, un tentativo di dialogo, è stato rifiutato su basi esclusivamente ideologiche e mi verrebbe da dire un pochino razziste. Lo ripeto per l’ennesima volta non giudico la pratica in sè, ma il nostro modo di approcciarci a questa.

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  • Assolutamente NON d’accordo con questo intervento e mi stupisco della redazione di UN ALTRO GENERE DI COMUNICAZIONE che seguo e apprezzo molto fin dall’inizio.

    Il problema delle MUTILAZIONI (usiamo il termine corretto per favore!) è gravissimo. Dire che in certe culture non occidentali non esistono solo mutilazioni ma anche modificazioni che non mutilano l’apparato genitale femminile è come dire che “anche il fascismo o il nazismo in fondo hanno fatto delle buone cose”. Ma siamo impazzite! In questo modo si genera un gravissimo problema di comunicazione e su questi temi occorre essere chiare, non avere esitazioni. Occorre essere fin dure.

    Mi dispiace, ma questo pezzo, seppur articolato bene e con tutte le cautele del caso, proprio non mi piace e non lo condivido.

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    • E’ proprio il modo in cui si comunica su questi temi che è sbagliato, parlare di “barbarie”, “orrore tribale” significa usare un lessico razzista e colonialista che di certo non contribuisce costruttivamente all’analisi del problema.

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      • con tutto il rispetto non sono d’accordo: ho fatto la scuola francese e ci hanno fatto vedere cosa sono le MGF: sono cose terrificanti ed utilizzare termini come “barbarie” non significa usare un lessico colonialista e razzista. Infatti a scuola ho anche partecipato a dei seminari con molte associazioni africane ed europee, e non sono certo razziste poiche sono le associazioni africane stesse che definiscono queste pratiche come “barbare”.

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  • Il razzismo finirà quando si potrà dare dello stronzo a un negro, disse Dino Risi in modo piuttosto rozzo. Prendere una bambina e devastarle gli organi genitali esterni, mettendola a rischio di infezioni e morte, oppure condannandola ad una vita di sofferenza e disabilità è una barbarie. Deriva dalla medesima cultura patriarcale che in Cina stritolava i piedi delle donne fino a renderli deformi e che in Europa ha bruciato le streghe. La stessa cultura misogina che in Italia miete oggi tante vittime. La misoginia attraversa tutti i continenti e quasi tutte le culture. Se sono bianca o nera ha poca importanza: una barbarie è una barbarie, io la riconosco in quanto tale proprio perché penso che nessuno si meriti ciò che ritengo di non meritare io. Se scelgo di non commettere un atto è perché moralmente lo condanno. Denunciare che un comportamento è lesivo della salute e della dignità di un essere umano non lo considererò mai razzista. Che debba essere spiegato ai diretti interessati che le mutilazioni genitali comportano gravi gravissimi problemi di salute è sottinteso, che debellare questo genere di comportamenti debba passare attraverso la diffusione di corrette informazioni anche. Che alle donne e agli uomini che ancora diffusamente praticano l’escissione della clitoride sui loro figli vada riconosciuta l’attenuante dell’appartenenza ad un determinato contesto culturale è corretto. Ma comprendere non significa necessariamente giustificare e se il perpetuarsi di determinate pratiche si nutre, come nell’articolo da me linkato, di paura, sopraffazione, minacce e intimidazioni, se le vittime testimoniano il desiderio di essere aiutate a liberarsi e a liberare, ancora meno mi sento di criticare chi usa senza rimorso il termine barbarie. Minacciare, terrorizzare sono comportamenti barbari, per me.

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  • http://danielebarbieri.wordpress.com/2013/05/26/le-trappole-del-parlar-civile-e-del-non-detto/ Sul parlare “civile”: è giusto interrogarsi sul linguaggio. Io mi associo con chi dice: «non esistono parole sbagliate. Esiste un uso sbagliato delle parole». L’errore credo stia nell’associazione fra “barbarie” e “tribale”: la barbarie non è propria di una cultura e non compare nelle altre, la barbarie non nasce solo nella “tribù”. Di barbarie ne abbiamo tante anche noi occidentali e non sono meno orrende di quelle di altri contesti culturali…

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    • Già il termine tribale è di per sè colonialista. Se io parlo di barbarie tribali parto con un giudizio negativo venendo a creare così una frattura incolmabile tra il mio modo di percepire il fenomeno e quello delle attrici protagoniste. E non parlo di quelle donne già convinte della necessità di fermare tali pratiche, quanto di quelle convinte per i più svariati motivi che queste pratiche siano corrette, giuste, necessarie ecc… Le mgf non riguradano solo le bambine, ma nei diversi paesi e nelle diverse tradizioni si praticano a età diverse, a volte nel passaggio per l’adolescenza a volte prima del matrimonio ecc… parlare solo delle bambine è un modo per eludere la questione autodeterminazione. POi non vedo come sostenere che il punto di vista delle persone direttamente coinvolte sia necessario e che per ottenerlo bisogna utlizzare un linguaggio adeguato e non di condanna possa essere scambiato per giustificare.

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      • Se una donna adulta decide di farsi togliere clitoride , grandi e piccole labbra, condannandosi a una vita sessuale infelice e dolorosa per tutta la vita, non ci vedo autodeterminazione ma masochismo, a questo punto.

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  • Il discorso sulle bambine è fondamentale perché nella nostra cultura è basilare l’assunto che quelli che sono incapaci di difendersi da soli debbano essere tutelati dall’intera comunità: è su questo assunto che si basa uno stato di diritto. I diritti dei bambini sono una “scoperta”recente anche per la cultura occidentale, ma io li considero un grande passo avanti nella storia dell’umanità: il riconoscere che un bambino è una persona e non una proprietà dell’adulto che ne può disporre senza preoccuparsi minimamente dei danni che gli può arrecare, senza minimamente ascoltare la voce del bambino, è un concetto che ancora noi, come cultura occidentale, non abbiamo del tutto assorbito. Non si può rinunciare adesso a leggere gli eventi da questa prospettiva, perché secondo me è la prospettiva giusta. Ci sono alcune cose che “condanno”, senza appello: l’omicidio, la tortura, la crudeltà, la schiavitù, il razzismo e tutte le forme di discriminazione. Nel momento in cui condanno una persona che pratica una mutilazione non la sto “discriminando”, sto ragionando sulla base di principi fondamentali sulla base dei quali fondo la mia vita e ai quali non posso abdicare senza perdere il rispetto di me stessa. Se rimanessi in silenzio di fronte a simili eventi mi sentirei complice e corresponsabile.
    Per me è importante chiarire che le mutilazioni sui bambini, tutte quelle mutilazioni che mettono a rischio la loro vita e la qualità della loro vita da adulti sono da condannare.
    Il punto di vista delle persone coinvolte: io, per mia natura, tendo a provare empatia per chi chiede aiuto contro il sopruso e l’oppressione piuttosto che per chi opprime, per questo mi sento di abbracciare il punto di vista di quelle donne che hanno subito gravi mutilazioni e vogliono che questa storia finisca.

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    • ripeto che le mgf non riguardano solo le bambine, vengono praticate a diverse età, prendere in considerazione questo significa far emergere tutte quelle contraddizioni evidenziate nel post. Dire che sei dalla parte di chi è oppress* piuttosto che dell’oppressore è dare in partenza un giudizio negativo. NOn è possibile perlarne liberandosi di quelle categorie mentali che ci fanno giudicare a priori delle pratiche senza considerare il punto di vista dei soggetti direttamente coinvolti? io non parlo delle donne che già le rifiutano, ma di quelle che per qualsiasi motivo le sostengono , se io già le definisco, o definisco la loro cultura, opprimente, come penso di instaurare un dialogo con queste donne? Anche a “casa nostra” abbiamo le nostre mutilazioni, quelle che vengono praticate sugli intersessuali, ma quelle nessun* le vede, ma siamo pront* a giudicare immediatamente gli “altri”. E poi è una legge punitiva che aiuta quelle donne? E perchè il rito simbolico non andava bene? Non è giustificare, è cercare di andare al di là dell’immediato senso di ripugnanza e di orrore che empaticamente è quasi impossibile non avere, e spostare la discussione su un altro livello.

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  • Se vogliamo assumere una prospettiva antropologica, i primi documenti in merito ai diritti dei bambini risalgono circa agli anni ’20 del secolo scorso. Da allora, piano piano sono scomparse tutte le vestigia dei “riti d’iniziazione” nella nostra cultura, penso ad esempio al rituale dei pantaloni lunghi, che mio padre ha vissuto mentre le nostra generazione no. La scomparsa dei riti di iniziazione è da considerarsi “negativa” oppure è il segnale che il bambino è da subito accolto nella comunità come portatore dei medesimi diritti degli adulti? Il rito di iniziazione sancisce l’appartenenza: è un segno di inclusione, ma anche di esclusione: appartengo ad una data comunità e di conseguenza non mi riconosco in altre, che considero altre da me. In un mondo come il nostro, in cui avanziamo nel concepire una comunità umana, che comprende tutti (vedi la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che addirittura parla di universo…) ha senso portarsi addosso un segno di divisione? Io credo che il sancire deteminati principi, ovvero che tutti gli uomini sono portatori di alcuni diritti fondamentali, necessariamente comporterà nel tempo lo scomparire di rituali che dividono e separano… Da tempo l’umanità si sta muovendo da un concetto di identità collettiva (il clan, il gruppo, il popolo) alla costruzione di una identità individuale. Certo trovarsi deprivati del senso di appartenenza ad un gruppo delimitato aumenta il senso di responsabilità, l’angoscia, la difficoltà a definirsi rispetto ad una moltitudine di diversità… Ma ora forse sto uscendo fuori tema.

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  • E’ vero, anche noi abbiamo le nostre mutilazioni, le nostre barbarie, ne abbiamo tante. Infatti quello che volevo dire è il patriarcato è patriarcato, ovunque lo si riscontri: in certi continenti assume determinate forme, in altri forme diverse. Ma negare la sessualità femminile è lo scopo comune di tutte le forme che assume. Mentre la circoncisione maschile è stata nei secoli associata ad effetti benefici (si riteneva fino a due secoli fa che potesse prevenire asma, epilessia, disfunzioni erettili, insonnia…) ed è ancora oggi un intervento terapeutico utile in certi casi, l’escissione degli organi esterni femminili si crede sia una pratica nata in tempi antichi per prevenire il pericolo che la propria donna avesse rapporti con altri: non ci sono prove, perché è una pratica molto antica, ma sembra nasca non tanto come rito di iniziazione quanto come segno del possesso dell’uomo sulla donna. Io credo che su questo dovremmo riflettere e su questo aprire un dialogo. Credo che il fulcro di tutta la questione, nelle culture patriarcali, sia il controllo del corpo della donna. Credo che una sorta di “razzismo” possa considerarsi il dare una valenza diversa al patriarcato nelle diverse culture, come se il patriarcato di altri paesi non fosse così “negativo” come lo è nella nostra. Il controllo sul corpo femminile ha radici antichissime, è precendente a quasiasi forma di cultura documentata che noi possiamo studiare: le famose statuette primitive ci raccontano di un tempo in cui forse la donna aveva un ruolo diverso, alcune culture arrivate fino a noi oggi ci raccontano che un modo di vita diverso è possibile, che è possibile convivere senza applicare concetti come “dominio” o “controllo”, ma sappiamoanche che da un certo punto in poi l’uomo si è conquistato il ruolo predominante ed è ancora lì, a pretendere il controllo sul nostro corpo. Scrivete articoli bellissimi in questo blog, con grande sensibilità parlate di tutte quelle forma di violenza simbolica difficili da riconoscere. I simboli condizionano proprio perché agiscono ad un livello pre-cosciente e solo la consapevolezza può aiutare a scardianrli. Tutti questi simboli hanno a che fare con l’immagine della donna, che deve sottostare a dei canoni stabiliti dall’uomo. Io credo che mettere in luce il fatto che intervenire sugli organi sessuali esterni delle donne, anche solo a livello simbolico, sancisce il potere dell’uomo sulla sessualità femminile. La verità è che non riusciamo neanche ad immaginarla una donna veramente autodeterminata: il mondo è organizzato in un modo tale, ovunque rivolgiamo lo sguardo, che è veramente difficile scrollarsi di dosso tutte le sovrastrutture che il patriarcato ha creato nel corso di millenni di storia… Ma come abbiamo gridato non troppi anni fa “l’utero è mio e lo gestisco io” (libertà ancora messa in discussione) dovremmo cominciare a gridare “la vulva è mia e me la gestisco io”. I diritti difficilmente vengono “concessi”, cioè sono il frutto di mediazioni fra chi detiene il potere e chi lo subisce, ma vanno conquistati.

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    • Credo che parlare di mgf dicendo che sono espressione del patriarcato e dominio dell’uomo sulla donna, sia un po’ riduttivo. Le ragioni delle diverse pratiche sono varie, non è vero che nascono per impedire alla donna di tradire l’uomo, o almeno non solo e non tutte, anche perchè non tutte le pratiche sono invalidanti. Ad esempio alcune culture credono che la natura umana sia bisessuale, la clitoride e il prepuzio rappresentano l’elemento maschile e femminile nel corpo sbagliato, nel l’adolescenza vengono incisi, eliminati per segnare il passaggio a donna e a uomo (praticamente identico a ciò che facciamo noi agli intersessuali) In altre la clitoride ipertrofizzata viene considerata esteticamente bella e quella donna avrà più “pretendenti” , in altre culture è considerato bello avere un collo lunghissimo e mettono tanti anelli ecc… Non possiamo prescindere dalle interpretazioni che danno gli attori coinvolti. L’escissione è stata praticata anche in occidente a fini terapeutici per curare l’isteria. Perchè le mgf femminili vengono punire e la circoncisione no? Secondo me perchè nel primo caso si tratta di corpo femminile e il corpo femminile è da sempre stato terreno di controllo e normalizzazione.poi anche perchè la circoncisione è tipica di una cultura più egemone. Poi da femminista io digerisco a fatica la nozione di universalismo, non credo nella sorellanza universale, sì il mio patriarcato non è lo stesso della donna nera africana, la mia oppressione non è la sua, cosa ci hanno insegnato le femministe nere quando si sono rivolte alle femministe bianche occidentali per dire che quelle battaglie non erano anche le loro? Che non si sentivano rappresentate? Non si può parlare di un generico patriarcato! Io nel modo in cui si parla di mgf, nelle campagne spettacolarizzanti, nella ossessione con cui si affronta questa problematica e non le tante altre che riguardano le migranti ci vedo la volontà di controllare, normalizzare, colonizzare i corpi delle donne.

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      • @Perchè le mgf femminili vengono punire e la circoncisione no? Secondo me perchè nel primo caso si tratta di corpo femminile e il corpo femminile è da sempre stato terreno di controllo e normalizzazione@

        …ma come fai a paragonare le due cose? nel caso della circoncisione maschile, e’ un’operazione che non provoca alcun effetto negativo in chi vi e’ soggetto, anzi, in molti paesi viene praticata anche per ragioni igieniche o di salute. L’infibulazione non ha nessuna utilita’ in termini igienici o di salute, al contrario, spesso causa infezioni e morte delle bambine che vi sono soggette.

        E no, scusa, il problema e’ proprio che sono le bambine ad esservi sottoposte, che sono soggetti senza possibilta’ di scegliere, obbligate. certo, poi e’ anche un problema culturale, perche’ ci sono donne che praticano questo intervento, madri che lo fanno praticare sulle figlie…indubbiamente non si puo’ solo punire, ma bisogna trovare un modo per cambiare la cultura. ma non per questo trovo che la norma sia razzista! se fai una cosa sbagliata, e’ sbaglaita, non perche’ sei di un’altra nazionalita allora diventa giusta. SE un italiano facesse una cosa del genre, anche senza quella legge potrebbe essere punito per lesioni personali gravi, gli o le sarebbe tolta la potesta genitoriale e cosi’ di seguito. Non vedo perche’ quindi debba essere diverso per stranieri.

        francamente, sono femminista, convinta, ma quando sostenete queste cose, solo per necessita’ di criticare a tutti i costi, siete ridicole e fate perdere valore anche alle battaglie vere.

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      • Ho risposto a tutti i commenti critici a questo post che sapevo avrebbe suscitato critiche. Ho spiegato che le mgf non si praticano solo sulle bambine e anche i motivi per cui ritengo che una legge come quella italiana del 2006 sia inefficace e anche un po’ razzista. Il mio era un tentativo di problematizzare e di analizzare il problema anche dal punto di vista della comunicazione, se questo viene considerato ridicolo mi dispiace, ma a me non va di alimentare la retorica sulla condanna delle mgf, di parlarne di barbarie “tribali”perchè questo non contribuisce a rendere il dibattito costruttivo. Riflettiamo anche sulle mutilazioni di “casa nostra” questo ci aiuterà ad assumere uno sguardo più ampio e a non vedere solo l oppressione delle altre, ma anche la nostra.

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      • Domand: quali sarebbero le “mutilazioni di casa nostra”?

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  • In Francia sono nati diversi movimenti in favore dell’abolizione della circoncisione maschile rituale, alcuni dei quali invitano i circoncisi adulti a denunciare in sede penale i propri genitori per maltrattamenti e mutilazioni: la questione etica è la liceità o meno di praticare la circoncisione nei neonati, che da adulti si trovano così un corpo irreversibilmente modificato dall’altrui volontà. In realtà c’è un dibattito piuttosto acceso sull’argomento… http://www.ilpost.it/2012/09/09/il-dibattito-sulla-circoncisione-in-germania/
    Un tribunale finlandese ha dichiarato la circoncisione maschile infantile illegale, a meno che non si operi per fini strettamente terapeutici; analoghe sentenze sono state emesse in Germania.
    La salute è un tema universale: il mio corpo non è diverso da quello di una nera o di una asiatica, sappiamo ormai che le razze non esistono e che l’unica razza è la razza umana. Questo pensiero dovrebbe farci comprendere che nel pensiero di una “sorellanza universale” non c’è proprio niente di strano…

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    • ma c’è qualcosa di perisoloso, c’è il pericolo di rivolgersi ad un astratto soggetto “donna” che non esiste, non esiste l’universale donna, esistono le donne, precarie, bianche, nere, borghesi, povere, disabili, lesbiche … il femminismo deve essere intersezionale, alla questione di genere si deve intreccia quella di classe, “razza”, ecc… Quando Angela Davis e le femministe nere hanno detto alle bianche occidentali voi non ci rappresentate, intendevano questo. L’universale schiaccia le differenze, butta tutto in un unico calderone, le merginalità così vengono escluse. Io la penso così, ma forse sto divagando troppo.

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      • No è il tema in realtà è fin troppo complesso… ci sono tante, tantissime implicazioni. I diritti dei bambini ne sono solo un frammento, C’è il problema della salute e di quanto spesso la scienza tenda a “manipolare” il concetto di salute, per vendere interventi inutili, ad esempio (c’è stato un momento in cui si sosteneva che la circoncisione maschile potessere essere utile a prevenire il cancro…) e naturalmente i problemi che si creano quando culture diverse entrano in contatto tra loro…

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      • Hai ragione, non generalizziamo, le MGF non sono un’atrocità : http://lepersoneeladignita.corriere.it/2013/06/13/egitto-morire-a-13-anni-per-la-mutilazione-dei-genitali-femminili/
        Scusami, ma come direbbe qualcuno, mi sembra si stia qui a “pettinare le bambole”, concentrandosi su un’eccesso di “political correctness” che alla fine – a mio avviso – non ha senso, cercando di giustificare una minuscola parte di un problema che invece è serio e deve essere affrontato. Negli stessi paesi dove questo fenomeno avviene, peraltro, ci sono leggi e provvedimenti per impedirlo e punirlo severamente (v. l’egitto). Invece nel nostro paese dovremmo lasciare correre? Non ti sembra assurdo? dove sarebbe il razzismo? a me sembra tutela dei diritti umani!
        Peraltro, parlando con donne magrebine in italia, anni fam, queste dicevano che il “relativismo culturale” in italia per loro era decisamente dannoso. Infatti, mentre nel loro paese c’erano leggi volte a tutelare le donne da determinate situazioni, proprio perchè il problema era sentito, in italia, in virtù del “rispetto” (sic!) della diversa cultura, spesso le tutele per queste donne sono minori. Quindi, tutta la tua menata sulla figura universale di donna, è semplicemente una pippa mentale di una donna bianca, europea e libera, che evidentemente non ha problemi più seri da affrontare.

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      • @Cs se avessi letto il post, che può essere non condivisibile, ma mi pare chiaro, sapresti che in Italia nel 2006 è stata introdotta una legge che vieta e punisce le MGF, una legge simile a quella egiziana da te tirata in ballo, la quale punirebbe severamente, la quale probabilmente non riesce però a impedire la morte di una bambina, infatti la triste vicenda della bimba morta a 13 anni che mi hai linkato avviene proprio in Egitto. Come è potuto accadere se c’era una legge? quella che dici dovremmo avere anche qui in Italia (che in realtà già abbiamo)? Forse perchè una legge esclusivamente punitiva non serve, a volte la norma sociale è molto più forte di quella guridica, per questo le mgf continuano anche lì dove ci sono leggi molto restrittive. Spesso chi le pratica, o la fa praticare, non ha intenzione di arrecare danno (la reazione della madre in quella storia della bimba egiziana è stata quella di scagliarsi contro il medico), ma questo la legislazione non lo prende in considerazione. Agire solo con leggi punitive non serve a niente. Far leva sulla retorica dei “diritti universali” nemmeno, fare campagne razziste che si basano solo sul sensazionalismo ben che meno, farsi guidare solo dall’emotività neppure, parlare di riti barbari e tribali ci impedisce di costruire un dialogo quello di cui avremmo bisogno per capire e cercare una soluzione, che potrebbe essere quella ad esempio della trasformazione del rituale in qualcosa di simbolico. Se quello che ci interessa è veramente la sulute delle donne e delle bambine. Mi permetto di dirti che il tuo commento sul fatto che io non abbia problemi più seri da affrontare lo trovo maleducato e cattivo.

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  • Gian Piero Bernasconi

    Seriamente, l’etnocentrismo occidentale messo sotto accusa per la sua condanna della pratica di codeste atrocità.

    I diritti umani dell’Illuminismo e della Rivoluzione Francese sono davvero universali ?

    Vale anche per il marxismo leninismo e le sue diverse applicazioni nel mondo…

    Proposta di “dibbattito” !

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  • Ricciocorno; un amico e’ stato circonciso di recente, per ragioni di salute. non mi sembra sconvolto, e da quanto dice la sua vita sessuale non e’ cambiata affatto.
    Poi, in generale trovo sbagliati i riti che impongono qualcosa a una persona che non puo’ scegliere, anche se in effetti fare quest’operazione da grandi e’ piu’ complesso e doloroso. Francamente non saprei, negli stati uniti la maggior parte degli uomini sono circoncisi, a prescindere dalla religione. mi chiedo perche’.

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