Il marketing del cancro al seno

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L’anno scorso era il Mocio Vileda a essersi tinto di rosa. Sempre l’anno scorso la LILT ci aveva detto che se siamo racchie e non curiamo il nostro corpo con creme costose, rischiamo un tumore al seno. Quest’anno ci pensa Perlana, il detersivo, a colorare di rosa la lotta contro il cancro al seno.

Infiocchettato e dalle tinte pastello il cancro diventa marketing. Speculazione, delle più subdole.
C’è l’app da scaricare, c’è la pagina Facebook con “il Gomitolo rosa di Perlana che unisce tutte le donne”, c’è la corsa con i VIP. Allo stend Perlana per la lotta contro il tumore al seno, puoi incontrare i VIP che fanno knitting, lavorano a maglia, la nuova moda del momento. Perché il cancro è sempre all’ultima moda.

Questi non meglio identificati VIP partecipano all’iniziativa “50 sfumature di rosa e di bontà”. Hanno usato il bestseller erotico da autogrill per dare il nome a una iniziativa contro il cancro al seno.

Il cancro non è rosa, il cancro non è bello.

“Rosa è il colore dell’iniziativa dedicata alle donne, il filo conduttore del messaggio di speranza per la lotta ai tumori del seno e il colore evocativo di Perlana e della sua variante classica!”

La malattia usata per vendere la “variante classica” di un detersivo.

La campagna di Perlana, come quella di Vileda dell’anno scorso, è sostenuta dall’associazione Susan G. Komen. Tale associazione ha introiti provenienti in gran parte dalla vendita di un profumo accusato di contenere sostanze, pensate un po’, cancerogene.

Mentre gli ospedali specializzati contro i tumori al seno, come il Valdese, chiudono, mentre continuano ad avvelenare la terra e l’aria che respiriamo, c’è chi spettacolarizza la malattia, gli appiccica un fiocchetto e ne fa marketing.

Raccogliamo l’appello dell’Amazzone Furoisa, blogger e attivista che si occupa di cancro al seno, e invitiamo tutt* ad andare su questa pagina fb e lasciare sul gomitolo rosa il messaggio che sulla malattia e sul dolore non si specula.