“Non era morta ma (secondo me) stuprata”

Clendy-2

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(Articolo corretto su richiesta dell’azienda)

Non era morta ma ubriaca. E’ così che Clendy introduce la nuova pubblicità, in sostituzione di quella che settimane fa abbiamo contestato per aver messo in scena un’immagine che evocava il femminicidio. Numerosi giornali titolano questa immagine annunciando che l’azienda è tornata sui suoi passi, dopo il ritiro della precedente campagna dalle strade di Napoli, anche se in realtà qualcuno avrebbe detto di averla notata anche dopo le scuse pubbliche da parte dell’azienda.

L’azienda ha realizzato un’altra campagna pubblicitaria. Al posto del coltello appare una bottiglia di champagne, una trombetta in bocca alla ragazza, per indicare che c’è stata una festa movimentata a base di alcool e sesso. Anche la versione femminile appare “ritoccata” e l’omicidio viene trasformato nel postumo di una festa. Però le due campagne presentano ancora le caratteristiche che denotano una differente rappresentazione “di genere” . Mentre l’uomo ubriaco della campagna femminile viene ritratto vestito elegante, la giovane della versione maschile è nuda ed è sdraiata sopra un letto, quindi si allude ad un presunto rapporto sessuale.

Ecco che, a mio avviso,  si riproducono in egual modo gli stereotipi  dei quali tutta la nostra cultura italiana si nutre. Il maschio vittorioso della conquista del sabato sera, la donna che ritratta in modo che l’interlocutore possa puntarle il dito contro nella maniera lapidaria che noi italiane conosciamo bene perché ci è successo almeno una volta nella vita. La rappresentazione, quindi, della donna in modo negativo, rispetto all’uomo che ne esce vittorioso. Dunque, ritratta in modo passivo, tramortita dai fumi dell’alcool come se l’ avventura di sesso dal punto di vista femminile apparisse nel modo più brutto possibile e riprovevole.

Insomma, a mio avviso, l’immmagine esprime un luogo comune ormai radicato nella nostra società secondo il quale essere donna, ubriaca e “disponibile” è  negativo e lo stereotipo secondo cui la donna è un oggetto sessuale. Non dimentichiamo nemmeno il fiume di luoghi comuni sulle donne che hanno assunto alcolici:

“sono volgari”

“sono facili” 

” sono disponibili sessualmente”

“Bisogna ubriacarle per farle disinibire, e quindi, per darla”

Oltre alla solita rappresentazione della donna-oggetto, emerge un altro tassello di cui compone la nostra cultura sessista: un presunto rapporto sessuale con una donna tramortita dall’alcool, quello “Di solito lo fanno gli uomini per disinibire le donne”, scrivevo prima nella lista degli stereotipi. Consumare rapporti sessuali con persone ubriache , però, è violenza sessuale, questo è riconosciuto sia dal codice penale che sia a livello individuale, in quanto l’alcool rende l’individuo incapace di intendere e volere, dunque anche di esprimere il proprio consenso. O almeno io ho interpretato così la pubblicità. E’ grave, ancora a mio avviso, che l’azienda non abbia tenuto conto che qualcuno a prima vista potrebbe interpretarla in questo modo.

Non mi piace questa pubblicità.  Non mi piace l’immagine femminile che è stata veicolata. Difficilmente la persona ubriaca si ricorda della notte precedente, difficilmente è collaborativa durante il rapporto sessuale. Sembra stia mettendo in pratica una rappresentazione che esalta il gesto come una conquista del soggetto ritratto in scena. Per cui mi chiedo se fosse motivo di vanto, per un uomo avere rapporti sessuali con una donna ubriaca con il rischio di metterla incinta contro la sua volontà o senza mettersi il problema che lei provi piacere o meno.

Dunque, non so come gli altri possano interpretarla e spero non in questo modo, frutto di un’ interpretazione soggettiva su una pubblicità, che però, è oggettivamente sessista (almeno su questo credo che non sia solo il mio parere).

Sulla diffusione epidemiologica delle pubblicità sessiste che ritraggono le donne in una posizione di subalternità sessuale, ci sarebbe da interpellare sulla cultura di un’intero paese che ancora oggi soffre di una disinformazione sessuale imbarazzante.

Sappiamo quanto è pericoloso realizzare questa ambiguità in un contesto di disinformati sessuali che a malapena riconoscono uno stupro da un rapporto consensuale. Un paese che, ancora oggi, colpevolizza le donne vittime di violenza sessuale, che le ritrae come consenzienti anche se hanno urlato in modo scandito il proprio no.

Un paese simile può offrire questi modelli senza alcuna consapevolezza e alcun senso di responsabilità? Può farlo dopo che moltissimi utenti si sono indignati per la precedente campagna? Può lasciare le donne prive di strumenti per potersi difendere, in balia pure degli stessi che vietano pure la libertà di critica?

In un altro Paese europeo avrebbero pensato ad una campagna più efficace. Pensiamo alle campagne di Ikea, azienda svedese, una delle tante aziende straniere che hanno veramente il coraggio di rompere gli schemi-o meglio gli stereotipi, per essere più specifica. Altrove non è raro vedere uomini che si cimentano alle faccende domestiche, alla paternità. Altrove è molto raro incorrere in pubblicità volgari umilianti, che mettono in scena corpi nudi e volgarità anche per pubblicizzare elettrodomestici. Proprio perché quei paesi, mi riferisco a quelli nordici conosciuti per aver quasi raggiunto la parità tra uomini e donne, hanno capito che queste rappresentazioni offendono le donne, perché che vietano ogni forma di discriminazione di genere. E inoltre, non si nascondono dietro questa ipocrisia bigotta e per questo non hanno bisogno di tette e culi perché hanno raggiunto un grado di libertà sessuale che noi possiamo solo invidiare e stare seduti a guardarli come se stessimo osservando la Luna, a migliaia di anni luce di distanza dalla nostra civiltà.

In quei paesi non accaderebbe mai che un’azienda minacci di querelare una giovane donna che tenta di difendersi da questo sistema. Non mi riferisco soltanto a Clendy ma a tantissime aziende che producono spot ancora più sessisti e volgari e che ci hanno denunciato anche se esprimevamo opinioni personali.

Per questo ho ri-editato il post su richiesta dell’azienda. Però non posso concludere con un bel consiglio, visto che forse in buona fede volevate rompere gli schemi della classica casalinga anni ’60 e dare lo straccio in mano ad un uomo.

Perché non realizzare uno spot invertendo i ruoli tradizionali e dare così in mano lo straccio ad un uomo per pulire la casa non per nascondere una notte brava alla propria moglie ma magari facendo quello a cui noi mogli siamo obbligate a fare ogni giorno, oppure per condividere i lavori domestici con la propria moglie? Sarebbe stato ancora veramente rivoluzionario. Perché se no si rischia di cadere nei soliti luoghi comuni: “pulisco solo per nascondere l’amante alla mia donna” oppure “un vero macho deve fare tanto sesso e dev’essere associato ad una bella donna passiva e disponibile”. Bisognerebbe prendere esempio dai nostri colleghi nordeuropei, loro non avrebbero mai pensato ad una pubblicità simile.

3 commenti

  • Averla fatta in due versioni, sia con l’uomo che con la donna purtroppo per noi li rende inattaccabili.Il problema è che a questa gente più continuiamo a parlarne, più visibilità gli diamo e più facciamo il loro gioco, la cosa migliore da fare è ignorarli.

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  • Cordiale redazione,
    vi chiedo di rivedere questo articolo, perchè indica in maniera pericolosa concetti non veritieri, in caso contrario mi verró costretto ad agire per vie legali e citarvi per evidenti diffamazioni.

    Stefano Antonelli

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