Donne denigrate su facebook di chi è la responsabilità?

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C’è un fenomeno chiamato “troiofobia” che colpisce due italiani su tre, senza limiti di età, genere, strato sociale e cultura.

Come commentava Faby sulla vicenda di Belen, lapidata virtualmente da una manica di sessisti/e. Ultimamente entro molto di rado su Facebook ma è grave che malgrado la sporadicità, io riesca a scovare comunque dei messaggi sessisti, volti a denigrare le donne che non sono sessualmente piacenti o quelle sessualmente attive. L’ultima perla di saggezza viene da una pagina di Facebook (che non citiamo) che conta 166mila click tra cui utenti molto giovani.  Lui è solo un “tipo” probabilmente considerato idiota, la ragazzina è brutta perché non conforme ai canoni estetici femminili e pure troia perché femmina. Il gesto femminile, quello di scoprirsi la pancia viene interpretato come seduttivo (e qui dovremmo ancora dedicare molte righe alla percezione oggettizzata della donna), quello maschile no. Giovani con le stesse idee dei nonni che hanno insegnato loro che la pudicizia femminile è un valore importante. Ma qui si tratta di pochi centimetri di stoffa scoperti per dare il diritto di dare della troia ad un gruppo di ragazzine.

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L’immagine è questa. Siamo immersi in un mondo televisivo dove la nudità femminile è ormai dappertutto. Come potrebbe scandalizzare qualche centimetro di pelle scoperta? E’ sicuro che anni di “velinismo” non abbiano portato ad alcuna liberazione se non quella di rafforzare, appunto, l’idea di un corpo femminile come tentazione, quindi peccato.

Gli stessi vent’anni di “velinismo” che hanno portato a denigrare le ragazze e le donne che non sono fisicamente attraenti, che sono troppo basse, troppo grasse, o troppo diverse dai canoni estetici che i media impongono alle ragazze.

Questa foto rileva l’ampia disparità di potere tra uomini e donne nella società italiana, si parla in prima persona maschile e ci si rivolge contro donne che non osservano certe norme e che quindi verranno etichettate per il loro aspetto o per la loro moralità sessuale anche se stanno mostrando solo qualche lembo di pelle.

Quest’idea deriva dalla visione della donna come un oggetto sessuale: qualsiasi cosa essa faccia, finirà per essere giudicata secondo parametri e punti di vista maschili. Noi abbiamo aperto questo blog nel 2009 e abbiamo ricevuto parecchie critiche per le nostre mire decostruttive di milioni di pubblicità sessiste, programmi tv spazzatura e le critiche più gettonate erano/sono le accuse di moralismo.

Moraliste perché il culo della velinetta di turno doveva stare lì dov’era, perché al giorno d’oggi una donna può scegliere di denudarsi e questo non dovrebbe dare scandalo. Però perché gli stessi accusatori di moralismo, difensori delle chiappette d’oro poi li troviamo sui social network ad insultare Belen e a dare della troia ad una ragazza che al massimo mostra la sua pancia?

Anche perché i difensori delle chiappette d’oro quando dovevano difendere la libertà delle donne a mostrarsi come oggetti sessuali dicevano che “le donne in giro vestono peggio, andate a vedere nelle spiagge”, perchè è peggio prendere il sole che spogliarsi per vendere una rivista per soli uomini (sic!).

Noi critichiamo le pubblicità sessiste perché, appunto, sono inserite in un contesto dove la donna non è libera di esprimere il proprio corpo, e se lo è, è libera di farlo solo per uso e consumo maschile. Ciò non vuol dire che non ci sono donne che indossano la minigonna per piacere agli altri ma nessuno deve imporre un recinto entro il quale le donne possono esprimere la propria sessualità, anche perché la sessualità mercificata non è sessualità ed è per questo che ai moralisti non turba. Si tratta della rappresentazione della sessualità degli uomini, patinata, dove le donne non esprimono sé stesse ma solo i presunti desideri maschili.

Le donne vengono insultate in quanto donne. Sono donne, quindi troie, qualsiasi cosa facciano e questa foto è la rappresentazione del pensiero maschilista che tiene apertala porta ad ogni forma di violenza sessuale e controllo dei corpi femminili. Dare della troia equivale ad una forma di violenza sessuale simbolica. Ma anche svilire una donna perché non è bella, come se soltanto le donne belle avessero diritto ad una sessualità attiva, è un’altra forma di violenza. E’ come dire che sono gli uomini a decidere quando dobbiamo avere una sessualità attiva, secondo i loro desideri. Non è un caso che gli stessi maschilisti della pagina, poi condividano foto di donne nude sotto il titolo “Fica Time”. Il messaggio è che il desiderio maschile è lecito, per cui solo la nudità femminile ad uso e consumo maschile è tollerabile. Di fatto, nulla è cambiato dagli anni in cui c’erano i bordelli che dividevano le donne “per male” dalle donne “per bene”. Una delle tante immagini veicolate è questa sotto. Nessun utente dà loro della troia o si è scandalizzato, perché sono lì per soddisfarli.

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Vuoi fare una prova? Vai a criticarli sotto questa immagine e vedrai una pioggia di commenti che ti accuseranno di essere un moralista. Io provai in una pagina simile e posso dire che l’esperimento riuscì perfettamente. Di questo moralismo ad intermittenza, classico di un paese ipocrita double-face ne abbiamo parlato in una marea di post. Perché questi sono i fatti. Circa il 50% degli uomini  si lamenta del fatto che le donne sono sessualmente difficili, che “non la danno”, mentre un altro 80% (perché ci sono anche donne che la pensano così) vorrebbe che  tenessimo chiuse le gambe, finché non troviamo un buon marito. Libertà sessuale solo ad uso e consumo maschile, perché di fatto chi sostiene questa opinione si sente in diritto di decidere quali sono destinate ad essere un passatempo e chi invece è destinata al matrimonio e ancora una volta divide le donne in sante e in puttane.

Sempre dalla stessa pagina:

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Ora si hanno degli elementi completi per accusarli di maschilismo. Donne che vengono umiliate solo per il fatto di avere una sessualità, da una cultura che ci vuole disponibili a letto e dall’altra parte ci insulta se abbiamo una sessualità attiva. C’è tutta una cultura italiana che continua a svilire sessualmente le donne, a vederle come oggetti sessuali, a mancare loro di rispetto, nutrendosi dell’indifferenza della rete.  Ma di chi è la responsabilità sui contenuti veicolati su Facebook? Tante volte abbiamo cercato di eliminare i contenuti misogini e razzisti ma non abbiamo ottenuto alcuna risposta dal social network che le manteneva perché reputate non offensive. Abbattiamo questa violenza simbolica. Quest’anno faremo sopratutto questo lavoro. Come siamo riuscite a sensibilizzare contro l’uso dei corpi femminili sui media, lavoreremo su come debellare quel cancro che da millenni delegittima la sessualità femminile e manifesta forme estreme di fobia verso chi esercita la prostituzione. Si chiama troiofobia ed è una malattia socialmente trasmissibile.

2 commenti

  • Sono d’accordo con il tentare di eliminare quella che chiamate “troiofobia”! e cercherò di dare anche io il mio contributo. Tuttavia, per farlo vorrei correggere qualcosa che secondo me va corretto.

    Alcune persone, credono che questa discriminazione sia fatta solo nei confronti di donne. Questa credenza si crea anche perché spesso le critiche sono rivolte al femminile, anche sulle immagini che circolano nei social network. Ma nel dedurre qualcosa da questo fatto non si considera che da questa critica nei confronti di donne c’è un interesse e un guadagno anche femminile.

    questa immagine può essere usata come esempio: http://3.bp.blogspot.com/-hZpTyhz6Zm8/UB4s4t7qK6I/AAAAAAAAAYU/5oIZe5If5gE/s400/376660_456729534348751_749290522_n.jpg

    Sotto a quest’immagine che ho trovato su facebook ho visto contrapporre due comportamenti di donne, giudicando uno sbagliato e uno giusto, e ho visto esortarlo a “farlo capire ai maschi”. Quindi, si può dedurre da questo fatto che ci siano donne interessante a creare questo pensier e questa “troiofobia” in maschi che invece non ce l’hanno.
    Sempre parlando dei commenti che ho letto, a questa esortazione alcune ragazze rispondono “ma sono coglioni, è inutile!” “anche se lo spieghi a sillabe non capirebbero mai” “Non capiscono niente. Vogliono solo quelle che scopano e basta”.
    La bontà e l’amore che definiscono la donna “VERA donna” o “GIUSTA” secondo certe persone, è la bontà e l’amore che riceve l’uomo eterosessuale nella foto.
    Certe persone pensano, (soprattutto donne perché hanno interessi nel pensarlo), che nel momento in cui un uomo preferisce la sessualità e il divertimento dalla cura e la protezione, l’uomo diventa uno stupido, un coglione, e la donna una “troia” o “troia da quattro soldi” cioè ancora più inferiore di una troia, e in alcuni casi specificando i propri significati del termine con”una femmina alle prese con i propri sbalzi ormonali” intendendo dire che non ha controllo su di sé, e che quindi è stupida.
    Anche il fatto che secondo alcune persone gli uomini “vogliono solo quelle che scopano e basta” è un sintomo di stupidità. Infatti alcune donne implicitamente affermano: “Io do anche bontà e amore, non solo scopate. Quindi perché scegli chi ti da solo scopate? io ti do di più. Sei stupido”
    Certe donne vorrebbero che certi maschi scegliessero loro perché gli danno di più. Ma per compiere questa scelta un maschio deve essere interessato a quel “di più”.
    Ma questa richiesta da parte di alcune donne è rivolta al benessere del maschio? No. Perché se si impone una scelta per fare del bene, questo bene svanisce, perché subentra il rifiuto per l’imposizione. Quindi questa richiesta è per il benessere delle donne che la fanno. Ma è mistificata, perché viene dichiarato dalle donne che è per il bene degli uomini. C’è chi afferma tristemente: “resteranno delusi loro alla fine”.
    Ma ci sono tanti esseri umani che hanno bisogni di bontà e amore, assistenza, cure. Bambini, senzatetto, anziani. Perché c’è tutto questo interesse nel dare amore a uomini single? perché ci si aspetta altro amore in cambio. Infatti, se non ci fosse interesse che importerebbe a certe donne se i maschi compiono scelte poco vantaggiose nello scegliere quelle che chiamano “troie”?
    A dimostrare questa affermazioni ci sono pensieri espressi come “gli immaturi fanciulli se ne rendono conto solo nel bisogno e poi la riconoscenza, non c’è, ritornano a comportarsi come il giorno prima!”.
    Si chiede riconoscenza per l’amore dato.
    Certe donne protestano perché desiderano uomini diversi, e vogliono che gli altri le aiutino a crearli. Eppure un uomo può detestare che una donna lo voglia plasmare nel modo in cui piace a lei, e quindi il tentativo di certe donne fallisce, perché non si può pretendere che gli altri non desiderino ciò che desiderano.

    C’è chi dice “una vera donna quando serve sa essere più amorevole di qualsiasi mignotta da quattro soldi” intendendo implicitamente che questa è una virtù, e chi non ha certe virtù va svalorizzato.

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