Il destino de La7

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Siamo l’unico paese del mondo occidentale ad avere una televisione fortemente controllata dallo Stato, da influenze politiche. Quello nostro è un prodotto storico: la Rai si è costituita come una monopolio di stato, dove ognuna delle reti era controllata da un partito politico.

Quando negli anni ’80 Berlusconi decise di creare una tv privata, cosa che nel nostro paese era proibito a livello nazionale, tutti preannunciavano una tv libera dal monopolio. Certo, nessuno si immaginava che Silvio Berlusconi potesse diventare presidente del Consiglio, anche grazie alle sue televisioni e nessuno immaginava che potesse controllare anche gran parte della stampa. Oggi, le statistiche parlano chiaro: siamo l’unico paese occidentale ad avere una parziale libertà di informazione!

Come possiamo definire questo sistema se non dittatoriale? Il problema è che ci siamo tutti abituati. Ma basta andare a fare un bel confronto con gli altri paesi per vedere quanto è diversa la situazione. Anche soltanto dalla programmazione televisiva che viene proposta.

Guardando un telegiornale tedesco, la prima cosa che ho notato è come si presenta il notiziario: tra le prime notizie vengono trattati argomenti che riguardano “gli esteri”. Un telegiornale italiano difficilmente  “mette il becco fuori dal proprio paese”. Questo sistema non fa altro che rafforzare la mentalità provinciale e disinformata degli italiani. Infatti, questo format tedesco è presente anche in Francia, in Spagna e negli altri paesi. Le notizie che trattano argomenti politici sono tantissime, la maggioranza. Poco spazio viene dato alla “cronaca nera” che nei giornali e telegiornali italiani occupano gran parte del notiziario. Ma sopratutto, quando all’estero se ne parla, non si tende a spettacolarizzare la disgrazia di turno come accade nel nostro Paese.

La spettacolarizzazione del dolore, è anch’essa una delle cause del provincialismo italiano, ma anche un effetto, dal momento che nessuno ha dubbi del provincialismo di questo Paese. Ecco, che anche la disgrazia si trasforma in gossip, senza nessun rispetto nemmeno per delle bambine come le povere Sarah e Yara. Non è raro vedere inviati intervistare i passanti del luogo dove si è consumata la tragedia per chiedere “che tipo di persona era chi ha ucciso pincopallino”. Questo all’estero non succede, perché alla gente non interessa il giudizio degli altri.

In questo modo l’Italia diventa una sorta di grande paesino di provincia che vuole sapere a tutti i costi la vita delle persone coinvolte in un omicidio o una tragedia! Questo è anche un modo per distrarre le masse dalla realtà che stanno vivendo ma anche per sviare un fenomeno che potrebbe essere trattato come un tema che riguarda tutti, come ad esempio il femminicidio. Ma anche un modo per far crescere agli italiani sentimenti di paura e quindi spingerli ad aderire politicamente a chi si offre di proteggerli, strumentalizzando l’episodio per ottenere voti, come è successo con “l’emergenza stupri” del 2008, usata dal Governo Berlusconi per soppiantare Prodi e accusarlo di non prendere in considerazione la sicurezza dei cittadini.

Un’altra caratteristica è dare molto spazio a notizie di gossip o comunque poco importanti. Un esempio è il notiziario Studio Aperto che oltre a dare troppo spazio ai “pettegolezzi”, offre un immagine femminile degradante e svilente anche all’ora di pranzo, fruibile da bambini piccoli. E non mancano i programmi spazzatura. Chi ha avuto la fortuna di guardarsi una tv straniera avrà notato come è diversa la programmazione: meno programmi spazzatura, più documentari e buoni film da cinema (che qui vedrai solo se ti abboni a pagamento a Mediaset Premium o Sky).

L’unica tv “decente” (si fa per dire) è La7.

In questi giorni, La7 è stata venduta a Cairo, un editore di riviste italiane che in passato ha lavorato alla Fininvest come assistente di Berlusconi con il ruolo di direttore commerciale e vice direttore generale presso Publitalia ’80, e tra il 1991 al 1995, presso Arnoldo Mondadori Editore pubblicità. Non mi sembra una scelta casuale, anzi proprio per niente visto che tempo fa voleva acquistarla Berlusconi ma a causa delle troppe reti tv in suo possesso glielo hanno impedito.

Mi sono chiesta con preoccupazione quale sarà il destino de La7. Se diventerà come Mediaset, come la Rai spazzando via quello spiraglio di libertà da ingerenze politiche, se i programmi di informazione come “Otto e mezzo”, “Servizio Pubblico” e via dicendo, verranno soppiantati da trasmissioni spazzatura come quelle che vediamo sulla Rai e su Mediaset, e sopratutto dalla prima, che ha fatto fuori proprio le trasmissioni  di informazione trasformando la tv pubblica in un contenitore di mondezza e reality.

Giacché Piero Chiambretti, vorrebbe tornare a lavorare per La7 mi preoccupa. E chi non conosce Chiambretti potrebbe andare a cercare su Youtube la trasmissione “Chiambretti Night”, giusto per farsi un’idea di quanto terra-terra fosse questa trasmissione, che noi spesso abbiamo citato per come viene trattata la figura femminile.

Perchè La7 è forse l’unica rete televisiva a non avere veline e a rappresentare meglio le donne, almeno credevo prima di aver scoperto che da gennaio, su La7d (la rete delle donne sul modello La5 di Mediaset, già da qui si nota l’intento di imitare l’avversaria), va in onda il programma “Donne, vittime e carnefici“. Che sia un segno di cambiamento dovuto all’acquisto da parte di un editore che si ispira molto alle reti di Berlusconi?

Non si sa, ma temo di sì. Fino a ieri non sapevo nulla del programma in questione.

Il programma va in onda dal 29 gennaio. Il messaggio è che l’unico modo di rappresentare le donne è soltanto in veste di vittime e qualche volta di carnefici. Questo è inaccettabile, come è inaccettabile che si spettacolarizzino gli omicidi, speculando su crimini efferati accompagnati da immagini di donne morte e sanguinanti. Insomma tutti gli ingredienti di cui si nutre la cultura del femminicidio e la misoginia dilagante che vede le donne in due uniche vesti: sante o prostitute.

In un altro paese avrebbero protestato se le reti televisive avessero trasmesso  no-stop una rappresentazione femminile stereotipate e tripolare, dunque legata all’immagine di velina, vittima/carnefice e mamma, in Italia siamo purtroppo abituate a vederci rappresentate in questo modo perfino all’interno dei tg, dove spariscono le politiche, le artiste, le sportive e via dicendo, come se il nostro Paese ne fosse privo.

Ricordiamo la grande Federica Pellegrini, una campionessa che ci invidia tutto il mondo, introdotta da Studio Aperto come la campionessa più sexy del mondo e come “quella che ha fatto un calendario”, dimenticando che è una campionessa di nuoto a livello mondiale prima di essere una bella ragazza, una qualunque che ha fatto un calendario, trattata come una velina televisiva.

Siamo abituate ad anni di trasmissioni come “Chi l’ha visto” e “Amore criminale” che addirittura sostituisce la parola femminicidio con “eccesso d’amore” o “amore malato”, con i salotti pomeridiani di Barbara D’Urso e Mara Venier nei quali anziché parlare del femminicidio di Reeva si interessano del prima quel bravo ragazzo Pistorius le ha fracassato il cranio con la mazza da cricket o le ha sparato?; ma questa trasmissione ha toccato proprio il fondo.

Mi racconta Giulia che in Francia vengono mandate in onda martellanti pubblicità di sensibilizzazione contro la violenza di genere, contro il femminicidio, contro la disparità delle donne e contro la rappresentazione stereotipata delle donne sui media. E i canali dedicati alle donne non trasmettono solo soap-opera ma anche programmi che trattano tematiche di genere come la segregazione di genere e la violenza sulle donne. Che n’è di tutto questo in Italia?

Nulla. Si spettacolarizza il più macabro dei femminicidi, come se fosse un film d’orrore o un giallo, senonché si tratta della realtà, perché in Italia ogni tre giorni viene uccisa una donna che in questi macabri salottini vengono presentati come episodi dettati dalla “follia, passione e denaro”. Sono queste le parole di intro pronunciate dalla conduttrice bionda (anche questa è stereotipata sul modello della Sciarelli) per introdurre l’ennesima violenza fondata sul genere, poco importa se la vittima è uomo o donna, la parola “violenza di genere” viene omessa già dal titolo, che si presenta fortemente discriminatorio ed “etichettante” per le donne.

La cosa più vergognosa e intollerabile è che solo le donne vengono introdotte come “assassine” e il programma si concentra con loro, mentre se l’assassino è maschio, il programma si concentra sulla donna-vittima, senza alcun giudizio se non quello di “folle o passionale”, come recita perfino l’intro.

Un programma sessista e pericoloso che andrebbe cancellato dalla programmazione. In Italia si fa spesso retorica sulle veline, sulle vallette si Sanremo ma si ignora quanto siano altrettanto pericolose le dicotomie che ci appiccicano, questa cultura del femminicidio e della violenza di genere che sembra affascinare tutti come se si trattasse di un romanzo, della continua propaganda martellante all’interno di orari pomeridiani che spronano le donne a diventare mamme, perché se non sei mamma sei inutile, incompleta, o sei vecchia (poiché ti ricordano che hai un orologio biologico) o egoista.

Perché questa trasmissione? A che serve? Perché non parlare del femminicidio come conseguenza culturale? Perché non un programma che parla di donne positivamente, che ha come tema fisso il talento delle donne, le scoperte scientifiche delle donne e  e i personaggi femminili nella storia?

Io sinceramente mi sono scocciata. Non abbiamo creato questo blog per lamentarci di come sono vestite le vallette del Festival, le veline di Striscia e vari programmi, MA DEL RUOLO MARGINALE A CUI VIENE RELEGATA LA FIGURA FEMMINILE. In Francia, molti programmi parlano di donne come persone umane, come talenti, altrettanti sono condotti da donne, e non fanno da spalla o co-conduttrice, ma conducono da sole anche programmi politici e culturali.

Il problema del nostro Paese non è la mancanza di figure femminili nel piccolo schermo. Il piccolo schermo è pieno di donne, si parla spesso di donne, ma come dice Lorella Zanardo nel suo documentario, non sono figure di qualità ma di quantità.

Perfino le giornaliste più brave, più autorevoli devono avere una forte attrattiva sessuale. Questo perché in Italia una donna viene prima giudicata prima per il suo aspetto che per le sue competenze e forse perché il pubblico non avrebbe voglia di ascoltare una donna se non è anche bella? Il problema sta nella scelta “editoriale”? Oppure da parte della conduttrice che ha paura di essere notata nei suoi difetti?

La faccia esprime vulnerabilità, come dice Lorella Zanardo. In un Paese dove le donne sono considerate degli oggetti perfino dalle stesse donne, la prima cosa per colpire una donna che non ha un bell’aspetto è dire che “è brutta”. Ricordiamo come si rivolse Berlusconi a Rosi Bindi perché non era politicamente d’accordo con lei. Questo significa che le donne non sono guardate per le loro idee ma per il loro aspetto ed è questo il problema principale per cui le donne non hanno coraggio di mostrare la loro faccia.

E’ come se, ad esempio, le bionde angeliche che conducono gli amori criminali, le “donne vittime e assassine” volessero darti un messaggio rassicurante, ecco perché a mio parere il messaggio che questa trasmissione dà è che le donne possono essere divise solo in due categorie opposte: buone o cattive, sante o puttane. Perché una donna brutta o sexy o troppo libertina (come ci suggerisce lo spot del programma sul sito,  quando rappresenta l’assassina), nell’immaginario occidentale è anche cattiva. Ce lo inculcano sin da bambine. E questo è pericolossimo in un paese dove le donne, proprio a causa di questa dicotomia, sono sotto-rappresentate nella politica, nel mondo del lavoro e ai vertici della società…ma anche in tv. E’ un cane che si morde la coda.

Noi intanto cosa facciamo per far chiudere questa trasmissione? Non può restare in tv un programma che sciacalla sulle nostre vite e che offende ancora una volta le donne e gli uomini che vengono uccisi/e in quanto tali SOLO PER FARE ASCOLTI. Noi non vogliamo essere ricordate solo come vittime o carnefici e se veniamo ricordate come tali dobbiamo essere inserite all’interno di un fenomeno che è tutto culturale. Abbiamo bisogno di una società che cominci a dire basta alla violenza di genere e che riconosca la responsabilità dei media a giustificarla o fomentarla. Gli effetti di questa trasmissione sulla nostra cultura potrebbero essere devastanti fino a condurci all’incapacità di catalogare i femminicidi (o androcidi) come tali. Cosa facciamo per salvare La7? o meglio cosa abbiamo fatto per salvarla? Nulla! Perché nessuno ha coraggio di denunciare questo schifo?

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