Aggiornato: Corpi senza desiderio

Oggi apro il gruppo “la pubblicità sessista offende tutti”, molto attivo nella denuncia delle pubblicità sessiste e trovo questo messaggio di un’utente: 

c.a Messaggerie del Garda 
Ieri mattina chiudendo la Gazzetta di Mantova non credevo ai miei occhi c’era nel fondo pagina una pubblicità di una donna seduta con una specie di sottoveste, sguardo languido e ammiccante che diceva “portami nel tuo magazzino, ti farò felice” inizialmente non capivo di cosa si trattasse e quale prodotto venisse pubblicizzato, a tutto avrei pensato, certo non alle Messaggerie del Garda!.La pubblicità che avete deciso di utilizzare è sessista e lesiva della dignità delle donne, come se poi tutte le donne aspettassero di essere portate in qualche squallido retrobottega per fare sesso.Vi ricordo che la violenza contro le donne si annida nello squilibrio relazionale tra i sessi e nel desiderio di controllo e di possesso manifestato dal genere maschile. Le sue radici, dunque, sono culturali E si deve anche alla tolleranza e alla sottovalutazione di questa radice profonda se oggi, la violenza contro le donne è un fenomeno molto diffuso.L’aggressività maschile è la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne in tutto il mondo (dati ONU). In Italia ogni tre giorni muore una donna per mano maschile nel 2012 sono state uccise 120 donne nella maggior parte dei casi da partner o da ex partner.Per combattere la violenza dobbiamo disinnescare i meccanismi che l’attivano e per farlo è necessario fare una grande lavoro di prevenzione e sensibilizzazione, partendo anche dalle immagini dalle quali ogni giorno siamo bombardate/i, perché la violenza sulle donne passa anche attraverso la strumentalizzazione che viene fatta quotidianamente della loro immagine (come nel caso della vostra pubblicità). L’immagine di donna che avete proposto ne oggettiva il corpo, l’oggettivazione è una forma di deumanizzazione che riduce l’individuo a oggetto, strumento, merce. Si parla di oggettivazione sessuale o sessualizzazione per indicare le situazioni in cui il valore di una persona risiede nella sua capacità di attrazione sessuale, a esclusione di altre caratteristiche. Credo che nel 2013 le donne abbiano ormai dimostrato di essere ben altro che puro oggetto sessuale a disposizione degli uomini!Ricordo inoltre che In data 3 settembre 2008 è stata approvata dal Parlamento Europeo la risoluzione n. 2038 relativa all’impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne euomini (2008/2038(INI)) e che la provincia di Mantova facendo proprie le argomentazioni della risoluzione Europea, ha approvato nella seduta del 30/04/2010 con delibera n.17. un ordine del giorno sul tema “dell’impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini”. L’ODG è stato inoltre inviato a tutti i comuni della Provincia.Nella risoluzione di cui sopra si indica come le politiche per la parità di genere devono essere finalizzate ad evitare che le persone a qualunque età subiscano continuamente, ed anche involontariamente, l’esposizione continuata a messaggi oggettificanti, è inoltre particolarmente importante che la pubblicità sui media sia disciplinata da norme etiche e/o norme giuridiche vincolanti che proibiscano la pubblicità che presenti stereotipi di genere o che inciti al sessismo e alla violenza.Sarebbe ora di utilizzare pubblicità più creative e intelligenti e soprattutto non lesive della dignità delle donne!

C. F.

Si tratta di una lettera indirizzata a Messaggerie del Garda, azienda di trasporti e logistica, che si è pubblicizzata con l’immagine di una donna sexy che si rivolge al destinatario invitandolo a seguirlo per “farlo felice”. Corpi senza desiderio. Le donne nei media vengono rappresentate, o esplicitamente o implicitamente in questo modo. Corpi sessualizzati che devono stuzzicare gli appetiti maschili, in quanto si suppone che le donne siano prive di desideri sessuali.

Certo, in una società in cui una donna che ha dei desideri è percepita come una puttana è chiaro quanto è sottovalutata, o peggio percepita come negativa, la nostra sessualità. Un linguaggio del genere si accozza bene con , appunto, la dicotomia della santa e la puttana molto viva nel nostro paese, dove la donna può, e dev’essere, soltanto un oggetto di desiderio senza esprimere alcun desiderio, poiché tanto temuto dagli uomini. 

L’immaginario della donna-oggetto è rassicurante, rassicura gli uomini di avere accanto una donna obbediente, sottomessa, che si concede quando vogliono loro e che sopratutto non pretendano troppo o non si mostrino troppo “esperte” o “disinibite”. Attorno a quest’idea si è costruito l’obbligo di rispettare il valore della verginità prematrimoniale da cui solo recentemente ci siamo liberate. Quindi la donna doveva essere bella, seducente ma illibata, parole che ogni tanto tornano nella bocca degli italiani, quando qualcuno di questi vuole difendere l’onore della figlia coinvolta negli scandali del Rubygate.

Perché non c’è nessuna differenza dal valore della castità tanto difeso fino a tempi recenti e il modello della donna-oggetto sempre disponibile a cui i media fanno affidamento per vendere i loro prodotti, insegnando alle donne che devono essere così e agli uomini che le donne devono dire sempre di sì ma quando c’è da soddisfare loro.

Noi donne dovremmo urlare che quest’ennesima pubblicità ci ha offese e che NOI VOGLIAMO GODERE NEI MODI IN CUI VOGLIAMO NOI (QUINDI NON SOLO COL PENE), CHE NOI ABBIAMO DESIDERI SESSUALI, CHE NOI IL SESSO LO FACCIAMO PERCHE’ CI PIACE E CHE IL CORPO FEMMINILE NON E’ UN OGGETTO DA USARE PER VENDERE DEI PRODOTTI E CHE LE DONNE SONO SOPRATUTTO ACQUIRENTI E HANNO POTERE D’ACQUISTO, NON OGGETTI PASSIVI CHE NON SIAMO ESSERI INFERIORI PER ESSERE CONSIDERATE SOLO “DIVERTIMENTO DA MATERASSO”.

Vogliamo ribadire, ancora una volta, che abbiamo bisogno di femminismo, di rivendicare autodeterminazione sui nostri corpi, perchè non siamo corpi senza desiderio ma CORPI CON DESIDERIO.

La violenza sulle donne, come scrive Claudia nella lettera, c’entra eccome perché in un immaginario sessuale in cui la donna non possiede il suo corpo e non da’ nemmeno un consenso convincente è chiaro che si tratta di cultura dello stupro. Cultura dello stupro, perché un uomo che stupra non cerca di soddisfare una donna ma sé stesso, il confine tra il sesso consensuale senza orgasmo femminile e uno stupro è sottile. Desiderio di controllo e possesso, è quello che appunto sta alla base dello stupro e di tutte le violenze sulle donne. Il controllo della sessualità femminile e il possesso del proprio corpo. Inoltre, questo immaginario è la causa e l’effetto delle disparità (80esimo posto nel mondo) e discriminazioni che ancora oggi subiscono le donne in Italia, che considerate come oggetti, non vengono valorizzate come individui, considerate autorevoli o credibili nel mercato di lavoro e ai “vertici”.

Dicendo NO a queste pubblicità stiamo portando avanti una rivoluzione sessuale, dobbiamo riprenderci i nostri corpi e rivendicare la nostra sessualità oltre che la nostra soggettività (identità).

NON ABBIAMO PAURA!

nè di essere considerate moraliste; i moralisti siete voi che ancora, nel 2013, credete che noi donne non abbiamo ( o non debbano aver) voglia di scopare;

nè di essere considerate invidiose; come se le donne desiderino avere un bel corpo piuttosto che avere una sessualità soddisfacente. NON SIAMO CORPI SENZA DESIDERIO!

né di essere considerate puttane; perché non è possibile, anzi è inammissibile che una donna desiderosa di sesso sia considerata una puttana. Il piacere è legittimo è un diritto è una cosa naturale e se fatto col consenso non c’è nessun male (e’ vergognoso ripetere queste cose nel 2013, cose che dovrebbero essere già accettate ed essere parte della “fiera dell’ovvio”).

BASTA!

AGGIORNAMENTO:

L’azienda ha pensato che allungare il vestito alla modella rendesse il messaggio meno offensivo. Come vedete, resta tale, ANZI PEGGIORA: “la donna deve comunque fare felice un uomo, ma mostrarsi casta e meno disinibita

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