“Per non dargliela vinta”. Scena e retroscena…di un femminicidio all’italiana.

Malgrado i negazionisti, la violenza sulla donna non è purtroppo frutto di fantasie: le cronache straripano di una crudeltà gratuita ai danni del sesso “debole”, che proprio perché tale, rende più facile la prevaricazione. La situazione in Italia sta superando il limite di guardia, tanto da essere entrata nel mirino delle nazioni unite. A quanto pare non ci facciamo notare solo per l’elevato debito pubblico, ma anche per il preoccupante livello di inciviltà. All’atto pratico, però, le uniche “preoccupazioni” vengono rivolte allo spread e ai problemi dell’economia. Gli stessi media spesso limitano la diffusione di notizie utili a sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema, relegando gli atroci fatti di sangue che vitimizzano l’universo femminile tutt’al più a certe forme sadiche di spettacolarizzazione della violenza, dove anche il dolore e l’orrore servono a fare audience e l’irrinunciabile componente passionale sovrappone alla crudeltà del crimine la leggerezza irriverente della fiction”

Tratto da ” Per non dargliela vinta. Scena e retroscena di un uxoricidio”, Giovanna Ferrari, Edizioni Il Ciliegio

La prima volta che nel nostro blog abbiamo parlato del femminicidio di Giulia Galiotto é stato grazie a un post di faby dedicato alla puntata della trasmissione Amore Criminale.  Proprio riprendendo anche le riflessioni e perplessità espresse in questo post, comincia il libro “Per non dargliela vinta. Scena e retroscena di un uxoricidio ” scritto da Giovanna Ferrari.

Si tratta di un libro doloroso e prezioso, che vale la pena di leggere per la ricchezza e profondità delle riflessioni che contiene. E anche perché è un libro scritto bene, seppur con palpabile  rabbia e ammarezza; quel genere di libri che, facendo fronte ad un’ingiustizia, ci motivano ulteriormente a combattere per pretendere di vivere in una società migliore.

Copertina del libro "per non dargliela vinta. Scena e retroscena di un uxoricidio" di Giovanna Ferrari, edizioni Il Ciliegio.
Copertina del libro “Per non dargliela vinta. Scena e retroscena di un uxoricidio” di Giovanna Ferrari, edizioni Il Ciliegio.

La storia, raccontata con precisione e dovizia di particolari, è appunto quella della figlia dell’autrice, Giulia Galiotto, giovane donna barbaramente massacrata a colpi di pietra dal marito che ne ha inscenato il suicidio gettandola in un fiume. Il libro però va oltre la drammatica vicenda personale. Per non dargliela vinta é un racconto, purtroppo una storia vera, che tocca punti nevralgici e rivelatori di come sessismo e mentalità patriarcali persistano e  possano arrivare a segnare persino il corso di un inchiesta giudiziaria interferendo con la giustizia. Aggiungerei anche con la memoria, visto che al calvario della morte di una giovane donna é seguito quello della ricerca di informazioni sulla sua vita, come se il movente fosse da cercare solo nel privato della vittima e non in quella del carnefice! Meccanismo che purtroppo conosciamo bene, ma che non tutti sono in grado di riconoscere e smascherare.

Il libro ripercorre infatti anche il retroscena dell’accaduto, ci descrive in maniera approfondita il contesto e le dinamiche  e ci restituisce un’infinità di osservazioni e informazioni estremamente dettagliate che permettono di capire come il fenomeno del victim blaming (colpevolizzazione della vittima) non riguardi solo i casi di stupri e molestie, ma anche quelli di femminicidio come di ogni altra forma di violenza di genere.

Vittima  e carnefice, lo ripetiamo ancora una volta, nelle società sessiste si scambiano facilmente i ruoli. E spesso lo fanno senza che molti se ne accorgano. Ne deriva un’allarmante  riflessione: sembra che neanche dopo essere stata assassinata una donna possa ritenersi al riparo da diffamazioni e discriminazioni.

Slittamenti semantici che rivelano ragionamenti discriminatori nei confronti della donna, non considerata come un essere umano libero di agire in libertà al pari di un uomo. Si tratta di ragionamenti che dimostrano una sostanziale differenza di approccio a seconda che si parli di un uomo o di una donna e che spesso ruotano intorno al tema della sessualità ( tradotta nel caso dei rapporti di coppia in desiderio di possesso, prevaricazione, controllo e gelosia).

Qualche banalissimo esempio:

– é stata violentata? aveva la gonna troppo corta, era uscita tardi, passava in un quartiere poco sicuro, cosa ci faceva con quella scollatura? perché andare in discoteca e bere alcolici? Era uscita con più ragazzi! Questo significa essersela cercata no?

– é stata uccisa dal marito/compagno/ex compagno/padre: era troppo autonoma. Lo  tradiva/si pensa che lo tradisse/forse lo tradiva/aveva un amico maschio (rendiamoci conto della gravità della cosa!!!!!!! ) Gli stava troppo addosso/ Voleva litigare/Ha scatenato la sua gelosia/ lo ha provocato. E’ stato un raptus!

Poco importa se poi ad avere l’amante fosse lui, l’uomo, in questo caso l’assassino Marco Manzini. Perché il concetto di adulterio  si addice meglio all’immagine della donna peccatrice,  soprattutto in tema di uxoricidio. Ricordiamo che il delitto d’onore é stato abrogato in Italia soltanto nel 1981, quindi non parliamo di situazioni “da Medio Evo”.

Sì perché Giulia era una ragazza di oggi, una come noi, ma il suo privato non é stato risparmiato da congetture degne di società preistoriche. Insieme alla colpevolizzazione della vittima, sono infatti arrivate la diffamazione, il fango, le dicerie. Tutto ciò non riguarda solo sguardo giudicante e moralista di altri conterranei, ma soprattutto, ed sta lì la gravità dei fatti, le aule giudiziarie, dove la parola magica RAPTUS permette come una tessera a premi di ottenere sconti di pena e far sparire la premeditazione. Da anni oramai gli assassini conosco bene questa possibilità di sconto di pena e salvataggio della propria aura da bravi ragazzi che, per sbaglio, in un momentaccio qualunque, hanno pensato di risolvere ogni problema strappando alla vita la loro ex o attuale compagna.  E le giustificazioni di questo gesto sono servite su un piatto di argento, spesso avvallate anche da chi dovrebbe garantire giustizia.

Giovanna Ferrari ha ripreso in mano tutto, tutto ciò che é accaduto o stato detto nel corso delle indagini, tutto ciò che le era stato confidato ( a lei o alla sorella di Giulia, Elena, figura  la cui testimonianza é stata determinante per chiarire le dinamiche dell’accaduto)  ma ha addirittura messo mano alle lettere, e-mail private della figlia, per cercare di capire, insistere alla ricerca della verità. Possiamo ben immaginare che si sia trattata di un’impresa estremamente dolorosa motivata da una necessità assoluta: riportare la verità a galla, rendere giustizia alla memoria di Giulia, offesa durante il processo senza possibilità di repliche e maltrattata con un approccio fortemente sessista persino dai rappresentati dello stato che hanno una vergognosa cecità nei confronti di tutti quegli elementi che, in maniera logica e credibile, comprovano la premeditazione dell’omicidio.

Questo libro consegna alla collettività una grande lezione di umanità e forza. Ma anche uno straordinario  atto di cittadinanza attiva portato avanti per il bene collettivo. Non deve essere stato facile non cadere in alcun patetismo nella scrittura. In quasi 400 pagine non ho trovato nessuna traccia di spettacolarizzazione del dolore privato, nulla di facilmente mediatizzabile. Ma ho sentito una voce forte, assordante, di quelle che spezzano energicamente il silenzio sul tema del Femminicidio e della violenza sulle donne.

«Giulia era mia figlia e il calvario che io e mio marito abbiamo vissuto durante il processo ci ha segnato, umiliato, devastato. Ma Giulia non è l’unica vittima di questa società, ancora così profondamente maschilista, dove alla fine spunta sempre una giustificazione, per ipocrita che sia, all’uccisione di una donna». Giovanna Ferrari non smette di lottare; da tre anni e mezzo chiede giustizia per la morte della figlia, Giulia Galiotto, uccisa dal marito Marco Manzini a San Michele dei Mucchietti. Lui la colpì al capo con una pietra, la gettò dal greto del fiume Secchia e raccontò che si era suicidata. Poi crollò e confessò di averla uccisa; ora è in carcere, condannato in Appello a 19 anni e in attesa del pronunciamento della Cassazione.

fonte della citazione: http://gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2012/10/31/news/un-libro-verita-su-giulia-e-la-violenza-alle-donne-1.5945338

Una voce quella  di Giovanna Ferrari che invita e motiva ognuna e ognuno di noi a trovare il coraggio di denunciare, insistere, continuare a lottare perché questo paese cambi, perché il processo nelle aule giudiziarie venga fatto ai carnefici e non alle vittime, perché ci sia una verità da restituire ai familiari e alla collettività. Perché tutte queste donne uccise non siano una statistica da condividere su una pagina facebook ma perché le loro storie ci permettano piuttosto di capire come porre rimedio a questa società malata.

Ma c’è un però: possiamo anche passare il tempo a scrivere sui nostri blog e ripeterci che é importante denunciare, che bisogna superare l’omertà, che non si deve subire in silenzio. Ma abbiamo bisogno del supporto e del riconoscimento dello Stato e di chi é garante della giustizia. Se nei processi come questo non si arriva a sentenze modello, se questo é il trattamento che viene riservato alle donne vittime di femminicidio, allora ci rendiamo conto di quanto la situazione possa essere paradossale e contraddittoria e di quanto dobbiamo ancora lottare per farci strada e guadagnare sicurezza per proteggere le nostre madri, sorelle, compagne e amiche.

L’attuazione di un cambiamento culturale radicale, basato sull’educazione sessuale, sull’ educazione alla non violenza, al rispetto delle differenze di genere, alla parità contro ogni discriminazione forma di violenza e di controllo, passa per libri e  storie come questa.

La prossima tappa giudiziaria sarà il 17 settembre 2013, in Cassazione. Non abbasseremo la guardia.

 Giulia-Galiotto3

Un commento di stregadellosciliar, UAGDC:

Rimango sempre di stucco, quando leggo da più parti che il femminicidio non esiste, che si tratta di omicidi come gli altri, che molto spesso se gli uomini uccidono le donne è perché le donne sono cambiate in peggio e quindi esasperano con il loro comportamento.
Non solo rimango di stucco, mi sento profondamente ferita, dolorante, piena di squarci. Quando? Come? Perché siamo arrivati ad una situazione nella quale la vittima diventa colpevole? Come è possibile, spessissimo mi chiedo, che si trattino le vittime di violenza in modo doppiamente crudele: violentate, o uccise, o ferite e poi anche violentate, uccise e ferite dalla stampa, dai media e dall’opinione pubblica?Purtroppo la cultura nella quale viviamo è difficilissima da scardinare. La TV ci mostra immagini di donne-oggetto. Le pubblicità veicolano messaggi talvolta di violenza incredibile nei confronti delle donne. Per non parlare della stampa e degli articoli che raccontano di queste vicende. Siamo talmente immersi nella violenza, anche verbale, che si fatica a vederla. Questo libro, questo racconto, questo post e questi interventi sono urla nel silenzio. Nel silenzio della società che tace sulle sue colpe terribili nei confronti delle donne. Nel silenzio della risposta politica che non arriva. Sono urla che coprono i volgari discorsi tra “machi” dove si parla di donne come di pezzi di carne in una vetrina di macelleria e dove si utilizzano termini violenti con leggerezza, proprio perché abituati a pensare che alle donne possa essere fatto di tutto, visto che vengono viste come oggetti. Ad un oggetto essere picchiato, rotto, spezzato, gettato non fa male. Non è grave.
Ragazze, donne, anziane, bambine: GRIDIAMO. Alziamo la voce. Non lasciamo che l’urlo di Giovanna sia isolato.

Prossima tappa: http://www.lanuovaprimapagina.it/news/modena/1603/Omicidio-Galiotto–il-processo-finisce.html#.URFsbmdTGSp

Qui il link per acquistare il libro, edizioni Il Ciliegio:

http://www.edizioniilciliegio.com/scheda-libro/giovanna-ferrari/per-non-dargliela-vinta-9788897783305-69774.html

Sullo stesso tema, nel nostro blog trovate:

https://comunicazionedigenere.wordpress.com/2011/10/23/torna-amore-criminale-ma-sara-questo-il-titolo-giusto/

https://comunicazionedigenere.wordpress.com/2012/02/11/ricordiamo-giulia-galiotto-pretendiamo-giustizia/

Pagina facebook “Per non dargliela vinta”: http://www.facebook.com/PerNonDarglielaVinta?ref=ts&fref=ts

PROSSIMI APPUNTAMENTI CON “PER NON DARGLIELA VINTA”:

11 FEBBRAIO 2013: 4° Anniversario dell’Omicidio di Giulia -La mamma Giovanna Ferrari incontra le classi 3° di istituto professionale di Reggio Emilia

06 MARZO 2013 – in provincia di Padova

09 MARZO 2013 – Carpi (Mo)

10 MARZO 2013- Lecco

16 MARZO 2013 – Cuneo 24

MARZO 2013 – Modena : fiera del libro

Giovanna Ferrari invitata a tele Reggio per presentare il suo libro:

https://www.youtube.com/watch?v=cGo5ZxoEsNQ

Giovanna Ferrari sta partecipando a numerose presentazioni del libro ma anche ad incontri e seminari dedicati al tema della violenza contro le donne. Passerà il 4 anniversario della morte di Giulia in una scuola femminile di reggio Emilia, a contatto con centinaia di ragazze, pronta a sensibilizzare e continuare a spezzare il silenzio e l’omertà. Per mettervi in contatto con lei e organizzare una presentazione del libro potete scriverci oppure collegarvi alla pagina facebook dedicata al libro, http://www.facebook.com/PerNonDarglielaVinta?ref=ts&fref=ts.

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