TSO per neo-mamme e patologizzazione estrema

Oggi leggevo questo articolo riportato su Zeroviolenzadonne. Non entro nel merito delle tesi trattate, un po’ troppo catastrofiste, sulle case farmaceutiche, le lobby del farmaco, l’inutilità dei vaccini ecc…ma prendo questo articolo come spunto per riflettere sulla crescente medicalizzazione che investe tutti e tutte, ma che in particolare si esercita proprio sui corpi e sulla salute delle donne.

Oggi assistiamo ad un proliferare di “sindromi” , dalla ormai famosa PAS, malattia non riconosciuta come tale ma alla continua ricerca di legittimazione soprattutto nei tribunali, alle numerose sindromi “femminili” come la sindrome post-aborto, la sindrome post-parto, la sindrome post e pure pre-mestruale, la quale con il nome di “disturbo disforico premestruale” è entrata nel nuovo DSM V. Il DSM è il manualone di riferimento per la classificazione delle malattie psichiatriche, un tempo comprendeva anche l’omosessualità.

Michel Foucault vedeva nella psichiatria una forma di potere normalizzante. Le scuole, le carceri, i manicomi, nella microfisica foucaultiana del potere, erano centri in cui si agiva una “biopolitica” performativa di corpi e identità.

Barboni, poveri, prostitute, reietti della società un tempo popolavano i manicomi in quanto soggetti non assimilabili al concetto di “normalità”. Gran parte della popolazione dei manicomi era femminile, isteriche soprattutto. La sindrome dell’utero errante è storicamente una di quelle malattie nate come forma di controllo sul corpo e sulla vita delle donne. Le donne che rivendicavano diritti, le prostitute, le donne sessualmente libere, le donne che degli uomini non volevano proprio saperne, tutte isteriche. Tutte da rinchiudere, nascondere, curare.

Oggi la medicalizzazione e la patologizzazione estrema passano attraverso lo psichiatria da trasmissione del pomeriggio. Nei salotti alla Barbara D’Urso non manca mai lo psichiatra di turno che con nonchalance sforna diagnosi per l’assassino, il femminicida, lo stolker.

Moltiplicarsi delle forme di controllo che si servono della banalizzazione e della smania di classificare tutto come malattia.

Ma io ci credo che una donna dopo aver abortito sta male. Ma si tratta veramente di una “sindrome” o dell’ennesimo tentativo di attacco trasversale alla legge 194? E quanto influisce su quella donna la retorica sulla maternità sacra culla della femminilità? Quanto influiscono le martellanti campagne prolife sulla vita sin dal concepimento? Dopo un aborto stai male perché sei malata o perché ti hanno dato dell’assassina? E se quell’aborto non l’hai voluto, stai male perché hai una sindrome o perché qualcun* ti ha detto che se il tuo utero non sforna figli non sei una donna proprio completa?

E la sindrome post-parto, io non ho le competenze per dire se questa sia una patologia o meno, ma mi sorgono spontanei alcuni interrogativi, magari del tutto fuoriluogo, e mi chiedo: e se quella donna  era depressa già prima del parto? E se sentisse addosso la pressione della società che la vuole una super-mamma? E se il marito-compagno non condividesse con lei i compiti di cura? E se sentisse di non avere quell’istinto materno che tutte le donne dovrebbero avere? E se fosse distrutta perché con la maternità ha perso il lavoro? E se un figlio nemmeno lo voleva, ma dopo il matrimonio si sa che “bisogna” farli? Che limite c’è tra la malattia e una società che opprime e spinge le donne a ricoprire determinati ruoli, ad essere mogli e madri e lavoratrici perfette?

Strumentalizzare casi sporadici di donne infanticide per etichettare ogni singola donna come novella Medea assassina della propria prole e trovare la facile soluzione negli psicofarmaci se non addirittura in trattamenti sanitari obbligatori è un’operazione senza alcun senso o è un’operazione in malafede , è l’ennesima forma di controllo.

Beatriz Preciado parla di “regime farmacopornografico”, attraverso i farmaci si controllano i corpi e si modellano. Su di essi viene esercitato un potere per renderli docili, controllati, normalizzati. Dall’uso degli ormoni per promuovere la “femminilità biologica” e la “mascolinità biologica”, alla precoce patologizzazione e conseguente somministrazione di farmaci in età infantile, al controllo dei corpi e delle loro funzioni, in particolare del corpo delle donne, da sempre campo di battaglia sul quale il potere si esercita con le più svariate forme.

Anche questa è violenza, il potere ci vuole tutti e tutte malatissim*, per controllarci, per rinchiuderci, per curarci, per renderci “normali”.

15 commenti

  • Allora qui secondo me bisogna fare attenzione a non fare troppa confusione,
    Intanto non è la DEPRESSIONE post-parto che causa gli eventuali infanticidi ma la PSICOSI post-parto che è una forma più estrema. Tristezza, sbalzi d’umore e quant’altro dopo il parto sono normali, al punto che in inglese si chiamano Baby Blues. Essendo la depressione una malattia vera e propria, uno squilibrio neurologico, è molto, molto probabile che la DPP si presenti in soggetti già predisposti e sicuramente la pressione della società può entrarci ma… c’entra fino ad un certo punto perché la depressione è comunque un disturbo fisico, non psicologico, magari fosse diversamente…
    Per il resto si parla di sindrome sì ma non è necessariamente una malattia che richieda il trattamento psichiatrico, a volte è solo il modo in cui la psichiatria che sì, ha una tendenza omologatrice e normalizzante, ma del resto questo è normale in qualsiasi branca della medicina e riflette semplicemente le conoscenze mediche del momento, quindi io guardo all’omosessualità vista come malattia come guardo al fegato ritenuto sede del coraggio o a chi rideva delle teorie sugli “inesistenti germi”: reliquie del passato, ma riconosco comunque il pericolo di prenderla come oro colato.

    La psichiatria è una scienza, di per sé non è né il demonio né la panacea, il problema è come sono letti i dati psichiatrici.
    Anche io ho una sindrome, l’ADD anche se molto lieve. Mio padre ha disturbi dell’ansia, mia sorella attacchi di panico… non c’è da vergognarsi a chiamarle sindromi e disturbi, il problema è come il resto del popolo bue capisce queste cose.
    Il problema non è che esiste la DPP e la PMS il problema è che si permette che si parli di psichiatria nel salotto di Barbara D’Urso!

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    • Caro Francesco, il fatto che la depressione abbia ANCHE sintomi fisici non significa che sia esclusivamente un disturbo fisico/biologico, o meglio, è difficile definire qual è l’effettiva eziologia considerando che non vale la causalità lineare poca serotonina-depressione, e che va analizzata caso per caso…informati, pis ellov

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    • ah, ed il fatto che tu dica di avere un adhd (intendevi questo?) in età adulta lascierebbe perplessi in molti, in quanto non ha senso parlare di adhd in questa fase….purtroppo il solo approccio farmacologico è inutile quanto deleterio e considerando i soldi che vi girano intorno non mi meraviglio di come vadano le cose

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  • non condivido molto, ma interessante Date: Thu, 7 Feb 2013 21:43:30 +0000 To: emma.fe@hotmail.it

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  • Mi permetto di dire due parole su sindrome PM e depressione post-partum dal momento che ci lavoro su questo.
    Le cause sono note, e sono date dall’aumento di una sostanza neuromodulatrice che si chiama Allopregnanolone, chiamiamola Allo, che é un metabolita dell’ormone progesterone.
    Nella fase premestruale si ha un aumento di questa sostanza nel sistema nervoso, come pure durante la gravidanza e in seguito a forte stress (in quest’ultimo caso sia negli uomini che nelle donne). Negli ultimi mesi di gravidanza i livelli dell’Allo sono addirittura 50 se non 100 volte superiori al normale, per calare bruscamente dopo il parto, ed é qui che arrivano gli scompensi.
    L’Allo serve al bambino nel momento della nascita perché protegge, almeno in parte, il suo sistema nervoso da possibili danni causati da temporanea mancanza di ossigeno.
    L’Allo agisce su un sistema di recettori nel cervello chiamati GABA, lo stesso su cui agiscono benzodiazepine, alcol e barbiturici. Finora le cure vengono date agendo su un altro sistema di recettori, quelli della serotonina, (collegati al Gaba), ma non vanno al nocciolo del problema. Al momento non ci sono farmaci che intervengono direttamente sull’Allo.
    Non tutte le donne reagiscono allo stesso modo all’aumento, e poi alla brusca interruzione, dei livelli di Allo nel corpo. Si stima che un 20-30 % reagisca moderatamente (e si ha la sindrome premestruale), mentre un 5% reagisca in modo forte (e qui abbiamo la Disforia Premestruale, molto piú grave). Le cause della variazione di sensibilitá non sono note, sebbene alcuni studi indichino fattori genetici.
    Nella depressione postpartum ovviamente ci sono tantissimi altri fattori (la stanchezza, lo stravolgimento in seguito a un bambino, eccetera) che peggiorano la condizione.

    Spero che la sindrome premestruale e quella postpartum (documentate e studiate in moltissime pubblicazioni) non vengano buttate nello stesso minestrone di altre campate in aria, tipo la PAS, per la quale non ci sono prove scientifiche.

    Un altro problema della PMS o del DPP é che se ne parla superficialmente, in modo sessista, e spesso per dileggiare le donne. In realtá sono un problema come un altro, derivano da specifiche cause, e le donne che ne soffrono dovrebbero poter ricevere aiuto senza sentire scherno o sensi di colpa, allo stesso modo in cui problemi tipici del corpo maschile vengono trattati.

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    • l’inserimento della sindrome premestruale nel nuovo dsm è stata fortemente criticata, che una donna possa sentirsi un po’ più nervosa, non so come definire questo malessere perchè io sto benissimo prima, durante e dopo il ciclo, questo non significa che bisogna parlare di malattia da curare con psicofarmaci. che nel dsm siano state storicamente inserite malattie che poi non si sono ritenute tali è un dato di fatto vedi omosessualità. Da inesperta quello che avverto è una crescente patologizzazione, se una persona prima era timida oggi ha un disturbo da ansia sociale, se prima bastava una camomilla per i doloretti mestruali ora ci vogliono gli psicofarmaci ecc…e vedo in questa crescente medicalizzazione una ulteriore limitazione delle libertà in nome della sicurezza, del “lo faccio per il tuo bene”

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      • Da quanto mi risulta infatti nel DSM non é stata inserita la sindrome premestruale (PMS), che é quanto corrisponde al” sentirsi un po’ piú nervosa”, ma la variante piú grave PMDD (Premestrual dysphoric Disorder), in cui la vita sociale e lavorativa della donna viene pesantemente influenzata da profonda depressione, incapacitá di lavorare, rapportarsi con le persone, eccetera. Quest’ultimo disturbo si trova in circa il 5% delle donne (quindi una percentuale non altissima), ed é chi ne soffre che chiede un trattamento perché si rende conto di non funzionare.
        La PMDD é stata inserita perché corrisponde ad un effettivo disagio che invalida la vita lavorativa e di relazione. La PMS é invece un disagio relativamente affrontabile, e perció non é stata inserita.
        L’omosessualitá é stata tolta perché in sé non invalida la vita lavorativa e affettiva di una persona (qui é l’ambiente, piuttosto, che cerca di far nascere dei disagi).
        I dolori mestruali non hanno niente a che vedere con la sindrome premestruale (sono una condizione prettamente fisica, come il mal di testa), e se sono forti, ti assicuro che “una camomilla” non basta: richiederebbero invece una visita dal ginecologo dal momento che potrebbero essere sintomo di condizioni gravi come l’endometriosi.
        Anch’io sono contraria all’eccessiva medicalizzazione, ma qui si parla di condizioni di vero e proprio disagio, non borderline.
        Personalmente so cos’é la PMS, e posso capire chi soffre di PMDD, che ne é la variante estrema.

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      • nel post c’è scritto chela dicitura è disturbo disforico pemestruale. comunque persone più competenti di me hanno messo in discussione questo “nuovo ingresso”. Sicuramente dolori mestruali o premestruali molto forti potrebbero essere sintomo di qualcosa di più serio, come appunto l’endometriosi. L’omosessualità è stata tolta perchè non è una malattia! credo che ci sia ancora la transessualità tra le “malattie” forse con il nome di disforia di genere . questo per dire che il dsm non è un libro sacro che non commette errori

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      • Appunto, se leggi cosa ho scritto nella mia seconda risposta é proprio PMDD, cioé Premenstrual Dysphoric Disorder, cioé Disturbo Disforico Premestruale in italiano. Non é la stessa cosa che parlare di sindrome premestruale.
        Non riesco ancora a capire come mai scrivi di dolori premestruali, e li colleghi alla prescrizione di psicofarmaci. I dolori premestruali non vengono mai curati con psicofarmaci, a meno che non si abbia incontrato un medico estremamente cialtrone. Lí si prescrivono antidolorifici ed eventualmente la pillola e un’ecografia.
        Sull’omosessualitá sono d’accordo anch’io che non é una malattia. dal momento che una malattia é una condizione fisica o psichica che in sé causa sofferenza e disagio a sé e agli altri, é chiaro che é questo il motivo per cui é stata tolta, proprio perché le condizioni per parlare di patologia non sussistono.

        Scusa se insisto sull’argomento, ma siccome lavoro in un gruppo di ricerca che si occupa, fra l’altro, proprio di sindrome premestruale a livello biologico e ormonale, penso e spero di avere sufficiente competenza a riguardo. A differenza di cose inventate come la PAS, qui ci sono vagonate di articoli scientifici su riviste specializzate, dalla chimica alla biologia, alla sintomatologia, eccetera.

        A livello personale, ho sperimentato entrambe sindrome premestruale (non PMDD, comunque, e per fortuna) e depressione postpartum, so benissimo cosa implicano, e sono felice, come anche Eleonora ha commentato, di avere trovato personale competente nei consultori, che mi ha dato supporto (anche con me psicologico e non farmacologico) e mi ha preso sul serio. Preciso inoltre che dopo entrambi i miei parti, nessuno mi ha imposto un TSO, ma semplicemente le ostetriche mi hanno dato un questionario, mi hanno chiesto come stavo e se mi sentivo felice, e mi hanno suggerito un paio di chiaccherate con una psicologa nel caso ne avessi sentito il bisogno. Sono molto grata al sistema sanitario che prevede questo supporto alle neomamme invece di lasciarle sole.
        Purtroppo ho invece trovato scetticismo se non rifiuto all’ascolto da parte di altre donne che (per loro fortuna, indubbiamente!) non hanno di questi problemi.

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      • Quando scrivevo ‘dolori premestruali’, intendevo, ovviamente, ‘dolori mestruali’.
        Qui mi riferivo all’affermazione: ‘…se prima bastava una camomilla per i doloretti mestruali ora ci vogliono gli psicofarmaci…´. Mi scuso per l’inesattezza.

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    • Il problema non è l’esistenza della PMS o della sindrome post partum (anche se bisognerebbe ricordarsi sempre che ogni persone è diversa): penso che sia giusto tenerne conto e offrire eventualmente il supporto necessario, anche e sopratutto psicologico, proprio perché la pressione sociale può essere enorme nel caso del parto. Il problema è che te, come donna, passi la vita a giustificarti e a scusarti delle tue arrabbiature perché causate “dagli ormoni”, come a dire che qualunque tristezza o nervosismo o arrabbiatura non è giustificata. Patologizzare a certi livelli quelle che possono essere reazioni normali significa squalificare la donna, relegarla ancora e sempre al ruolo di creatura non razionale, emotiva, preda degli “umori”. Perché non si fanno studi e patologizzazioni simili sugli uomini? Perché nessuno chiede a un padre come si sente per la nascita del figlio/a? Eppure, mi sembra, anche gli uomini hanno spesso difficoltà ad accettare la nascita di un figlio, a dover condividere il corpo della compagna etc. perché nessuno controlla gli sbalzi ormonali degli uomini? Non hanno ormoni loro? Lessi uno studio tempo fa che riportava come gli uomini possono avere fino a 20 “sbalzi” ormonali in un giorno, (era uno studio scientifico, non barbara d’urso). Insomma, anche se i problemi esistono, mi sembra che ci sia una evidente sperequazione nell’attribuzione degli stessi. Senza contare, e qui viene il nodo maggiore secondo me, a prescidere dalle problematiche di genere, che l’eccesso di medicalizzazione e psichiatricizzazione è una realtà, anche abbastanza preoccupante. La tendenza a reprimere qualunque emozione forte e/o negativa e a trattarla con i farmaci, sopprimendone l’esistenza (non tutti fanno così, ci sono anche scuole diverse, ne sono consapevole), è comunque diffusa. Il DSM V ci ha messo un sacco a uscire, e sapete perché? Perché ci sono state moltissime controversie riguardo i conflitti d’interesse del board dirigenziale con le case farmaceutiche. Senza demonizzare le stesse, e senza gridare ai complotti, è però abbastanza evidente come la classificazione di malattie psichiatriche, già di per sé sfuggenti, dai contorni sempre più labili e non bene definiti sia potenzialmente una manna per chi la cura a queste “malattie”, la produce. Senza gridare agli allarmi e ai complotti, bisognerebbe tenerne conto :)

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      • Ps. Sinceramente, alla decima volta che mi sento dire che sono nervosa e irritabile perché “ho le mie cose” e/o “non trombo abbastanza” vola la violenza, quella vera :D

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      • Galadwen ti ringrazio tanto per questo tuo contributo, sei riuscita a dire meglio di me quello che avevo intenzione di comunicare! grazie :)

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      • “Perché nessuno chiede a un padre come si sente per la nascita del figlio/a?”
        Ti posso dire che qui in Svezia -dove abito- c’é il “colloquio con la neomamma” dove ti fanno la chiaccherata e i questionari sulla depressione postpartum ed eventuali condizioni di violenza domestica; poi, dopo qualche tempo (la mamma viene trattata prima perché piú coinvolta, specie all’inizio) fanno anche di routine il “colloquio col neopapá”, dove immagino si trattino le stesse cose: come si sente, come l’ha presa col bambino, ecc. (immagino, perché non ho voluto chiedere al mio moroso in dettaglio cosa gli hanno chiesto, é una sua cosa privata).
        Questi colloqui sono confidenziali e a quattrocchi col genitore interessato.

        Da chimica, sulla questione “creatura non razionale, emotiva, preda degli “umori” “, sono piú che convinta che, visto che siamo fatti/e di molecole, le molecole del nostro corpo e dall’esterno influenzano il nostro comportamento macroscopico.
        Questo io lo intendo applicato sia agli uomini che alle donne senza alcuna distinzione se non i rispettivi livelli ormonali.
        Anche gli uomini, ad esempio, devono fare i conti con i livelli di testosterone e altri androgeni.

        PS: ti dó perfettamente ragione sull’incazzarti se qualcuno, con enorme superficialitá, la mette sul: “hai le tue cose” o “non trombi”. Spece sull’ultimo punto, non c’entra proprio un fico secco.

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  • un articolo che è un minestrone. da malattie gravi a barbara d’urso, a sindromi post o pre – mestruali…
    Condivido quello che scrive Morgaine.
    credo inoltre che tutto dipende da come si guardano le cose e con quali prospettive.
    io da donna che ha partorito da poco sono stata ben contenta di potermi rivolgere al consultorio per parlare con qualcuno che mi aiutasse. fino a qualche anno fa questi tipo di disturbi sarebbero stati associati alla “pazzia”. Invece ora sono riconosciuti.
    Ovviamente sono contraria invece all’uso di psicofarmaci, sempre ed in ogni malattia. quello però è un altro discorso. Io ho avuto un aiuto esclusivamente verbale e credo che sia fondamentale.

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