Gli insulti alle donne, la Cassazione e il sessismo de Il Sole 24 Ore

Per la prima volta assistiamo ad una rivoluzionaria sentenza della Cassazione che condanna un uomo per aver apostrofato la sua collega con l’aggettivo di “donna di facili costumi”.

Con la sentenza 5070, la Cassazione mette al bando il linguaggio sessista:

“qualunque sia il ceto sociale di appartenenza, qualunque sia il grado di istruzione, qualunque sia la natura della discussione, l’uomo di norma non accusa la sua avversaria donna di dire il falso, di essere una imbrogliona, di sopravalutarsi – tutte accuse nella specie piu’ pertinenti all’oggetto della discussione – ma di essere una puttana o una zoccola – offese del tutto inconferenti rispetto alla contesa verbale. Con cio’ non solo offendendo gravemente la reputazione della donna, ma cercando di porla in una condizione di marginalita’ e minorita’”.

“Puttana” è l’aggettivo più usato e abusato se si vuole offendere una donna. Questo deriva dal fatto che ancora oggi, una prostituta, è condannata dall’opinione pubblica ed è il principale motivo per cui viene usato come un dispregiativo.

La sentenza della Cassazione ha dato una lezione simbolica sullo stile “colpirne uno per educare 100” e finalmente il sessismo viene riconosciuto come la peggiore discriminazione giustamente da punire. Ma questo è sufficiente come deterrente?

No. Dare della puttana ad una donna è talmente normale nel nostro paese, che perfino un giornale nazionale importante come Il Sole 24 Ore ha scritto esplicitamente la sua opinione contraria contro la sentenza con parole così offensive che in un altro paese, avrebbero radiato la giornalista dall’albo.

Cominciamo dal titolo:

«Fai carriera grazie a…» Anche se è la collega che provoca, mai mettere in dubbio la sua moralità

Il titolo è già una garanzia. Lei ha provocato quindi meritava di essere insultata. Inoltre si parla di moralità e già si capisce il forte significato simbolico appioppato all’aggettivo e alla cosiddetta moralità della donna.

Andiamo avanti ed esaminiamo passo per passo l’articolo:

1

A parte il linguaggio poco professionale adottato dalla giornalista, il testo dell’articolo rafforza quanto scritto nel titolo. “esasperato dalle frecciatine” fa intendere che molto probabilmente la sentenza della Cassazione era ingiusta perché meritava l’appellativo. A completare il quadro è quel “sessualmente molto attiva” che mette in luce i pregiudizi della giornalista contro le donne che fanno molto sesso, a suo dire “puttane”. Insomma, abbiamo già capito lo stile di vita della giornalista, in astinenza da anni, che per non mettere in discussione la sua moralità nemmeno si masturba, dato che anche le “segaiole” sono donne sessualmente molto attive.

Passiamo ad altro:

2

Insomma, un insulto vale l’altro. La giornalista nemmeno si rende conto della gravità dell’insulto, del fatto che l’ha insultata in quanto donna o e del fatto che poteva usare un altro aggettivo. E’ sessista. Una donna sessista, roba da matti! Roba che se un giorno insultassero lei direbbe che ha provocato? Ma si sa “tutte sono troie tranne me…”.

3

La conclusione è quella che mi aspettavo: l’insulto è appropriato in questi casi. Ma c’era bisogno di sprecare una pagina di giornale, fare mille giri di parole? Si potevano risparmiare un bel po’ di righe e dirlo già esplicitamente nel titolo. Ma forse voleva darcelo dopo come dessert. E poi ci aggiunge anche la farcitura: per non essere sottomesso ad una collega donna inviperita bisogna accanirsi sulla sua sessualità e sappiamo benissimo che la “cultura dello stupro” fa parte dello stesso ceppo.

Ho targato il post come “violenza sulle donne” perché dare della troia ad una donna non può non essere definito violenza di genere. Aggettivi nel vocabolario ce ne sono tantissime per insultare una persona e questo caso conferma benissimo che il vocabolario dei maschilisti è ristretto: prima guardano il genere e poi insultano, ma in quanto donna non in quanto stronza. Bhe in fondo lo sapevamo che questi uomini guardano prima le tette, il problema sono queste donne che continuano a dagli consenso. Sveglia Patrizia!

6 commenti

  • Pingback: Gli insulti alle donne, la Cassazione e il sessismo de Il Sole 24 Ore « Elena

  • Mi pare che tu abbia interpretato male l’ultima frase: non dice che è appropriato apostrofare come “puttana” la donna rampante, ma che l’insulto appropriato per l’uomo rampante è YES MAN.
    A parte questo, l’analisi mi sembra corretta.

    Mi piace

  • comunque la giornalista ha scritto “a suo dire” specificando che quella era la versione di lui..poi “sessualmente molto attiva” forse l’ha scritto come eufemismo per evitare di citare le parole dell’uomo che immagino saranno state più volgari..certamente avrebbe potuto usare altre parole.perchè essere sessualmente molto attiva di per sè non è affatto negativo o offensivo..anzi! Qui in effetti c’è una mentalità antiquata. Il titolo è infelice e poi accusare qualcuno di fare carriera non per merito ma esclusivamente grazie al fatto di andare a letto col capo è esattamente mettere in dubbio la sua integrità, la sua professionalità (più che la moralità: una può anche andare col capo perchè le piace l’uomo e non c’è nulla di immorale) senza prove..qui sta l’offesa

    Mi piace

  • E son le stesse che dicono che ci siam meritate lo stupro perché eravamo in minigonna….

    Mi piace

  • Io sono d’accordo con te, ma accusare una che neanche si conosce con queste parole, invece, non è sessista?
    “Insomma, abbiamo già capito lo stile di vita della giornalista, in astinenza da anni, che per non mettere in discussione la sua moralità nemmeno si masturba”
    Se l’avesse scritto un uomo come ti sarebbe suonato?

    Mi piace

  • Le discriminazioni sulle donne sono enormemente peggiori delle discriminazioni di razza, religione, aspetto, credo politico, squadra di calcio, tutti i giorni ci accorgiamo dell’enormità del problema nella nostra società.Chiamare puttana una è peggio dell’apartheid, ci vorrebbe un Nelson Mandela al femminile per sconfiggere questa piaga.

    Mi piace