Come vestirsi per andare a puttane. La Stampa e i rispettabili membri della società.

In Francia è nato Joosk, il sito per uomini che si vogliono fare domande da uomini per avere risposte da uomini.
Un milione e mezzo di pagine viste al mese, 16mila link su Facebook: la popolarità del sito è indiscussa, il che non ci stupisce data la capacità virale dei contenuti. E la brillantezza dei suoi visitatori.

Joosk tratta di interrogativi del calibro di “perché è così bello fare pipì nel lavandino?”, quelli che un lungimirante giornalista de La Stampa, ha definito qualche giorno fa “le grandi domande esistenziali sono quelle che ogni maschio adulto si è posto, ma se è educato mai in pubblico”.

Sono poche in realtà le domande degli uomini, anche quelli più educati, che non riguardano il sesso.
La maggior parte infatti sono quesiti come “è giusto sedurre la cugina?” o “cosa fare delle foto nude della tu ex?”.
Le risposte potrebbero essere “sei davvero sicuro di poter sedurre alcunchè?” o “davvero ti stai ponendo questa domanda?”.
Invece ci spendono su interi articoli.
Il sito, in sé, è una trita conversazione tra maschi che non hanno il coraggio di parlare tra loro, con le donne o con un analista.
È sessista, sicuramente, ma è soprattutto molto stupido.

Come la maggior parte delle pubblicazioni cartacee o virtuali dedicate agli uomini, che, a descriverli dai contenuti loro dedicati sembrerebbero interessati solo a addominali, tette e videogiochi, quanto le donne solo a trucchi, gossip e come farlo godere.
Compiaciuto da una complicità maschile virtuale senza credibilità e che tradisce un grande vuoto comunicativo.

Vale la pena però riservare una menzione particolare al corrispondente da Parigi de LaStampa, perché il modo in cui annuncia la nascita di questo sito tradisce il più classico conservatorismo dell’uomo reazionario, ma intellettuale.

Prima di tutto sfodera il mito del politicamente scorretto.
Chimera di fior fior di opinionisti, è l’alibi ideale per giustificare le peggiori banalità conformiste, confondendo il concetto di scorrettezza con quello di sessismo ( o ugualmente in altri casi razzismo, omofobia, ecc. ).
Perché chi scrive che un sito come Joosk è politicamente scorretto prova a farci credere che ci sia un’avversione diffusa a questo genere di tematiche e anche di comunicazione, come se andasse a rompere un tabù invece che a rinsaldare stereotipi.

Poi, il giornalista si svela come il lettore medio del sito.
Perché, spiega, Joosk si rivolge all’uomo “basico, un medioman che non è un aspirante James Bond né un simil David Beckham
( e poi arriva il capolavoro )
E che magari, anzi senz’altro, sarà pure un rispettabile membro della società, però almeno una volta nella vita si è chiesto «come vestirsi per andare a puttane?”.

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Ah però. Capito di che parlano i rispettabili membri della società? Si preoccupano del look da sesso a pagamento.
E noi che speravamo si chiedessero tra loro, questi signori, come non rivelarsi per i piccoli corpi vuoti che portano in giro.

Il giornalista de La Stampa poi apre il fuoco sulle possibili critichejooks

L’articolo de La Stampa del 25 gennaio 2o13

Quella che prima era descritta come una elegante ironia, ora già si rivela una comicità sessista.
E se non piace il presunto sessismo divertente si è una “immancabile”, ma di cui si farebbe quindi volentieri a meno, femminista che non capisce il gusto del politicamente scorretto.
Perché non è pensabile che la battuta sessista di un sito che dice “Fra una cattiva cena con lei e una buona partita di Fifa con gli amici, la scelta è presto fatta. E questo, loro non lo accettano” sia divertente solo per chi di fatti svilisce l’altra parte, quella femminile, con spirito da camerata.
Non è accettabile che questo tipo di affermazioni facciano ridere, anche elegantemente, solo i maschietti dallo spirito facile.

E se non ridi, non sei degna nemmeno di comprati Elle. Perché se persino le “donne da giornale femminile tradizionale” hanno accettato lo sguardo maschile e lo fanno proprio, devi essere proprio una che non sa divertirsi per non ridere leggendo l’articolo su come vestirsi per andare a puttane. Non cogliete l’ironia tagliente dell’uomo medio che si preoccupa se presentandosi con una felpa da jogging dovrà accontentarsi delle prostitute “di seconda mano”?

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Siccome però due risate devono imparare a farsele tutti, alcuni di interrogativi per chi dovesse mai creare un sito simile, per donne.
Grandi domande esistenziali che ogni “immancabile femminista” si è posta, magari anche in pubblico.

1. Perché è così bello pisciare sulle prime pagine dei giornali italiani?

2. Come far capire agli uomini che non sono politicamente scorretti quando sono sessisti, ma convalidano solo il loro potere economico e sociale?
( Ok, questa era un po’ lunga, magari il lettore medio di Joosk – o de LaStampa – si è annoiato. Stategia per riacchiapparli: TETTE!
Tornata l’attenzione? ).

3. Come vestirsi per andare a riprendersi dei giornali che non sembrino espressione dei peggiori spogliatoi maschili?

Perché fra comprare il giornale che pubblica un articolo simile e una buona comunicazione, la scelta è presto fatta.
E questo non lo accettano.

7 commenti

  • o adoro l’umorismo politicamente scorretto..ma è quello di serie animate come The Boondocks, I Griffin, I Simpson..o film come Borat, o comici come Bill Hicks e Sarah Silverman..posso apprezzare pure il trash se è fatto bene ma questo sito sinceramente mi sembra solo idiota.

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  • Il sito ha il livello intellettuale che ha, ed é sconfortante vederne il successo…

    La faccenda del ‘politicamente scorretto’ mi ha fatto riflettere sul fatto che ultimamente si sta cercando di delegittimare diverse lotte per un mondo piú giusto, affibbiando loro termini “non-cool”:
    lo fa Monti quando dá del “conservatore” a chi vuole difendere i diritti dei lavoratori
    lo fa Galli della Loggia (in un articolo della 27sima ora) quando definisce “conformista” gli intellettuali che si battono per i diritti degli omosessuali
    lo fanno coloro, come il sopracitato giornalista della Stampa, che appiccicano l’etichetta di “politicamente scorretto”, come se fosse qualcosa di cool e coraggioso, ad un sito sessista e di scarso spessore intellettuale.
    Si vuole, con questi termini dalle sfumature di significato non positive, togliere forza e credibilitá a chi parla di diritti dei lavoratori, delle donne, degli omosessuali, degli immigrati, eccetera, come se un aggettivo fosse piú importante del ragionamento e degli ideali che ci stanno dietro.
    Vuoi un mercato del lavoro equo? Sei un retrogrado conservatore. Vuoi che gli omosessuali possano vivere una vita di coppia con le garanzie legali del caso? Lo dici per farti vedere buono. Vuoi che la donna abbia la stessa dignitá dell’uomo? Sei un ipocrita politicamente corretto che ha paura di usare un po’ di sana ironia.
    Allora io dico che preferisco il politicamente corretto, almeno ti costringe a pensare un poco prima di aprire bocca o scrivere qualcosa, ti costringe a valutare almeno un po’ quale potrebbe essere l’impatto delle tue parole.

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    • il politicamente scorretto di per sè non è nè razzista, nè maschilista nè altro di negativo ma va saputo maneggiare..gli esempi che ho fatto lo usano bene e ti fanno anche riflettere, il sito in questione non è politicamente scorretto è inutilmente stupido e becero

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  • ahahahahahahhahahah x’D

    1. Perché è così bello pisciare sulle prime pagine dei giornali italiani?
    2. Come far capire agli uomini che non sono politicamente scorretti quando sono sessisti, ma convalidano solo il loro potere economico e sociale?
    ( Ok, questa era un po’ lunga, magari il lettore medio di Joosk – o de LaStampa – si è annoiato. Stategia per riacchiapparli: TETTE!
    Tornata l’attenzione? ).
    3. Come vestirsi per andare a riprendersi dei giornali che non sembrino espressione dei peggiori spogliatoi maschili?
    Perché fra comprare il giornale che pubblica un articolo simile e una buona comunicazione, la scelta è presto fatta.
    E questo non lo accettano.

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  • Tutto questo è davvero molto triste.

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