Stupro: tra stampa sessista, inquirenti che fanno pressioni sulle vittime e criminalizzazioni da medioevo

E’ stata trovata da un’amica così: supina, con i vestiti strappati nel bagno degli uomini in stato di incoscienza e sanguinante. La ragazza tutt’ora è in stato di choc ma non vuole denunciare.

La stampa italiana ci informa subito di particolari che fanno pensare che la vittima se l’è cercata. C’è il giorno.it – articolo di Tino Fiammetta-che dopo aver detto che la discoteca ha ospitato Ruby (cosa c’entra inserire questo dettaglio?) usa queste testuali parole:

Qualcuno ipotizza che rinchiudersi nei bagni è pratica diffusa per chi vuole provare l’ebbrezza di una droga da discoteca, mandar giù una pastiglietta di ecstasy o una sniffata di coca, o più banalmente farsi una canna. Improbabile che si ricorra alla toilette degli uomini per consumare un rapporto veloce. […] Si sa solo quanto riferito dall’amica: che erano andate insieme a ballare e che all’improvviso la 18enne si sarebbe appartata per poi sparire con una persona. Forse conosciuta occasionalmente.

Fa cadere subito la responsabilità sulla vittima: lei si è appartata con uno conosciuto occasionalmente, era una debosciata, una “sbandata” e sprovveduta. Una criminalizzazione che se io fossi nei panni di questa povera ragazza o sua madre avrei denunciato il giornalista. Come si permette a scrivere dettagli che nulla centrano con lo stupro e che fanno riferimento alla droga o ad un rapporto sessuale occasionale?

Ma il giornalista non è contento, infatti ha pensato bene di precisare che:

Le statistiche più aggiornate informano che solo l’anno scorso sono state 532, il numero è impressionante. Vale la pena sottolineare – come avvertono gli addetti ai lavori – che nella somma sono considerate anche le violenze «domestiche» fra marito e moglie, con le prostitute e soprattutto le «vecchie» molestie sessuali.

Insomma, le violenze domestiche, sulle prostitute e le molestie sessuali sono meno gravi. Una prostituta la si può anche stuprare perché è una puttana, una moglie pure perché appartiene a suo marito, una donna si può palpeggiare che sarà mai?

Ricordiamo che non è l’affermazione delirante di un giornalista. Nel nostro paese è radicata l’idea che stuprare una madre di famiglia è più grave, come e’ emerso da alcuni commenti sullo stupro a Bergamo, come se grosso modo, siamo divise in madri e puttane.

Gli stupri sono in aumento (47%) anche contro le prostitute ed è un’aggravante per lo stato di povertà e schiavitù in cui si trovano queste donne. Un cliente ha stuprato una prostituta perché voleva un rapporto non protetto (la maggior parte degli stupri avviene così ed è per questo che in Svezia è un reato). Bisognerebbe interrogarsi sul perché molti uomini si rifiutano di usare il condom, mettendo al rischio la salute delle donne e sottoponendole al rischio di gravidanze. Perché in Italia non si fa educazione sessuale, si ignora la contraccezione, la si considera scomoda ma non solo. Lo stupro è legato proprio all’idea di voler ingravidare una donna. Donne considerate come oggetti, come contenitori da riempire, la facoltà di ingravidare come prova di mascolinità. Ingravidare una prostituta per farla tornare al proprio posto: quello di essere madre. E’ impressionante il numero di uomini che consumano rapporti non protetti con le prostitute (80%**), molti dei quali non consensuali, anche perché molto spesso si tratta di schiave o minorenni (+21%***) che poi vengono costrette ad abortire a calci sulla pancia o con pratiche di aborti clandestini spesso mortali.

Continuamo però con l’articolo. Il signor Fiammetta rincara la dose su un altro articolo:

Non è raro il caso che la vittima di una violenza si rifiuti di sporgere denuncia preferendo dimenticare subito tutto. Gli esperti spiegano questa sindrome facendo riferimento alla necessità di rimuovere definitivamente la terribile esperienza. Ma non è infrequente anche il caso di donne che si siano inventate tutto. Violenza compresa.

E’ importante aggiungere questo dettaglio su un episodio di stupro i cui segni sono confermati dai medici del pronto soccorso e sono talmente evidenti che parlare di falso stupro è fuorviante?!

Su questo articolo apprendo che la vittima non vuole denunciare e che gli inquirenti le stanno facendo pressioni psicologiche malgrado non ricordi nulla e non voglia denunciare. Rischiano di farle più violenza. Una donna e’ costretta a denunciare se non vuole? Ma come? a quelle che vanno volontariamente a denunciare fanno di tutto per spingerle a ritirare la denuncia e tornare a casa, facendo loro pressioni per dimostrare che si sono inventate tutto (sopratutto se si tratta di violenza domestica) e a questa ragazza le stanno facendo queste pressioni psicologiche per denunciare un fatto che si vuole lasciare dietro le spalle per non affrontare poi la violenza psicologica e lo stress che dovrà subire in tribunale, a causa di processi lunghi, massacranti che dureranno anni senza magari concludersi con una condanna. Magari la faranno passare per consenziente, per quella che infondo voleva essere stuprata, solo perché non si affida a quattro poliziotti e a dei togati per avere giustizia.

Ma quale giustizia? Se poi viviamo in un paese che non insegna il rispetto delle donne? Se i processi non finiscono mai, se assieme alla carcerazione non si apporta una modifica culturale attraverso programmi di prevenzione, se ci sono donne che non vogliono essere rinchiuse nel ruolo di vittime, che non vogliono subire l’umiliazione di trovarsi davanti ad un giudice che cerca di tirarle fuori le parole di bocca anche quando sono impossibilitate a ricordare, quando non vogliono ricordare, che le costringono a dover rivivere tutto perché in altro modo non verrebbero credute mai, anche se hanno dei segni fisici evidenti. Trattate come criminali. Ma affidarsi alla giustizia per cosa? per dover dimostrare che non era una che ci stava? e’ questa la tutela che offre lo Stato alle donne? l’unica via per essere tutelate dalla violenza e per “prevenirla” (si fa per dire visto che curano non prevengono) è dover passare per criminali?

Sono questi i motivi che spingono molte donne a non voler denunciare uno stupro. Già di per sé lo stupro è un fatto che coinvolge la sfera intima, un accanimento ai genitali femminili, parte del corpo che è considerata personale e nelle società più maschiliste associato al pudore, sopratutto quando si parla di genitali femminili, poiché gli stupratori non hanno ricevuto questa educazione dal momento che vanno a sbandierare il loro pistolino con tanta libertà.
Nessuno infatti insegna alle donne di denunciare, ma ne tanto meno parlarne con qualcuno. Nessuno insegna a non stuprare. Si pensa ancora oggi che devono essere le donne a prevenirli, perché considerate colpevoli.

Allora, nel 2013 senti pronunciare dichiarazioni che farebbe un giudice arabo saudita, non procuratore della repubblica di Bergamo, Francesco Dettori (lo stesso che ha concesso i domiciliari al kosovaro), che commentando il caso, durante un’intervista dice: “Sarebbe bene che (le donne) di sera non uscissero da sole“. Anche la vittima, dunque, agli arresti domiciliari come il suo violentatore? come commenta stregadellosciliar. Ancora una volta sono le donne ad essere colpevoli, perché viste come provocatrici, come potenziali vittime, come deboli, come degli oggetti sessuali, delle proprietàL’immaginario femminile nel nostro paese è raccapricciante. Pm che trattano gli stupri con leggerezza e in più trattano la vittima come unica colpevole, che scarcerano stupratori con la scusa che la vittima se l’e’ cercata, la quale non deve essere libera di uscire la sera e divertirsi, la notte associata alla mancanza di sicurezza, quando le donne vengono massacrate sopratutto in casa come ci comunicano ogni giorno le cronache (ieri è avvenuto l’ennesimo duplice femminicidio: madre e figlia uccise a martellate durante il sonno). Parole che sono ancora più gravi se pronunciate da un pm e per di più da uno che ha dato i domiciliari uno stupratore e in un luogo protetto.

E se una donna lavorasse fino alla sera? Dovrebbe rinunciare al suo lavoro per non rischiare di essere violentata? Stiamo scherzando? Mentre in India é in atto una presa di coscienza pubblica, qui si sta tornando nel medioevo, le donna dovrebbe uscire accompagnata dal fratello, marito, fidanzato, cugino o il padre, come 60 anni fa in Sicilia!
Perché non si insegna agli uomini a non violentare? Perché è sempre la donna che deve rinunciare alla sua libertà? Non si ha interesse a creare un clima sicuro per le donne dando pene certe, ma si vuole a tutti i costi limitare la libertà delle donne e lasciare liberi gli stupratori. Come può un pm pensare di risolvere il problema stupri limitando la libertà delle donne? Questo episodio è indice di una mentalità maschilista ancora radicata nel nostro Paese, che ritiene legale stuprare, sintomo di una cultura che vuole agire sulle vittime sulla loro presunta colpevolezza, limitandone la libertà anziché aiutarle a denunciare, applicare le pene. Messaggi del genere sono pericolosi, perché laddove la giustizia è INDULGENTE con il violento si incoraggia lo stupro, poiché si ha la sensazione che questo sia legale. 
Perché è fuorviante parlare di giustizia se poi si crede ancora sia “lecito” stuprare.

*nei primi 4 mesi del 2012 dati ISTAT

**dati del Gruppo Abele di don Ciotti

***dati ISTAT 2012

2 commenti

  • I giornalisti vogliono la libertà di parola e di stampa, ma a molti di loro delle libertà degli altri non sembra interessargliene gran che. Riempiono gli articoli che scrivono delle proprie opinioni e di commenti personali, alle volte mi è capitato di arrivare in fondo a un articolo e le risposte alle cinque W non le avevo avute, dovendo rileggere l’articolo e andarle a cercare col lanternino.
    Ai telegiornali, per quel po’ che li seguo, mi pare che da quando sì è iniziato a parlare di femminicidio in ogni edizione ci mettano una donna ammazzata, come c’è la pagina della politica interna, della politica estera, dello sport, ora c’è quella del femminicidio, a memoria ricordo che una volta ne parlavano come di fatti isolati ed eclatanti, ora ce n’è uno al giorno, così indulgono in dettagli raccapricianti sempre con una storia nuova invece di fissarsi con un unico omicidio.

    Riguardo alle due uccise nel sonno, ieri al TG5 delle 13, sia i giornalisti che le interviste a vicini e conoscenti che sono state trasmesse, mentre ne parlavano hanno ripetuto continuamente che il padre voleva bene alla figlia ed era preoccupato per il futuro di lei, a me ha fatto l’impressione che lo stessero presentando come un bravo padre che ha preso una buona decisione, per me hanno parlato della disabilità come di un peso e di un problema senza soluzione, se non così, non vorrei essere esagerata, ma se fossi un disabile ora dormirei con un occhio aperto. Oltretutto essendoci di mezzo la disabile per la moglie non hanno sprecato una parola. Per inciso, lui ha pensato solo a sé, non al futuro della figlia, non alla volontà della moglie.
    Mi sarò dilugata, ma di sentire giustificazioni e caritatevole comprensione verso uomini che fanno così, non ne posso più, perchè tramite i TG a conti fatti, pare quasi che stiano confortando chi a casa ci sta pensando, o pensato o penserà, dando anche consigli legali, parlando di sconti di pena come fossero offerte del supermercato.

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  • è abominevole il modo in cui viene trattato il tema nel nostro Paese, c’è sempre quella puntina di insinuazione che si, lo stupro non si giustifica, però anche le donne potrebbero comportardi meglio per evitare poi di essere violentate. Si parla di quote rosa e di pari opportunità, quando una donna non ha nemmeno la libertà di uscire in tutta sicurezza da sola per strada! che vergogna!

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