Desacralizzazione della maternità

Barbie-parto Sulla 27ora Milena Gabanelli firma questo articolo sugli stupri in India. L’articolo si conclude con queste parole:

“Il cambiamento però passerà solo attraverso una consapevolezza superiore, che non è quella della parità dei diritti, bensì quella della diversità nel suo significato più «sacro»: è la donna a garantire la fine o la continuazione della specie. Anche il più feroce degli stupratori è stato messo al mondo da una madre. Ogni bambina, ogni ragazza, ogni donna, è una potenziale madre. È un corpo che ha in sé quello che nessun uomo può avere: «La culla della tua infanzia». Siano per sempre dannati gli uomini che violano questa dolcissima, intima, fragile origine dell’umanità.”

Loredana Lipperini nella sua bacheca facebook commenta con queste parole le affermazioni della Gabanelli:

“Per quanto stimi Milena Gabanelli, la parte finale di un suo articolo per il Corsera mi fa rabbrividire: finché si inchiodano le donne alla sacralità del materno, non si fa un passo avanti che sia uno”

Condivido pienamente. Le parole della giornalista di Report, che anche io stimo, hanno fatto rabbrividire anche me. Perché mi spavento sempre un bel po’ quando trovo accostate le parole: femminile, sacro, maternità.

Lo stupro qui sembra essere condannato in quanto atto che viola un territorio sacro. Questo territorio sacro è il corpo femminile. E’ l’utero a conferire al corpo delle donne sacralità e inviolabilità. In quanto donatrici di vita, “origine dell’umanità” le donne vanno amate, protette. Chi le stupra, chi usa violenza su di loro compie un’azione dissacrante, deturpa il sacro luogo dove nasce la vita.

Lo stupro è un atto di violenza non contro la donna in quanto potenziale madre, ma contro la persona. Devo precisare anche che se questa persona non volesse o potesse avere figli lo stupro sarebbe una violenza lo stesso?

Questo misticismo, quest’aurea di sacralità che circonda la maternità è una gabbia per le donne. L’immagine della donna portatrice di vita e garante della continuazione delle specie ha una grande forza simbolica. E sappiamo come i simboli agiscano prepotentemente nel plasmare verità, nell’orientare scelte, nel performare soggettività.

 La natura ha concesso alla donna questo dono di mettere al mondo la vita. E quella donna che non lo sfrutta, butta al vento cotanto “potere”. Cattiva quella donna che ignora le potenzialità del suo utero!

In una bambina  si vede già una potenziale madre. Un destino segnato. Ma perché il valore delle donne dovrebbe essere dipendente dalla capacità di procreare? Perché si separa ancora il “maschile” dal “femminile” dotando quest’ultimo di una potenza genitrice ancestrale capace di sopportare tutti i mali del mondo?

La maternità non ha niente di sacro, la maternità è una scelta. Non un istinto. Non un dono. Non un potere. Non la ricchezza del “femminile”. Una scelta. Una scelta che dovrebbe essere libera da condizionamenti e da pressioni culturali e sociali.

E la donna non ha un valore aggiunto rispetto all’uomo perché può fare i figli!

Perché non c’è la stessa retorica sulla paternità? Perché la donna dovrebbe trovare nel mettere al mondo pargoli la massima aspirazione del suo essere, mentre l’uomo non può trovare uguale soddisfazione nello svolgere ruoli paterni?

Mi piacerebbe anche andare oltre la contrapposizione maschile/femminile. In cosa consiste ciò che chiamiamo femminilità? Il pensiero della differenza ha creato un soggetto universale Donna, che si contrappone ad un soggetto universale Uomo. Questa Donna come figura universale rimanda ad una idea di Femminilità pre-discorsiva, ontologica, un’idea che non prende in considerazione le sfumature, le differenze dei singoli soggetti, ma che impone una Verità.  A questo pensiero della differenza mi piacerebbe contrapporre una teoria sul genere come costruzione sociale e culturale, dove il genere, come sostiene la filosofa Judith Butler, non è né vero, né falso, dove l’identità dei soggetti non è da intendere come corrispondenza ad un paradigma dato, perché non esiste nessun paradigma.

Di conseguenza non esiste nemmeno un modo giusto o sbagliato di essere donna, non esiste un “femminile” a cui corrispondere. Non c’è nessuna intima e fragile natura delle donne genitrici a cui riverirsi con religioso rispetto.

Non siamo madonne, non vogliamo essere inchiodate alle funzioni del nostro apparato riproduttivo. La maternità è una scelta non un destino biologico.

37 commenti

  • Bellissimo articolo.

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  • tutta la mia stima.

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  • rispettate perchè persone. senza altro aggettivo, funzione sociale, ruolo.
    persone.

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  • In parte concordo, in parte no. La maternità è un tema focale, è IL TEMA nella questione di genere, anche se per ragioni completamente diverse da quelle di cui parla Milena Gabanelli, secondo me. La donna è odiata quanto donna, e ce lo ha spiegato chiaramente con grande sincerità Massimo Fini in quel celebre articolo “razza nemica” – che per me è stato illuminante – proprio in virtù del suo utero, ed è ora che gli uomini facciano i conti con questa loro primitiva e irrazionale invidia dell’utero. Tutto ruota attorno alla maternità: il controllo sul corpo della donna, la paura nei confronti della donna (perché la violenza nasce da una profonda, inconscia paura), quel bisogno di dominio e rivalsa, ruotano attorno al fatto che loro non possono avere dei bambini; si sentono esclusi, gregari, in secondo piano nell’atto della creazione che da sempre è ciò che più vicino al “divino” l’essere umano ha sempre immaginato. Continuamente mi si propongono uomini che parlano dei loro “diritti riproduttivi”, del fatto che le donne li deprivano del fatto di non poter abortire, il che è veramente assurdo, se ci pensate: chi diamine mai potrebbe desiderare ardentemente di andare in ospedale per un aborto? Eppure straparlano di questa cosa come se fosse una sorta di “gioia” a loro negata… Le prime volte pensavo si trattasse di casi isolato, ma poi è diventato un refrain, sento sempre lo stesso ossessivo ritornello, da parte di un sacco di persone!
    “Ma state a casa, cretine, a fare figli.” tuonava Massimo Fini, e suggeriva che ” per sopperire a questa impotenza procreativa l’uomo si è inventato di tutto, la letteratura, la filosofia, la scienza, il diritto, il gioco regolato e il gioco di tutti i giochi, la guerra”. La guerra, ovvero dare la morte: tu, donna, dai la vita, io mi riservo il diritto di dispensare morte. E lo fanno! Quest’anno più dell’anno precedente.
    Rivendicano il diritto di dare la morte, pure i cosiddetti pro-life, è alla morte che pensano, non alla vita: se la donna dispensa vita, non può prendersi anche il diritto di dare la morte, quello almeno lo lascino a chi è defraudato del partecipare del divino, perché se la donna dà la vita e pure la morte, allora all’uomo cosa rimane?
    Il tema della maternità non è centrale per le donne, che la maternità sanno bene che cos’è, ma lo è per l’uomo. Noi donne lo sappiamo benissimo che non siamo madonne e che non abbiamo niente di divino – niente di più di quello che ha ogni essere vivente, dalla pianta alla marmotta – è ora che gli uomini trovino una soluzione per superare questo loro grosso problema con la maternità, e mi chiedo perché, dopo aver perso un sacco di tempo a discutere dell’invidia del pene, qualcuno non si prenda la briga di affrontare finalmente l’invidia dell’utero, per trovare una soluzione ed eliminare una volta per tutte il ridicolo termine “diritti riproduttivi”.
    Cominciamo a riprodurci insieme, perché è insieme che si fanno i figli, invece di continuare a lottare per il possesso dell’utero (che è diventato, alla fine “possesso della donna” tutta intera), perché l’utero si, è dentro la donna, ma da solo non serve proprio a niente…
    La donna non si “usa”: con la donna si può collaborare. Ma prima, bisogna liberare tutti questi disgraziati dei loro complessi di inferiorità, e riconciliarli con il loro apparato riproduttore, così che si liberino dal desiderio di possedere e controllare quegli esseri umani che detengono un potere che esiste solo nella loro testa.
    Insomma, è una possibile lettura…

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    • è una lettura in chiave psicanalitica :) non me la sento di ricondurre il tutto ad una invidia maschile sulla capacità delle donne di dare la vita, invidia che porterebbe il maschile a identificarsi con l’opposto, cioè la morte/guerra. Non credo che il femminicidio possa essere spiegato in questa chiave, donna/vita, uomo/morte, credo si dovrebbe parlare di fattori sociali e culturali, su cui agiscono sicuramente anche fattori che potremmo definire simbolici. Anche le donne son capaci di dare la morte e anche gli uomini possono dare la vita, se non ci limitiamo ad intendere la vita in termini esclusivamente biologici. Dovremmo secondo me smettere di considerare la maternità come un potere di cui le donne sono dotate, un potere che le porterebbe a scontrarsi con il genere maschile, anche perchè come ho scritto nel post mi piacerebbe andare oltre questa dicotomia maschile/femminile. Irigaray, che infatti si è formata in un contesto psicanalitico in opposizione alla psicanalisi freudiana e lacaniana, sosteneva che le donne dovevano valorizzare la loro diversità, diversità che le portava ad avere caratteristiche più accentuate, date anche dalla capacità tutta femmnile di dare la vita, come maggiore sensibilità, maggiore empatia, maggiore dedizione alla cura. Ma la valorizzazione del femminile può ritorcersi contro di noi, può inchiodarci a quei ruoli di madre dispensatrice di cure.

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  • Assolutamente d’accordo. Fondamentale comprendere che l’esaltazione delle donne in ragione della della maternità è l’altra faccia della loro discriminazione, secondo la costruzione patriarcale del modello femminile al quale ci si sottrae a a proprio rischio e pericolo.

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  • Cinzia Marroccoli

    Consiglio anche la lettura di “La riproduzione della funzione materna ” di Nancy Chodorow

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  • Mi sembra sacro, se sacro deve essere, anche la potenzialita’ del maschile! Il fatto e’ che i maschi degli umani non connettono nel loro cervello la seduzione, istinto della sopravvivenza della specie ~ 7 miliardi ~ e smania { fame } di potere non diversamente per esempio dagli orsi bianchi

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  • femminilità e mascolinità esistono nell’intreccio tra natura, cultura e storia ma sono complesse, sfaccettate, e certo non si esauriscono nella maternità sì/no…io non amo le sacralizzazioni eccessive ma nemmeno voglio negare il valore delle differenze fisiche e biologiche e le loro conseguenze sul piano dei diritti (il fatto appunto che alla donna spetti giustamente l’ultima parola sull’aborto deriva dal fatto che è solo lei quella che può restare incinta, per fare un esempio)..poi è ovvio che una donna merita rispetto che sia madre o no, che voglia esserlo oppure no, resta comunque una donna resta comunque un essere umano

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    • e sopratutto le differenze non hanno nulla di gerarchico e non inficiano il fatto che siamo pari moralmente e intellettualmente

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    • per me se ti senti donna lo sei anche se non ti riconosci in tutti gli attributi ritenuti tipicamente femminili, lo stesso vale per gli uomini, Per me nessuna identità di genere, cis o trans, è di per sè più o meno autentica di un’altra

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  • mi è piaciuto l’articolo della Gabanelli. nell’articolo non parla contro le donne che non vogliono avere figli. Lei dice semplicemente che le donne sono speciali per il fatto che potenzialmente possono avere figli. è una cosa molto bella. non racchiude la donna nel ruolo di madre e basta.

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    • Le donne non sono speciali perchè potenzialmente madri. E le donne che non vogliono o non possono? quelle non sono speciali? a loro manca qualcosa?

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      • guarda che io rispetto anche le donne che non vogliono o che non possono avere figli. dico solo che la Gabanelli non fa alcuna polemica e non sminuisce le altre donne. per me le donne sono speciali perche potenzialmente possono avere figli. Ho detto “potenzialmente” perche appunto ci sono delle donne che scelgono di non avere figli. e io queste donne non le sminuisco affatto.
        perche siete sempre arrabbiati in questo blog? Vi seguo da 4 anni, non c’è bisogno di rispondermi in modo cosi scortese.
        calmatevi per favore.

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      • Allora se sono sterili le buttiamo via…

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  • Se non accettiamo le origini sacre del nostro essere donne , non ne veniamo fuori, in questa società di dominio maschile! Possono aiutare a capire due libri molto belli “Il calice e la spada” e “Il piacere e’ sacro” IL potere e la sacralita’ del corpo e della terra dalla preistoria a oggi. Roane Eisler edizioni Forum . Quest’ ultimo libro ci riporta in un interessante e a volte sconsolante viaggio nei rapporti sessuali e di potere tra donna e uomo dimostrando la stretta connessione del paradigma di dominio potere maschile,denigrazione della donna ed esaltazione della sofferenza e del dolore che sono portatori di società violente e altamente gerarchizzate. Al contrario una visione di partnership che trasformi l ‘ incontro dei due generi in una sorta di ” porta di accesso ” al sacro nella sua forma piu’ alta.

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    • Il termine sacralità, rimanda ad un immaginario religioso.Inserire Il corpo e la maternità femminili in questo contesto di sacralizzzione, esaltazione quasi mitica delle capacità riproduttive non credo aiutino le donne a liberarsi da nessuna forma di dominio, anzi, vedere in quei corpi qualcosa da tutelare, da venerare sarebbe deletereo per le donne. C’è poi un filone eco-femminista dai tratti misticheggianti, che ha tra le suoe esponenti più famosi Vandana Shiva, che esalta il legame della donna con la terra, con il generare, che paragona il dominio maschile sulle donne con il dominio maschile su ambiente e animali. Posizione rispettabilissima, ma che non condivido pienamente soprattutto perchè andrebbe pericolosamente a dividere i generi in maniera binaria, creando un soggetto Femminile con determinate caratteristiche date.

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  • Quel che fa specie è l’asimmetria dei ruoli. Alla donna viene “rifilata” la somma responsabilità (sacra!!) nella procreazione all’uomo l’aleatorietà, la volontarietà , finanche generosa nello sparger seme e accettarne eventualmente e -se ciò non lo disturba- il concepito. Un uomo è una persona realizzata se viene riconosciuto al di fuori della famiglia; una donna può essere un sommo genio, un’intraprendente lavoratrice, un’artista di talento, ma, se non è madre, nel sentire comune sarà sempre una mezza donna. Quando un padre dedica ritagli di tempo e il peggio di sé alla famiglia, per far carriera, viene iper-lodato se solo va di tanto in tanto a prendere i figli a scuola o fa loro due moine. Una madre in carriera nella stessa condizione sarebbe una degenere. Appunto de- genere, fuoriuscita dal suo “naturale” genere di fattrice, allevatrice. Non hai figli? Sentiti in colpa donna! Zitellacce quante volte ve lo siete sentito rinfacciare? Siete lavoratrici, scrupolose, intelligenti… ma… “la tale è in gamba ed ha pure i figli ed è una brava mamma” (=tu sei una mezza donna). A un uomo si fanno osservazioni del genere? Anzi … “Sei un figo non ti sei fatto fregare, non ti sei sposato così vivi come vuoi.” (= nota di merito). Forse qualcosa è cambiato in paesi evoluti, dove il padre che non fruisce del congedo parentale e non si occupa dei figli in modo continuativo viene considerato una persona inaffidabile, ma nella nostra paleozoica, trogloditica Italia siamo a distanze siderali. Mettiamoci d’accordo: o la famiglia è il valore sommo e tutti siamo subordinati ad esso, maschi e femmine, o ci sono altre possibilità di realizzarsi nel mondo per uomini e donne, altrimenti la disparità mi pare fin troppo evidente.

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  • E’ vero, io per esempio sono un uomo, voglio un figlio,sto cercando un modo per produrlo coltivandolo nel mio balcone: basta pregiudizi, e basta con questa storia che i figli nascono dall’utero! Gabanelli, sei una clericale ipocrita!

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  • Infatti lo stupro avvenuto poco fa ha fatto scandalo perché la vittima era incinta. E molti hanno organizzato le fiaccolate quando i giudici lo hanno messo ai domiciliari (cosa scandalosa ma non cambia se fosse italiano o se lei non fosse incinta). Roba che se fosse stato il suo compagno a nessuno sarebbe venuto in mente di difenderla e linciarlo, come dire che solo i nostri compagni possono appropriarsi dei nostri corpi e le donne appartengono ai loro uomini che le hanno messe incinte…

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  • Questo è davvero un bell’articolo.

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  • Molto bello questo articolo! Complimenti Enrica!

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  • complimenti davvero, hai saputo trovare le parole giuste per affrontare questo discorso così complesso. sono una donna (e una mamma) e non credo alla sacralità della maternità, e meno che mai al cosiddetto “istinto materno”, anzi, credo di esserne priva. ciò non toglie nulla, secondo me, all’amore che provo per i miei bambini, o alla felicità della scelta di avere dei figli. credo che innanzitutto chi è madre dovrebbe affrontare la questione con sincerità, e dare un contributo serio e responsabile alla distruzione di un immaginario falso, mitizzato e patetico su gravidanza e maternità. se riuscissimo a liberarci da un punto di vista culturale delle sciocchezze che ci hanno tramandato le nostre amorevoli mamme e nonne, faremmo un bel regalo a noi stesse, alle donne che hanno scelto di avere figli, a quelle che hanno scelto di non averne, a quelle che non possono averne e soprattutto a tutte quelle che domani non dovranno sottostare a classificazioni di questo tipo (spero che fra queste donne libere e “desacralizzate” ci sia mia figlia).

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  • Bel post, la “problematizzazione” dello stupro come violazione di un territorio sacro mi disturba sempre, perché lo stupro non è meno stupro se avviene ai danni di qualcuno che non può procreare: donna sterile, bambina impubere, donna anziana, o per via anale (luogo non sacro) indipendentemente dal sesso della vittima. Lo stupro non ha nulla a che vedere col desiderio sessuale, con voglie represse o “attizzate” da una minigonna. Lo stupro è violenza, è imporsi con forza su un’altra persona; non per nulla è usato in guerra, non come sfogo sessuale per i singoli soldati, ma come violenza aggiuntiva a quella di bombe e fucili. Ed è per questa sua natura di atto violento che lo stupro non si combatte con l’allungamento degli orli delle gonne, ma educando al rispetto del prossimo.

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  • Grazie dell’articolo. FInalmente si dicono le cose come stanno.
    L’istinto di diventare madre, come quello di diventare padre, in realtà esiste, e si chiamano DESIDERIO SESSUALE. E’ quello che la natura ci ha dato davvero, ed è comune ad entrambi i sessi. L’idea che solo gli uomini abbiano il desiderio sessuale, mentre le donne un vago istinto materno del quale non si conosce la natura, è un’idea completamente insensata, ma funziona molto bene nel far sentire in colpa le donne che non sentono questo istinto materno di cui sentono così tanto parlare.
    Anche perchè quello di diventare madri non può essere un istinto, perchè presuppone che si sappia che facendo sesso si otterranno dei figli, quindi è necessario un ragionamento, e quindi non è un istinto.

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    • Sono d’accordo con te, anch’io penso che questo benedetto “istinto materno” sia grandemente sopravvalutato, più un valore imposto socialmente che altro.. ma d’altra parte l’Italia è il Paese delle Mamme. Brrr….

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  • Prima di essere donne siamo persone, questo non dobbiamo dimenticarlo mai, subire uno stupro ti lascia una profonda cicatrice nel cuore e nella mennte….. Noi donne pensiamodi avere pari diritti con gli uomini, ma non e’ cosi nonostante tutte le nostre conquiste non per tutti, ma per molti siamo soltanto degli oggetti da possedere.

    .

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  • Finalmente una parola per le donne sterili e per quelle che i figli non li vogliono! Esistono anche loro e non sono di serie B! Sono persone e se proprio di sacro si vuol parlare proviamo a riscoprire il sacro nel rispetto della persona! Grazie!

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