#RIPCarolina: la bellezza non serve a rendere felice una donna!

299059_463957380331683_1517145506_nCarolina era bella. Carolina era bellissima. Era una bella ragazza. Era una bella ragazza perchè?(se fosse brutta poco male se si suicidava sic!). Queste sono alcuni dei tweet condivisi su Twitter dagli amici della ragazzina suicida a Novara e da parte del web. Lei era bella, come dicono i giornalisti e gli adulti intervistati, lasciando intendere che solo se la ragazza fosse brutta allora il bullismo sarebbe “più giustificabile”.  La gente poi che piange perchè “non doveva morire una bella ragazza” come scrivono alcuni quindicenni a colpi di tweet. 

Numerosi articolisti feticisti rubano le immagini della quattordicenne da Facebook e condividono intere gallery che serviranno come arredo all’articolo per attirare commenti morbosi e voyeuristi.

Io volutamente ho usato soltanto la foto in cui Carolina mostra “il dito medio”, perché la voglio ricordare così, una ribelle e sono contro ogni stereotipo di genere che “vittimizza” le donne facendole apparire come deboli e indifese nonostante quello che subiscono. 

Dunque, l’importanza della vita di una donna e il suo valore dipendono ancora oggi dal suo aspetto, sembrerebbe. E pure la felicità. La bellezza fisica come unico ingrediente per la felicità di una donna. Incalzano tweet su tweet di persone sorprese che si chiedono come poteva essere così infelice una ragazza così bella. Come se la felicità di una donna fosse direttamente proporzionale alla sua bellezza. Fosse così sarebbe ancora viva.  Nemmeno la morte di una ragazzina riesce a far perdere di vista gli stereotipi che da sempre dividono le donne in belle e brutte.  

 Alla fine a nessuno gliene frega della morte di Carolina. Se gliene fregasse qualcosa a qualcuno si sarebbero impegnati ad andare più affondo sulle cause del bullismo. Mentre ora assistiamo a giornali che da una parte di dividono in strumentalizzazioni e dall’altra continuano a classificare con il termine generico di bullismo un fenomeno che è conseguenza di un atteggiamento di odio di genere. Beh, non c’è da stupirsi visto che continuano a chiamare “delitti passionali” i femminicidi. Ma quante ragazzine “moriranno” ancora per questo? Quante ragazzine verranno represse nella sessualità proprio nell’età in cui la stanno sviluppando? ..e subiranno danni permanenti per questo?

 L’importante non è difendere la libertà e la sessualità delle ragazze, ma difendere la loro bellezza come ingrediente della felicità. Quante belle ragazze ci sono infelici perché sono state represse e non possono esprimere quel corpo bello che hanno? A cosa serve un bel corpo se non puoi godertelo? a cosa serve se devi sentirti ogni volta in colpa e sporca se lo fai? Ma appunto, qui arriviamo al dunque, all’opinione comune: sono gli altri che devono goderselo. E così veniamo all’idea della donna-oggetto tanto radicata nella società italiana che ci vuole belle e felici che gli altri godano delle nostre “grazie”.

Intanto continuiamo a negare che le ragazze muoiono a causa degli stessi pregiudizi sessisti delle persone che ora pensano che essere belle fosse un fattore rilevante per determinare la felicità di una donna, tralasciando che in alcuni casi è proprio una maledizione e purtroppo Carolina è stata una vittima proprio per questo, perché c’è ancora chi, nel 2013, pensa che una donna bella sia in qualche modo una di “facili costumi”. 

Vent’anni di “velinismo” hanno contribuito a radicare l’idea che se sei bella sei felice e se sei bella devi essere per forza sessualmente disponibile o “di facili costumi”. Così Carolina è morta, è morta con i pregiudizi veicolati dalla nostra società dicotomica che da una parte sembra libertina con sesso a tutte le ore in tv, dove le donne appaiono nude e spigliate e dall’altra ha una mentalità ancora ferma agli anni cinquanta. Questo sistema bipolare confonde le ragazze di oggi, come dice giustamente Lorella nel suo bellissimo post, che si sentono più “deprivate” e non sanno più come comportarsi. Devono essere belle come la società le richiede, cedono a queste richieste ma poi si scontrano con i pregiudizi cattolici che perpetuano nel nostro paese e che le considera colpevoli di essere troppo belle, invitando a reprimere il proprio corpo. 

Allora spiegatemi come, in questo sistema, può essere felice una bella ragazza (ma anche una brutta)?

#RIPCarolina

4 commenti

  • ma, dovrebbero non considerare la bellezza esteriore! semplice a dirsi ma difficlissimo a farsi in questa società, soprattutto poi se i genitori stessi n sono vittime e carnefici. Personalmente penso che non sia causa del bullismo ma bisognerebbe indagare nella testa della ragazzina come mai lei ha deciso di farla finita. Il bullismo c’è sempre stato e non è chiaramente una cosa bella ma difficilmente è causa degli episodi di suicidio o perlomeno non ne è la cuasa principale. C’è sempre un qualcosa di fragile nella mente del suicida, non parlo di colpe, ma solo di problemi e in quanto problemi se risolti male o non affrontati questi portanto ad abomini mentali. Purtroppo nell’ età della crescita i ragazzi sono ancora molto fragili e ovviamente vengono messi alla prova dalla vita che inizia a prepararli. Se le strutture mentali non sono forti ecco che alcuni” architravi” saltano e possono comportare dei “crolli psichici”. Dispiace però che si incolpino dei ragazzi che sinceramente avranno anche delle colpe, ma indubbiamente non avevano l’ intenzione di deturpare la psiche di una ragazza fino a portarla al suicidio…cerchiamo almeno di non distruggere anche le loro menti xchè tra ragazzini ci saranno sempre quelli che cercheranno di prevaricare altri coetanei e la colpa di certo non sarà loro ma dei genitori…
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  • icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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  • Articolo davvero illuminato che analizza il problema cogliendone i nodi fondamentali cioè le contraddizioni di questa società schizofrenica. Per fortuna ci sono anche giovani ragazze che rifiutano queste logiche, che si salvano e riescono a non soccombere anche affermando orgogliosamente la loro libertà e il loro diritto a essere come la natura le ha volute a non vergognarsi del loro corpo. Ragazze che non potendo cambiare questi maschi (vecchi e giovani) che condannano a morte, hanno fatto a meno di loro. Ai miei tempi avevamo meno coraggio….

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