In India gli uomini manifestano, in Italia distruggono memoriale delle donne uccise

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La ragazza massacrata e stuprata tredici giorni fa in India non ce l’ha fatta. I medici l’avevano portata a Singapore a causa della gravità delle ferite riportate che necessitavano la sostituzione di alcuni organi. Il trauma cranico e le infezioni riportate nell’intestino e nei polmoni, completamente distrutti, sono stati la causa della sua morte.

Questo fatto segna l’ennesima violenza contro le donne in India segno di una cultura fortemente patriarcale che discrimina le donne ancora prima di nascere. L’India è il paese degli aborti selettivi contro i feti femminili, è il paese in cui vengono consumati tantissimi stupri e le donne vengono costrette a sposarsi da giovani. E’ il paese delle contraddizioni, dove le donne, a differenza dell’occidente, rivestono ruoli politici importanti ma sono discriminate nella vita pubblica e privata.

Dopo l’ennesima violenza il paese decide di porre fine a questa violenza finora accettata culturalmente. Straordinariamente viene organizzata una manifestazione. Tantissime donne ma anche tantissimi uomini ne prendono parte anche se la polizia tenta di contrastarla. Il Governo promette di prendere misure per arginare il fenomeno degli stupri, reato diffuso quanto impunibile a causa dell’omertà.

Due giorni fa una ragazzina si è suicidata perché in procinto di denunciare uno stupro, la polizia le consigliò di sposare uno dei suoi aguzzini. Per questo motivo Sonia Gandhi crede che arruolare le donne all’interno della polizia possa essere un ottimo deterrente per porre fine a questa omertà.

Malgrado l’orrore di questa storia si aggiunge la straordinaria partecipazione delle donne e degli uomini per dire basta alla violenza contro le donne e al femminicidio. Erano presenti tanti uomini, c’erano sopratutto gli uomini per sottolineare che non sono tutti degli stupratori e che sono dalla parte delle donne.

In un Paese civile (si fa per dire) come l’Italia, non solo, non ho mai visto manifestazioni simili, ma la violenza sulle donne viene trattata come se riguardasse soltanto le donne. Gli uomini se ne tengono ancora fuori come se non li riguardasse, come se non gli interessasse. Le donne sono lasciate in solitudine e tacciate perfino per estremiste e invitate ad abbandonare la causa. Oltre al danno anche la beffa.

Ricordo l’articolo di Lorella Zanardo, quando chiedeva agli uomini delle opinioni sulla violenza. Le risposte sono state deludenti: se ne tengono fuori perché non gli riguarda e come se coinvolgere un uomo a parlare di violenza sulle donne fosse pari a un’accusa nei suoi confronti. Invece è peggio stare in silenzio poiché “chi tace acconsente”.

Il nostro Paese assiste alla crescita spaventosa delle ideologie contro le donne. Sono tantissimi i gruppi sul web che incitano alla violenza e che ottengono tantissimi consensi. Chiamano nazifemministe quelle che osano uscire dal silenzio e denunciare le violenze domestiche, le ingiuste discriminazioni e gli stupri che subiscono le donne nel nostro paese. Accusano le donne che denunciano i mariti violenti di sfasciare le famiglie e di ridurre sul lastrico i mariti. Vorrebbero che le donne tornassero a “badare al focolare domestico”.

A Pistoia, che con la regione Toscana è seconda dopo l’Emilia per il numero di violenze domestiche (l’ultima fu Beatrice); un gruppo di vandali ha distrutto un roseto e delle targhe dedicate alle donne vittime di femminicidio. I vandali, entrati in azione la notte scorsa o nelle prime ore di stamani, hanno sradicato alcune piante di rose, ed hanno rotto e gettato oltre il muro di confine della biblioteca alcune targhe in cui erano riportati i nomi delle donne vittime di violenza. Un atto di sfregio insomma. Forse non volevano che fossero ricordate? Volevano cancellarne la memoria? Non è certamente un caso. I gruppi di neomaschilisti vogliono negare l’esistenza del femminicidio. Vogliono che la violenza torni ad essere invisibile. Questa è l’Italia che si spaccia per civile.

L’errore più grande è stato quello di tacciare gli altri paesi come incivili  chiudendo gli occhi per l’altrettanta condizione pessima delle donne nel nostro paese a cui tutti fanno finta di nulla per dimostrare che il nostro paese è civile.

E il Governo italiano? avete visto il presidente del consiglio o un politico spendere una sola parola, in termini di provvedimenti su come contrastare il femminicidio, come sta facendo l’India in questi giorni??

In Italia  i politici spesso fomentano la cultura dello stupro. Questo è il paese di Berlusconi e le sue battute da bar, di Scilipoti (Pdl) che accusa le donne di provocare gli stupri, accreditando le parole di Don Corsi. Invita le donne a “non vestirsi provocanti“, mentre organizzava gli strip della Tommasi nei suoi convegni. Una vergogna sentire queste parole di accusa e colpevolizzazione delle donne da persone che addestrano le donne ad essere sexy e provocanti. Una vergogna sentire uomini che invitano le donne a reprimere il proprio corpo perché “induce in tentazione”, quando son essi stessi gli “utilizzatori finali”, da dicotomia classica del nostro Paese che vuole l’uomo sessualmente attivo e la donna passiva e asessuale. Santa o puttana.

Da questo si misura il grado di civiltà di un paese. Forse l’India si sta svegliando, vuole uscire dal patriarcato, mentre l’Italia nel frattempo torna spaventosamente indietro.

6 commenti

  • io tra l’altro abito vicino Pistoia e quanto è successo mi dispiace profondamente. Purtroppo alcuni uomini ,sbagliando, pensano che parlare di femminicidio sia incolpare l’intero genere maschile (etero)..comunque questo non giustifica atti vandalici e di odio come quello avvenuto a Pistoia

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  • icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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  • a me pare che chiamino nazifemministe quelle che organizzano FALSE accuse contro i papà separati. Scrivete che “la regione Toscana è seconda dopo l’Emilia per il numero di violenze domestiche”, quando in realtà le regioni rosse sono quelle che per affinità ideologica promuovono il femminismo e quindi i loro cittadini subiscono un numero maggiore di false accuse con gravissime devastazioni per i bambini privati dei loro papà

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    • Ma quali false accuse! Ti da fastidio il fatto che esistono uomini violenti e che la violenza non ha colore politico?
      Perchè voi uomini italiani non imparate a fare i papà e ad occuparvi dei figli (anzichè scaricare tutto il peso della cura domestica e del carico famigliare alle mogli) anzichè lamentarvi quando i figli vengono affidati alle madri? Perchè non iniziate a chiedere il congedo parentale (CHE E’ LEGGE DA DIECI ANNI E CHE SOLO IL 2% DEI PADRI UTILIZZA) e iniziate a spartirvi i compiti domestici e la cura dei bambini con la moglie??
      Non ho mai visto nessuno spingere il passeggino di un figlio al parco DA SOLO. Forse i bambini fanno poco macho?
      Se alcuni imparassero ad occuparsi dei figli e della famiglia vedrai quanti figli saranno felicemente affidati PER LEGGE al padre oppure quante madri saranno ben felici di faglieli vedere.
      Chiedere il diritto alla paternità quando fa comodo e sopratutto per inasprire i conflitti familiari usando i figli come pacco postale e pupazzo da contendere è più comodo vero?

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    • Mio padre e mia madre sono separati. Quando ero ancora nella pancia di mia mamma lui le ha dato una sberla buttandola giù dalle scale e, non contento ha minacciato mia nonna con un coltello se avesse raccontato l’accaduto. Un giudice sano di mente mi avrebbe affidata a uno così? Se sei un brav’uomo separato e ami i tuoi figli, loro staranno sicuramente bene con te e nessuna costrizione giuridica o famigliare impedirà loro di cercarti.

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  • Tradizionalmente il popolo indiano è prettamente maschilista, la donna non è altro che un’eterna inferiore, dipende prima dal padre, poi dal marito e infine dai figli.

    La donna deve sposarsi, è il suo “compito”, i matrimoni sono stipulati dai genitori e gli sposi spesso sono scelti attraverso brevi trafiletti sui giornali.
    Molte famiglie per procurare alle figlie uno sposo che le rispetti (e che si rispetti) devono sborsare, come dote, cifre superiori alle proprie possibilità, indebitandosi per intere generazioni. Non solo, accade spesso che suocere e mariti, insoddisfatti della dote ricevuta, si sbarazzino delle mogli, simulando incidenti domestici, liberandosi così dal vincolo del matrimonio, altre volte, giovani donne, esasperate dalle pressioni della famiglia, vengono spinte al suicidio.

    Inoltre la donna, dal punto di vista religioso, non ha nessuna possibilità di salvezza, di conseguire direttamente il moksa (la salvezza), ma deve garantirsi, con i propri doveri di moglie devota, la rinascita come uomo per poter finalmente intraprendere il cammino per la libertà.

    Poiché il sistema delle caste indiano non concede spazio al singolo in quanto tale, esso è considerato in rapporto alla sua funzione; quando quest’ultima viene meno l’individuo è svalorizzato al punto di essere emarginato e/o estromesso dal contesto sociale.

    E’ proprio quanto, ad esempio, accade alle vedove che, perdendo con la morte del marito la loro ragione d’essere quali spose, finiscono per non avere più alcuna collocazione nella società e nella famiglia.
    Sottoposte a violenze psicologiche quali l’allontanamento dai figli, la proibizione di risposarsi e la sottrazione dei gioielli di nozze, le donne indossano sari (tradizionale veste) bianchi, si coprono il capo, quando non è rasato, e trovano l’unica consolazione nella religione.

    Ad esempio a Vrindavan più di 500 vedove trovano rifugio nel “Bhagvan Bhajan Ashram”, dove cantando per 8 ore al giorno inni sacri a Krishna, ricevono 250 grammi di riso, 50 grammi di dhal (legumi) e 10 rupie (circa 500 lire). Alla sera si ritirano a gruppi in sordide stanze in attesa di una grazia che non arriverà mai.

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