Secondo Leggo i molestatori sono dei “Don Giovanni”

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Come ogni mattina mi informo sui fatti del giorno. Mi soffermo sul giornale online Leggo dove trovo una lista lunga di notizie che parlano di molestie sessuali. 

La prima è quella di uno stupro a danni di una ragazzina nomade.

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Posizione “vittimizzata”, classica di quei giornali che hanno lo scopo di attirare commenti forcaioli, senza indagare sulle cause della violenza sessuale e creare una comunicazione che possa sensibilizzare l’opinione pubblica a vedere le donne come soggetti e non come persone deboli da proteggere, facendo cadere tutta la responsabilità sulla vulnerabilità femminile.

La seconda immagine riguarda delle molestie sessuali contro una donna che stava provando degli abiti in un camerino. Lui è stato assolto come al solito, era malato, poverino. Questo fa pensare come ancora oggi la gente sia convinta che chi stupra o molesta una donna sia un malato mentale, un pensiero che rischia di portare ad assolvere e trattare con leggerezza reati che andrebbero puniti severamente perché violano la libertà sessuale delle donne, diritto sacrosanto.

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Per questo abbiamo sempre detto che un contesto che non riconosce la libertà sessuale delle donne, difficilmente può riconoscere lo stupro come un grave sopruso. Ma passiamo all’immagine. Ecco la solita foto: donna coperta che induce al pensiero che lo stupro dev’essere vissuto come una vergogna da parte della vittima. Queste immagini sono pericolose, gli articoli dovrebbero scrivere questi articoli per incoraggiare le donne a denunciare non a vergognarsi.

Passiamo all’articolo più vergognoso:

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Questa è la foto che viene scelta per illustrare l’articolo. Notiamo che la scelta non è casuale. La ragazzina si trovava in giro alle 2:30 di notte con le amiche al pub. L’immagine è scelta volutamente per rafforzare lo stereotipo che “se ti molestano vuol dire che porti la minigonna”, dunque per indurre il lettore ad immaginare come era vestita e quindi incitarlo ad esprimere un giudizio negativo verso la vittima dal modo in cui  probabilmente era vestita.

Poi abbiamo il titolo. L’articolista , rispetto all’articolo precedente, non usa il termine molestia ma “allungare le mani” , “la abbraccia”.

Anche il linguaggio del testo è stato volutamente scelto per manipolare il lettore inducendolo a pensare che la ragazzina se l’è cercata:

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– Ha 17 anni (tradotto: che ci faceva in giro a quell’ora?);

– Erano le 2:30 di notte (informazioni omesse negli altri due articoli);

– Si trovava in un pub con amiche di sesso femminile (informazione inserita per sottolineare che non c’era una figura maschile a proteggerle);

Inoltre, il giornale apostrofa il molestatore-già conosciuto alle forze dell’ordine- come un “Don Giovanni”, minimizzando non solo la molestia sessuale ad un semplice atto di corteggiamento ma trattandola come se fosse un atto di galanteria o una cosa positiva di cui bullarsene.

Dunque, oltre ad indurre il lettore a dare responsabilità alla ragazza ( o ai genitori) e a pensare che la ragazza ha esagerato, inducono il lettore a minimizzare le molestie sessuali. Che bella cosa. Questo è il giornalismo italiano.

2 commenti

  • icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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  • L’articolo dice chiaramente che l’ha abbracciata contro la sua volontà.
    Non ci vedo niente di sessista nel riportare l’età o il fatto che stava con le amiche così come tante ragazze della sua età che escono la sera con le amiche..è normale! E non giustifica affatto le molestie, se uno vuole dare la colpa alla ragazza gliela darà comunque anche se il giornalista non riporta l’età. L’unico errore grave è chiamarlo don Giovanni..Don Giovanni non molesta, corteggia ma non obbliga nessuna donna

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