Quando le vetrine diventano locali notturni

La crisi economica di questo ultimo periodo è come un crudele tritacarne che ha fatto e continua a fare a pezzi ogni singola catena dell’economia; questo Natale infatti è forse uno dei più austeri degli ultimi decenni :  il tasso di disoccupazione e precariato è sempre più alto, tanta gente ha perso il posto di lavoro e il potere di acquisto è calato vertiginosamente, sia per i singoli che per le famiglie.

Così, qualche imprenditore  con astuzia e una gran dose di mediocrità tipica della nostra provinciale italietta decide di creare metodi per abbattere l’austerità (e chissà magari incrementare un po’ le vendite !?); come? Ovviamente utilizzando il corpo delle donne!

E’ successo al Vomero, un quartiere di Napoli, dove un megastore di elettrodomestici ha deciso di trasformare le sue vetrine in scorci di locali notturni.

382016_505964816090401_990927216_n

Dj alla consolle e ragazze che inscenano balletti e mosse audaci e sensuali per attirare le masse o meglio le maschili masse : insomma un mesto spettacolino!

Così un gruppo di ragazzi dal nome “Zona Collinare”  ha manifestato contro questo spettacolo orribile dove le ragazze a tutti gli effetti venivano trattate come carne da macello!

A prova di ciò, abbiamo raccolto alcuni screen shot catturati dalla pagina facebook del negozio.

Ecco una delle immagini della protesta:

protesta

Questo è il loro comunicato:

E’ questa l’idea di lavoro che ha in mente per i giovani il noto megastore di elettronica dipiazza Quattro Giornate “Dino Galiano”?  Erano ormai giorni che passando per piazza Quattro Giornate si assisteva al triste spettacolo di nostre coetanee ridotte a “merce animata”, messe in una vetrina a ballare in abiti corti e provocanti, per far vendere qualche televisore di più. A tutto questo come ragazzi del quartiere riuniti nel collettivo “Zona Collinare in Lotta” abbiamo deciso di dire basta. Intorno alle 19,30 di oggi martedì 14 dicembre, abbiamo messo in scena una protesta.

Con i nostri giubbotti abbiamo oscurato il degradante spettacolo. Da subito si è radunata una piccola folla di passanti che ci ha manifestato tutto il proprio appoggio. Applausi e urla di disapprovazione verso Dino Galiano hanno fatto subito comprendere allo store che la festa era finita. Tutti i clienti sono stati fatti uscire in fretta e furia e le serrande abbassate. Inutile sottolineare come subito dalla vicina caserma si siano precipitati un po’ di carabinieri a dar manforte ai gorilla di Dino Galiano che con modi a dir poco intimidatori cercavano di allontanarci dalla pubblica via.

E’ meglio che Galiano così come tutti gli altri padroni, capiscano che nel nostro quartiere non c’è posto per chi, in nome del profitto, vuole speculare e mercificare sul corpo delle donne!

Zona Collinare in Lotta

Abbiamo apprezzato l’iniziativa di questi ragazzi, ma iniziamo col dire che, a nostro parere, andava sicuramente evitato quel gesto – che può apparire come una sorta di censura agli occhi di chi guarda da fuori – di coprire le vetrine con i giubbotti nel punto in cui ballavano le ragazze.

Nonostante la manifestazione di disapprovazione il proprietario del megastore ha continuato a mandare in scena lo spettacolo nelle sue vetrine; vi pubblichiamo l‘altra nota che hanno postato due giorni fa su fb

“Ti piace rossa….? Ti piace nera nera….? Ti piace rosa….? Scegli la Cocophone che preferisci rispondendo a questa domanda: A Natale panettone o pandoro?”  Ecco cosa scrive il noto megastore vomerese “Dino Galiano” sul suo profilo FB!! Annessa a questa bella allusione c’era la prima immagine di sotto.

Hanno continuato imperterriti ad esporre le due cubiste con annesso dj-set di Radio Ibiza, nonostante la chiara manifestazione di dissenso di noi giovani del quartiere dell’altro giorno, che però comunque gli aveva fatto chiudere il magazzino assediato anche dai passanti entusiasti della nostra iniziativa e dall’arrivo dei Carabinieri… non preoccuparti caro Dino, i carabinieri si sono limitati a riportare l’ordine pubblico; non avevano certo intenzione di farsi un’affacciata dentro per controllare se le ragazze stavano a nero o con un regolare contratto di lavoro! Questo interessa più a noi giovani e ai lavoratori sfruttati e ricattati ogni giorno per quattro spiccioli!

Ancora più interessante sarebbe domandare a “Papi Galiano” quanto costa ciò che di più prezioso abbiamo: noi stessi, il nostro corpo. Quanto costa una persona, la sua immagine, la sua identità? Quanto vale il corpo di una 20enne in una vetrina?

A chiunque possa fraintendere la nostra iniziativa ribadiamo il fatto che portiamo dei valori differenti, ma NON SIAMO DEI MORALISTI: per noi le donne nude non costituiscono un problema; è l’uso del loro corpo per vendere, quello sì che ci fa incazzare!!! Noi vogliamo un mondo in cui gli uomini e le donne siano liberi di spogliarsi, ma solo con chi piace loro e non certo per denaro! Non auspichiamo una realtà tetra e austera, la sensualità ci piace molto… è il fatto che l’ideologia del profitto (di cui la ditta “Galiano Dino S.r.l.” è evidentemente portatrice!) sia stata capace di mercificare anche questo: è questo che non ci va davvero giù! Che tutti sappiano che non ci staremo zitti e buoni a guardare, mentre sotto i nostri occhi va in onda lo show, con tutte le vetrine dorate del quartiere e i passanti intenti nelle compere natalizie (ma poi sti soldi chi li tiene?) sempre più storditi da questo produci-consuma-crepa quotidiano!

Anche se con le ragazze probabilmente non avremo mai modo di parlare (causa gorilla della security), gli diciamo che il problema non sono loro, che non le consideriame delle “svergognate”, anzi che sono delle giovani stra-sfruttate (molto probabilmente) e di sicuro nel modo più meschino che ci sia. Insomma… Alle ragazze manifestiamo tutta la nostra amicizia, vicinanza e solidarietà. Siamo dalla stessa parte, ma nel contempo diciamo loro di non continuare a (s)vendere l’immagine della donna, di farlo per tutte le donne! E questo per quanto oggi sia difficile trovare anche solo un lavoretto a nero di mezza giornata.

Zona Collinare in Lotta

L’intento non era affatto moralistico  – certo avrebbero potuto sostituire i giubbotti a dei cartelli con messaggi antisessisti o sul precariato, avrebbero potuto protestare loro stessi in mutande o avrebbero semplicemente potuto rivolgersi a realtà femministe per chiedere qualche consiglio su come organizzare la protesta – poichè è assolutamente chiaro che non volevano coprire le ragazze;  non erano loro l’obiettivo (anzi hanno mostrato solidarietà e vicinanza alle stesse) ma la protesta era rivolta a chi quello spettacolo triste lo aveva ideato, sfruttando ancora una volta delle giovani ragazze, il corpo e la dignità femminile.

Non un tentativo di redimere le ragazze quindi, o scegliere per loro; tantomeno un atto paternalistico per coprire le “vergogne” ma semplicemente un tentativo di boicottare l’iniziativa in toto.

Alle proteste che si sono aggiunte sulla pagina fb del megastore il proprietario, risponde :

Ci domandiamo: ragazze seminude e fuori luogo in programmi televisivi che parlano di politica o di argomenti altrettanto seri, cartelloni stradali e pubblicità televisive di aziende multinazionali in cui si vedono più “culi e tette” che non prodotti… non suscitano la pena di nessuno?

Noi ci domandiamo invece come si possa paragonare un programma televisivo con la vetrina di un negozio di elettrodomestici!?  Inoltre, l’esubero di donne male rappresentate attravero altri canali comunicativi sarebbe una giustificazione perchè “così fan tutti”?

Ovviamente si sono scatenati anche quelli che credono che mettere due ragazze sui cubi come delle marionette ad attirare clienti sia un modo per rompere i tabù, guarda caso però quando una donna decide di spogliarsi per sua scelta  viene marchiata come puttana e condannata a pagare multe salatissime : come è incoerente il nostro paese!

C’è anche chi giustifica come farebbe il più classico dei berlusconiani : quest’uomo da’ lavoro a un sacco di persone, come per dire che tutto gli è concesso perchè sfama qualcuno. Inutile fare ragionamenti del tipo nessuno ti regala nulla, lo stipendio te lo guadagni, tu dai la tua forza-lavoro lui lo stipendio, tanto sarebbe come parlare l’arabo.

Ed è proprio in questo tipo di ragionamenti che le nostre lotte devono andare avanti, cercare di far capire a chi ancora non ha capito nulla, a chi si piega come uno schiavo ad un sistema capitalistico sporco che spazza via la dignità umana di tutti : dove le donne sono messe lì come esca e gli uomini trattati come al solito come poveri trogloditi guidati dal movimento della gonna di una ragazza!

Alessia, Faby, Mary

13 commenti