HIV, tra leggende metropolitane e realtà

L’epidemia di HIV e la sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) coinvolgono più di 40 milioni di individui in circa 190 paesi. Dei 3 milioni di decessi annuali e 14000 nuove infezioni giornaliere, il 95% interessano i paesi in via di sviluppo, la metà colpisce le donne e 1/7 colpisce bambini al di sotto dei 15 anni di età.

Che cos’è l’HIV?

L’HIV viene definito come un retrovirus a RNA. Nei mammiferi il genoma si trova in forma di DNA e l’RNA non è altro che la “copia” del DNA che viene normalmente prodotta dalla cellula per permettere la sintesi delle proteine. La peculiarità del virus HIV è la possibilità di generare copie del proprio genoma a RNA sotto forma di DNA, tramite un enzima noto con il nome di trascrittasi inversa, che in questo modo possono integrarsi nel genoma della cellula infettata. Una volta integrato nel DNA della cellula infetta, il genoma del virus HIV potrà interferire con numerosi processi della cellula stessa fino a causarne la distruzione.

Esistono due tipi di HIV, detti HIV-1 e HIV-2. HIV-1 è responsabile della maggior parte dei casi di malattia nell’emisfero occidentale, in Europa, Asia, Africa centrale, meridionale e orientale. HIV-2 causa la maggior parte dei casi in zone dell’Africa occidentale, e appare meno aggressivo del’HIV-1. Entrambi i virus infettano delle cellule del sistema immunitario dette Linfociti T CD4+, riducendo progressivamente le possibilità del nostro organismo di difendersi da alcune infezioni e tumori.

HIV-1 ha avuto origine nella prima metà del XX secolo, nelle aree rurali dell’Africa centrale, quando un virus dello scimpanzé strettamente correlato ha infettato per la prima volta un essere umano. La diffusione epidemica su scala mondiale è iniziata alla fine degli anni ’70 e l’AIDS è stato identificato nel 1981.

Come si trasmette l’HIV?

La trasmissione del virus richiede il contatto con liquidi corporei, in particolare sangue, sperma, secrezioni vaginali, latte materno, saliva ed essudati da ferite o lesioni di cute e mucose. La trasmissione avviene generalmente per trasferimento diretto di fluidi tramite i rapporti sessuali, la condivisione di aghi contaminati di sangue, il parto, l’allattamento al seno o tramite procedure mediche. Le pratiche sessuali associate con il rischio più elevato sono quelle che causano traumi alle mucose; i rapporti anali non protetti si associano al massimo rischio di infezione. La fellatio e il cunnilingus sono pratiche relativamente sicure (purchè non siano presenti ulcerazioni del cavo orale), indipendentemente dalla deglutizione o meno dello sperma o delle secrezioni vaginali. L’HIV può essere trasmesso dalla madre al nascituro attraverso la placenta o al momento del parto nel 30-50% dei casi, e durante l’allattamento al 75% dei lattanti che avevano precedentemente evitato il contagio.

Ricapitolando:

NESSUN RISCHIO RISCHIO TEORICO BASSO RISCHIO ALTO RISCHIO
Bacio secco Bacio umido Rapporti vaginali o anali con uso corretto di preservativo Rapporti vaginali o anali, con o senza eiaculazione, senza preservativo o con suo uso improprio
Sfregamento corpo a corpo e massaggio Sesso orale Uso condiviso di stimolatori sessuali inseribili non disinfettati
Uso non condiviso di stimolatori sessuali inseribili Contatto oro-anale
Masturbazione senza emissione di sperma o fluidi vaginali Penetrazione digitale vaginale o anale
Bagno e doccia Uso condiviso di stimolatori sessuali inseribili disinfettati
Contatto della cute integra con feci o urine

 

Come si manifesta l’infezione da virus HIV?

Entro 1-4 settimane dal contagio può manifestarsi (ma non sempre) un quadro sintomatologico aspecifico con febbricola, malessere, eruzioni curanee, dolore articolare, aumento di volume dei linfonodi, della durata di pochi giorni. Se si sospetta di avere avuto un rapporto a rischio è indispensabile agire tempestivamente in questa fase: esistono infatti dei trattamenti di profilassi post-esposizione che possono ridurre significativamente il rischio di infezione.

Una volta instauratasi l’infezione, la maggior parte dei pazienti trascorre un periodo di tempo di durata variabile da mesi ad anni, durante il quale possono essere presenti sintomi scarsi, aspecifici, intermittenti. Quando il numero del linfociti T CD4+ scende al di sotto di un certo valore, i sintomi si fanno evidenti e la persona inizia a sviluppare particolari tipi di infezioni, dette opportunistiche, e neoplasie. Siamo quindi alla fase di AIDS conclamata.

Qual è la cura e quali sono le aspettative di vita di una persona con HIV?

Il trattamento dell’infezione da HIV prende il nome di HAART (Highly Active Anti-Retroviral Therapy) e si basa su potenti cocktail di farmaci in grado di ridurre i livelli di RNA virale e sostenere i livelli di linfociti T CD4+. Tale trattamento va proseguito per tutta la vita, in quanto al momento attuale non esiste una terapia di grado di eradicare il vius HIV dall’organismo una volta che si è instaurata un’infezione. Se effettuata correttamente, la terapia è in grado di garantire un’aspettativa di vita pressocchè normale all’induviduo. Inoltre, il trattamento dei pazienti HIV postivi riduce il rischio di trasmissione sessuale, anche se l’entità di tale riduzione non è nota. Sfortunatamente, l’aderenza al trattamento è bassa soprattutto tra i pazienti giovani e si riduce, com’è ovvio, all’aumentare degli effetti collaterali della terapia stessa. L’incostanza nell’assunzione della terapia è associata allo sviluppo di resistenza ai farmaci da parte del virus, che diventa ancora più difficile da trattare.

1 dicembre- giornata mondiale della lotta all’AIDS, l’importanza della prevenzione:

https://i0.wp.com/www.donnamoderna.com/var/ezflow_site/storage/images/media/images/starbene/aids-red-ribbon-fiocco-rosso-nastrino/5171721-1-ita-IT/aids-red-ribbon-fiocco-rosso-nastrino_v_dmar.jpg

Le campagne per la contraccezione tendono sfortunatamente a focalizzare l’attenzione sul rischio di gravidanze indesiderate. La provata efficacia degli anticoncezionali orali (pillola in primis), spingono molte donne a scegliere tale metodo contraccettivo, cosa che riduce l’uso del preservativo anche con partners occasionali. In realtà, ad oggi i profilattici restano l’unico sistema efficace per evitare il contagio dal virus HIV. La loro disponibilità dovrebbe essere garantita ovunque tramite distributori automatici, ma in particolare nei luoghi di aggregazione sociale, quali scuole e locali pubblici. E’ indispensabile una maggiore informazione sull’importanza dell’uso del preservativo, specie tra gli adolescenti che si avviano alla scoperta del sesso. Una sessualità appagante non può prescindere dalla salute fisica, e la salute fisica deriva, tra le altre cose, anche da un approccio consapevole al sesso. E’ importante ricordare che i preservativi NON riducono il piacere durante i rapporti sessuali e, dal momento che ne esistono di diverse varietà (colorati, profumati, con nervature in rilievo per aumentare le sensazioni di piacere, effetto caldo, effetto freddo, che si illuminano al buio, ecc-ecc..) il loro uso corretto può rientrare facilmente all’interno del gioco erotico tra persone consenzienti.

One comment

  • Reblogged this on Il Ragno and commented:
    In occasione della giornata mondiale contro l’AIDS, l’informazione corretta mi sembra la cosa più importante che si possa fare. La prevenzione discende dalla consapevolezza.

    "Mi piace"