Per una farfalla di troppo

belen

Anche io ho una farfalla tatuata, precisamente sul “lato B”. La feci tatuare all’incirca tre anni fa. Poi spopola la “moda” della farfallina, lanciata da Belen Rodriguez a Sanremo, quando fece ingresso con un vestito da uno spacco talmente ampio che si dubitava della presenza o meno degli slip. Dopo il caso, sono stati rubati tanti spazi alle rubriche giornalistiche per indagare sul mistero. Lo sport preferito?

Intrufolarsi nell’intimità di Belen (a tutti piace controllare la sessualità femminile), che in quel periodo era stata oggetto di discussione quando il suo ex ragazzo ha diffuso in rete un filmino hard. In quel caso l’opinione pubblica ha messo al rogo la show girl, la quale ha dovuto giustificarsi ammettendo che lei era minorenne. Eppure Belen ha fatto quello che tutte noi facciamo a letto con i nostri partner, eppure il filmino è stato divulgato dall’ex ragazzo. Ma la condanna alla donna, sopratutto se si chiama Belen Rodriguez, è doppia.

In primo luogo, emerge l’atteggiamento voyeuristico di chi voleva solo soddisfare la curiosità o osservare la donna più desiderata d’Italia; in secondo luogo emergono quelli che si appropriano del video, facendone un prodotto ad uso commerciale; in terzo luogo emergono quelli che condannano la ragazza, accusandola di aver diffuso lei il filmino per far parlare di se; in quarto luogo ci sono quelli che condannano aspramente il fatto che Belen abbia dato il consenso di farsi filmare attribuendo al fatto di “esserselo cercata” e quindi avere una responsabilità maggiore a quanto è accaduto.  In conclusione emerge un aspetto sessista della società italiana “le brave ragazze non si fanno filmare in momenti intimi e non cedono alle fantasie “perverse” del partner”.

Insomma, secondo l’opinione pubblica, non solo le donne sarebbero prive di fantasie sessuali, ma dovrebbero “trattenersi”. Oltre a questo emerge una contraddizione che spinge gli uomini a cercare altrove, quando la propria partner non realizza le sue fantasie. Ma qui esco fuori tema. Di momenti di intimità rubata ne parlano spesso le cronache ed è un fenomeno in crescita con l’avvento delle tecnologie. I responsabili, forti della credenza secondo cui se diffondono in rete l’amplesso a farne spese, per motivi culturali, è sempre la donna, usano questo mezzo per ricattare le vittime. Ma torniamo allo stereotipo delle brave ragazze che non cedono alle fantasie perverse del partner.

Nella stessa società che coltiva questa credenza sessista è difficile riconoscere una pubblicità sessista e leggerla in quella chiave di lettura. Questo stupisce molto perché il fatto di cui vi sto parlando è accaduto a Milano, città che ci si aspetta fosse meno provinciale rispetto alle altre della penisola.

Questo è il maxi cartellone apparso a Corso Buenos Aires nella metropoli lombarda. Nulla di diverso rispetto al resto delle pubblicità sessiste che inquinano il capoluogo della regione. Infatti anche qui domina la figura femminile discinta, con lo sguardo basso in segno di sottomissione e gli slip mezzi abbassati che lasciano scoperto il tatuaggio. Tutta Milano è tappezzata di nudità femminili ovunque, anche più volgari che pubblicizzano cose che non hanno a che fare con indumenti intimi.

Le polemiche sono dovute al fatto che la testimonial è Belen Rodriguez, la “bocca di rosa” degli anni 2000. Belen non piace anche perché è percepita come una ragazza troppo libera e aggressiva, sulla base dei parecchi scandali sopratutto a sfondo sessuale, come la diffusione del video hard e il fatto che ha cambiato parecchi fidanzati, cosa che in Italia è motivo di disapprovazione sociale se sei nata femmina. Il fatto che la pubblicità non è stata contestata perché veicola un’ immagine femminile troppo sottomessa è perché in Italia la sottomissione femminile è considerata un fattore innato. Va da sè che questa caratteristica è ancora oggi un’aspettativa sociale che hanno gli uomini verso le donne.

Nonostante ciò non è stato il messaggio sessista veicolato dal cartellone a generare le polemiche dei milanesi, ma il fatto che la figura femminile fosse volgare, distraeva gli automobilisti e destabilizzava l’ordine sociale, secondo il quale le donne sono madri che portano i bambini a spasso che potrebbero scandalizzarsi di fronte ad un’ immagine del genere. 

Eppure nessuno si scandalizza per il resto delle pubblicità molto simili presenti in città. Sarà che la testimonial si chiama Belen? Ma ciò che mi chiedo  e che mi preoccupa è il bigottismo presente nella società italiana, intriso di quel sessismo che divide le donne in madri e puttane. 

Oltre a questo, emerge che gli uomini sono visti come quelli che hanno delle risposte sessuali, determinando la distrazione dalla guida, e le donne vengono inquadrate nel ruolo di madri pudiche che si scandalizzano in quanto tali, come se queste non fossero dotate di “farfallina”. Infatti, i  residenti hanno presentato una denuncia al commissariato di polizia di Stato: “Da giorni le mamme del quartiere ci segnalano il fastidio nel dover passare di fronte al poster mentre accompagnano a casa i figli – denuncia Paolo Uguccioni, presidente del comitato di quartiere – e fanno giustamente presente il potenziale rischio per la sicurezza della circolazione causato dal poster, che distrae gli automobilisti in un incrocio già di per sé abbastanza pericoloso”.

Fermo restando, non escludo che le mamme si siano scandalizzate, perché cresciute appunto con il binomio “o madre o puttana”. Ancora, si considera il manifesto “molto diseducativo nei confronti dei bambini”, ignorando che i bambini vengono educati da sempre in modo diseducativo attraverso la differenziazione dei giocattoli e una costruzione bipolare dell’identità di genere. Ma su questo si tace. Non è un cartellone che fa apprendere ai bambini un approccio di genere stereotipato, ma tutto un sistema di socializzazione (primaria e secondaria) che andrebbe scardinato dalla radice e che si trova all’interno delle istituzioni sociali.  Forse la motivazione non era nemmeno questa: sicuramente la chiave delle polemiche sul messaggio diseducativo va letta nel rischio di apprendere precocemente il sesso, senza contare tutti i fatti denunciati e non che avvengono principalmente nelle famiglie che vorrebbero proteggere i bambini dallo sporco del mondo esterno.

Sia chiaro che io non difendo la campagna pubblicitaria e non sono favorevole che i bambini crescano a contatto con queste immagini ma prendo le distanza da queste polemiche quando non rivolte al sessismo della campagna.

13 commenti

  • icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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  • Molto acuto e intelligente l’articolo, il manifesto -enorme- è apparso anche sotto casa mia, e ovviamente ha colpito anche me, ma non sapevo ancora della presa di posizione del Comitato Buenos Aires. Ecco un tipico caso di aggravamento del sessismo implicito nella pubblicità, che affonda in quelle interiorizzazione di genere (maschio sbavante e femmina a disposizione) che sono per molte e molti forme ritenute “obiettive” di conoscenza. Questi stereotipi sono difficili da scovare, perché si nascondono dietro forme apparenti di buon senso, inoltre penso a quanti e quante benpensanti si scateneranno contro la testimonial definendola immorale.

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  • Sabato sera, a cena, per poco non mi sono “appiccicata” con una tizia la quale, parlando di una tizia che veste appariscente, è biondissima e truccatissima, ha chiesto a un uomo: “Ma tu ti prenderesti una donna del genere?”
    Allora, siccome per molti aspetti io sono “Una donna del genere”, le ho risposto per le rime dicendo che il grado di affidabilità di una donna non si misura certo in base a queste stronzate.
    Poi la moglie di uno di questi ha detto “Io non mi metterei mai così!” e il marito ha esclamato: “Ma tanto, pure se ti ci mettessi…” (il senso era che rimarrebbe sempre un cesso).
    Dunque, ricapitolando, con una “donna del genere”, che si portano dietro la nomea di mangiauomini, aggressive e z****** niente storie serie (per quelle ci sono le acqua&sapone, garanzia di alta fedeltà, affidabilità, serietà e intelligenza), però poi l’occhio va sempre là e le mogli che, per ragioni varie, hanno scelto di non curare l’aspetto esteriore, devono subire le denigrazioni da parte di mariti imbecilli tramite le loro battute da bar (e poi le mogli, giustamente, attaccano le “donne del genere”, mica gli imbecilli che si sono sposate)?
    Io non capirò mai il genere umano: beati i bigotti borghesi, che campano di certezze, convenzioni, convinzioni, frasi fatte ed etichette!!!

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    • “Io non mi metterei mai così!” e il marito ha esclamato: “Ma tanto, pure se ti ci mettessi…” (il senso era che rimarrebbe sempre un cesso).”

      Mah..se crede sul serio che la moglie sia brutta perchè ci sta insieme? Magari era solo una battuta..ci sono alcune coppie che si scambiano battute taglienti ma si amano

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      • Non so che dirti: non è la prima volta che fa queste esternazioni nei confronti di sua moglie e certo, se non è lei a mostrare contrarietà, io non mi intrometto: certo è che se un uomo si azzardasse con me a fare delle esternazioni del genere, non me ne starei buona con la scusa della goliardia.

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      • rispondigli anche tu con una battuta dello stesso tipo..io continuo a non capire perchè un uomo dovrebbe restare con una che non lo attrae fisicamente..boh. sarò strano

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  • ma poi se è uno spot di intimo femminile che pretendono? E poi dopo Sanremo si è fatto tanto parlare di sta farfallina che era impossibile che i pubblicitari con l’ovvio consenso di Belen non ci giocassero. Pi per me non è questione di uomini sbavanti e donne a disposizione (uomini e donne si sono sempre guardati e ammirati reciprocamente)..ma se si ha tanta paura che gli automobilisti si “distraggano” togliamo tutti i manifesti di intimo femminile..mi sembra una polemica idiota

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    • Beh, aspetta, pubblicità di intimo: ciò non vuol dire che la posa della modella deve essere così stereotipata. E poi nelle città circolano solo spot di intimo femminile e mai maschile, non te lo sei mai chiesto?
      Sul fatto che si scandalizzano per una pubblicità di intimo dopo che abbiamo donne nude che pubblicizzano cose che non c’entrano nulla con il corpo, ti do ragione.

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      • in effetti potrebbero metterci anche manifesti di intimo maschile con il classico modello strafigo,,non avrei nessun problema personalmente ma forse le mamme e i papà sì. Quanto alla posa è evidente che il suo scopo è mostrare la famosa farfallina di cui tanto (troppo) si è parlato

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  • Molto interessante tutto, da rioprednere e da approfondire

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  • Assolutamente d’accordo, è spiacevole questa protesta perché rafforza l’idea del moralismo verso la nudità del corpo femminile, bigotta quindi e non sensibile al bisogno di riscatto sociale di cui la donna necessita. Altro discorso un po’ OT forse, Belen, Minetti e altre donne attaccate senza pietà per la loro avvenenza fisica, la Minetti forse (perchè io la certezza non ce l’ho e non so nemmeno dove andare a cercarla) ricopre un ruolo politico che non si merita? Ma tutti gli UOMINI che ricoprono ruoli politici in Italia se lo meritano? ..o anche loro in qualche modo, diverso dal sesso oppure no, hanno ottenuto quelle posizioni perchè sono scesi a compromessi? Ma sulla figura dell’uomo non si discute si parte senza pregiudizio alcuno, nei confronti di una donna chi non ha sentito citare frasi come ‘ Chissà a chi l’avrà data per essere lì?’
    p.s @Paolo io sono sposata con mio marito da vent’anni, ci diciamo tutto, le cose belle e quelle brutte, litighiamo e a volte anche furiosamente, ma mai mio marito mi avrebbe detto una frase come quella citata sopra, quella è mancanza di rispetto su base sessista, inutile banalizzarla

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  • Sono assolutamente d’accordo con la vostra disamina, nessuno si è mai infastidito per manifesti di questo genere che troneggiano per Milano da anni e anni, molti dei quali in Metropolitana esattamente all’altezza occhi di bambini e bambine. Ico Gasparri ha fotografato questi cartelloni per 20 anni , ha fatto mostre, ha scritto il libro “Chi è il maestro del lupo cattivo?” per denunciare questa situazione e non mi sembra che lo abbiano ascoltato in molti! Non credo che le persone all’improvviso abbiano aperto gli occhi in merito alla rappresentazione degradante e discriminatoria delle donne nel nostro paese.

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