Marito-padrone vuole una “concubina”, sua moglie non ci sta e viene uccisa #25novembre

Ha la stessa trama di quelle storie che ogni tanto accadono in quelle societa’ dominate dai talebani, dove ai mariti è concessa la poligamia o accaduta nel secolo scorso, ma è accaduta in Italia nel 2012 e questo fa riflettere tantissimo sull’assenza di civiltà che permea in un Paese come questo.

Maria Anastasi, 39 anni, era madre di due ragazzi adolescenti e dal suo assassino aspettava un bambino. Il suo corpo è stato trovato carbonizzato nelle campagne di Trapani, città dove lei e suo marito risiedevano. Ad ucciderla è stato il marito, Antonio Savelli, che ha raccontato ai magistrati che era andato nella campagna insieme alla moglie, per incontrare il suo amante per interrompere la relazione extraconiugale che la donna aveva da tempo. Gli inquirenti hanno però accertato che ad avere una storia parallela era l’uomo, che da mesi aveva imposto alla moglie e ai figli la convivenza con l’amante, che era andata a vivere nella loro casa.

Secondo quanto ricostruito dai pm, dunque, l’assassino si sarebbe allontanato in auto con la moglie e dopo l’ennesima lite l’avrebbe colpita a bastonate e poi le avrebbe dato fuoco probabilmente quando ancora era viva. 

È stato lo stesso Savalli a denunciare la scomparsa della moglie ai carabinieri, fornendo un racconto lacunoso e pieno di contraddizioni, che è stato poi smentito punto dai tre figli.  A raccontare un particolare che finirebbe con l’incastrare il presunto assassino è stato il figlio minore: «Papà è uscito di casa con una tanica di benzina. Gli ho chiesto a cosa servisse, mi ha risposto fatti gli affari tuoi». E la sorella di 16 anni ha aggiunto: «Sono usciti di casa insieme, lui, la mamma e quella lì» “Quella” era Giovanna Purperi, 39 anni, l’amante.

Dopo la versione dei figli, assieme al marito viene arrestata anche l’amante, accusata da Antonio di aver partecipato all’assassinio. I due si scambiano reciproche accuse, poi salta fuori che l’amante aveva assistito al delitto. L’amante, dopo 20 ore di interrogatorio, fornisce un’altra versione: I tre erano usciti a bordo della Punto, prima hanno fatto «un giro in città» e poi, tutti e tre, si sono diretti nelle campagne di Trapani. Tra il marito e la moglie sarebbe scoppiata una lite, dopodiché Savalli avrebbe aperto il portabagagli dell’automobile, preso una vanga e colpito, di spalle e al capo la moglie stramazzata al suolo. Poi dopo aver preso dal bagagliaio la tanica con la benzina, avrebbe cosparso il corpo e lo avrebbe bruciato. La testimone oculare sarebbe rimasta spettatrice passiva, in quanto ”terrorizzata”. La figlia sedicenne di Maria e Antonio, ha raccontato inoltre ai cronisti dell’Ansa che il padre, una volta rientrato a casa con l’amante, le avrebbe raccomandato di mentire ai carabinieri: “Devi dire che eri con me quando la mamma è scomparsa”. La posizione della donna è ancora al vaglio degli inquirenti.

Maria era incinta al nono mese il proprio giovedì seguente avrebbe dovuto festeggiare il suo compleanno. Per loro piove l’accusa di omicidio premeditato l’aggravante della crudeltà. Insomma sembrerebbe emergere, secondo gli inquirenti, una scena alla “Divorzio all’italiana” o un massacro in seguito al suo secco “no” circa la presenza di Giovanna in casa.

Giovanna da qualche tempo si era trasferita a casa di Antonio. Da qualche tempo si era trasferita a casa dell’operaio, che ai familiari aveva presentato la donna come una sua «amica». La donna era diventata la padrona di casa e maltrattava Maria. La sorella maggiore, che da 17 anni vive con i nonni, ha detto che il padre si era perfino mostrato infastidito dalla gravidanza della moglie. 

Lui un violento: oltre ad essere stato denunciato, nel ’95, perché scoperto a tirare sassi da un cavalcavia autostradale, dai familiari di Maria si apprende che il marito la teneva in uno stato di soggezione psicologica e che spesso la picchiava. Maria era ridotta ad uno stato di dipendenza psicologica dal marito: non riusciva a denunciarlo perché succube. La donna incassava ogni violenza e umiliazione fino a quel giorno di luglio. I figli, che lo hanno inchiodato, Anna Maria, Simona e Carlo, di 16, 15 e 13 anni, figli di Maria e Salvatore, assistevano da tempo alle violenze.

Maria Anastasi non aveva lavoro e la famiglia era in stato di povertà; sarebbe stata costretta a bussare alla porta dei parenti per chiedere generi di prima necessità come il pane. E quando la donna doveva comunicare con i suoi cari, utilizzava le cabine telefoniche, perché il marito era geloso e le controllava perfino il telefonino. Un atteggiamento contraddittorio quello di un marito che si sente in diritto di farsi un’amante e imporre la sua presenza alla moglie e che contemporaneamente, manifestava atteggiamenti di gelosia morbosa nei confronti di Maria, non di rado picchiandola e insultandola.

Ai funerali, l’arcivescovo Alessandro Plotti, ha fatto pervenire un messaggio ai familiari della vittima, sottolineando che «purtroppo siamo davanti ad un evento drammatico, ad una plateale violazione di ogni scintilla di umanità, dove ancora una volta è una donna a pagare una cultura maschilista, violenta e criminosa».

7 commenti