Teresa Buonocore uccisa perché denuncia il pedofilo della figlia #25novembre

Ieri sera è iniziata la nuova edizione di “Amore criminale”, trasmissione di Rai3 che dal 2007 racconta storie di donne vittime di ogni forma di violenza maschile, piaga che affligge il nostro paese e non risparmia nemmeno le più piccole; infatti ieri si parlava appunto di donne che sono state abusate da bambine.


Abbiamo sempre ritenuto inadeguato il titolo della trasmissione, visto che la parola “Amore” con la violenza di genere non c’entra e inoltre sembra richiamare la solita terminologia che si legge sui giornali o si sente nei programmi di informazione e che in un certo senso giustifica la violenza, di cui tante volte abbiamo parlato (“Era deluso per una storia finita” “Dramma della gelosia”, ecc ecc).
La scelta della rete, di mandare in onda un programma come questo in prima serata, invece, ci sembra ottima.
Leggiamo dal sito del programma che è stato deciso di portarlo in prima serata (le scorse edizioni sono sempre andate in onda in seconda serata) “perché la contabilità del femminicidio non smette di crescere e c’e’ bisogno di fermare questo fenomeno facendo informazione e prevenzione. Solo nel 2012 sono state uccise più di 100 donne.”

La prima puntata è andata in onda ieri sera, trattando il tema della pedofilia, argomento ancora tabù nel nostro Paese, sopratutto nell’informazione che tace probabilmente perché il 90% dei casi di pedofilia avvengono in famiglia e la famiglia sappiamo che nel nostro Paese è ritenuta l’istituzione più importante. Il silenzio percepito dai media è lo stesso silenzio alla quale sono costrette milioni di donne e bambine. Silenzio complice della violenza.

Se nell’istituzione più importante avvengono i peggiori abusi su donne e bambini, c’è allora qualcosa che non va: siamo di fronte ad un sistema che fallisce alla base, che aliena i soggetti femminili dalla nascita, c’è qualcosa che non va in quest’istituzione che si dice essere il luogo più sicuro per donne e bambini.

La puntata di ieri, oltre ad aver sottolineato, tramite la voce di Flavio Insinna, che  la pedofilia è un fenomeno poco discusso dai media introduce due storie diverse ma molto simili.

La prima è quella di Francesca, una ragazza di 24 anni, che ha subito abusi sessuali dal suo vicino di casa e amico di famiglia. La ragazzina, ormai donna, si è fatta forza e dopo anni ha denunciato il suo molestatore, sconfiggendo i suoi sentimenti di vergogna, “me lo sono meritato perché non sono una brava bambina“, e di auto-colpevolezza ma anche la paura delle minacce di morte subite dal suo carnefice per costringerla a non denunciare. Dopo aver raccontato la sua storia, viene ospitata in studio dove lascia un messaggio di solidarietà alle vittime. In ogni momento della trasmissione si è ripetuto più volte che i minori violentati spesso, oltre alla violenza, sono vittime di sensi di colpa e vergogna, motivi principali che li spinge a non parlarne con nessuno.

Sia la conduttrice che Francesca affermano che non c’è motivo per cui vergognarsene, perché a vergognarsene dovrebbero essere i pedofili.

La seconda ragazza è Carole, una ventunenne filippina che ha dovuto lasciare il paese per venire in Italia dove lavoravano da anni i suoi genitori. Da quel momento la sua vita diviene un inferno: dal momento che il suo corpo si è sviluppato inizia a subire abusi (per parecchi anni) dall’uomo che le ha dato la vita. La ragazza non avrà coraggio di denunciare non solo perché se ne vergogna, ma perché suo padre approfitta dell’odio che la madre prova per la figlia, lasciandola sola. Il padre le ripete più volte che le vuole bene e lei per pur di non restare sola subisce le violenze. Carole prova schifo per il suo corpo che vuole mutilare, perde la verginità con uno sconosciuto “perché non voleva che prima o poi lo facesse suo padre“. La ragazza scappa di casa e si rifugia a casa di un’amica che l’aiuta a denunciare, ma il violentatore, condannato a 7 anni, è tutt’ora latitante.

L’ultima storia è quella di un femminicidio. Teresa Buonocore, 51 anni, di Portici (Na), viene assassinata il 20 settembre 2010 perché ha denunciato gli abusi che sua figlia per due anni ha subito da un suo amico. 

Enrico Perillo, il geometra vicino di casa, l’uomo che ha violentato ripetutamente la bambina, che oggi sta scontando la sua pena nel penitenziario di Modena è il mandante dell’omicidio. Egli scrive una lettera dal carcere e la spedisce a sua moglie e a sua suocera che pagheranno due giovani killer improvvisati, Alberto Amendola e Giuseppe Avolio,  con soli 15 mila euro, se avessero ucciso la donna.

La sua morte alla quale è stato attribuito un valore di 15mila euro si consuma dopo un insieme di pedinamenti da parte dei due killer, incaricati di spiare le abitudini della donna, prima di compiere la vendetta. Vendetta per punire una donna che ha trovato il coraggio di dare giustizia ad una figlia violentata.

La donna è stata uccisa mentre guidava la sua autovettura per recarsi al lavoro,  con un’esecuzione sullo stile di un crimine mafioso a tal punto che si pensa fosse coinvolta la camorra. Enrico così ha realizzato quello che avrebbe sempre desiderato di fare: uccidere la madre di Maddalena, se la bambina avesse osato riferirle tutto.

Maddalena iniziò ad essere abusata dal padre di alcune sue amiche quando aveva otto anni. Abusi che sono durati ben due anni senza che nessuno sospettasse di nulla, sopratutto perché l’uomo faceva vedere alla bambina delle armi con le quali avrebbe ucciso sua madre, se avesse infranto il silenzio. 

Lei e la madre erano tornate da Santo Domingo, dove vivevano prima e, a causa del lavoro, Teresa, spesso affidava la bambina al suo amico e vicino di casa. Perillo abusava anche della sua amica Antonietta (ragazzina tra l’altro senza una famiglia alle spalle, poiché viveva in una comunità di accoglienza ai minori) che per paura, nemmeno lei riuscì a denunciare. Gli abusi peggiori avvenivano quando Maddalena passava la notte dalle sue amiche, sottratta dai suoi sogni.

L’uomo era insospettabile, aveva un atteggiamento ambiguo che non solo confondeva le piccole, ma riusciva perfino a non far sospettare nulla agli adulti, finché  Maddalena non ebbe coraggio di dire: “Basta!”. Furono proprio le armi che il pedofilo possedeva e teneva in casa, ad essere il motivo per far sapere alla mamma che qualcosa di brutto accadeva in quella casa. A Perillo In un primo momento, furono concessi gli arresti domiciliari, ma l’uomo evase e quindi la misura fu inasprita col carcere. Poi la bambina si fece forza e raccontò gli abusi subiti , in sede di interrogatorio alla polizia. Anche Antonietta confermò le violenze. Ad allertare le forze dell’ordine fu un “informatore” tutt’ora anonimo che, per fortuna, fu giudicato attendibile e fece partire le indagini.

A Perillo fu inflitta una pena detentiva di 15 anni di reclusione, ma questo non bastò. Proprio quando Maddalena e Teresa sembravano aver ricevuto giustizia (anche se le cicatrici non rimarginano mettendo in galera il responsabile) , l’uomo scrive quella maledetta lettera che pianificava l’esecuzione di Teresa.

Così Maddalena è stata “uccisa” due volte: prima abusata e poi privata di una figura che l’amava e che poteva aiutarla  a non sentirsi più sola.

Maddalena e Teresa sono state vittime di uno Stato che non le ha protette, sopratutto perché Perillo doveva essere in galera da anni dal momento che uccise un uomo per gelosia. Che ci faceva libero? Inoltre possedeva un arsenale di anni e fu per questo condannato. Ma ci sono ancora tanti misteri dietro questo omicidio e sopratutto dietro la persona che abusò della bambina e uccise la donna. Che dietro un pedofilo ci fosse anche l’impronta della camorra? Non lo sappiamo con certezza. L’unica cosa di cui siamo consapevoli è che le donne coraggiose in questo paese fanno ancora paura

Mary, Chiara

2 commenti

  • icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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  • E’ vero, lo stile dell’omicidio di Teresa è proprio quello mafioso. Tra l’altro lui fabbricava armi e bossoli ed è indagata anche la moglie. Era complice anche la madre. Non ci si può proprio fidare di nessuno, i “nostri” figli sono in pericolo costante!
    Forse la scelta del titolo del programma è una provocazione per attirare l’attenzione, in senso buono, oppure distinguono l’amore in buono e cattivo. Provate a chiederglielo poi ci riferite. Mi ricordo ciò che disse Valentina Pitzalis a Mara Venier riguardo a suo marito: ‘Mio marito sicuramente mi amava ma il suo era un amore malato’.

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