Carmela, violentata dagli uomini, uccisa dallo Stato: non dimentichiamola! #25novembre

Difficile raccontare storie come questa e riuscire a mantenere i nervi saldi. Questa è la storia di una ragazza che non solo non ha mai ricevuto giustizia ma è stata ritenuta “pazza”.

Il  15 aprile del 2007,  Carmela Frassanito vola giù dal settimo piano di terrazzo del quartiere Paolo VI di Taranto.

Carmela aveva subito diversi abusi e violenze sessuali. Il primo da parte di  un militare della marina e il secondo fu uno stupro di gruppo da parte di un gruppo di coetanei e alcuni adulti. Tutte le vicende si consumano nel 2005.  Il primo caso, dopo la querela del padre, è stato archiviato. Il fatto lascia delle terribili cicatrici sulla bambina. E’ impossibile che un caso di molestie possa essere stato archiviato, sopratutto considerando che il marinaio era anche un molestatore seriale di ragazzine. Il secondo stupro si consuma quando Carmela a seguito di un rimprovero dai genitori, scappa di casa. I genitori non si sarebbero mai immaginati che in realtà si trovava per 4 giorni nelle mani di 5 aguzzini, di cui due minorenni. Fu ritrovata dal padre dopo quattro giorni di ricerche, in stato di confusionale e in condizioni disperate. 

Dopo il fatto nessuno, tranne i genitori, le credette. Questa storia non riflette una giustizia lenta ma proprio un’arretratezza culturale alla base, dove le donne non vengono credute. Infatti, il Tribunale di Taranto accusò il padre di Carmela per diffamazione, per essersi indignato nei confronti di un avvocato che, durante il processo, ha dipinto Carmela come una ragazza di facili costumi. Nemmeno i giudici le hanno creduto, definendola, una poco di buono, una provocatrice, addirittura una prostituta. I suoi stupratori sono tutt’ora liberi, dopo una breve “messa in prova” agli arresti domiciliari che suonava come “fai da bravo per un pò che il reato si estingue”. In pratica per 15 mesi saranno messi sotto osservazione: seguiranno un programma di rieducazione, offrendo assistenza agli anziani. Questo procedimento si collega tantissimo la sentenza della Corte di Cassazione che l’anno scorso aveva “legalizzato lo stupro”, sostenendo che non era necessario incarcerare chi è indagato per stupro di gruppo, lasciandoli liberi anche di reiterare il reato. 

Su richiesta del tribunale, Carmela comincia un iter fatto di perizie psichiatriche e psicofarmaci (questi ultimi all’insaputa dei genitori). I medici che la visitano la definiscono un “soggetto disturbato con capacità compromesse”. Le perizie insistettero che la storia dello stupro era inventata e che lei fosse psicolabile. Il Tribunale dei minori decide perfino di allontanarla dalla famiglia, di privarla delle uniche due persone che la credevano. Gli assistenti sociali la affidano a due famiglie per due diversi periodi. Poi dopo due mesi torna dalla famiglia. Quel giorno la ragazzina dice ai suoi genitori che andava in bagno. Ma si getta dal settimo piano del suo appartamento. Era  quel 15 aprile del 2007.

Disperata, umiliata e criminalizzata e data per pazza dagli inquirenti, decise così di porre fine alla sua esistenza. Ma c’è dell’altro: Carmela era sottoposta ad una terapia di psicofarmaci che le hanno prodotto danni psico-somatici gravissimi; c’è una profonda relazione tra l’assunzione di psicofarmaci, prescritti in maniera spropositata e il suicidio.

“Sei anni fa, proprio il 9 novembre, Carmela – racconta Frassanito – viveva l’incubo degli stupri, durò 4 giorni il suo martirio fisico, dopo le immediate denunce iniziò il calvario ancora più lungo che le imposero proprio quelle istituzioni che invece avrebbero dovuto aiutarla e tutelarla. Questo durò lunghissimi sei mesi fino a quel 15 aprile in cui pose fine alla sua breve esistenza”

Ricorda il padre, Alfonso, che sta portando avanti una lunga battaglia per condannare chi ha violentato e “ucciso” due volte sua figlia, la cui vita “e’ stata breve e sfortunata”. Sono passati sei anni ma ancora il processo è bloccato, restando in primo grado. Alfonso Frassanito non solo deve fare i conti con un sistema che odia le donne ma anche con la lentezza con cui in Italia si svolgono i processi. 

Eppure di questa storia nessuno parla. Nessuno parla di come le donne vengono trattate in questo Paese, perché fa più comodo scomodare le altre culture, l’immigrazione, quelle come nella nostra mettono le vittime “sotto processo”, purché si nasconda che in realtà siamo un paese incivile che legittima lo stupro delle donne e delle bambine. 

In memoria della vittima, la sua famiglia ha creato un’associazione, IoSoCarmela, dove è scritta tutta la verità su questa storia e per tutelare le bambine dalla violenza. La famiglia di Carmela, inoltre, ha pubblicato un libro “io sò Carmela”.

Alfonso Frassanito ha spiegato che ha voluto raccontare quanto è accaduto alla figlia per rispondere alle tante calunnie e bugie sulla morte di Carmela, e sopratutto per dare un senso alla sua morte. 
Alfonso ha scritto il suo libro tra le lacrime, si sente quasi in colpa per non essere riuscito a salvare Carmela, di non essere riuscito a comprendere che coloro che credeva volessero aiutarli, hanno ucciso Carmela. Perché Carmela è stata violentata dagli uomini e uccisa dallo Stato, non dimentichiamola!

Per leggere la storia meglio in dettaglio vi invito a cliccare QUI.

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