Tariffe bollenti e hostess piccanti: beneficenza in bikini

E’ dal 2008 che Ryanair, conosciuta compagnia aerea low cost, ci “delizia” ogni anno con un calendario a fini di beneficenza.

Nulla di strano, non fosse per i soggetti di questi scatti che vedono posare in bikini le hostess di volo dell’azienda.

Assistiamo perennemente all’uso del corpo femminile in qualsiasi contesto e per qualsiasi scopo, che si tratti di prodotti da vendere, cause animaliste o campagne di beneficenza. Il corpo sessualizzato della donna spesso non ha nulla a che vedere col messaggio che si vuole mandare al pubblico, un pubblico che probabilmente si ritiene composto solo da uomini in attesa dell’ennesima donna nuda.

L’anno scorso l’Asa, il garante per le comunicazioni inglese, aveva bloccato la pubblicità del calendario perché ritenuta offensiva e sessista. La compagnia aerea si era allora difesa sostenendo che le assistenti di volo si erano prestate volontariamente all’iniziativa (ci mancherebbe, dico io). D’altro canto Ryanair non è nuova a scelte sessiste (QUI trovate alcuni nostri articoli a riguardo).

Quest’anno pare che il calendario sia ancora più “hot” e vedrà posare le 12 hostess più sexy dell’azienda (e la stampa italiana gongola).

Qui sotto potete visionare il backstage, una serie di immagini che si traducono in espliciti richiami sessuali:

 

A parte l’utilizzo del corpo femminile, spogliato di vestiti e identità, per scopi che nulla hanno a che vedere con una serie di ragazze in bikini alla mercé degli sguardi maschili, ci sono alcuni punti che mi lasciano sconcertata:

  • Purché se ne parli. A quanto pare lo scopo di ryanair è esclusivamente quello di dare visibilità alla sua azienda e la vendita del calendario per beneficenza è solo un pretesto per attirare attenzione, e non il reale scopo dell’iniziativa. In definitiva si tratta di una palese azione di marketing, attuata con un totale disinteresse nei confronti dell’immagine altamente stereotipata della figura femminile così veicolata e delle regolamentazioni vigenti in questo senso. Probabilmente, se la campagna dovesse essere bloccata anche quest’anno, la compagnia avrebbe comunque ottenuto il suo scopo.
  • Le donne prima di essere lavoratrici sono corpi che servono per assecondare i desideri maschili. Come sappiamo, l’universo femminile fa ancora fatica a ritagliarsi uno spazio lavorativo e di rilievo all’interno della società. Questa campagna non fa altro che svalorizzare la donna in quanto persona e lavoratrice, essendo rappresentata ancora una volta come mezzo per un fine. Inoltre pubblicità del genere non possono far altro che incentivare le molestie su lavoro, di cui spesso le donne sono vittima, in quanto perpetrano l’idea che la donna debba essere appetibile e a disposizione del maschio anche all’interno dei contesti lavorativi, pronta a qualsiasi compromesso per fare carriera e aiutare il bilancio aziendale.
  • La beneficenza, questa sconosciuta. E’ sconcertante constatare come, per raccogliere fondi da devolvere in buone cause (in questo caso attrezzature ospedaliere per aiutare i bambini affetti da fibrosi cistica), si debba ricorrere alla “donnina nuda”. Questi uomini (perché a quanto pare sono chiamati solo loro ad acquistare il calendario) non saranno indotti a compiere una buona azione per una giusta causa, anzi, probabilmente non sapranno neanche dove andranno a finire i loro soldi. Invece di sensibilizzare alle questioni sociali che sono rilevanti e alla necessità di fare beneficenza consapevole, si piazzano lì dodici hostess in bikini e in atteggiamenti sessualizzati.

 

Tariffe bollenti e hostess piccanti. Infine una donna in bikini di fianco ad una tariffa per pubblicizzare il calendario, immagine che riporta a galla quella mentalità maschilista che reputa la donna in vendita, a fronte di un potere d’acquisto che risulta prerogativa dell’uomo, in una concezione del corpo femminile come prostituito attraverso la negazione dell’autodeterminazione femminile e il riconoscimento del solo bisogno sessuale maschile.

Per concludere mi chiedo: ma c’è davvero bisogno di donne nude per fare beneficenza? Se è così credo proprio che dovremmo tutti cominciare a riflettere!

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