Donne e motori. La campagna Seat rispolvera un grande classico.

Una segnalazione sulla nostra pagina facebook ci invita a dare un’occhiata alla nuova campagna pubblicitaria Seat Italia, ideata da Grey Milano.

Una svampitona in rosa si chiede “Che cos’è la riserva?”, la sua compare più sportiva “Che cos’è un meccanico?”.
Il concept pubblicitario forse voleva dire: compri un’auto ed è difficile stare dietro a manutenzione e carburante. E direbbe questo se le immagini collegate alle domande non ritraessero delle donne sperse, occhi vuoti, espressioni allibite.

Incapaci anche solo di capire cos’è la riserva della loro automobile o un meccanico.

Ben diversa la versione maschile, in cui un ragazzotto con espressione più sveglia si chiede “Che cos’è l’assicurazione?”.
Quella sì che dice: non sento più parlare di assicurazione da quando ecc. ecc.
La versione femminile invece suggerisce: non ho mai sentito parlare di nulla che abbia a che fare con l’automobile che guido.

L’argomento “donne e motori” è contenitore degli stereotipi più detti e stradetti.
Così sembra facile poter strappare una risatina con una modella vestita da bourgeois che non si raccapezza con la riserva.

Per fugare gli ultimi dubbi circa il messaggio pubblicitario, su repubblica.it all’apertura di una qualsiasi galleria fotografica, ecco una versione più esplicita. Le domande, in un fumetto che parte dalla testa delle suddette ragazze dallo sguardo ottuso, hanno una risposta più chiara: “[…]tu pensa solo a goderti la nuova seat mii, l’auto che capisce le donne“.
Insomma, se le donne sono proprio così stupide da non poter capire nulla di motori, ne abbiamo creata una più sveglia di loro, capace di capirle.

Post scriptum. Suggerimenti per nuova campagna Seat.
Che cos’è la riserva? Quella che ti dice che tutti i soldi che hai speso l’ultima volta che hai fatto benzina sono quasi finiti. Di nuovo.
Che cos’è un meccanico? Quello a cui devi trovare il tempo di portare l’auto mentre cerchi di trovarti un lavoro, studiare, avere una famiglia, degli spazi sociali e mentre i pubblicitari contemporanei ancora ti prendono per il culo.

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